Verso aprile, col ritorno della primavera, sciolta la neve che per lunghi mesi aveva coperto le campagne, con le primule (lâ pimpètta) ed i bucaneve (lou foure néu) occhieggianti lungo le ripe esposte al sole o nei prati non ancora riverditi, i contadini di un tempo riprendevano con lena il duro lavoro dei campi.
La loro fatica si doveva svolgere nel giro di pochi mesi -cattre mée d'enfern e euch d'uvern! (quattro mesi di inferno e otto d'inverno) sentenziavano i nostri vecchi alludendo al breve periodo in cui i lavori campestri si susseguivano, tutti urgenti e pressanti, in evidente contrasto con il forzato riposo dei lunghi mesi invernali- breve essendo la stagione propizia alle semine, alla finagione, alla raccolta della legna, alla mietitura.
Ma poiché bisognava fare di necessità virtù, i buoni contadini pragelatesi non si concedevano soste e con lena accudivano alle numerose incombenze che l'esercizio dell'agricoltura richiedeva, un'agricoltura arcaica che dava magri redditi e scarse soddisfazioni, legata anche ai capricci delle ricorrenti stagioni che, non di rado, con improvvise gelate o nevicate fuori luogo, annullavano i sacrifici e le speranze cullate con grande amore nel segreto dell'anima.
Naturalmente, come i contadini dì tutto il mondo, anche i contadini della nostra zona erano attenti agli eventi atmosferici e alle fasi lunari, curavano con attenzione particolari giorni dell'anno nei quali era bene o no svolgere determinate operazioni colturali, si accertavano che i terreni presentassero le condizioni più favorevoli per essere arati e seminati.
Particolare attenzione era dedicata alle fasi lunari dalle quali essi ricavavano i segni più favorevoli per seminare, o tagliare la legna, uccidere il maiale, per conoscere il tempo dei funghi o delle pigne, ecc. Anche l'età della luna, che veniva calcolata ricorrendo a complicate formule oggi in disuso, era considerata di grande importanza non essendo sufficiente conoscere i giorni buoni e quelli cattivi poiché sembra che per ottenere i migliori risultati si dovesse sfruttare il tempo ritenuto proprizio anche per poche ore.
Tutto ciò può indurre al sorriso, ma così non è. Saper seminare bene, tagliare la legna al momento più opportuno, così come raccogliere funghi o pigne, saper quando uccidere il maiale o riempire i barattori di dolce miele, era ovviamente di grande importanza per i nostri bravi contadini che in tutto ciò fermamente credevano.
Questo complesso di ricorrenze particolari, di segni premonitori, di indicazioni e suggerimenti fanno ovviamente parte di quel bagaglio di cultura contadina tramandataci per via orale di generazione in generazione.
Ho raccolto in questo capitolo i più importanti «consigli» che un buon coltivatore pragelatese era tenuto a conoscere: li affido, così come li ho appresi, alla meditazione di quei pochi nostri montanari che ancora si dedicano alla dura fatica dei campi.
Iniziamo con l'influenza che la luna e le sue diverse fasi hanno sempre avuto sulla fatica dei contadini. Particolarmente importante e caratterizzante era il periodo della luna nuova: in questo periodo bisogna evitare numerose lavorazioni, pena gravi conseguenze sulla produzione e sul prodotto stesso. Così abbiamo, ad esempio, i seguenti ammonimenti:

- Cant la lune ée nouvelle la vente pô:
1) boudrô lou baroûn dë trufa, se non lâ vénon forta;
2) envazô lë mìël, se non â calhe pô;
3) ibrantsô lou dzarô, se non lë boc sètse pô;
4) plantô tsau ou carotta rouia, se non lâ mounton;
5) plantô trufa, se non lâ venon forta;
6) sagnô lë courìn, se non â së cî counserve pô;
7) semenô lë froument e l'iordze, se non la bùtte dë serboucli.

-Quando la luna è nuova non bisogna:
1) rigirare le patate ammucchiate, altrimenti prendono un cattivo sapore;
2) mettere il miele nei barattoli, altrimenti non indurisce;
3) sfoltire i rami delle piante, altrimenti la legna non essica bene;
4) piantare cavoli o barbabietole, altrimenti crescono ad alberello;
5) seminare le patate, altrimenti prendono cattivo sapore;
6) uccidere il porco, altrimenti la carne non si conserva;
7) seminare il grano e l'orzo, altrimenti vi crescono le erbe infestanti.

Ancora:
La vente pa moulinô lë gròn
cant lë blà flurî, se non lë pòn mufî.
Non bisogna macinare il grano quando la segale fiorisce, altrimenti il pane ammuffisce.

La vente pa plantô trufa lë prumìa vère dë lune, se non la tsamoulon.
Non bisogna seminare le patate il primo venerdi di luna, altrimenti gli insetti le mangiano.

La vente pa semenô lë vintenau d'aut, dzòurn qu'il on talhà la tete a sen Dzòn Batiste, se non la ven rôr.
Non bisogna seminare il 29 agosto, giorno in cui è stato decapitato san Giovanni Battista, altrimenti il seme non germoglia ed il raccolto sarà pessimo.

La vente pa sciô trò vitte, se non lâ flòurs fon mufî lë fèn e lâ fon pa dë semense.
Non bisogna falciare troppo presto, altrimenti i fiori fanno ammuffire il fieno e non producono semi.

Se ou lavourà aboù la lune nouvelle lë gramoùn crèppe e â tòurne pa mai, ma la vente ben lë soupatô.
Se si ara con la luna nuova, la gramigna muore e non torna più, ma bisogna scuoterla bene ed a lungo.

Cant lou bòncs d'la Bantsètte coulon
l'ée oure dë semenô
Quando la neve scioglie sui fianchi della Banchetta è ora di seminare (orzo ed avena o frumento primaverile).

Dzòurs boûn per plantô trufa: la vèlhe dë Pancouta e l'euch dë dzuìn, dzòurn dë sen Medart
Giorni particolarmente adatti per seminare le patate: la vigilia di Pentecoste e l'otto giugno, giorno di san Medardo.

La vente pa lavourô la tère cant il ée molle, se non i bùtte dë tsardoûn.
Non bisogna arare la terra quando è molle, altrimenti vi crescono i cardi.

Cousoo e fizols la vente pa lou semenô lë segount dzòurn dë lune.
Zucchini e fagioli non debbono essere seminati il secondo giorno di luna.