(1362- 1364)
Nell'Archivio Dipartimentale di Grenoble (Archives de l'Isère et de l'Ancienne Province du Dauphiné) sono conservati i conti delle castellanie del Delfinato, i quali, per quanto riguarda l'alta Valle di Susa, coprono un arco che comprende gli ultimi due secoli del Medio Evo.
Ho avuto occasione di averne uno sottomano, pubblicato da M.de Manteyer (1)); da queste registrazioni, come da tutte quelle di detti conti, è possibile ricavare una larga messe di notizie, che, penso, non sia inutile far conoscere ai valligiani divulgando alcuni aspetti della vita dei nostri avi di seicento anni fa. Si tratta del conto presentato dal castellano di Exilles, Aimone de Lay, alla metà del secolo XIV.
Ad Aimone de Lay, detto Baboin, ho avuto occasione di accennare in un mio studio di alcuni anni fa (2). Di lui sappiamo che era un soldato e che resse la castellania di Exilles per un periodo di sette anni, dal 10 febbraio 1362 al 14 dicembre 1364 (3); che oltre a quella di Exilles gli venne contemporaneamente affidata la castellania di Oulx e durante i primi due anni, durante i quali resse le due castellanie, amministrò anche quella di Cesana.
Un personaggio dunque con una notevole responsabilità di governo, dovendo amministrare una regione abitata da circa 10.000 persone, posta sui confini poco tranquilli degli Stati dei Conti di Savoia.
Sulla Savoia e su una piccola parte del Piemonte regnava in quel periodo il conte Amedeo VI, detto il conte Verde, che succeduto giovanissimo al padre Bonifacio il Pacifico, non aveva potuto, secondo quanto scrive il Pedrari (4), impedire la cessione, da parte di Umberto II, del Delfinato alla Corona di Francia, nonostante avesse inviato nel 1349 a Lione l'abile suo consigliere Guglielmo de La Baume, per tentare di sventare quella cessione tanto pregiudizievole per la sua casa.
Non penso sia stato nelle possibilità della Casa di Savoia l'impedire al Delfino di effettuare il 11transport (in pratica la vendita) del proprio stato, o quanto meno sostituirsi al Re di Francia quale acquirente. Una cessione del Delfinato ai Savoia, nel 1349, era un'operazione politico-finanziaria completamente fuori dalla realtà. I Savoia erano da secoli i tradizionali nemici dei Delfini; le due case principesche erano tra loro nemiche perchè tra loro troppo simili e perseguivano entrambe lo stesso obiettivo: l'espansione a danno dei vicini. I Savoia, poi, non possedevano nè il prestigio politico, nè la forza militare, nè le possibilità finanziarie (4) per poter competere con i Re di Francia.
Umberto II fu un mercante abilissimo, che seppe trarre il massimo profitto dal "transport" del Delfinato (ambìto dall'Impero, dai Savoia e dai Valois), ma con altrettanta abilità, politicamente, si comportò il Re di Francia. Lungo le rive del Rodano l'influenza francese aveva incominciato a farsi sentire dall'agosto del 1331 a opera di Filippo VI, che aveva ottenuto dall'arcivescovo di Vienna il diritto di tenere guarnigione nella vicina fortezza di Sainte Colombe; già nel 1343 era predisposto l'elenco che enumerava le fortezze site sui confini del Piemonte e che sarebbero passate alla Corona francese (6). Infine i signori del Delfinato, che da generazioni si battevano con scorrerie, scontri locali, razzie, contro i signori delle vaste terre savoiarde, vedevano con favore il loro passaggio alla prestigiosa sovranità francese; quindi i consiglieri del Delfino, tra i quali c'era il Petrarca, erano concordi nel sollecitare il loro principe a quella determinazione.
Con la cessione del Delfinato alla Casa di Valois, i Savoia si trovarono ad avere ai propri confini anziché un piccolo principato un grande e potente regno, quale si avviava a essere la Francia, e fu questa importante realtà politica che indurrà i Savoia a rinunciare alle mire espansionistiche che avevano verso la pianura francese e a rivolgere la loro attenzione al di qua delle Alpi, dove a Susa regnavano ininterrottamente dal principio dell'XI secolo.
