| italiano
Più di venti anni fa -era il novembre 1984- il Museo Nazionale della Montagna "Duca degli Abruzzi" di Torino pubblicò nella collana dei suoi Cahiers un volume dal titolo "Mestieri tradizionali fra rocce e dirupi". Ciò in accompagnamento a una mostra analogamente intitolata, che si sarebbe inaugurata da lì a poco. Perché questo richiamo? Perché nell'introduzione al libro il direttore Aldo Audisio prendeva le mosse da un documento del 1686 pieno di suggestione e atto a introdurre, allora come oggi, il tema dei mestieri della montagna. In quella occasione il riferimento andava ai mestieri della montagna meno antropizzata, quella naturale che si trova al di sopra degli insediamenti permanenti dell'uomo. Chiamati in causa erano quindi i pastori, i minatori di cave e miniere di alta quota, i cacciatori, le guide, i raccoglitori di erbe, e tanti altri, compresi i viperai. In questo volume invece è protagonista un lavoro che, pur avendo come attore il montanaro, si lega alla migrazione stagionale verso la pianura: quello dei pelassiers o raccoglitori di capelli, singolare patrimonio di Elva. Quale l'elemento che consente di ricondurre anche questa categoria a quell'antico documento? Si chiama ristrettezza economica, povertà, talvolta miseria, vale a dire quel complesso permanente di rischi e difficoltà, anche al limite della sopravvivenza, che ha sempre caratterizzato la montagna e del quale quel testo riportava una testimonianza esemplare. Sono condizioni di vita che spiegano il fiorire presso i montanari di innumerevoli mestieri, spesso impensabili, svolti ovunque: in alta come in bassa quota, in collina come in pianura, in patria come all'estero. Leggiamolo allora. È tratto da un manoscritto conservato in una collezione privata e riguarda la Comunità di Balme, in Valle Stura di Lanzo. Dice: «Narra la povera e Miserabile Communità di Balme, Valle di Lanzo, ultima terra Confinante con quella della Savoia hauer in diversi tempi patito gravi inondationi d'acque si dal fiume stura che da ritani ruuinosi provenienti dalli Alpi e Montagne vicine, dalle quali non solo stati abdotti li terreni fruttiferi de pochi Campi e Pratti, ma anche li raccolti de fieni, segla et ordio ne medesimi esistenti, onde li Poueri habitanti sono stati ridotti all'ultimo stato di Miserie...». Il quadro che il testo offre potrebbe essere applicato tranquillamente a qualsiasi valle alpina. Non ve ne è una che non abbia conosciuto situazioni analoghe, variamente motivate: valanghe, slavine, frane, stagioni siccitose, alluvioni, incendi, epidemie, sono tutti fattori ricorrenti della storia delle Alpi. Conseguenze? Il ripetuto manifestarsi, ovunque, di stati di necessità tali da rendere indispensabili attività lavorative sussidiarie o addirittura alternative a quelle agro-pastorali tipiche della società montanara. Da qui il nascere e il moltiplicarsi di tanti mestieri, secondo le opportunità che la montagna stessa ma anche il piano potevano offrire; soprattutto se a cadenza stagionale, cioè praticabili fra tardo autunno e primavera in coincidenza con l'invernale sonno dei monti. È questa anzi la regola. Alla quale però non manca l'eccezione: quella di lavori stagionali capaci di crescere fino a diventare l'attività principale e a soppiantare l'avita dedizione alla terra e al bestiame, fino a farsi vera e propria professione permanente. Senza però tradire la montagna. Entrano, anzi entrarono, questi mestieri nella tradizione alpina tanto da arricchirla e caratterizzarla quale componente fondamentale di quella società, anche sotto l'aspetto economico. Il mestiere dei pelassiers di Elva fa parte di questa categoria, anzi compone nella sua storia i due aspetti. Vi coesistono infatti sia l'originaria stagionalità sia il progressivo manifestarsi di una stabile professionalità, col risultato di accentuare ancora di più la sua unicità. Alla singolarità del caso contribuiscono altresì la localizzazione (un isolato piccolo paese di alta montagna che sviluppa una attività capace di travalicare l'oceano) e, perché no, la bellezza di un luogo dove il paesaggio naturale e l'arte dell'uomo sono stati capaci di offrire uno straordinario abbinamento. Con simili premesse, come non raccontare la vicenda dei pelassiers partendo da natura, storia e arte di Elva?
