Anche quest'anno la "Festa del Piemonte" ha incluso, nelle sue varie iniziative celebrative, la visita ai Campi dell'Assietta sui quali, nel lontano 1747, si svolse la ben nota Battaglia in cui rifulsero la Vittoria dei Battaglioni del Duca di Savoia e lo sfortunato eroismo dell'agguerrito esercito francese sconfitto.
Il fatto bellico è oramai noto a tutti fin nei suoi minimi particolari ed è inutile ripeterne lo svolgimento, ma ho potuto constatare, ancora una volta, che ben pochi hanno inquadrato esattamente l'avvenimento nei tempi storici, sicchè per molti esso è conosciuto come un episodio della storia d'Italia o addirittura del Risorgimento, ignorando che, a quei tempi, l'Italia era ancora e davvero "una semplice espressione geografica" comprendente numerosi staterelli retti in forma assoluta, i cui governanti, re rincipi o duchi, erano ben lontani dal preconizzare una Nazione unica e indipendente.
E allora, come mai il Piemonte, o meglio il Ducato di Savoia, i trovò in guerra nel 1747 se, per il momento, non aveva ambizioni e se nessuno minacciava la sua integrità?
La Battaglia dell'Assietta è un episodio della Storia d'Europa.
Il '600 è il secolo che pone fine, quasi totalmente, allo sminuzzamento territoriale feudale e segna, per l'intraprendenza dei principi più forti, il conglomeramento dei piccoli Stati e la costituzione delle grandi potenze europee: Spagna, Francia, Inghilterra, Austria (la Russia è già grande e potente).
Il '700 è il secolo che pone di fronte queste potenze per una affermazione di supremazia (si dirà "per l'equilibrio europeo") in guerre per la successione ai troni e alle corone resi vacanti per la morte dei titolari, ed a cui aspirano parenti vicini e lontani. E' da notare che le dinastie delle grandi potenze sono quasi tutte imparentate, e membri in attesa di sistemazione ve ne sono d'ogni parte.
Il Ducato di Savoia (Savoia e Piemonte) è uno Stato piccolo e omogeneo, forte, ottimamente organizzato amministrativamente e militarmente e senza problemi dinastici, così come è la Prussia di Federico II. Logicamente dovrebbe rimanere estraneo
a questo bailamme europeo, ma la sua posizione geografica non glielo consente.
Il Piemonte si trova proprio nel bel mezzo del continente, sulla via che gli eserciti dei grandi vorrebbero percorrere per scontrarsi e invadersi a vicenda.
E' una situazione di estremo pericolo e il Duca di Savoia non potrebbe certo opporsi contemporaneamente a tutti per contrastare l'invasione del suo Stato.
Per questa ragione ed anche per la speranza di ricavarne qualche profitto territoriale, egli si allea or con questo ed or con quello dei belligeranti, ispirato non già da ambizioni nazionali, bensì dalla necessità e dalla politica del tornaconto. Il Duca si destreggia abilmente e i "grandi", conoscendo il valore del suo esercito, se ne contendono, con minacce e con lusinghe, la temporanea collaborazione.
Vediamo ora come avviene l'intervento del Piemonte nelle guerre di Successione del '700.