Il Conte Verde nel 1360 passò di qua delle Alpi per derimere contrasti insorti con il cugino Jacopo dei Principi di Acaja; naturalmente la controversia venne decisa dalle armi e dopo sanguinosi scontri, che portarono alla sconfitta dell'Acaja e, con la sentenza di Rivoli del 27 gennaio 1360, Jacopo venne privato dei suoi stati. Questo fatto non pose fine agli scontri armati, anzi fu l'inizio di un periodo di guerricciole che si combatterono in tutto il Piemonte, dove, chiamate dal Marchese di Monferrato, operarono milizie inglesi reclutate da Robino del Pino. Il Conte Verde, dopo aver guerreggiato anche contro il Marchese di Saluzzo e averlo indotto a prestargli omaggio feudale (5 agosto 1363) e essersi nuovamente scontrato con il Marchese di Monferrato, che vinto sottoscrisse la pace il 17 novembre successivo, ripassò le Alpi dopo aver rimesso il cugino Jacopo sul tronco degli Acaja di Pinerolo.
Scopo di questo breve studio è dare alcune notizie sulla vita economica degli abitanti della castellania di Exilles, sede di fortezza, posta sui confini della Bassa Valle di Susa, lungo la quale, scendendo dal Moncenisio, transitavano le milizie savoiarde che andavano o tornavano dalle campagne di Piemonte e dove si verificarono scontri armati tra le diverse fazioni. Per questo scopo mi servirò, come ho detto, del conto della castellania di Exilles, presentato da Ajmone de Lay l'8 agosto 1364 a Grenoble, agli "honorabilibus viris" Umberto Pilati, preposito della Chiesa di Sant'Andrea, di Grenoble, Giovanni Mathey, entrambi "auditoribus delphinalium computorum", e Giovanni de Salice, notaio, e Stefano Chalvetonis , notaio estensore. Il conto riguarda il periodo compreso tra il 10 febbraio 1362, giorno nel quale il De Lay assunse la carica, e l'8 maggio 1364, ma i valori che indicherò si riferiranno sempre solo a gettiti o a spese relative a un solo anno amministrativo, benchè le voci riguardino entrate o pagamenti afferenti a tutto il periodo a cui il conto si riferisce. La chiusura del conto avvenuta l'8 maggio è una chiusura anticipata, giacchè l'anno amministrativo si chiudeva il 24 giugno, giorno di San Giovanni; nel conto, inoltre, sono comprese riscossioni, non eseguite a suo tempo dal castellano Bardoynus de Bardoneschia.
Le monete che compaiono nel conto sono la libbra di 20 soldi e il soldo di 12 denari (il soldo tornese di solito viene inteso di 17 denari), il fiorino grosso di 12 grossi e il fiorino piccolo di 3 grossi, diviso ciascun grosso in 4 quarti. Per i cereali e le castagne l'unica misura che compare è il sestiere di 46 litri il quale è composto di 2 emine; per i pesi abbiamo la libbra divisa in quattro quartals; per il quintal non sono invece riuscito a trovare riferimenti precisi per determinarne con esattezza il valore in peso; secondo Guy Allard (7) era una misura molto variabile in Delfinato, che corrispondeva a circa 40 libbre.
Le entrate sono costituite da tasse, censi, affitto di beni rurali di proprietà demaniale (la castellania di Exilles non beneficiava della carta di libertà del 1343), prestazioni di trasporto trasformate in somma di denaro; le tasse colpiscono la produzione (reddito agrario) e vi è un canone enfiteutico (reddito dominicale) per quei terreni che ne sono gravati, e lo sono quasi tutti.

CEREALI- Tra i cereali compaiono solo la segala e l'avena; la produzione di frumento e di orzo non era certamente notevole ed evidentemente era conteggiato il frumento come segala e l'orzo come avena.
Anche nei secoli seguenti (per le decime ecclesiastiche fino alla rivoluzione francese), quando è accertato che vi era una discreta produzione di frumento, per il fisco, si considererà solo sempre segala e avena, e sempre nella stessa proporzione: siegle et moitié avoine.
