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Le valli del Monviso e la lingua occitana

Valle Varaita

Val Varacha

di Roberta Ferraris

Valle Varaita
italiano Una delle più ampie e lunghe valli della montagna cuneese, si spinge nel cuore della Alpi Cozie fino al Monviso, con i suoi 3841 m la più alta vetta d’Occitania. La valle fu a lungo divisa tra Delfinato e marchesato di Saluzzo, e riunita sotto i Savoia solo nel 1713. I gigli di Francia appaiono ancora oggi scolpiti sulle pietre delle baite nell’alta valle. Non è solo il «Re di Pietra» l’attrattiva della valle, ma forse più ancora le bellissime borgate dell’alta valle e alcune feste autentiche e partecipate dalla popolazione, come la Baìo, festosa rievocazione della cacciata dei saraceni.
Il percorso di visita
All’imbocco della valle, Piasco fu per secoli un importante mercato per tutta la valle. Conserva la torre comunale del XIV secolo, già campanile della chiesa di S. Sebastiano. Il castello dei Porporato, edificato nel XVII secolo, sorge a guardia dell’abitato. Ha sede a Piasco l’originale Museo dell’arpa Victor Salvi, che raccoglie esemplari degli ultimi tre secoli.
Si segue la SP 8 che risale la valle, ma la si lascia subito per salire a Rossana, sita in posizione elevata. La parrocchiale dell’Assunta è dell’XI secolo, ma la facciata fu rifatta nel XIV, in stile gotico, con ornata ghimberga in cotto e tracce di un affresco raffigurante S. Cristoforo.
Con la SP 46, sul versante orografico destro della valle, si raggiunge Venasca: la parrocchiale dell’Assunta fu edificata tra il 1749 e il 1755 in stile barocco da Paolo Ottavio Ruffino. Il grandioso edificio ha pianta ottagonale, con facciata curvilinea. Sulla piazzetta della parrocchiale affaccia la quattrocentesca Ca dla Tur (casa della torre). Si prosegue verso il vicino paese di Brossasco, per deviare verso Isasca, piccolo paese sulla via che scollina verso la valle Bronda: la chiesa di S. Massimo conserva pregevoli affreschi del XVI secolo, raffiguranti un’Annunciazione e gli Evangelisti.
Si ritorna al fondovalle, per proseguire la visita a Brossasco, sorto alla confluenza dei torrenti Varaita e Gilba. La parrocchiale di S. Andrea conserva un portale del XV secolo, in stile gotico; ai margini occidentali dell’abitato, la chiesa di S. Rocco (XV sec.) è interamente affrescata all’interno, con un ciclo sulla vita di S. Rocco, di Pascale Oddone; altri affreschi decorano l’esterno dell’edificio. Da Brossasco si sale nel vallone laterale di Gilba, dove un tempo erano attive cave di ardesia. Il paese di Gilba è oggi quasi abbandonato, ma si conservano pregevoli esempi di architettura di montagna nella borgata principale, Danna.
Si segue la SP 8 per un altro breve tratto oltre Brossasco, per una nuova deviazione sul versante orografico destro: la strada, panoramica sulla valle, porta a Valmala e, oltre il paese, al santuario ottocentesco che sorge non distante dal colle di Valmala (1541 m). Dal colle ci si immette sulla strada militare «dei cannoni», che percorre lo spartiacque tra Maira e Varaita, particolarmente interessante per escursioni in mountain bike.
La SP 8 prosegue sull’ampio fondovalle dove si trova Melle, paese a vocazione agricola, noto per la produzione dei celebri tomini. Si giunge quindi a Sampeyre, capoluogo della valle, con vocazione turistica grazie a vari alberghi e una piccola stazione per lo sci alpino. Sulla centrale piazza affaccia la parrocchiale dei Ss. Pietro e Paolo, in stile romanico-gotico con facciata rimaneggiata nel XIX secolo. Conserva il portale romanico, decorato con figure antropomorfe e zoomorfe. L’interno è gotico, con affreschi raffiguranti scene della Vita e Passione di Cristo, di Tommaso e Matteo Biazaci (1460-70). Da Sampeyre si sale alla frazione Becetto, dove si trova il santuario di Nostra Signora, fondato nel XIII secolo ma rimaneggiato in epoche successive. Proseguendo sulla provinciale, alla frazione Villar la parrocchiale ha impianto gotico, e conserva due interessanti portali romanici in pietra verde di Brossasco.