Guerra per la successione al trono di Spagna (1701-1714)
Alla morte di Carlo II re di Spagna, la Francia vorrebbe, con l'elezione di Filippo V, unire Francia e Spagna sotto un'unica dinastia, ma vi si oppongono Inghilterra, Austria, Olanda, Danimarca e Belgio per quel famoso "equilibrio europeo".
Guerra: Vittorio Amedeo II, duca di Savoia, suocero di Filippo V, dapprima parteggia. per la Francia; poi, offeso dall'orgoglio del genero e considerate meglio le cose, passa nel campo avverso ove milita il Principe Eugenio suo cugino, al comando di un esercito austriaco.
La coalizione antifrancese vince. Gli episodi che ci toccano da vicino sono la battaglia di Torino del 1706 (con l'episodio di Pietro Micca) e l'Assedio di Fenestrelle del 1708 (caduta del Forte Moutin).
Rilevo dall'archivio parrocchiale di Fenestrelle, reg. N. 3, pag. 166, quanto segue:
"Le premier jour du mois de septembre mil septcent huit, Son Altesse R.le de Savoie, est entrée dans le Fort de Fenestrelles avec ses troupes e la garnison de Francé en est sortie prisonnière de guerre".
Il curato Chareun con una postilla rivendica: "la garderobe qui est dans le Fort... dans le gouvernement... appartient à l'église".
Quale compenso per la sua prestazione, il Duca di Savoia ottiene la Sicilia con il titolo di re, la Valle di Pragelato, l'alta Val Susa e Casteldelfino, il Monferrato, la Lomellina e la Valsesia.

Guerra per la successione al trono d'Austria (1733-1738)
Non vi sono riferimenti alla nostra Valle: Carlo Emanuele III, succeduto a Vittorio Amedeo II che abdica nel 1730, vi partecipa a fianco della Francia ed è compensato con il possesso delle Langhe, di Tortona e Novara.

Guerra per la successione al trono d'Austria (1741-1748)
Alla morte dell'imperatore Carlo VI, per una sua disposizione previdente (la "Prammatica sanzione"), in mancanza di eredi maschili, sale al trono la figlia Maria Teresa. Insorgono, vantando diritti alla successione, Prussia, Francia e Spagna, mentre a sostegno di Maria Teresa si schiera l'Inghilterra la quale attira Carlo Emanuele II di Savoia, dopo che questi già si era deciso per la Francia. E' la solita politica di opportunismo largamente seguìta dai duchi di Savoia.
La guerra si accende in tutta Europa e perfino nelle lontane Colonie europee dell'India e d'America. Per un colpo decisivo, i franco-spagnoli dopo l'invasione della Savoia puntano sulla Valle del Po dominio dell'Austria. Gli Austriaci resistono alla pressione lungo il litorale ligure occupando anche, se pur temporeneamente, Genova mentre i Piemontesi si oppongono sul crinale alpino tra le valli del Chisone e della Riparia. E' la "Battaglia dell'Assietta" del 19 luglio 1747, diretta personalmente dai Comandanti in capo dei due eserciti contrapposti: il Maresciallo di Francia, nobile Bellisle, e il Conte Cacherano di Bricherasio.
La battaglia è cruentissima, una delle più sanguinose di tutto il secolo e si conclude con la completa disfatta francese: i 13 Battaglioni austro-piemontesi ributtano al di là del Sestriere e del Monginevro i 30 Battaglioni nemici alla testa dei quali è caduto lo stesso Maresciallo Bellisle.
La sconfitta portò la costernazione in tutta la Francia ed affrettò la conclusione della pace che venne firmata ad Aquisgrana.
Non sto a descrivere le fasi della famosa battaglia perché come ho giustificato all'inizio, esse sono ben note, nè ad illustrare la figura dei protagonisti, nè ad esaltare il valore dimostrato dalle truppe piemontesi alle quali erano state aggregati piccoli reparti di milizie provinciali valdesi e pragelatesi con specifici compiti di copertura e di osservazione.

ll pensiero di un'Italia unita, libera e indipendente sorgerà solo nell'800 con la Rivoluzione francese il cui seme, portato attraverso tutta l'Europa dalla bufera napoleonica, germoglierà nei moti popolari di Spagna, di Parigi, di Vienna, di Milano, di Napoli, di Torino.
Sarà il Piemonte, il vincitore dell'Assietta, a prendere l'iniziativa per un'impresa che durerà cent'anni (1820-1918): non piu al servizio delle grandi potenze straniere, bensì rivolta alla realizzazione di un ideale che accomuna i suoi interessi e le sue aspirazioni agl'interessi e alle aspirazioni del suo Re.