Il gettito del reddito agrario della segala (de siliginis censuali) era di 36 sestieri, per l'avena (de avena censuali) di 9 sestieri; questo era molto basso, giacchè sul reddito agrario veniva già prelevata la decima ecclesiastica, che era di 120 sestieri di segala e 60 sestieri di avena.
Il gettito del reddito dominicale era per la segala (de taschis affitatis) di 160 sestieri e per l'avena (de avena taschiarum) di 80 sestieri corrispondenti però in segala. Quindi per i cereali, in totale, il fisco percepiva in segala sestieri 276, in avena sestieri 9.
Dall'ammontare del gettito del reddito dominicale, 160 sestieri di segala e 80 sestieri di avena (corrispondenti però in segala), si dovrebbe dedurre che i due terzi della produzione di cereali era destinata alla panificazione e un terzo per l'alimentazione del bestiame, che apparentemente non era gravato di tassa, la quale però era computata nella trasformazione degli 80 sestieri di avena corrisposti in segala.
Questo per quanto riguarda i bovini, giacchè per gli ovini era dovuto al fisco un agnello ogni 12 nati. Il dodicesimo era una quota tradizionale nel Brianzonese, infatti Bardonecchia corrispondeva al feudatario 1 covone di cereali ogni 12.
Dal gettito della tassa sui cereali veniva dedotto un sestiere all'anno, che costituiva lo stipendio del banditore del castellano.

ANIMALI DA CORTILE.
-La tassa "de gallinis" era di 15 galline all'anno.
SPEZIE.
-La castellania doveva al fisco 11 libbre e 3 quartay ronos "de pipere". Data la preziosità di tale droga in quel tempo il valore di tale contribuzione, benchè non abbia elementi per una sua valutazione in moneta, comportava l'esborso di una somma non indifferente.
CASTAGNE
-Nella castellania la produzione di castagne era quasi tutta concentrata nel comune di Exilles; non mancavano però, benchè in piccolissimo numero, le piante di castagno anche nel comune di Salbertrand. A monte del costone di Serre la Vaute v'erano esemplari fino a qualche decina di anni fa; vennero abbattuti verso il 1960. Il gettito fiscale in castagne (de castaneis censualibus) era per tutta la castellania di 7 sestieri. Chiomante, gran produttore di castagne, doveva al proprio feudatario (la Prevostura di Oulx) 10 sestieri, 1 emina e 1 quartal e mezzo di castagne secche e pelate e 52 sestieri e 1 quartal e 1/3 di castagne fresche.
CENSI IN MONETA.
-La castellania doveva versare "de denariis censualibus" 11 libbre, 15 soldi e 6 denari. Nel conto compare solo il versamento per gli anni 1363 e 1364, in quanto il predecessore del de Lay, Bartolomeo Brasa, aveva riscosso e versato in anticipo la quota del 1362.
ALTRI CENSI.
-Per l'uso dei forni e per la cottura del pane (censu furni) la quota dovuta era di 6 libbre e 10 soldi tornesi; (17 denari per soldo).
per l'affitto del campo detto di Rostagno e attiguo orto, 110 soldi;
per l'affitto del prato detto dei Soubeyran, 3 libbre e 10 soldi;
per un piccolo prato detto di Pejtavine, 2 soldi;
per il prato detto dell'Orto, 12 libbre;
per il cavallo da soma degli Allemand, 15 soldi;
per la tassa comitale della comunità di Exilles, 7 libbre;
per la tassa comitale della comunità di Salbertrand, 59 libbre, 13 soldi, 3 denari; per l'appalto della mistralia (8) di Salbertrand, 90 soldi;
per l'uso dei pascoli di Salbertrand, 90 soldi tornesi;
per l'affitto delle rive di alcuni corsi d'acqua di Salbertrand, 6 denari;
per la concessione della licenza della vendita del vino nella castellania, 25 libbre; per 11 dazio del vino che entrava nel comune di Salbertrand, 35 soldi;
per l'affitto dovuto da Ponzio Aurus, 1 grosso;
per l'affitto della vigna del Sels, che già era stata di Francesco da Bardonecchia, (8/b)18 grossi;
per auro et argenti gardarum, 2 fiorini e 2 grossi;
per l'affitto del seggio di notaio (9), 1 fiorino;
per le volture sulle compravendite (10) del 1362, 18 fiorini e 3 quarti di grosso;
come sopra per il 1363, 20 fiorini e 3 grossi;
come sopra per il 1364, 90 soldi tornesi (cadauno di soldi 2 e denari 8).
