Le vallate del Bec Dauphin politicamente e amministrativamente francesi, (pur conservando integre le loro caratteristiche occitane) gravitavano commercialmente, per la loro posizione geografica, verso il Piemonte, pur restando sempre fedeli e sinceramente attaccate alla prestigiosa Corona del Re di Francia.
Le fiere di Susa, di Avigliana, di Rivoli, di Pinerolo, dì Saluzzo, erano frequentatissime dai "brianzonesi", come in Piemonte venivano chiamati gli abitanti del Bec Dauphin. Fin dal Medioevo, come viene ricordato in molte relazioni dei castellani dei secoli XVI e XV, il Piemonte era la meta dei montanari che, durante l'inverno, scendevano da quelle alte vallate, per pettinare canapa nei dintorni di Torino, spingendosi alcuni fino all'Alessandrino; così come, più verso il Piemonte che verso la Francia , per la povertà dei paesi delle nostre vallate, si riversava la corrente migratoria per i lavori stagionali: la vendemmia, la fienagione, la raccolta delle castagne.
Piemontesi, d'altra parte, erano i "profumeurs" che durante le pestilenze salivano nelle valli per praticare l'arte loro e dalla pianura piemontese e lombarda venivano i raccoglitori di "parasine" i quali percorrevano i boschi per la raccolta di quel prodotto dell'abete dal quale gli speziali distillavano la "turmentine".
Saluzzesi erano i minatori e i fonditori di ferro che lavorano a Castel Delfino, mentre da Pinerolo e dalla valle di Perosa salivano gli appaltatori dell'estrazione dei metalli, dei quali esistevano numerose miniere nelle alte vallate del Chisone, della Dora e, specialmente, della Varaita.
Dalle cascine di Torino e del Pinerolese salivano a centinaia i capi di bestiame per soggiornare durante i mesi estivi sui ricchi pascoli alpini, e la "fidancia", tassa sul bestiame affidato, costituiva un'entrata non indifferente per le castellanie del Delfinato di qua dei Monti.
I rapporti fra le due popolazioni di frontiera erano quindi continue e cordiali; per rendersi conto di questo fatto basta sfogliare i registri dei battesimi delle parrocchie della parte bassa delle alte vallate per constatare quanti siano stati i padrini, di paesi della parte piemontese delle vallate stesse, che hanno tenuto a battesimo i bimbi "brianzonesi".
Anche i cartolari notarili ci parlano di continui rapporti fra le due popolazioni frontaliere: le registrazioni del notaio Yno di Susa della prima metà del secolo XIV (A.S.T., Sez.di corte) riguardano molte compravendite, costituzioni di dote, contratti matrimoniali ecc.di abitanti dell'Alta Valle; in contrapposto notai di Salbertrand, Exilles e Chiomonte dei secoli XVI
e XVII (A.S.T.,Sez. IV; notai Susa) stendono atti a Gravere, Susa, Giaglione, dove scendono su richiesta di loro clienti piemontesi.
Tra le merci esportate in Piemonte una delle voci più attive era il sale.
Questo indipensabile minerale, che in Piemonte mancava e nel Delfinato era razionato, per antico privilegio dalla "république des escartons", poteva essere acquistato in quantità illimitata in Provenza.
Esso dava quindi luogo a un florido commercio; i mulattieri alto-valsusini lo scambiavano a ottime condizioni sul mercato di Susa con prodotti piemontesi ricercati di là dalla cresta alpina, quali cordami, telerie e manufatti in ferro.
Un altro prodotto che i "brianzonesi" vendevano a ottime condizioni in Piemonte, era l'olio di "marmoutie" (prunus brigantium) ricercato dalle ricche famiglie di Torino per l'illuminazione, giacchè bruciando nelle lampade emanava un gradevole profumo di mandorla.
Che i rapporti commerciali fra il Bec Dauphing e il Piemonte fossero di importanza vitale per il Delfinato di qua dei Monti lo denuncia quanto avvenne nell'ultimo scorcio del secolo XVI.
Quando gli escarton di Oulx e di Valcluson dopo la convenzione di Embrun (che l'Alta Valle di Susa siglò a Oulx 1'11 agosto 1590), tornarono all'obbedienza del loro Re, ponendo così fine alla guerra di religione, perdurando però lo stato di guerra tra la Francia e il Piemonte per la questione del Marchesato di Saluzzo, i rapporti commerciali tra le basse e le alte vallate dovettero interrompersi. Le popolazioni altovalligiane per le quali tali rapporti erano indispensabili, giacchè, specie nei mesi invernali, erano completamente isolate dal resto di Francia, cercarono, con il consenso del comando francese di accordarsi affinchè i vitali scambi commerciali potessero continuare con le popolazioni del paese nemico.
