Una commissione di esperti guidata dall'intendente Bouchu visita la valle - Le rimostranze e le suppliche degli amministratori per ottenere una riduzione dei
tributi - Estrema povertà delle popolazioni valchisonesi - Inondazioni, avversità climatiche, guerre e saccheggi le avevano rese alla miseria più nera.

Un tempo il catasto, cioè l'inventario generale dei beni immobili, redatto per accertare le Proprietà e tenerne in evidenza le mutazioni, nonché per determinare una giusta base per l'applicazione dei tributi fondiari, era affidato direttamente ai comuni. Non è difficile infatti trovare negli archivi comunali dei grossi tomi manoscritti, nei quali trovansi scrupolosamente registrati i titoli di proprietà degli immobili e i loro trasferimenti, avvenuti per compra-vendita o successione o donazione, nonché le classificazioni e gli imponibili ad essi afferenti.
La consuetudine di affidare alle locali comunità la cura, l'aggiornamento e la conservazione del catasto ha origine antichissima.
Sotto Roma, le terre conquistate ai popoli vinti, che in un primo tempo andavano ad ingrossare l'«ager publicus» (demanio dello stato) e successivamente assegnate ai contadini, o in pieno dominio o con riserva da parte dello stato, vennero chiaramente delimitate e classificate al fine di conoscere i diversi possessi e di tutelare i diritti relativi. Mappe e documenti di questo catasto erano conservate in copia presso le comunità interessate, dove avevano valore ufficiale per qualsiasi controversia potesse insorgere.
Durante il Medio Evo, specie dove più a lungo è perdurata l'organizzazione feudale della società, a causa del radicale mutamento della costituzione delle proprietà immobiliari, le istituzioni censuarie, che sotto Roma avevano raggiunto un notevole perfezionamento, decadono rapidamente e solo nel XIII secolo, o con l'avvento dei Comuni o in virtù di particolari atti o decisioni di qualche Signore più illuminato, dette istituzioni riappaiono. In seguito, con l'assurgere delle classi popolari al potere e maturata poi la necessità di far sopportare a tutti, ed in proporzione dei rispettivi averi, il carico delle pubbliche spese, esse vengono perfezionate e adeguate alle mutate condizioni socio-politiche e socio-economiche.
La comunità valchisonese, che nel Medio Evo faceva parte del Delfinato, ebbe il suo primo catasto nel 1265 allorquando il Delfino Guigo ordinò quella specie di censimento, di cui altre volte mi sono occupato. Esso può, ben a ragione, essere definito un inventario generale dei beni immobili assegnati dal principe ai propri sudditi, al fine precipuo e primario dì determinare i tributi a lui dovuti. Come
si vede, un catasto vero e proprio che costituì indubbiamente la base di quello che, per alcuni secoli, funzionò nei comuni della valle, conservato direttamente dalle singole amministrazioni locali.
Più volte, nel corso dei secoli, il catasto valchisonese dovette essere ricostituito. Guerre, incendi, devastazioni e saccheggi, susseguitisi in tutta la valle a causa degli innumerevoli avvenimenti bellici che la interessarono, distrussero a più riprese gli archivi di molti comuni per cui fu giocoforza provvedere ogni volta ad una nuova ricognizione immobiliare e ad una nuova registrazione catastale, avvalendosi dei rogiti notarili in mano ai proprietari dei terreni o consultando gli archivi degli stessi notai.
Questo catasto fu poi oggetto di periodiche revisioni, ordinate dal governo di Briançon o da quello di Torino o promosse dai singoli comuni, al fine di mantenerlo aggiornato e rispondente alle situazioni in atto.
Degna di attenzione la revisione attuata nell'anno 1699 dall'Intendente Bouchu nel corso della quale i rappresentanti dei comuni costituenti la comunità di Valchisone, ossia Pragelato, Roure, Usseaux, Mentoulles, Fenestrelle e Meano, hanno tentato di ottenere una diminuzione dei carichi fondiari. Il 16 settembre di quell'anno a Oulx, i rappresentanti dei comuni di Valchisone comparvero dinnanzi all'Intendente Bouchu cui sottoposero le richieste dei loro amministrati.