Le ammende inflitte nell'annuale assise, tenutasi il 26 agosto 1362 sotto la presidenza di Pietro Ribe giudice di Briançon e di Embrun, ammontarono a 53 libbre più 8 fiorini grossi.
Nel 1362 il giudice Ribe aveva tenuto assise l'ultimo giorno di agosto a Oulx e il 20 settembre a Cesana, dove, rispettivamente, aveva comminato ammende per 38 libbre e per 43 libbre e 15 soldi più 4 fiorini.
Tra le entrate della castellania non compare la "fidancia", la tassa sul bestiame forestiero preso in custodia per il pascolo estivo. I magri e scarsi pascoli della "comba" di Exilles erano appena sufficienti per il bestiame indigeno, giacchè la zona di pascolo era in quel tempo molto minore di quella attuale; essa si estenderà a cominciare dalla fine del secolo XIV, quando si inizierà ad abbattere le piante della fascia superiore del bosco, onde poter immettere al pascolo un maggior numero di bovini.
Il bestiame forestiero, bovino e ovino, proveniente dalla pianura piemontese (comuni di Torino, Pinerolo, Rubiana, Frossasco, San Germano) raggiungeva i pascoli della castellania di Oulx (11) e, specialmente, quelli della castellania di Cesana (11/b). Ma in quegli anni di torbidi, dal Piemonte non giunse bestiame nella castellania di Oulx e pochissimo in quello di Cesana (12), e solo nel primo anno della gestione del de Lay, per cui il gettito si limitò, per il 1362, a l quintal e mezzo di formaggio, del valore di 22 grossi e mezzo (pro caseis fidanciarum
Lombardorum), più 3 fiorini e 4 grossi in denaro.
Un gettito che proveniva solo da Oulx, dove nel giorno di San Michele si teneva la fiera, era quello del plateatico il cui gettito fu di 18 soldi e 10 denari, nel 1362, e di 40 soldi, nel 1363.
Nel conto del castellano de Lay non compare la tassa per la produzione di vino. Ciò è dovuto al fatto che tale tassa era stata ceduta al Priorato di Santa Maria Maggiore di Susa, beneficiario di tutte le decime ecclesiastiche dovute dai parrocchiani di Exilles. Tale decima sul vino sarà riscattata dal comune nel 1487 per l'annua somma di 400 libbre, da versarsi però quale congrua al parroco di Exilles, parroco che, per un accordo del 1553, dovrà essere exillese e proposto dal comune. Su alcune vigne rimase il gravame di una decima particolare detta del "Saint Esprit", dovuta alla confraternita dello Spirito Santo, che aveva la gestione dell'Ospedale. Le vigne che si estendevano sulle balze del roccione su cui sorgeva il castello erano di proprietà demaniale ed erano gravate di una decima a favore della cappella del castello stesso. Tale cappella, che ancora nel secolo XVI era dedicata a Santa Caterina, verrà in seguito intitolata a San Ludovico e alla sua manutenzione provvederà direttamente l'erario, giacché la superficie su cui le vigne si estendevano verrà occupata dai nuovi bastioni costruiti nel secolo XVII, quando la fortezza verrà ingrandita.
Altrettanto varie e ricche di notizie le voci riguardanti le spese.
La prima voce si riferisce a un mancato incasso di 3 fiorini piccoli e 9 grossi dovuta al fatto che essendo morti gli affittuari di due vigne, Nicola Gilibert e la vedova di Giovanni de "Galamba", queste erano rimaste sfitte.
