La controversia definita dopo circa trent'anni - L'escussione delle parti dinnanzi all'Intendente De Cravanzana a Pinerolo - ll mancato pagamento dei fondi stanziati per forniture alle truppe francesi alla base nella lunga disputa

Spulciando tra i polverosi tomi dell'archivio comunale di Pragelato, riordinato a cura dell'attuale amministrazione, sono venuto a conoscenza di una lunga controversia insorta tra il Comune di Pragelato e gli eredi del capitano Daniele Papon di Souchères Basses, sindaco del comune per l'anno 1707, in ordine alla chiusura del conto consuntivo presentato dallo stesso capitano Papon alla fine del proprio mandato consolare.
Tale controversia, che durò parecchi anni, sfociò in una lite dinnanzi all'Intendente di Pinerolo, certo De Cravanzana, discussa a cavallo tra il 1740 e il 1741.
Il Comune di Pragelato venne citato in giudizio dal notaio Giovanni Perron quale legittimo amministratore della persona e dei beni di suo figlio Giovanni Gerolamo e della di lui moglie, Susanna Papon, coerede del capitano Papon.
All'udienza delle parti, convocata dall' Intendente di Pinerolo, il comune venne rappresentato dal sindaco Giovanni Lantelme e dal consigliere Daniele Griot, ambedue a ciò delegati dal Consiglio Comunale con apposito atto.
Il dibattito e l'esame della controversia richiesero parecchi mesi. In data 6 dicembre 1740 l'Intendente De Cravanzana, preso atto delle richieste e delle tesi delle parti, ordinava al segretario generale della valle di concedere in visione alle parti stesse i conti consolari, gli atti, le deliberazioni e i documenti riguardanti la questione rilasciandone loro copia; analogamente veniva ordinato al comune di Pragelato di concedere agli eredi del capitano Papon di prendere visione dei documenti conservati negli archivi e di rilasciare copia di quelli eventualmente richiesti. Circa quattro mesi più tardi, il 14 aprile 1741, veniva emessa la sentenza.
È certo noto come fosse regolata la vita amministrativa dei nostri comuni prima della rivoluzione francese e come, in virtù del regolamenti politici ed amministrativi in atto in quei tempi, regolamenti derivanti dalla memoranda transazione di Umberto Delfino e sempre riconosciuti e riconfermati col passar dei secoli, i sindaci, il cui mandato durava un anno solo, una volta cessati dall'incarico dovessero rendere conto del loro operato sia sul piano
politico che su quello amministrativo, direi più su questo che su quello, presentando il conto particolareggiato delle spese sostenute per conto del comune e della valle. E' su questo conto che si accese la disputa tra gli eredi del sindaco Papon e gli amministratori del comune.
Come dianzi detto, per l'anno 1707 era stato eletto sindaco il capitano Daniele Papon di Souchères Basses. Scadulo il proprio mandato, il capitano Papon presentò il conto della propria gestione, conto che venne chiuso l'8 gennaio 1711. In detto conto il Papon addebitò al comune una spesa di 6159 lire e 12 soldi per vacazioni, salari e forniture fatte alle truppe di S.M. Cristianissima il re di Francia che in quell'epoca occupavano la valle; tale spesa era da pagarsi alle parti interessate e cioè ai vari creditori.
Per fronteggiare le suddette spese, la Comunità della valle Chisone aveva assegnato al sindaco Papon la somma di lire 4480 da riscuotersi dal Tesoriere Generale di Francia, incaricato del pagamento. La rimanente somma sarebbe stata portata in uscita e quindi inclusa nei ruoli dei tributi posti a carico dei contribuenti.
Oltre alla suddetta somma il sindaco Papon, avendo avuto l'ordine di effettuare altri pagamenti (8835 lire e 16 soldi per forniture di foraggi e 6674 lire, 9 soldi e 69 denari per decime, salari, vacazioni ecc.), li specificò nel conto particolareggiato da lui predisposto, tanto più che per saldare i creditori la Comunità della Valle gli aveva assegnato la somma di lire 9509 e 18 soldi, da riscuotere dal Tesoriere di Francia; la rimanenza la doveva esigere per mezzo dei consueti ruoli comunali.
Il capitano Papon non era però riuscito a riscuotere dal Tesoriere di Francia le somme messe a sua disposizione dal governo della Comunità Valchisonese.
Tuttavia egli aveva soddisfatto di persona, com'era consuetudine, coloro i quali vantavano dei crediti. Era quindi lui che restava scoperto delle somme anticipate, pur cercando di esigerle in pagamento dai contribuenti, molti dei quali poi risultavano ancora creditori per le forniture effettuate alle truppe di S.M.Cristianissima.
