(LV, 1982, N.4):
La scorsa estate il nostro Ugo Piton ebbe modo di partecipare ad un Convegno indetto a Torino dalla Regione Piemonte e dall'Università degli Studi di Torino sulla "Apicoltura piemontese". Siamo lieti di pubblicare uno stralcio della relazione che il Segretario de "La Valaddo" svolse in tale occasione. La comunicazione è comparsa integralmente negli Atti dello stesso Convegno.

Nelle valli del Piemonte occidentale l'apicoltura ha rivestito, per molti secoli, un'importanza non indifferente nell'economia agricola montana per cui non è stato difficile ricercare ed individuare i termini apistici in provenzale comunemente usati dagli abitanti di questa area alpina. La lingua provenzale, come la maggior parte delle altre parlate romanze o neolatine, compare per la prima volta in testi letterari della seconda metà del X secolo quale volgarizzazione del latino parlato nella Provenza. Per tutto il Medio Evo la chiamarono anche lingua "d'oc" (da cui il termine "occitanico"), in antitesi con la lingua "d'oil" ("oc" e "oil" corrispondono al "sì" italiano) in uso nella Francia settentrionale (Champroux, 1953).
La lingua occitanica è tuttora parlata nella Francia meridionale in sette regioni ("Gascounho, Lemouzin, Avernho, Guienno, Lengodoc, Delfinat, Prouvenso") e in quattordici vallate alpine ubicate nella parte occidentale del Piemonte: «Auto Val Douiro, Val Cluuzoun, Val San Martin, Val Pelis, Val Po, Val Varacho, Val Mairo, Val Grano, Val Esturo, Val Ges, Val Vermenanho, Val Pes, Val d'Ellero, Auto Val Coursaio». In queste valli, che non sono un'unità geografica né un'individualità morfologica, bensì un territorio di valore storico, etnico e linguistico, la parlata occitana è usata con molte varianti dialettali (Viscardi, 1967) che chiamiamo "patouà". La sua grafia però non è per nulla unitaria appunto per l'influsso dei diversi dialetti e dei vari autori originari di valli diverse. Il provenzale letterario moderno, creato da F.Mistral (1830-1914), si basa sul dialetto del basso Rodano (Francia); tuttavia esiste anche una produzione artistica nei vari dialetti occitani stimolata indirettamente dal movimento ottocentesco del "Felibrige" (scuola poetica provenzale fondata nel 1854 per unire artisti e poeti in un'opera comune di conservazione e di studi della lingua d'oc e delle tradizioni provenzali) (Avalle, 1961).
Alcuni vocaboli riguardanti l'apicoltura sono riportati da pregevoli opere in lingua occitanica: "Dizionario del dialetto valdese della Val Germanasca" (Pons, 1973) per il "patouà" di Massello (Val Germanasca), "Piccolo Dizionario del dialetto occitano di Elva" (Bruna Rosso, 1980) per il "patoà" di Elva (Val Maira) e "Lou Pichot Tresor - Dictionnaire Provençal-Français et Français-Provençal" (Xavier de Fourvières, 1973) per il "patouà" del basso Rodano (Francia). I termini apistici in lingua occitanica riportati nell'allegata tabella 1 sono stati trascritti con la grafia originale: nel "Dizionario del dialetto valdese della Val Germanasca" (Pons, 1973) l'Autore ha usato per la trascrizione dialettale un sistema misto, adottando la grafia italiana e ricorrendo, per le articolazioni che questa non era in grado di riprodurre adeguatamente, ad alcuni accorgimenti grafici presi dalla trascrizione scritta del piemontese o del provenzale o creati espressamente, mentre nel "Piccolo Dizionario del dialetto occitano di Elva" (Bruna Rosso, 1980] e ne "Lou Pichot Tresor - Dictionnaire Provençal-Français et Français-Provençal" [Xavier de Fourvières, 1973] la grafia usata è stata quella mistraliana.
Ne "Lou Pichot Tresor" (provenzale di F. Mistral e della scuola del "Felibrige") mancano del tutto i vocaboli conseguenti alle nuove scoperte, attrezzature e tecniche derivanti dall'esercizio dell'apicoltura razionale (arnia a telaini mobili, smelatore, peste americana, peste europea, ecc.) perché nel XIX secolo si esercitava unicamente l'apicoltura villica.