Segue poi l'elenco dei pagamenti fatti a vari pubblici ufficiali; per il tredicesimo delle ammende, spettante al mistral, gli vengono corrisposte 6 libbre e 3 soldi, più 7 grossi e un quarto, e per il tredicesimo sulle tasse di volture di immobili a seguito di compravendita, vengono corrisposti, 2 fiorini, 12 grossi e mezzo. Lo stipendio del castellano de Lay era di 180 fiorini piccoli, somma con la quale doveva provvedere anche al mantenimento di 4 soldati e 2 vedette al castello; a compenso delle sue prestazioni per dover reggere contemporaneamente oltre quella di Exilles, anche le due castellanie di Oulx e Cesana, riceveva 15 fiorini supplementari.
In quegli anni il de Lay procedette, traendo la somma dei proventi della castellania di Exilles a un rilevante pagamento: 333 fiorini piccoli e 2 grossi e mezzo. Era un debito verso il frate Guido, detto il Grosso, de Turre; la somma venne versata nelle mani di Ainardo de Turre, Signore di Vignoux, fratello del creditore, il quale anni prima aveva svolto particolari mansioni nei baliatici del Graisivaudan e di Briançon e nelle castellanie di Allevard e di Exilles, per le quali nel 1360 aveva ricevuto dall'allora castellano di Exilles, Bartolomeo Brasà, solo un acconto di 129 fiorini grossi.
Ma il capitolo di spesa che ha forse il maggior interesse è quello riguardante la manutenzione e la custodia del castello di Exilles. Come si è visto il castellano disponeva di due vedette o guardie, che svolgevano servizio al castello, e di quattro soldati, dei quali si serviva anche per servizi di polizia, quale la traduzione a Vizille di Martinum Paniterii e di Cervelletum Bay, che erano stati arrestati a Exilles. La traduzione venne effettuata con la scorta di 4 soldati a cavallo e di 2 a piedi, i quali impiegarono 5 giorni nell'andata e 5 giorni nel ritorno, effettuando la regolare consegna dei prigionieri a loro affidati nelle mani di quel castellano, Ainardo Allemand, il quale "debet de ipsis captivi respondere".
Il castello richiedeva naturalmente lavori di manutenzione e troviamo la messa in opera di ganci e chiavistelli, con relative serrature, per il ponte levatorio, lavoro nel quale furono impegnati per tre giorni due carpentieri, ai quali si corrisposero 3 grossi al giorno a testa; per riparazioni varie troviamo impiegato Giovanni Scafferii il quale provvede a lavori di cui abbisogna la porta del castello, a sistemare il manto di copertura del tetto, a riparare i serramenti, ad aggiustare il ponte, il tutto forfettariamente per 5 fiorini.
Le operazioni belliche che intanto si svolgevano in Piemonte si ripercuotono a Exilles, piazza di frontiera, da dove il castellano cercava di seguire quanto avveniva al di là del confine; per questo scopo il de Lay spese 10 fiorini, pagati a "pluribus exploratoribus missis in terra marquionis Saluciarun et in Pedemonte", per essere ben edotto degli avvenimenti piemontesi; gli ufficiali inviati da Exilles a Saluzzo furono accolti da Galeazzo, fratello del Marchese, che li ricevette stando alla testa dei suoi armigeri schierati nel cortile di quel castello.
Nel castello le varie mansioni erano distinte e distribuite fra i vari componenti della guarnigione, e non erano intercambiabili; ognuno eseguiva il compito per il quale era stato specificatamente assunto e solo quello. Vi erano due uomini per la guardia e solo quelli si occupavano del servizio di guardia e vedetta, come solo dagli altri quattro soldati il castellano traeva ciò che gli abbisognava per servizio di polizia., aggregandovi, quando ve ne fosse il bisogno (come per la traduzione dei prigionieri a Vizille), uomini armati, tratti dagli abitanti della castellania e la stessa popolazione forniva in caso di attacco sia le forze destinate alla difesa del castello, sia le milizie per operazioni di campagna, che venivano guidate dal castellano stesso. Facevano parte della guarnigione, ma con compiti ben definiti, anche altri uomini. Vi erano i portieri, che avevano il compito di abbassare il ponte levatoio alla sera e di alzarlo, al mattino, facendo quindi servizio di guardia durante la notte; Guido Pellicerii "clausit de nocte et apeuit de mane pontem et vigilavit de nocte" per 272 giornate dal15 ottobre 1362 al 15 luglio 1363, col compenso di 12 denari al giorno; servizio che prestò ancora in seguito, saltuariamente ,per altre 32 notti.
