Per quanto riguarda i valori delle monete è da tenere presente che esse compaiono nei vari conti sotto due differenti aspetti: monete di conto di valore astratto (p.es. ai nostri giorni sentiamo qualche volta definire un "Verdi" la banconota da 5.000 lire) e monete reali il cui valore è rappresentato dalla massa di metallo prezioso che le costituisce (p.es. le nostre "pezze" da lire 500 che determinarono un fenomeno di tesaurizzazione e per questo motivo sparirono dalla circolazione); per questo motivo nei conti delle castellanie le somme delle varie partite portano sempre, accanto al risultato finale ottenuto in valori di conto, il corrispondente valore reale.
La moneta più corrente era la livre (tornese), divisa in souls (1 livra = 20 soldi) e in deniers (1 soldo = 12 denari), che a loro volta si dividevano in obols (1 denaro = 2 oboli). La livra fu l'unità monetaria che nel Bec Dauphine restò in uso fino al passaggio alla sovranità piemontese. Il valore reale di questa unità di conto andò sempre più diminuendo con il passare dei secoli; Natalia de Wailly (Mémoires de l'Accademie des Inscriptions et Belles Lettres Paris, 1857, Tome XXI) ha calcolato che, fatto pari il suo valore a 20 franchi nel 1258, esso era ridotto a franchi 0,98 nel 1793, cioè che la massa d'argento con cui era costituita era di g 91,17 nel 1258 ridotta sempre più sino a g 4,41 nel 1793 (Cfr. P.AIMES, Guide bibliographique des Hautes-Alpes, Gap 1959).
Tra la metà del secolo XIV e il 1713 (anno di passaggio alla sovranità piemontese) troviamo nei conti un'altra moneta di conto: il florin, formato da 12 gros, ossia da 12 soldi tornesi. Il valore che nel corso dei secoli assunse il grosso, che per la continua svalutazione perdeva sempre di valore, determinava il valore del fiorino medesimo. Il pagamento dei tributi veniva fatto in moneta corrente, ma sempre riferito al valore del tributo espresso nella moneta del tempo nel quale il tributo stesso era stato istituito. Per esempio troviamo che il pagamento del Ducat, imposto con la concessione delle Libertà Umbertine nel 1343, viene così registrato a Exilles nel 1588: "Item, les six vingtz florins appellez ducatz, annuellement dueubz a sa maj.té suyvant l'albergement general à la communaulté d'exilhes, passes a rayson de soyxante quatre souldz chascung ducat (ovverossia ciascun fiorino), monte six vingtz huict escutz sol".
Tra queste due monete di conto (la livra e il fiorino) esisteva una differenza basilare. La prima (la livra) era ancorata all'argento, il cui grado di purezza era misurato in denari (ossia in dodicesimi): cioè il metallo di 12 denari era l'argento di fino al 1000%(un denaro = a 83 millesimi), ma per il conio delle monete ci si serviva di argento in lingotti in lega con il rame a 23/24 di fino (0,958), che veniva comunemente detto "argent-le-roi" nel quale il denaro d'argento valeva solo 79 millesimi, anzichè 83 millesimi come sarebbe stato se l'argento fosse stato di fino.
La seconda moneta (il fiorino) era invece ancorata all'oro: essa venne messa in circolazione dal Delfino Guigo XII nel 1327, ma ebbe breve durata essendo intervenuto, dopo il "transport" del 1349, l'editto del 1364 che impose in Delfinato la sola circolazione di monete del Re di Francia, il che venne attuato entro il 1385. Al suo valore originario, però, come si è visto, sempre ci si riferisce per determinare il valore degli antichi tributi che risalgono al periodo dei Principi Delfino (prima del 1349). Con l'editto del Delfino Reale Carlo V (1364) l'antica unità di peso (marco di Grenoble g.237) venne tolta dall'uso e rimpiazzata dal marco di Parigi (g.245) e il cambio ufficiale venne stabilito in 1 denaro tornese per due denari viennesi: in conseguenza di ciò il grosso d'argento (soldo tornese), moneta emessa nel 1343, venne stabilito di valore pari a 15 denari tornesi, vale a dire a 30 denari viennesi. Questa disposizione mise fine anche a tutti i diritti dei vari signori di battere monete feudali; l'ultima emissione di moneta feudale in Delfinato fu quella fatta dall'arcivescovo di Embrun, Michel Etienne de Perolle, che era salito alla cattedra arciepiscopale nel 1379.
La moneta corrente nelle nostre alte vallate, prima del secolo XV, era il denaro viennese che conteneva circa un grammo di argento fino. Ma il tasso di denaro prezioso che aveva al principio del secolo XII andò sempre più diminuendo fino a ridursi a una lega che conteneva solo la metà del metallo prezioso che aveva in origine. Nei vecchi conti troviamo pertanto che si parla di "fortes veteres denarii viennenses", detti anche "bona moneta", per distinguerli dalla "parva moneta", che era costituita dai denari viennesi della metà del secolo XIV e dei quali ne occorrevano tre per avere lo stesso valore di due antichi denari.