Per il comune di Pragelato comparvero il console in carica Giovanni Thurin ed i consiglieri Daniele Papon, Giovanni Pastre-Gonnet e Giovanni Pastre-Friquet. Costoro sottoposero all'esame dell'Intendente il catasto dell'anno 1577, contenente i carichi e gli scarichi tributari, ed il ruolo fiscale concernente l'anno 1688 e seguenti fino al 1698 compreso. Infine vennero esposte le rimostranze della popolazione pragelatese e le sue richieste. Il tutto, unitamente alle richieste avanzate dai rappresentanti degli altri comuni della valle, risulta inserito nel processo verbale della «Procedure de la revision des feux faite en 1699 par m.l'Intendant Bouchu concernant la partie de la vallée de Cluzon» sottoscritto dai commissari Bouchu, Pourroy, La Colombière, Basset e Richand e conservato negli archivi del Parlamento del Delfinato a Briançon.
Dalla supplica che il console Thurin e i suoi collaboratori presentarono all'Intendente Bouchu è dato conoscere le condizioni in cui si trovavano i pragelatesi in quel tempo, le loro ansie e le loro preoccupazioni. Per poter far fronte ai loro carichi fiscali, essendo insufficienti ai bisogni i magri redditi loro derivanti dalla coltivazione della terra, malgrado le cure che vi dedicavano, molti di essi, per soppravvivere, erano costretti ad abbandonare le loro case per almeno sei mesi all' anno recandosi in altri paesi dove, pur di racimolare qualche soldo, si dedicavano ai lavori più umili.
Il lavoro del campi dunque non rendeva molto ed inoltre era, come oggi, in balìa degli eventi atmosferici e soggetto agli umori del tempo. La scarsa fertilità del terreni, malgrado le abbondanti concimazioni e le particolari attenzioni dei contadini, non permetteva grandi produzioni. Ciò che soppravviveva alla rigida temperatura invernale e alle nevi veniva spesso falcidiato dalle gelate primaverili o dalle nevicate tardive, come avvenne nell'anno 1698 come risulta da apposito verbale redatto dal Castellano della valle Bertrand, per cui «les prairies produisent peut et particulièrement dans les montagnes où un bon faucheur peut apéine couper dans un jour de quoi charger un mulet!». A ciò si aggiungano i rischi derivanti dalle frequenti inondazioni provocate dai ruscelli che scendono lungo i fianchi della valle (la Pisse, Combe Vieille, Pomerol, Moulette, Attaches, Salse, Comberaut, Valloncros) o dal torrente Chisone e che hanno asportato terreni coltivati per una superficie di 1.300 seterés, mentre molti terreni, abbandonati dai proprietari emigrati per cause di religione o deceduti senza eredi, erano incolti non trovandosi nessuno disposto a farsene carico e a coltivarli.
Le guerre combattute nella valle hanno poi contribuito a deprimere ulteriormente il morale dei pragelatesi di quel tempo e a provocare loro altri guai. Ben 413 case vennero distrutte o incendiate e non vennero ricostruite a causa dell'estrema povertà dei proprietari; le truppe acquartierate durante l'inverno rovinarono intere foreste e quelle presenti al momento della supplica non furono da meno, tanto che nel verbale si legge «ce qui est une perte qu'un siècle entier peut apéine réparer»; gli abitanti stessi vennero sovente derubati o catturati dai nemici, i quali pretesero poi delle somme considerevoli il loro riscatto; altra volta vennero loro rubati il bestiame, le derrate alimentari, i mobili e materiale vario per il forte di Perosa per cui di questi disgraziati «la plus part a été reduite à la derniere mizère». Come se ciò non bastasse gli abitanti di Pragelato vennero obbligati e pagare la considerevole somma di 4.158 lire 11 soldi e 4 denari per la costruzione di muraglioni e forfificazioni a Soucheres Basses, Ruà, Puy e Rif, di cui non vernnero mai indennizzati.
Tutte queste rimostranze risultano diligentemente annotate nel processo verbale redatto dal Bouchu ma molto probabilmente non sortirono alcun effetto positivo per le popolazioni valchisonesi. Nei giorni susseguenti l'udienza di Oulx, e precisamente dal 17 al 21 settembre, il Bouchu ed i suoi collaboratori, accompagnati da un collegio di esperti e dai rappresentanti di Valchisone, si recarono nei vari comuni della valle per procedere ad un sopralluogo al fine di appurare la veridicità di quanto affermato dagli amministratori comunali di Pragelato, Usseaux, Fenestrelle, Mentoulles, Roure e Meano, oltre che accertare le reali condizioni dei beni immobili cadenti nei vari comuni. Ma delle decisioni a cui pervennero in seguito i responsabili del governo, nel processo verbale non vi è alcuna traccia. Quasi sicuramente le cose restarono come prima e come sempre.... pantalone continuò a pagare!