Per approfondire le conoscenze sui vocaboli usati è stata condotta una ricerca nella valle del Chisone intervistando diversi apicoltori in varie località: Meano (Comune di Perosa Argentina), Castel del Bosco, Roreto, Balma e Villaretto (Comune di
Roure) e Souchères Basses (Comune di Pragelato). In tutte queste località (fatta eccezione per Villaretto e Souchères Basses) si parla il "patouà" classificato come germanasco (Hirsch, 1970). Linguisticamente il germanasco comprende non soltanto la Val Germanasca (o Val San Martino), ma anche il versante destro della Bassa Val Chisone (Comuni di San Germano, Pramollo, Inverso Pinasca), il versante sinistro con i dintorni di Perosa Argentina e di Grandubbione (Comune di Pinasca), nonché, in Alta Val Chisone, le frazioni Meano, Castel del Bosco, Roreto e Balma.
Tempo addietro, il "patouà" di tipo germanasco copriva un' area molto più estesa: comprendeva l'abitato di Perosa Argentina (ancora oggi costituisce un caso a se stante), il Comune di Pinasca, il Comune di Villar Perosa e si spingeva fin verso il Malanaggio (Comune di Porte). L'aspetto etnico dei Comuni di Pinasca e di Villar Perosa cominciò a mutare dopo il grande esodo valdese (circa 280 anni fa) che ridusse fortemente la loro popolazione; questa si rinnovò a poco a poco con elementi in parte piemontesi immigrati dalla pianura.
Dopo Balma, a partire da Villaretto comincia l'area del "patouà" denominato alto chisonese che si estende fino a Sestrières.
La scoperta del Codice Gouthier ha permesso di accertare che, ancora nella prima metà del '500, non si sarebbe potuto stabilire l'attuale distinzione poiché le parlate erano più o meno comuni in entrambe le valli, differenziate soltanto da varianti locali. Le vicende politiche e religiose dei secoli XVI e XVII hanno provocato gran parte delle divergenze che caratterizzano la situazione attuale. Come sempre, anche fra questi due gruppi dialettali, il confine non è netto. Da Meano a Balma il germanasco va sfumandosi, mentre a Villaretto il "patouà", già nettamente alto chisonese, accoglie ancora frequenti innovazioni di tipo germanasco (Martin, 1977).
I risultati sono riportati in tabella 2 dove è stata adottata la grafia de "L'Escolo dòu Po", modellata su quella mistraliana, in parte fonetica e in parte etimologica.
Ne consegue che a grafemi diversi possono corrispondere fonemi identici e che grafemi identici possono avere pronuncia diversa.

Alcuni termini apistici possono delineare schematicamente il patouà germanasco (bassa val Chisone e val Germanasca) e quello alto chisonese, parlata a cui si riferiscono le nostre inchieste, presentando un certo numero di fenomeni fonetici e morfologici molto semplici e facilmente comprensibili.
-smielare: in germanasco conserva la â tonica e lunga, "zmelâ"; in alto chisonese la â tonica e lunga diventa ô "zmelô".
-maschio, larva: in germanasco conserva e, o (atone finali) "macle", "larvo"; in alto chisonese e, o si confondono in una vocale semimuta (es. e finale francese): "mòcle", "larve". A Villaretto (alto chisonese) e è mantenuta.
-abbeveratoio: in germanasco dittongo ou "abuouròu"; in alto chisonese dittongo au "abèourau"; la demarcazione fra òu e au passa fra Castel del Bosco e Roreto.
-il bidone, i bidoni: in germanasco "lou bidoun, lî bidoun"; in alto chisonese "lë bidon, loû bidoûn".