Quanto tale necessità fosse reale lo attesta il fatto che il Lesdiguiéres concesse l'autorizzazione richiesta.
Nei conti comunali di Exilles dell'anno 1591 una serie di registrazioni, che non portano data, ma che nella successione con cui sono scritte denunciano la successione cronologica dello svolgersi dei fatti, ci dicono quanto avvenne.
Ci fu una prima presa di contatto da parte del comune di Exilles con le autorità di Susa; pare che l'iniziativa sia stata del comune (il quale inviò il proprio procuratore, notaio Antonio Teisseire, accompagnato dal Castellano, l'exillese Giovanni Deyme, anche lui notaio) giacchè la spesa per questa missione venne sopportata intieramente dal comune e non ripartita fra i componenti dell'escarton: "A monsieur teisseyre et monsieur dyme allantz a Suze pour le faict du commerce, quaranta seuldz".
La missione, quantunque esplorativa, diede risultati positivi ed elementi validi tanto da prospettare le possibilità di un accordo e i termini del medesimo al Lesdiguiéres, presso il quale venne inviato Ponzio Nanet di Beoulard: "A Poncet nanet de Beolard pour la cotte d'exilhes de sa vacation vers monsieur desdiguiéres pour le faict du commerce de piedmont a raison de douze souldz pour feu, ung escu".
I contatti proseguirono quindi non più da parte del comune, ma a livello di escarton, come appare dalla ripartizione della spesa (1), a Torino, dove si recarono i rappresentanti dell'Alta Valle di Susa, il castellano di Chiomonte e il capitano Gonon, ufficiale commissario ai viveri dell'escarton d'Oulx: "Au castelain de chaumontz commis avec le capp.ne gonon pour aller a Turin pour le faict du commerce auxquels a este taxe pour leurs despences et vaccation a raison de huict souldz pour feu et pour la cotte d'exilles guarante souldz".
Queste trattative si conclusero con un accordo che stabiliva le modalità per il rilascio di uno speciale passaporto, riconosciuto dalle parti e concesso a poche determinate persone dell'alta Valle autorizzate a scendere in Piemonte.
L'accordo venne siglato a Torino dal rappresentante dell'escarton notaio Justet di Oulx: "A maistre Jehan Justet d'Oulx pour la cotte d'exilles de ses vaccation et despences a Turin pour le faict du commerce, ung escu cinquante cing souldz pour feu, neuf escuz trente cinq souldz".
Il passaporto verrà mantenuto anche nel periodo nel quale parte dell'Alta Valle di Susa sarà occupata dalle truppe Piemontesi (23 maggio 1593 - 21 gennaio 1595), e verrà rilasciato, come appare dal conto del comune di Salbertrand del 1594, dietro pagamento al tesoriere ducale di uno scudo del sole.
Inoltre, perchè la castellania di Cesana (fino al 1567 l'Alta Val Chisone aveva fatto parte dell'escarton "deça le Montgenevre", come venivano chiamato l'escarton d'Oulx, e la castellania di Pragelato e Cesana erano rette di solito dallo stesso castellano) e specialmente le comunità di Sauze, di Cesana e di Champlas du Col, che per motivi storici e geografici, avendo stretti rapporti con i Pragelatesi, che da Cesana transitavano per accedere al Delfinato di là dei Monti, gravitavano commercialmente più su Pinerolo che su Susa, l'escarton inviò Claudio Poncet di Sauze di Cesana, accompagnato dal castellano di Cesana, a Pinerolo, onde addivenire a un accordo che permettesse il proseguimento degli scambi commerciali anche con la bassa Val Chisone nonostante lo stato di guerra: "Audictz de sezane pour remboursement de ce qui ont paye pour exilhes a Claude Poncet envoye a penerol pour le faict du commerce six soulds ung liard"(2).
Che la possibilità di commerciare potesse continuare a sussistere, interessava naturalmente più gli abitanti dell'Alta Valle che le autorità piemontesi, perciò queste, nelle trattative, facevano resistenza per fare maggiormente pesare la concessione, che, però, alla Corte di Torino interessava fare sia per motivi di propaganda politica, sia per scopi militari, essendo così più facile avere informazioni su quanto avveniva in quelle regioni alle quali Carlo Emanuele I aspirava.
Per vincere queste resistenze gli altovalligiani ricorsero a dei donativi regalando al governatore di Pinerolo, che era il Porporato, e a quello di Perosa una "Auxdictz de sesane pour rembousemente de 26 souldz 3 deniers qu'ilz ont pour exilhes audict claude poncet de Saulse de Sesane pour la cotte d'exilhes de la seconde vaccation par luy faicte a Pinerol et a Perouse comprins certains fromages, du dict lieti par luy donnes aulx governeurs diceulx lieux, ving_ six souldz ung liard".