La visita prosegue sulla SP 105 fino a Casteldelfino, bel paese posto sulla strada di Francia, o Chemin Royal. Il centro storico conserva edifici di pregio e la fontana Lou Trouei, sormontata da un rilievo raffigurante la Madonna (XVI sec.), con accanto le armi di Francia e del Delfinato, a cui appartenevano il paese e tutta la Castellata, il distretto amministrativo che comprendeva anche Pontechianale e Bellino. All’imbocco dell’abitato si trova la parrocchiale romanico-gotica di S. Margherita, che conserva, all’interno, affreschi di Tommaso e Matteo Biazaci. A Sud-Ovest del paese si trovano la romanica chiesina di S. Eusebio e i ruderi del castello, distrutto da una frana nel 1391. Casteldelfino è punto di partenza di escursioni che portano nel bosco dell’Alevè, tra le più importanti cembrete delle Alpi, estesa su oltre 800 ettari e iscritta nel libro nazionale dei boschi da seme, per la vetustà e grandezza dei suoi pini cembri.
Da Casteldelfino la valle si biforca e si segue la provinciale in direzione di Bellino, toccando le varie frazioni in splendido contesto montano, allineate lungo il corso del torrente Varaita di Bellino. Caratteristica delle borgate è l’impianto edilizio a maglie strette, con edifici a logge porticate, sorrette da pilastri. Le case sono arricchite da portali scolpiti, volti apotropaici e splendide meridiane. I tetti, a larghe falde, sono sorretti da capriate di larice, con copertura in lose. Alla borgata Chiesa il campanile è in stile romanico lombardo, forse il più antico della valle. Dalle case di S. Anna partono vari itinerari escursionistici, verso il Pelvo d’Elva e la conca dell’Autaret.
Da Casteldelfino si seguono le indicazioni per Pontechianale e il colle dell’Agnello, che portano nell’ampia conca dove si trova il lago di Castello, sulle cui rive si sviluppa l’abitato della frazione omonima. Castello è punto di partenza per la salita al Monviso, attraverso il vallone di Vallanta.
Si prosegue verso l’alta valle toccando il moderno abitato di Pontechianale. Il paese più antico è stato sommerso dal lago dopo la costruzione della diga nel 1942. Nell’attuale parrocchiale è stato trasferito il portale tardo-romanico della chiesa sommersa. Pontechianale è stazione attrezzata per il turismo invernale, con impianti di risalita e ricettività alberghiera.
Si prosegue verso il colle dell’Agnello, fino alla frazione di Chianale, sita nella bella conca prativa. La borgata ha conservato l’aspetto di borgo montanaro, con belle case di pietra allineate lungo il Chemin Royal per la Francia.
Box: La Baìo di Sampeyre
La cacciata dei saraceni dalla valle deve aver lasciato nella popolazione della val Varaita una grande impressione, se ancora oggi la Baìo - la rievocazione di quei fatti - è sentita con tanto entusiasmo. La festa si celebra ogni cinque anni in occasione del carnevale, e vi partecipa tutta la popolazione. I costumi sono originalissimi e si sono nei secoli arricchiti delle suggestioni più varie: la guardia armata degli ussari sfoggia divise di chiara derivazione napoleonica. Sfilano per le vie del paese i capipopolo con la feluca, i notabili e coppie di sposi, con costumi decorati di nastri multicolori e specchietti. Mori e turchi sono in catene, in veste di sconfitti. Il colpo di scena della rappresentazione è la fuga del tesoriere con la cassa dei denari. Segue la sua cattura, il processo, la sua condanna a morte e la grazia, per l’immancabile lieto fine di questa gioiosa e colorata festa.