| occitan
Lhi a mai que vint ans -era lo novembre dal 1984- lo Musèu Nacional de la Montanha "Duca degli Abruzzi" de Turin publiava, dins la colana di siei cahiers, un libre dal títol "Mestieri tradizionali fra rocce e dirupi". Aquò acompanhava una exposicion que portava lo mesme títol, que se seria puei dubèrta gaire de temp après. Perqué aquesta remanda? Perqué dins l'introduccion al libre lo director Aldo Audisio se refasia a un document dal 1686 plen de suggestion que reportava, alora coma enquei, al tèma di mestiers de la montanha. Dins aquela ocasion lo riferiment anava a lhi mestiers de la montanha menc abitaa e desvelopaa, aquela que se tròba al de sobre de lhi insediaments permanents de l'òme: parlava donc de pastres, minaors de cavas e minieras de auta montanha, chaçaors, guidas, reculhaires d'èrbas e un baron d'autri, comprés lhi vipriers. Dins aqueste libre se parlarè d'un autre trabalh que, diferentement d'aquilhi, bèla se avia coma protagonista la gent de montanha, es estat fortement liat a la migracion sasonala vèrs la plana: aquel di pelassiers o reculhaires de pels, singular patrimòni d'Èlva. Qual es l'element que lia aquesta categoria an aquel vielh document? Se sòna pauretat, de bòt que la lhi a vera misèria, val a dir aquel ensem permanent de risques e dificultats, fins a la broa de la sobrevivença, que totjorn a caracterizat la montanha e de la qual lo vielh tèxt era una testimoniança exemplara. Son aquestas condicions de besonh que pòrton las personas a far lhi mestiers pus diferents, sovent dròlles, ente sie que se tròbon: en colina coma en la plana, dins un vilatge coma dins de grandas vilas, en pàtria coma a l'estrangier. Donc, anem-lo lèser aquel document. Es salhit da un manescrich conservat dins una colleccion privaa e regarda la comunitat de Balme en Val Estura de Lans. Ditz: "narra la povera e Miserabile Communità di Balme, Valle di Lanzo, ultima terra Confinante con quella della Savoia Hauer, in diversi tempi patito gravi inondationi d'acque si dal fiume stura che da ritani ruuinosi provenienti dalli Alpi e Montagne vicine, dalle quali non solo stati abdotti li terreni fruttiferi de pochi Campi e Pratti, ma anche li raccolti de fieni, segla et ordio ne medesimi esistenti, onde li Poueri habitanti sono stati ridotti all'ultimo stato di Miserie...". Aqueste quadre poeria s'adaptar tranquilament a qual se vuelhe valada alpina. Totas an coneissut de situacions com'aquò, per un motiu o per n'autre: chalanchas, escaiàs, ruïnas, sasons de secheressa, aluvions, fuecs, epidemias, son da sempre estats factors presents dins l'estòria de las Alps. Las consequenças? La necessitat de trobar de trabalhs diferents d'aquel de la campanha e de l'enlevatge típics de la societat de la montanha. D'aici la naissença e lo florir d'un baron de mestiers, segond las possibilitats que la montanha mesma, ma decò d'autras realitats polion ofrir; sobretot se a cadença sasonala, es a dir entre lo tard auton e lo començament de la prima, quora al país lo trabalh lo fasia l'uvèrn. E, de segur, es ben aquesta la regla, mas totun manca ren l'excepcion: aquela de trabalhs sasonals que polion crèisser ental temp fin a devenir l'activitat principala e remplaçar lhi trabalhs tradicionals e l'abitual biais de viure, fins a se far vera e pròpria profession permanenta. Sensa tradir la montanha, al contrari, aquesti mestiers son intrats a tala mira a far part de la tradicion alpina da l'enrichir e la caracterizar, coma components fondamentals d'aquela societat, decò dessot l'aspèct econòmic. Lo mestier di pelassiers d'Èlva es part d'aquesta categoria e combina, dins son estòria, lhi dui aspècts, sie aquel sasonal sie la progressiva transformacion a profession permanenta, abo lo resultat de remarcar encara de mai son unicitat. A la singularitat dal cas contribuisson tamben la situacion geogràfica d'Èlva (un país pichòt e isolat, de auta montanha, ma qu'esvilupa un'activitat que pòl portar sa gent al delai de l'ocean) e, perqué pas, la belessa d'un luec ente lo païsatge natural e l'art de l'òme son estats bòns a ofrir un'extraordinari abinament. Abo tot aquò ensem, coma ren contiar l'aventura di pelassiers en partent da natura, estòria e art d'Èlva?
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