Si trattò certamente di alcune forme di "plaisentif", formaggio ottenuto da latte non scremato, al quale veniva aggiunta una certa quantità di panna, e munto quando le mucche erano appena giunte sui pascoli ancora smaltati di viole; questo prodotto che veniva sottoposto ad un particolare processo di stagionatura era una specialità della Valle della Ripa ed era molto apprezzato e ricercato; il suo prezzo era superiore a quello della carne; costava infatti 6 soldi la libbra, mentre la carne costava solo 4 soldi; il suo prezzo era dunque doppio di quello del formaggio normale, che costava 3 soldi e triplo di quello della "thome" o "fromage blanc" venduto a 2 soldi e, in certi periodi, anche solo a 1 soldo e 3 denari la libbra.
Fu grazie al "plaisentif", distribuito, secondo le circostanze, in dono alle autorità civili e militari, ora delfinesi, ora piemontesi, che nella seconda metà del secolo XVI, sia durante le lotte di religione, sia durante le guerre per il Marchesato di Saluzzo, i nostri avi riuscirono spesso a risolvere intricate situazioni e a uscire meno malconci da delicati frangenti.
Quello del 1591 fu certamente uno strano accordo internazionale, che i due esponenti degli stati sovrani contraenti (il duca di Savoia e il Re di Francia, rappresentato dal suo luogotenente in Delfinato) ufficialmente ignorarono.
Essi non si opposero all'accordo, non certamente per i benefici che ai sudditi avrebbero potuto derivare, ma perchè esso dava a loro la possibilità di gettare uno sguardo in campo nemico.
Il Piemonte potè così fare una sottile propaganda politica dimostrandosi generoso verso una popolazione che abitava una regione alla cui sovranità aspirava per portare i propri confini al crinale alpino; la Francia, da parte sua, ebbe modo di ottenere con più facilità informazioni utili per la condotta della guerra, poco o nulla concedendo in questo campo al Duca di Savoia, essendo, secondo l'accordo, i contatti commerciali limitati al periodo invernale, quando i passi alpini erano chiusi perchè innevati e le stesse alte vallate praticamente inaccessibili.
L'accordo discusso e concluso a livello dei governatori piemontesi delle piazze di frontiera e degli escartons brianzonesi, era però stato intrapreso per iniziativa di un comune frontaliero, quale era Exilles.
Concludendo vorrei rilevare la lezione che ci viene dai nostri padri; essi ci dicono quanto artificiose siano le linee delle frontiere politiche volute dall'ambizione dei potenti, linee che dividono popolazioni la cui sola vocazione è la pacifica convivenza.

NOTE.
1)Le spese nel brianzonese venivano ripartite sul parametro del "feu", il fuocaggio. Exilles contava 5 feus, l'escarton di Oulx (castellanie di Exilles, Oulx, Bardenecchia, Cesana e Chiomonte) contava 91 feus, più 1/2 feu più 1/4 di 1/2 feu. Il feu rappresentava la superficie di terreno il cui reddito era di 2400 livres.
La castellania della Val Chisone negli anni 1404-1405 era tassata per 104 fuochi. N.d.R.
2)La livre era composta di 20 soldi, il soldo di 12 denari, il denaro di 2 oboli, l'obolo di 2 liars, detta anche quart. L'obolo era però moneta di conto poco usato; non si diceva infatti "deux souldz et ung obole', ma "deux souldz et demy", oppure "deux souldz et deux liards". Tre livres, cioè 60 soldi, formavano lo scudo; lo scudo d'argento (ecu bianco) - blanc - comparirà solo durante il regno di Luigi XIII, nel 1641.
In un documento non datato conservato negli archivi di Isère, forse risalente alla prima metà dei XIII sec. si legge che i "scindici Vallis Clayssonis debent 32 l.g.; it. magis pro introgis 9 1.; 6 s,; 8 d.gr.; valet castellania predicta 20 s.gr.". Negli anni 1352-1355, la castellania "vallis Cluysonis cum syndicis, valuit 48 1.18 s.4 d, pic.gross". In un altro documento del XV sec.il gettito della castellania di "Valcluson (et) Sesanne" era di 46 fl.
Per un raffronto pratico con il valore della moneta attuale valgano questi esempi: a Ivrea, nel 1231, un soldo, ossia "denari 12 segusini buoni vecchi" equivalevano a due "perottini" capponi; nel 1233 si pagarono soldi XXII pro una vaccha"; nel 1247 "denari iij pro anxere" e nel 1230 sette lire astesi per un bue (Cfr. F.Gabotto: Le carte dell'Arch.vesc. di Ivrea fino al 1313, Chiantore Mascarelli, Pinerolo, 1900).
Per meglio approfondire l'argomento, sicuri di fare cosa gradita ai nostri lettori, riteniamo però opportuno riportare quanto scrive lo stesso Autore dell'articolo. N.d.r.