occitan

Una des mai amplas e lònjas valadas de la montanha cuneesa, s'enfonza dins lo còr de las Alps Còcias fins al Vísol que, embe lhi siei 3841 m es la seconda cima mai auta d'Occitània. La valada foguet per longtemp dividua entre Delfinat e marquesat de Saluces e reünia dessot lhi Savòia masque ental 1713. Lhi liris de França pareisson encara encuei gravats sus las peiras de las meiras en auta valada. Es pas masque lo “rei de peira” l'actractiva de la valada, mas benlèu encà mai las formidablas ruaas de l'auta valada e qualquas fèstas auténticas e partecipaas da la populacion, coma la Baïa, festosa rievocacion de la chaçada di sarrasins.

Lo percors de vísita

A l'intrada de la valada, Peasc foguet per de sècles un marchat important per tota la valada. Garda la tor comunala dal sècle XIV, já cloquier de la gleisa de Sant Sebastian. Lo chastèl dal Porporat, edificat ental sècle XVII, se dreiça a gàrdia dal vilatge. Se tròba a Peasc lo musèu de l'arpa Victor Salvi, que recuelh d'exemplars di darriers tres sècles. 

Da la SP8 que remonta la valada, se vira a mancina vèrs lo valon que mena a Rossana, pauc pus amont de la via. La parroquiala de l'Assompcion es dal sècle XI, mas la façada es estaa refacha ental sècle XIV en estil gòtic, embe una guimberga ornaa en tèrra cuecha e de traças d'un afresc refiguant Sant Cristòfor. Da Rossana, pas ben luenh dal país, lhi a la coleta omònima que passa en val Maira.

En percorrent la SP46, sus la riba drecha dal Varacha, se rejonh Venascha: la parroquiala de l'Assompcion foguet edificaa entre lo 1749 e lo 1755 en estil baròc da Paolo Ottavio Ruffino. Lo grandiós edifici es a planta octagonala embe la façada un pauc a corba. Sus la placeta de la gleisa s'esguincha la Cà d'la Tor dal sècle XV. En continuant per la via vèrs Brossasc esquasi súbit se chapa a drecha vèrs Isasca, pichòt país al metz dal valonet que passa en Val Bronda; la gleisa de Sant Màxim garda d'afrescs de valor dal sècle XVI refigurants l'Anonciacion e lhi Evangelistas.

Tornant al fons de la valada én passa per Brossasc, butat a la confluença di torrents Varacha e Gilba. La parroquiala de Sant Andrea garda un portal dal sècle XV en estil gòtic; al bòrd occidental dal vilatge, la gleisa de Sant Ròc (sècle XV) es entierament afrescaa a l'interior embe un cicle sus la vita de Sant Ròc de Pascale Oddone; d'autri afresc decòron lo de fòra de l'edifici. Dal país se remonta lo valon lateral de Gilba, ente un temp lhi avia de lausieras. Encuei lo país de Gilba es esquasi abandonat, mas reston encara de jòlis exemples d'arquitectura de montanha dins la ruaa principala, Lhi Dana.

Per la via principala, pauc après Brossasc, un'autra deviacion pren amont a l'ubac per una via panoràmica que monta a Valmala e, passat lo país, al santuari dal Uech Cent, un pauc derant dal còl de Valmala (1541 m), ente se crosea la via militara “di canons”, que passa en cresta tra Val Maira e Val Varacha, particularament interessanta per las excursions en bichi da montanha.

La SP8 contínua sus l'ample fons de la valada e passa Lo Mèl, país a vocacion agrícola, famós per la produccion dal tomin. Puei s'arriba a Fraisse ente se tròba l’administracion de la Comunitat Montana, ente a viscut Tòni Baudrier lo mai grand poeta de las valadas occitanas e ente, dins lhi ans ’60, es naissua la consciença d’identitat occitana mercés la presença aquí de François Fontan. En continuant s’arriba a Sant Peire, cap-luec de la valada embe una vocacion torística gràcias ai nombrós auberges e una pichòta estacion per l'esquí alpin.

Sus la plaça centrala se tròba la parroquiala di Ss. Peire e Paul, en estil romànic-gòtic embe una façada remanejaa ental sècle XIX. Garda lo portal romànic, decorat embe de figuras antropomòrfas e zoomòrfas. L'intèrn es gòtic, embe d'afrescs refigurants de scènas da la Vita e Passion dal Crist de Tommaso e Matteo Biazaci (1460-70). Da Sant Peire se remonta a la ruaa dal Becet, ente se tròba lo santuari de la Madòna, fondat ental sècle XIII, mas retochat en èpocas successivas. En continuant sus la provinciala, se passa per la ruaa dal Vilar, embe la parroquiala a emplant gòtic e dui interessants portals romànics en peira vèrda de Brossasc.