Gli eredi del sindaco, per bocca del notaio Perron, sostennero allora giustamente
di non poter effettuare ulteriori pagamenti, facendo notare di essere essi stessi creditori delle somme non riscosse dal Tesoriere di Francia. Essi chiedevano pertanto che la Comunità venisse condannata a corrispondere loro la somma complessiva di lire 11775 e 7 soldi a saldo delle anticipazioni fatte dal loro congiunto, oltre agli interessi, oneri e spese in conformità all'ordinanza del 17 febbraio 1740.
Alla base della disputa era dunque la mancata corresponsione, da parte della Tesoreria del governo di Parigi, delle somme stanziate dalla Comunità di valle. Di questo non poteva essere in alcun modo imputato il sindaco Papon.
Le tesi degli eredi Papon vennero duramente contestate dai rappresentanti del Comune. Il sindaco Lantelme sostenne che il Comune non era obbligato né ad assegnare ulteriori fondi agli eredi del capitano Papon, né tanto meno a scaricarli delle obbligazioni e degli impegni da lui contratti. Inoltre, passando direttamente alla controffensiva, i rappresentanti del comune sostennero essere diritto del Comune pretendere dagli eredi Papon il rimborso di certe somme riscosse nel febbraio 1709 dal Papon stesso, in qualità di procuratore del Comune, congiuntamente ai signori Giovanni Bouvier e Bernardo La Tourette, procuratori di altre valli al di qua del Monginevro, per le forniture fatte agli ufficiali, generali ed alle truppe di Francia nei mesi di settembre e ottobre 1706. Le richieste del Comune non si fermano qui. Esse riguardano ancora l'esazione di altre somme di denaro fatta dal capitano Papon, congiuntamente ai procuratori delle altre vallate, nonché la fornitura di foraggio e altri generi fatte alle truppe francesi durante l'acquartieramento dell'inverno 1707, così come le pezze giustificative concernenti la fornitura di palizzate, fascine, legna da riscaldamento, buoi e vacche alle truppe di Perosa, Fenestrelle, Colle delle Finestre e Balbouttet, e di pane fornito alle famiglie della val San Martino, giusto quanto deliberato dall'assemblea generale della valle in data 2 maggio 1723.
Viste le richieste delle due parti, il 6 dicembre 1740 l'Intendente della provincia di Pinerolo concedeva loro due mesi di tempo per prendere visione dei documenti e degli atti conservati negli archivi o in loro mano e per ottenere eventuali copie, riservandosi di ordinare una nuova comparizione.
All'udienza del 14 aprile 1741, conclusiva della lunga controversia, i rappresentanti del comune, oltre a chiedere conto della fornitura di legname alle truppe nel 1707, avanzarono altre tre precise richieste e cioè:
1. - che il conto dei pagamenti effettuati dal capitano Papon fosse regolato e corretto in caso di errori;
2. - che gli eredi del capitano Papon presentassero un conto generale delle forniture effettuate;
3. - che gli eredi del capitano Papon si «purgassero» con giuramento di eventuali mancanze commesse dal loro congiunto nei confronti della pubblica amministrazione.
Sulla scorta del conto dell'anno 1707 - chiuso nel 1711 - degli atti consolari, quietanze, deliberazioni, certificati e altri documenti prodotti dalle parti in causa, l'Intendente di Pinerolo emise la propria sentenza. Gli eredi del capitano Papon vennero sollevati da ogni responsabilità, assolti e liberati da ogni obbligo e da ogni pretesa avanzata dal Comune, che venne dichiarata infondata. Il Comune a sua volta venne invitato a rivolgersi direttamente al governo di Parigi per ottenere il pagamento di quanto stanziato per le forniture alle truppe francesi in quell'epoca acquartierate nei centri dell'alta valle o transitati per essa.
Il giudice sentenziò ancora ed ordinò che il Comune si facesse carico della differenza esistente tra la somma riscossa del capitano Papon, ammontante a complessive lire 7817 e denari 9, e quella a lui effettivamente spettante e dell'importo di lire 8201 e soldi 1. La differenza, di cui gli eredi Papon vennero dichiarati creditori, era di 384 lire e 3 denari!
Venne infine ordinato agli eredi del capitano Papon di prestare il giuramento richiesto dai rappresentanti del Comune sulla veridicità delle asserzioni fatte e sull'autenticità dei documenti prodotti a sostegno delle loro tesi ed alle parti di rilasciarsi reciprocamente quietanza circa ogni ulteriore pretesa ed eventuale diritto sull'amministrazione del capitano Papon.
Si chiuse così una lunga vertenza, protrattasi per anni, che vide impegnati da una parte gli eredi di un probo amministratore del nostro comune e dall'altra i rappresentanti di un'amministrazione comunale che, pur soccombente, dimostrò di aver ben alto il senso del dovere a tutela del legittimo interesse del comune e di ogni suo cittadino.