Il compenso di 12 denari era molto basso. Abbiamo visto un armigero pagato un grosso e mezzo al giorno (22 denari e mezzo)e un artigiano 3 grossi (45 denari). Nei conti, per quanto riguarda una giornata lavorativa, si nota sempre una costante: una giornata di lavoro di un operaio é inferiore a quella di un pedone della milizia paesana di circa un quarto (nel nostro caso quindi 17-18 denari). Evidentemente il compenso corrisposto al portiere era sensibilmente inferiore a quello corrisposto a un operaio in quanto il lavoro da svolgere non era impegnativo e lo si prestava di notte, dando modo di svolgere anche qualche attività durante il giorno; oppure, più probabilmente, l'incombenza era affidata a un soldato vecchio o invalido, trattenuto in servizio a mezzo soldo e che veniva chiamato "mort payé",
Dato lo stato di guerra in Piemonte durante il quale le fazioni opposte si scontrarono anche in Val Susa, presso i confini del Delfinato dove le bande nemiche si contendevano il possesso dei castelli onde immettervi guarnigioni (quo sociatates eran in Valle Secusie et tenebant plura castra), il numero dei difensori del castello di Exilles venne aumentato in modo che fosse pronto ad affrontare qualsiasi evento. Il castellano reclutò altri quattro soldati i quali rinforzarono la guarnigione per 123 giorni, con una spesa per la castellania di 2 grossi tornesi al giorno.
Questa misura non parve però sufficiente al de Lay e nella primavera, periodo durante il quale con maggior intensità si verificarono scorrerie e scontri nella Bassa Valle di Susa, inviò al castello, addebitando alla castellania di Cesana la spesa di due grossi per ogni soldato a cavallo, e di un grosso e mezzo per ogni vedetta, altri quattro cavalieri e altri due armigeri a piedi, i quali prestarono servizio dal 19 aprile al 19 giugno 1363.
L'arido conto dell'amministrazione della castellania di Exilles, la quale formata da due piccoli e poveri comuni (Exillec e Salbertrand) diede in tre anni (1362, 1363, 1364) il gettito fiscale non indifferente di 543 fiorini, 4 grossi e 3 quarti, oltre ad alcune centinaia di sestieri di cereali, ci introduce nella vita dei montanari dell'alta Valle di Susa, in un periodo nel quale bastavano pochi uomini asseragliati nel castello per difenderlo e pochi cavalieri catafratti per tenere a distanza le turbolente schiere dei fanti, che combattevano a colpi di mazza.
Purtroppo, ben inteso, con l'invenzione della polvere, la condotta della guerra verrà rivoluzionata e avremo formazioni di decine di migliaia di uomini che percorreranno la Valle vuotando stalle, cantine e granai e intorno alle mura del castello si raduneranno le batterie, che, a colpi di cannone, semineranno lutti e rovine seppellendo l'Evo di Mezzo il quale, pur con tanti aspetti negativi che gli riconosciamo, aveva condotto il mondo latino fuori dalla palude del periodo barbarico.

ETTORE PATRIA


Lo studio del nostro Collaboratore sui documenti dell'Antica Castellania di Exillex ci offre l'occasione per allargare il discorso su alcuni argomenti che, seppure a conoscenza del geom.Patria, non potevano logicamente rientrare nel tema trattato senza snaturarne l'essenza.

Le transazioni Delfinali e la Fons Olagnerij.
