Nella presentazione, Gian Piero Boschero lo definisce "il primo libro interamente in lingua d'oc pubblicato dagli Occitani in Italia, dopo il risveglio culturale iniziato con la fondazione dell'Escolo dóu Po" (1).

La buona novella è tradotta da Arturo Genre (Marsiglia 1937-Torino 1997) laureato il Lingue e letterature straniere moderne alla Facoltà di lettere e filosofia dell'università di Torino, dove ha insegnato per molti anni fonetica sperimentale. Ha lavorato per venticinque anni all'Atlante linguistico italiano, di cui è stato direttore fino al 1990 ed è stato responsabile scientifico dell'Atlante Toponomastico del Piemonte montano. Ha curato la seconda edizione, riveduta e ampliata, del Dizionario del dialetto occitano della Val Germanasca (Società di Studi Valdesi-Associazine Soulestrelh, Edizioni dell'Orso, 1997). Ha coordinato la Commissione per la grafia unificata delle parlate occitane sul versante alpino delle Alpi, il cui risultato fu la Grafia concordata o Grafia Escolo dóu Po.


L'obbiettivo del traduttore, figlio di una famiglia originaria di Roreto in val Germanasca, era quello di "saggiare le effettive possibilità espressive della parlata nei confronti di una realtà diversa da quella usuale", con "situazioni e livelli di astrazione inconsueti, pur senza allontanarsi troppo (...) dal quadro elementare e rustico che la parlata è solita interpretare" (2).

 

Vengono proposte nel Corpus Testuale le prime pagine di entrambe le versioni, sia quella del 1978, curata interamente da Arturo Genre nella variante dialettale di Rodoretto, sia quella del 2006, curata da Raimondo Genre, il quale è intervenuto sulla grafia della prima edizione adattandola a quella del Dizionario del Dialetto Occitano della Val Germanasca della variante dialettale di Massello.

 

 

 

NOTE:

(1)Gian Piero Boschero, Presentazione, in A.Genre (trad.), La Bouno Novèllo sëgount Marc, Litostampa Mario Astegiano, Marene, 2006, p.6.

(2)Arturo Genre, ivi, p.11.