Après s’intra dins la Chastelada e, passaa la ruaa de La Toreta, s'arriba a Chasteldalfin, jòli país butat sus la via de França o Chemin Royal. Lo centre dal vilatge garda d'edificis de valor e la fònt Lo Troelh, sormontaa da un relèu refigurant la Madòna (sècle XVI) embe da cant las armas de França e Delfinat, al qual apertenion lo país e tota la Chastelada, lo distrect administratiu que comprenia decò Pont-Chanal e Blins. A l'intrada dal país se tròba la parroquiala romànica-gòtica de Santa Marguerita, embe d'afrescs a l'interior de Tommaso e Matteo Biazaci. A Sud-oest dal país se tròbon la gleiseta romànica de Sant Eusèbi e lhi rest dal chastèl, destruch da una ruïna ental 1391. Chasteldalfin es lo ponch de partença per d'excursions dins lo bòsc de l'Alevé, entre lhi mai importants bòscs d'èlvo de las Alps, estendut sus passa 800 ectars e enscrich dedins lo libre nacional di bòscs da semença per l’atge e la grandessa di siei èlvos.

Da Chasteldalfin la valada fai una forcha. Sus la mancina se seguís la provinciala que remonta lo valon de Belins, en truchant divèrsas ruaas dins un espléndid contèxt de montanha, alinhaas al lòng dal torrent Varacha de Belins. Característica des ruaas es l'emplant edilici a malhas sarraas, embe de maisons embe de planchas sostenguas da pílias arreondas. Las maisons son enrichias da portals escolpit, morres apotropaics e d'espléndidas solàrias. Lhi cubèrts, a bandas larjas, sos resuts da de gloas de mèlze e cubèrts a lausas. A la ruaa de La Gleisa lo cloquier es en estil romànic lombard, benlèu lo pus antic de la valada. Belins es lo nom de la comuna, deguna ruaa pòrta aquela denominacion ma chascuna a son nom. La via gròssa fenís a Sant'Ana d’ente parton mai qu’un itineraris excursionístics vèrs lo Pèlvo d'Èlva e la conca de l'Autaret. Decò a Belins es presenta na fèsta particulara per lo carnaval, “la Beò” que s’era tupia dins lhi ans ’50 mas da qualqui ans es estaa repilhaa.

Se a Chasteldalfin se vira per la drecha se vai vèrs Pont e La Chanal e lo còl de l'Anhèl, e s’arriba dins l'ampla conca ente se tròba lo lac de Chastèl, dont sus la ribas se tròba la pichòta ruaa. Chastèl es lo ponch de partença per la montaa a Vísol a travèrs lo valon de Valanta.

Se contínua vèrs l'auta valada en truchant lo modèrn vilatge de La Madalena. Lo vielh país es estat cubèrt dal lac après la construccion dal barratge ental 1942. Dins la gleisa actuala es estat meirat lo portal tard-romànic de la gleisa enaigaa. 

Lo vilatge es un'estacion per lo torisme uvernal, embe d'emplants de romonta e d’auberges.

Mai amont vèrs lo còl de l'Anhèl s'encontra la ruaa de La Chanal, butaa dins na jòlia conca de prats. La ruaa a gardat l'aspèct de borg de montanha, embe de jòlias maisons en peira alinhaas lo lòng dal Chemin Royal per la França.

Box: la Baïa de Sant Peire 

La chaçada di sarrasins da la valada deu aver laissat dedins la populacion de la Val Varacha una granda impression, se encara encuei la Baïa – la rievocacion d'aquilhi fachs – es sentua embe tant d'entosiasme. La fèsta se cèlebra tuchi lhi cinc ans en ocasion dal carnaval e ve la partecipacion de tota la populacion. A interpretar lhi personatges, decò aquilhi femenins, son masque lhi masqui; lhi costums son ben originals e dins lhi sècles se son enrichits des suggestions pus vàrias. Aquò que lhi enrichís son lhi bindèls floratjats de sea. Mòros e turcs son enchaenats, presoniers. La finala de la fèsta es lo procés al tresorier que vòl s’escapar embe la borsa di marenguins ma, en fin finala, ven puei graciat per bòna patz d’aquela fèsta joiosa.