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L'ardità dou parlè, omaggio a Condove

Le vigne

Al vignè

Le vigne
italiano Antichissima la coltivazione della vite, di cui esiste testimonianza scritta fin dal 1238. Nel ‘700 il vigneto occupava l'1,50 del territorio comunale e ancora ai primi del ‘900 la coltivazione delle viti si spingeva fino ai 1.100-1.200 metri di altitudine, soprattutto nella varietà rustica del vitigno "Carcheirun", ma anche Scarlatin, Avanà, Barbera, Grisa, Biquet e queste erano estese in particolare nella fascia ben esposta della Villa di Mocchie, Gazzina, Bertolere, Borlera, Bonaudi, Pralesio e, sotto Frassinere, in località Ruceja.
Sino alla prima metà dell'800 si verifica in queste zone un tipo di viticoltura pendolare del tutto caratteristica, che registra spostamenti stagionali: dalle borgate di Frassinere e della Valle del Gravio i viticoltori si spostavano verso le zone rocciose della Ruceja, dove si trovavano le vigne che traevano vantaggio dalla buona esposizione e dall'azione riscaldante delle rocce che riflettono i caldi raggi solari.
Particolarità della montagna di Condove era questa transumanza in discesa verso le vigne, tutte le famiglie delle frazioni alte possedevano delle vigne più in basso ed in primavera si trasferivano per i lavori di primavera con le bestie nelle case delle vigne e così avevano direttamente sul luogo anche il concime.
Rimangono ancora molti terreni coltivati a vigna ma la difficoltà di meccanizzazione e l'avanzare dei boschi rendono il lavoro sempre più difficile.
Il lavoro della vigna impegna tutto l'anno e si conclude con la vendemmia, nella frazione dei Giagli si conserva ancora in ottimo stato un torchio enorme con un sistema di sovrappesi particolare, tutta la comunità usufruiva di questo per la spremitura delle vinacce.
Era tale il radicamento per la coltivazione della vite che addirittura un'associazione culturale richiama con il proprio nome il contadino che lavorava la vite nelle zone rocciose, i Vignoulant dla Rouceja.
franco-provenzale Bien vielha la coultivasioun dla vinhò, iot de testimounianseus dou fin de lou 1238, d'in lou 700 le vinheus pernioun caze tot lou teritore de meza mountanha, le vis arivavoun fin ai 1200 metre, se vezet de Carchèiroun, Avanà, Scarlatin, Biquet apré Griza, Barbera alavoun da Motze, Gazina, Bertoulere, Bourlere, Bounaud, Palei è dezot Freisounere per le rotseus de la Rouceia.
Fin d'in lou 800 se fét ina coultivasioun caratteristica de spoustameun an bas, tot le frasioun pi viaouteus se mèiravoun ansèin le betieus d'in la vinhò, parie aioun anque lou lham per le vis.
Anque arò iot col bien de vnheus ma li booc se saroun delou de pi e vien tot pi difichil.
Lou travalh de la vinhò ou dure tot l'an e ou livre avé la veindendza, ai Dzalh iot in tortz bien vielh, fét an maniera particoular, ou servet tot la bourdzà.
La vinhò lh'ere si ampourtant que anque in grup cultural ou l'ot preu lou nun da le vinhé, li vinhoulant dla Rouceja.

Le vigne

Al vignè

Le vigne
italiano Antichissima la coltivazione della vite, di cui esiste testimonianza scritta fin dal 1238. Nel ‘700 il vigneto occupava l'1,50 del territorio comunale e ancora ai primi del ‘900 la coltivazione delle viti si spingeva fino ai 1.100-1.200 metri di altitudine, soprattutto nella varietà rustica del vitigno "Carcheirun", ma anche Scarlatin, Avanà, Barbera, Grisa, Biquet e queste erano estese in particolare nella fascia ben esposta della Villa di Mocchie, Gazzina, Bertolere, Borlera, Bonaudi, Pralesio e, sotto Frassinere, in località Ruceja.
Sino alla prima metà dell'800 si verifica in queste zone un tipo di viticoltura pendolare del tutto caratteristica, che registra spostamenti stagionali: dalle borgate di Frassinere e della Valle del Gravio i viticoltori si spostavano verso le zone rocciose della Ruceja, dove si trovavano le vigne che traevano vantaggio dalla buona esposizione e dall'azione riscaldante delle rocce che riflettono i caldi raggi solari.
Particolarità della montagna di Condove era questa transumanza in discesa verso le vigne, tutte le famiglie delle frazioni alte possedevano delle vigne più in basso ed in primavera si trasferivano per i lavori di primavera con le bestie nelle case delle vigne e così avevano direttamente sul luogo anche il concime.
Rimangono ancora molti terreni coltivati a vigna ma la difficoltà di meccanizzazione e l'avanzare dei boschi rendono il lavoro sempre più difficile.
Il lavoro della vigna impegna tutto l'anno e si conclude con la vendemmia, nella frazione dei Giagli si conserva ancora in ottimo stato un torchio enorme con un sistema di sovrappesi particolare, tutta la comunità usufruiva di questo per la spremitura delle vinacce.
Era tale il radicamento per la coltivazione della vite che addirittura un'associazione culturale richiama con il proprio nome il contadino che lavorava la vite nelle zone rocciose, i Vignoulant dla Rouceja.
franco-provenzale Bien vielha la coultivasioun dla vinhò, iot de testimounianseus dou fin de lou 1238, d'in lou 700 le vinheus pernioun caze tot lou teritore de meza mountanha, le vis arivavoun fin ai 1200 metre, se vezet de Carchèiroun, Avanà, Scarlatin, Biquet apré Griza, Barbera alavoun da Motze, Gazina, Bertoulere, Bourlere, Bounaud, Palei è dezot Freisounere per le rotseus de la Rouceia.
Fin d'in lou 800 se fét ina coultivasioun caratteristica de spoustameun an bas, tot le frasioun pi viaouteus se mèiravoun ansèin le betieus d'in la vinhò, parie aioun anque lou lham per le vis.
Anque arò iot col bien de vnheus ma li booc se saroun delou de pi e vien tot pi difichil.
Lou travalh de la vinhò ou dure tot l'an e ou livre avé la veindendza, ai Dzalh iot in tortz bien vielh, fét an maniera particoular, ou servet tot la bourdzà.
La vinhò lh'ere si ampourtant que anque in grup cultural ou l'ot preu lou nun da le vinhé, li vinhoulant dla Rouceja.