Una moneta entrata in grande uso fu pure la liard (g.1,45) emessa nel 1383; con il passare dei secoli perderà sempre più valore e nel secolo XVI corrisponderà al quart (e il quart viene indifferentemente chiamato anche liard), ossia il mezzo obolo corrispondente al quarto di denaro (g.0,0435).
Nel secolo XVI si ebbe una grande innovazione in campo monetario in seguito all'ordinanza di re Enrico II, il quale nel 1547 stabilì che le monete prendessero il nome dal sovrano che le emetteva; poco dopo questo re emise un altro editto in base al quale veniva prescritto che le monete portassero sempre l'anno della coniatura e infine Enrico III dispose con ordinanza del settembre 1577, che sempre le monete avessero incisa l'indicazione del proprio valore. Queste varie disposizioni portarono alla scomparsa delle antiche monete, che rappresentavano dei valori reali costituiti dalla massa reale di metallo prezioso che contenevano.
Nel secolo XVI comparve una moneta che, con vario nome, sarà poi alla base dei conteggi e degli scambi, fino alla rivoluzione francese, in buona parte dell'Europa: l'ecu sol (nei documenti italiani: scudo del sole). Lo scudo aveva un titolo di 23 carati e conteneva una massa di oro fino di g 3,5. Paul Aimès nella sua preziosa opera dedica particolare attenzione a questa
moneta; essa valeva 60 soldi alla fine del secolo XVI, ci volevano quindi 5 fiorini per 1 scudo, giacché il valore del fiorino era stato stabilito con ordinanza del 19 marzo 1592, in 12 soldi, contenenti ognuno g.0,7 di fino; di conseguenza il valore dello scudo era anche di 3 lire, cadauna di 20 soldi. In quel periodo, quando si parlava di scudi si intendeva sempre una moneta d'oro, giacché la moneta d'argento che prenderà tale nome verrà emessa sotto Luigi XIII solo nel 1641 e la moneta d'oro prenderà il nome di luigi. Lo scudo d'argento sarà formato anche di 3 lire d'argento, cadauna di 12 denari d'argent-le-roi (958 millesimi) e conterrà g.26 di fino.
Lo scudo del sole aveva vari sottomultipli alcuni dei quali erano monete in corso e altri monete di conto: c'era il soldo, composto, come sappiamo, di 12 denari; 3 denari formavano la liard, moneta che aveva il valore di un quarto di soldo e che pertanto veniva detta anche quart; l'obole che valeva mezzo denaro e il patac corrispondente a 3 oboli.
Fra le monete che ebbero corso nei più lontani secoli troviamo anche i siseni del valore di sei denari viennesi, i dosini di 12 denari, il quaternal di 4 denari, il ternal di 3 denari e, oltre alla liard di cui ho già detto, il dizenus di 10 denari.
Nei conti dei nostri comuni ci si imbatte, al principio del secolo XVII, anche nel "ducat briançonnais" detto anche "ducat d'or". Questa moneta valeva più dello scudo (detto anche "ducat"), che valeva come si è detto 60 soldi; il ducato brianzonese era infatti quotato 3 lire, 8 soldi e 6 denari (soldi 68 e 6 denari) e non era altro che l'antico fiorino "boni ponderis" valutato nel 1592 a 67 soldi e 8 denari e corrispondente a un valore d g 3,9 d'oro: tre volte il valore del fiorino leggero ("parvi valoris"), valutato alla stessa data 22 Soldi e 8 denari e contenente circa g 1,33 di oro fino.
La pignatella è invece una moneta speciale di bassissima lega messa in circolazione in Piemonte da Lesdiguières nel 1592 con un valore di corso di 3 denari; la potremmo definire, con espressione moderna, moneta di occupazione, giacchè era spesa dalle soldatesche francesi nelle terre occupate del Piemonte, ma che a causa della differenza fra il suo valore di corso legale e quello della massa di metallo prezioso contenuto, che era inferiore a quello di 3 denari, non veniva accettata dai contadini piemontesi.
Per avere un'idea sia pure approssimativa del potere di acquisto delle monete antiche è necessario tenere sempre presente come parametro il peso di oro o di metallo prezioso in esse contenuto, che per esempio, nello scudo era di g.3,2 di oro fino. Questo criterio penso che, di massima, sia abbastanza valido specialmente per il periodo che va dalla fine del secolo XVI al principio del secolo XX, arco di tempo nel quale il valore dell'oro non subì notevoli variazioni.


Per chi volesse approfondire la materia, indispensabile per lo studio dell'economia delle nostre comunità sulla base degli abbondanti documenti che esistono negli archivi dei comuni del Bec Dauphine, indico alcune opere la cui consultazione è di guida e di aiuto:
H.MORIN, Numismatique féodale du Dauphiné, Paris 1854; A.VILLAR, La monnaie Viennoise, Gap 1942. H.HAUSER, Recherches et documents sur l'histoire des prix en France de 1500 à 1800, Paris 1936. Per quanto particolarmente si riferisce all'Alta Valle di Susa per i suoi contatti commerciai con la Bassa Valle, oltre alla classica opera del VERNAZZA sulla moneta segusina è interessante anche lo studio: C. MAURICE, Les denrés du Briançonnais (Oulx 1542), Bull. de la Societé des Etudes des Hautes Alpes, Gap 1936.