Con le Transazioni del 29 maggio 1343 passarono sotto la sovranità francese le Castellanie "al di qua dei Monti" appartenenti al Baylivatus di Briançon e costituenti gli "escarton" di Oulx con le castellanie di Oulx, Cesana, Bardonecchia, Exilles e Chiomante, in seguito alla soppressione di quella di Salbertrand, con 21 comunità; la castellania di Pragelato in val Chisone, che fin dal 1319 godeva di un beneficio d'insinuazione, con 7 comunità e quella di Castel Delfino con 4 comunità.
Fino al 1567 l'alta Val Chisone fece parte dell'"escarton" deça le Montegenevre", come veniva detto l'escarton di Oulx, e le castellanie di Pragelato e di Cesana erano rette di solito dallo stesso castellano (cfr. E.Patria: Cenni sui rapporti commerciali tra il Bec Dauhpin e il Piemonte); difatti in un documento del XV secolo, ove sono enumerate le castellanie con i rispettivi gettiti, compare "....cy après sensuit de la valeur du Dalphiné...Brainczonnois...: Valcluson (et) Sesanne 46 fl.", mentre in un altro di poco posteriore (1404-1405) riportante l'elenco delle castellanie e il numero dei "fuochi" per ognuna di esse, la nostra Valle compare sola: "...la demaine de Brianczonnoys...d(es) hab(itans) de la Chastellanie de Val Cluson, pour 104 feux (Cfr.C.V.J.Chevalier: Choix de documents historiques inédits sur le Dauphiné, Aug.Brun, Lyon,1874; cit.da E.Patria in "Segusium"; n. 7 "Su alcune magistrature di Exilles nel Delfinato al di quale dei monti". Alle Transazioni del 1343 seguì per la valle del Chisone la "Transation particulière" del 5 maggio 1344 con la quale le nostre comunità si impegnarono a pagare annualmente al Delfino per la rendita stabilita, L. 2.730 e soldi 7; successivamente, in virtù dell'articolo XIII della Carta stessa: "quodomni tempore perpetuo quicumpque successores ipsius domini Dalphini qui venerit domini novi...teneatur jurare absolvere et attendere...omnia privilegia et liberates, bonos usus et consuetudines universitatum predictarum..." quasi tutti i sovrani francesi confermarono i diritti acquisiti dai valligiani con l'Atto delfinale: valga ad esempio, per la nostra Valle, l'"Edit de Confirmation" del Re Sole, Luigi XIV, del febbraio 1644; infine, in seguito al passaggio della "Vallée de Pragellas" e delle altre valli "brianzonesi" sotto la sovranità dei Savoia (1713) si ebbe da parte dei re piemontesi (Vittorio Amedeo II,Carlo Emanuele III,Vittorio Amedeo III)la stessa "ufficiale presa di conoscenza" dei diritti dei nuovi sudditi" (E.Patria), come risulta nella particola "Consignation des Concessions et Droits acquis par la vallée de Cluzon" data a Pinerolo il 31 luglio 1734 da parte di Carlo Emanuele re di Sardegna, che ribadiva, nel complesso, i diritti e i privilegi concessi a suo tempo dal Delfino di Vienne, Umberto II.