In ambedue le parlate c'è stato prima (fino al secolo scorso) un forte influsso del francese, a cui è seguito un influsso del piemontese e, più recentemente, dell'italiano: questo fenomeno è avvenuto anche in campo apistico dove l'evento dell'apicoltura razionale ha contribuito a plasmare nuovi vocaboli: "apiscamp": apiscampo; "bruc a telaìn mouvibble": arnia a telaini mobili; "poutilhon cöbbro coutèl" (germanasco), "putilhon cöbbr telaìn" (alto chisonese): assicella coprifavi; "coutèl dizoupercolatour" (germanasco), "coutel dizoupercolatour" (alto chisonese): coltello disopercolatore; "esclud regino" (germanasco), "esclud reine" (alto chisonese): escludi regina. E' significativo rilevare che i termini occitanici inerenti la patologia apicola sono entrati normalmente nei "patouà" della Val Chisone, ma che sono usati in modo approssimativo da molti apicoltori: ad esempio "pèst" (germanasco), "pest" (alto chisonese) è adoperato senza distinzione sia per identificare la peste americana che quella europea.

Vocaboli apistici riportati da "Dizionario del dialetto valdese della Val Germanasca" (Pons, 1973) nei "patouà" di Massello (Val Germanasca) (G), da "Piccolo Dizionario del dialetto occitano di Elva" (Bruna-Rosso, 1980) nel "patouà" di Elva (Val Maira) (E) e da "Lou Pichot Tresor Dictionnaire Provençal-Français e Français-Provençal" (Xavier de Fourvières, 1973) nel "'patouà" del basso Rodano (Francia) (R)

abbeveratoio: abböuròu (G); abéuradou (R)
accoppiamento: acoublamen (R)
antenna: anteno (R)
ape: abiho (R)
apiario: abihié o brusquié (R)
apiario chiuso: abihié o brusquié barra (R)
apiario coperto: abihié o brusquié cubert (R)
arnia: bruc (G); brusc (E, R)
arnia di paglia: brusc de paio (R)
arnia in tronco: brusc de bos (R)
barattolo per miele: vas da mèèl (G, E); vas dóu mèu (R)
bidone per miele: barralet o bioun dóu mèu (R)
cera: siro (G); ciro (R)
colonia: coulonio (R)
coltello: cutèl (G); coutèl (E); coustau (R)
covata: couvâ (G); couvâ (R)
cuscino: cuusin (G)
dissenteria: curento o pì lèsto (G); courento (E); dissentarié o cagosango (R)
esperienza: esperiènço (E); esperiènçi (R)
esperimento: esperimént (E); esperimen (R)
esploratrice: esplouraire (R)
famiglia: familho (G); famiho (E, R)
favo: coustau de bresco (R)
fuco: mâcle (G); mascle (R)
idromele: idroméu (R)
larva: larvo (R)
malattia: malatio (G, E); malautié (R)
maschio: mâcle (G); mascle (R)
miele: mèèl (G); mèl (E); mèu (R)
nutritore: apasturaire (R)
nutrizione: nourrituro (R)
opercolare: curbecela (R)
peste: pèst (G, E); pèsto (R)
pidocchio: pèoulh (G); péu (E); pesou (R)
pungere: pounhe (G); pougne (E, R)
pungiglione: seoulhoun (G)
puntura: pounturo (G); pougneduro (R)
regina: rêno (G); regino (E); reno (R)
saccheggiare: piha (R)
sciame: eissame (R)
sciame perduto: eissame perdù
sciroppo: sirop
scrollare: soupatâ (G); soupatar (E); bassaca (R)
secchiello: sëgialin (G); singilin (E); ferrat (R)
sfarfallare: parpaiouneja (R)
sistema nervoso: sistèmo nervous (R)
sistema respiratorio: sistèmo respiratiéu (R)
spazzola: bròsso (G, E, R)
spazzolare: brousâ (G); broussar (E); bròssa (R)
stomaco: stòmmi (G); véntre (E); ventre (R)
succhiare: chuchâ (G); chucar (E); chuca (R)
tetto: cubèrt (G); cubert (R)
tettoia: apèns (R)
travasare: travazâ (G); travasar (E); travasa (R)
umidità: ummou (G); umidita (E); umide (R)
unghia: ounglo (G); ounglo (R)
vasetto: vazet (G); vas (E); vasetto o vasèu (R)
veleno: pouisoun (R)
ventilazione: ventilaciou (R)
vespa: guèèpo (G); guéspo (E); guèspo (R)
vespiere: guêpìe (G); guespìe (E); guespié (R)
volo: vôli (G); vol (E); vòli (R)
zampa: piòtto (G); pioto (E); pato (R)