Due sono le località dell'Alta Val Chisone che debbono il loro nome a luttuosi avvenimenti verificatisi nei secoli della storia: il Pian dei Morti ("Clò da mors") e il Vallone dei morti ("Valoun da mors").
Il Pian dei Morti o, nel patois pragelatese, "Clò da mors", si trova sul versante del Piz, nella bellissima conca di Mendìa. Nulla si sa di preciso circa le origini della denominazione di questa località. Essa è forse dovuta alla tragica morte dei bambini valdesi avvenuta la vigilia di Natale intorno al 1400 di cui parlano le cronache e le leggende, nonchè alcuni storici i quali tuttavia non sono molto concordi nè sulla data in cui il tragico avvenimento ebbe luogo, nè sul numero dei morti, nè, tantomeno, sulla località.
Circa l'anno, il Pittavino - nella sua "Storia di Pinerolo e del pinerolese" - afferma essere il 1384, mentre altri storici valdesi, quali il Gilly, il Perrin e il Lager, sostengono che fu invece il 1440. Anche sul numero dei bambini morti non c'è concordanza: chi dice ottanta e chi
cinquanta. Per quanto invece riguarda la località, essa viene indicata genericamente da tutti nei monti dell'Albergian.
Come si vede le notizie sono piuttosto confuse. Quello che si sa per certo è che in quegli anni la Valle di Pragelato è stata teatro di feroci persecuzioni contro i Valdesi promosse dall'inquisitore Borelli, un monaco di Gap, il quale, dopo aver sottoposto a processo molti abitanti della valle, strappò con il terrore molte abiure e costrinse molti altri a cercare scampo nella fuga. Fu quasi sicuramente durante queste feroci persecuzioni che avvenne il terrificante episodio dei bambini periti di freddo in grembo alle loro madri sulle cime deserte, fra le nevi e il ghiaccio.
Non appare perciò azzardato ipotizzare che l'avvenimento sopra descritto sia avvenuto sulla pendici della Punta del Piz anzichè su quelle dell'Albergian vero e proprio e ciò per due motivi. Innanzitutto il nome di "Clò da mors" (Pian dei Morti) dato ad una specie di ripiano che trovasi lungo il versante del Piz; in secondo luogo, la genericità con cui gli storici indicano il luogo in cui avvenne il tragico episodio. Si deve in proposito osservare che la Punta del Piz può considerarsi facente parte della catena dell'Albergian, per cui la località denominata Pian dei Morti potrebbe avvalorare l'ipotesi prospettata che, tuttavia, rimane tale.
Il Vallone dei Morti o "Valoun da mors" si trova invece tra il villaggio di Balboutet, in comune di Usseaux, e i monti dell'Assietta. Fu in questo Vallone, ora deserto e silenzioso,ricco di larici secolari, ed in cui nella bella stagione i pastori conducono i loro armenti a pascolare, che, secondo la tradizione, nel 1557 si sarebbe combattuta una sanguinosa battaglia tra i francesi - allora padroni della valle - e le truppe dell'Infante di Spagna.
Di qui il nome di "Vallone dei Morti" dato alla località in cui ebbe luogo la battaglia che la fantasia popolare ha eternato nella leggenda che riportiamo.
Allorchè la guerra ardeva più micidiale, una compagnia di granatieri francesi percorreva in lungo e in largo la valle, guidata dal suo valoroso capitano.
Camminava con loro un pastore del luogo, preso come guida, ma che invece li condusse dove avrebbero trovato la morte, in un punto dove era stata predisposta una mina.
I granatieri, animati dal desiderio di correre e dar manforte ai loro compagni e trascinati dall'esempio del loro comandante, gridando "Vive le Roi!" corsero all'assalto della sovrastante collina. Ma proprio in quell'istante la mina esplose con un terribile fragore di tuono e, ad eccezione del capitano, tutti i granatieri caddero a pezzi, fulminati.
Fu il pastore stesso che, preso d'ammirazione per l'eroica condotta del capitano, lo aveva strappato in tempo dal luogo fatale portandolo poi a casa sua dove lo curò.
Il capitano si riebbe dalle terribili ferite e un giorno se ne andò....
Ma dal quel giorno, la pace del vallone ebbe fine. Sul calar della sera, quando il sole era tramontato dietro al Grand Serin, per lungo tempo il pastore sentì il rumore dei passi dei granatieri, il rullare dei tamburi, il fragore delle artiglierie e il crepitare dei moschetti...
Passarono lunghi anni. Un giorno il vecchio pastore fu sorpreso dall'uragano: a stento riuscì a raggiungere la sua capanna. Si stava rifocillando quando, a un tratto, la porta si spalancò e sulla soglia comparve un colonnello dei granatieri di Francia. Portamento marziale,
faccia abbronzata, pervasa di malinconia.
Domandò al pastore se lo riconoscesse narrandogli poi dei suoi combattimenti nelle Fiandre e in Spagna, sempre però pensando ai suoi granatieri "spariti" nel vallone un giorno lontano.
Intanto il temporale era cessato e il sole, tornato e splendere nell'azzurro cielo, si avviava al tramonto. Poco dopo la valle si riempì dei soliti misteriosi rumori che ogni sera accompagnavano il riposo dal pastore.
L'ufficiale si alzò di scatto e con la faccia raggiante gridò: "C'est l'heure! Vive le Roi!". Sguainò la spada, uscì e sparì nella notte...
Da quella sera, il pastore più nulla udì. La pace tornò nella valle non più turbata dal calpestio dei granatieri: il capitano li aveva finalmente raggiunti.