Nella conca di Bardonecchia, dopo i lavori sulla parlata di Rochemolles effettuati da Angelo Masset, si sviluppa una letteratura occitana al femminile grazie al lavoro della maestra Augusta Gleise e al suo amore per il Comune, dove nei primi anni Settanta è stata amministratrice, e grazie ai corsi di lingua occitana che tiene dalla fine degli anni Novanta su insistenza dell’allora Assessore alla Cultura del Comune di Bardonecchia, Walter Re, organizzatore dei Mercre d’Oc(Mercoledì d’Oc), ciclo di incontri sulla cultura e sulla parlata locale che danno origine alla pubblicazione della collana I Quaderni di Bardonecchia. 

Maestra elementare in diverse borgate dell’Alta Valle di Susa nel corso della sua lunga carriera, Augusta Gleise in Bellet (1925-), originaria di Millaures, Frazione di Bardonecchia, è tra le scrittrici più prolifiche dell’Alta Valle di Susa. Nei suoi lavori adotta la grafia dell’amica e collega Clelia Baccon. Suoi sono gli studi sulla parlata della conca di Bardonecchia pubblicati per la collana I Quaderni di Bardonecchia, ‘l cäíë d’lä mèitrë (Il quaderno della maestra, 2000), e per la Comunità Montana Alta Valle Susa, Appunti morfologici della parlata occitano alpina di Bardonecchia (2003) che costituiscono i manuali dei corsi di lingua occitana tenuti dall’autrice.

Ancora per I Quaderni di Bardonecchia, la Gleise cura Bardonecchia e il suo Pé du Plan (2005), mentre al suo paese natio dedica Ënviran dlä gleizë ‘d Miaràura. La Chiesa di Millaures, le sue borgate e la sua gente (2004) e per il suo paese adottivo, la Frazione Gad di Oulx in cui vive per molti anni con il secondo marito Elio Plan, collabora con l’Associazione San Claudio alla redazione di Alvī dl’Ecorë du Gad(Intorno alla scuola del Gad, 2002); questi ultimi sono essenzialmente raccolte di magnifiche fotografie d’epoca. 

Per quanto riguarda la grafia rimandiamo agli accorgimenti indicati dalla Baccon limitandoci a rilevare che la Gleise utilizza fin dai primi scritti il segno z per il suono della s sonora (üziòu, uccelli), che non rileva la presenza nella parlata di Millaures dell’articolazione palatale della r, diffusa invece a Salbertrand ed Exilles, e annota che i grafemi ch e j per i corrispondenti suoni alla francese (Charrà, Guglia Charrà; bijù, gioiello) «sono poco presenti nel patuà di Bardonecchia e Cesana, presenti invece alla grande nel patuà di Rochemolles, Salbertrand, Oulx e frazioni, ad essi corrispondono i suoni italiani ce, ci e ge, gi» (cèinë, catena; cian, campo; large, larghi; ciärgià, caricato). 

l cäíë d’lä mèitrë

l cäíë d’lä mèitrë, è un compendio delle lezioni tenute a Bardonecchia dalla Gleise nei corsi di lingua occitana tra il 1998 e il 2000. Vi si ritrovano alcune notazioni grammaticali, modi di dire, etnotesti riferiti agli usi e ai costumi della cultura contadina nella conca di Bardonecchia, nomenclature, traduzioni, racconti tratti da Ou bâ du Ciabartoun di Luigi Onorato Brun e poesie della stessa Gleise e delle amiche Clelia Baccon e Simona Heud.

Riportiamo la poesia  L’ē urë ‘d sëmnā (La semina), un breve testo sull’orto famigliare, L’ō , e due brevi racconti che dimostrano il senso umoristico dei montanari.

L’ē urë ‘d sëmnā

L’ō

S’demarìa

Bardonecchia e il suo Pé du Plan

Anche in Bardonecchia e il suo Pé du Plan (2005), che racconta la nascita e lo sviluppo del quartiere di Borgonuovo della cittadina altovalsusina ed è corredato da una ricca collezione di foto d’epoca, la Gleise non perde l’occasione di dedicare alcune pagine alla sua lingua materna, tracciandone una breve storia e inserendo la propria poesia Notrë Päī, oltre ad una composizione in patois della propria allieva di un tempo Graziella Vachet.

Notrë Päī


Poesie inedite

In calce alle poesie scritte per diletto e recitate dall’autrice in alcune occasioni pubbliche, come nel caso di Notra Muntannha, presentata al corso di lingua occitana del Comune di Oulx Vnè mei vou a mënâ la bartavèllë 2007 e alla presentazione dell’anteprima della presente Antologia per la Fiera Franca di Oulx del 2013, la Gleise si firma lë Güstinë ‘d Miaraura (Augustina di Millaures) e nella poesia A sìu médonnë! (Sono bisnonna!), dedicata al pronipote Tommaso, si firma con affetto Memé Güstinë (La bisnonna Augustina).

Notra Muntannha

A sìu médonnë!


Traduzioni

Ne ‘l cäíë d’lä mèitrë, la Gleise traduce in patois alcuni brani di Andrea Vignetta, tratti da La montagna non è morta322, e adatta alla parlata locale il racconto La lünetta ëd Madame Bumpart323 che lo stesso Vignetta riporta nella variante occitana della Val Chisone. Inoltre, in Appunti morfologici della parlata occitano alpina di Bardonecchia traduce nella parlata di Millaures la favola esopica Il corvo e la volpe, già tradotta da Angelo Masset nel patois di Rochemolles.

La lünëtta ‘d Madamë Minietti

Lu libre pretā

Ël Curbà e ‘l Renā