All'atto del "transport" la Val chisone, con i castelli di Ville-Cloze (Mentoulles) e di "Nemoris Ayarum" (Castel del Bosco), comprendeva 4 Università o Parrocchie: Mentoulles, Fenestrelle (che però fino al 1698 figurava come filiale della precedente), Usseaux, La Rua di Pragelato, che nel XVI sec. presero il nome di Sindacato. Nello stesso secolo vennero costituiti Sindacati (poi Comunità e infine Comuni) di Roure, ora Roreto Chisone, e di Meano, ottenuti dallo smembramento di quelli di Mentoulles e di Perosa. La Fons Olagnerij o Aulanets o Aulaneti (nella parlata locale le awalagne o oulagna o ouragna sono le nocciole selvatiche, le avellane: dal latino abellana (nux) attraverso il provenzale avelano e, fin dal XIV sec., aoulagna), località a valle del Coumbal di Castel del Bosco, fu il primo termine tra l'Università di Mentoulles e quella di Perosa, tra il Delfinato con Guigo II il Grosso e il Piemonte, infatti presso tale località nel 1239 doveva trovarsi la regione "ad boynas dalphini Comitatus" e nel 1273 pare passasse la "via que (in Perosa) incipit in porta itur versus terram dalphini et ducit..." (Cartario di Pinerolo, pgg. 167, 228); e segnava pure i confini della giurisdizione ecclesiastica dell'abbazia di Santa Maria di Pinerolo e della Prevostura di Pulx. Quando i Delfini di Vienne estesero i loro domini al Bec Dauphin, tra il Rio Agrevo e Meano, questo divenne il limite della Valle del Chisone e, più tardi, il confine tra la Francia e i Savoia fino alla pace di Utrecht (11 aprile 1713), ma rimase invariato il confine tra le parrocchie soggette all'abate pinerolese ed al prevosto ulciese. Le parrocchie della media e alta Valle Chisone, sottoposte alla prevostura dei canonici regolari di Oulx con un atto del 1098 da parte del Vescovo di Torino Guiberto I ("...ecclesiam de Pratogelato, ecclesiam de Uxellis, ecclesiam de Fenestrellis, ecclesiam de Mentullis cum decimis et possessionibus ad ipsas pertinentibus in integrum"), che nel 1698 si
smembrarono nelle attuali comunità parrocchiali (Meano, Castel del Bosco, Villaretto, Bourcet, Mentoulles, Fenestrelle, Usseaux, Pourrières, Traverses, Laval, La Rua), furono annesse alla diocesi di Pinerolo soltanto con l'erezione del nuovo Vescovado, con bolla di papa Benedetto XIV in data 23 dicembre 1748.

"Eissard" e "Prati nuovi".
Il forte incremento demografico avvenuto dopo il Mille provocò nelle nostre Valli la necessità di accrescere i terreni messi a cultura. Si ebbero così, come accenna il Patria a proposito dei nuovi pascoli della "comba" di Exilles, i vari Pra Nouvel (Mentoulles), Pre Nau (Mentoulles), Pre Nau (Gran Faetto)..., prato nuovo, prati nuovi, dal latino pratu novo (REW 5972); e, altrettanto numerosi, i toponimi Côdissart (Exilles), Codissart (Massello), Goudissart(Fenestrelle), Eissart (Inverso Pinasca, Pramollo, Angrogna, Bobbio Pellice, Villar Pellice, Torre Pellice,...), E(issartôns Damount e E(i)ssartôns Davol (Gran Faetto), Esartoun (Torre Pellice), Coudissar (Chiomonte). Tali località presentano queste denominazioni perchè sono superfici ridotte a cultura mediante sradicamento delle piante e dissodamento, oppure sono radure e appezzamenti arativi ricavati da un bosco dato alle fiamme per essere messo a coltivazione: di solito, difatti, tali appezzamenti si trovano ai margini dei boschi o in mezzo ai medesimi.
Secondo T.G. Pons (Nomi di luoghi o toponimi delle Valli Valdesi) il termine eissard (o eissart) risalirebbe al basso latino exartum o assartum; il REW (3066) lo fa derivare dal latino exsartu (exardesco = prendere fuoco, incendiare); per M.Chocheyras, docente all'Università di Grenoble, e per E.Patria il vocabolo era già in uso in tale accezione, sempre al plurale (Les Issards), nel francese medioevale; E.Hirsch (I nomi di Pinasca e di Villar Perosa) lo deriva dal nostro patois eisart o isart, zappa (da cui la voce verbale e(i) sartô, isarto = zappare). Comunque sia, tutti gli studiosi concordano nel suo significato.
Le decime "novales", che figurano spesso nei nostri antichi documenti e che si versavano
al principe, al suo rappresentante in Valle o all'autorità ecclesiastica, derivavano appunto dai terreni nuovamente o per la prima volta dissodati e messi a contribuzione. Ancora nel 1635, in irtù di un Arresto Reale, il Priore di Mentoulles, con atto dell'"officier royal" F.Berger, rivendicava agli abitanti del Roure le decime che gli spettavano, per antico diritto, "...sur les agneaux, chevraux et autres animaux comme encore les premices et novales..".