Luigi Camillo Norse (1913-1992), per anni abitante a Torino, impiegato presso le ferrovie dello Stato, quando giungono gli anni del riposo si ritira a Exilles dove fa l’agricoltore. Si diletta nel comporre poesie con le quali partecipa ai concorsi de Il Bannie, vincendo con ‘n Isilha d’in cóo d’itè il primo premio del concorso “Exilles in poesia e prosa” nella sezione Patouà 1985 e con Catrë oubèrjë e dé bouticca, nel 1987.

Catrë oubèrjë e dé bouticca

Fulvio Norse (1946-2010) nato a Torino, figlio di Luigi Camillo, dirigente presso un gruppo assicurativo, per anni abita in diverse città italiane, poi a Parigi e a Madrid, ritorna ad Exilles durante le vacanze estive dove restaura la casa paterna. Tragicamente scomparso a causa di un incidente in montagna, tra Chiomonte e Giaglione, durante l’ascesa alla cima dei Quattro Denti. Si appassiona alle tradizioni locali e alla lingua occitana e aiuta il padre nella stesura e trascrizione delle sue poesie. Dopo la morte del padre s’impegna nella collaborazione con Il Bannie.

Di convinzioni profondamente contrarie alla progettata linea ad alta velocità Torino-Lione, come valsusino dedica molto del suo tempo alla ricerca di un mondo migliore attraverso le lotte sociali, l’alimentazione naturale, la salvaguardia dell’ambiente. Partecipa ai corsi di lingua occitana organizzati dal Comune di Oulx negli anni 2004-2007 e riscrive le poesie del padre in grafia dell’Escolo dou Po, sia per Il Bannie, sia inserendole nel suo libro Lâ Via e lou Viô, lă Val e lă Varaddë. Guida all’esplorazione del territorio exillese con itinerari alpini e divagazioni in margine, uscito nel 2008 per l’editrice exillese Il Bugigattolo, il cui ricavato viene in parte destinato, insieme con quello della riproduzione di alcuni suoi dipinti, alla realizzazione di un sentiero naturalistico didattico nel Parco del Gran Bosco di Salbertrand al quale il Norse dona alcuni appezzamenti di terra e bosco ereditati dalla madre salbertrandese. Con l’adozione della grafia dell’Escolo dou Po, viene anche corretto Isilha o Isìilla in Isiya, più aderente alla pronuncia locale.

Nel 2002 ripubblica la poesia del padre Catre oberge i dé boticca, nell’edizione orginale completa di alcuni versi, mancanti nella versione vincitrice del concorso de Il Bannie, e nella grafia scelta allora dal padre, insieme con una propria poesia in piemontese dedicata ad Exilles. Sia nella poesia del padre, sia in quella del figlio, il tema dominante è quello nostalgico del ricordo di un’epoca povera ma felice e genuina. Fulvio, a commento delle poesie scrive:

"Trent’anni dopo, la mia infanzia e la mia giovinezza si svolsero nella stessa casa. È strano come io identifichi questo periodo della mia vita con Exilles, strano perché vi trascorrevo unicamente i tre mesi circa di vacanze estive. Nella rimanente parte dell’anno le domeniche e gli altri giorni di festa li passavamo a Torino, sia perché all’epoca mio padre non disponeva di un’auto, sia perché le risorse economiche erano scarse e non potevamo permetterci, se non eccezionalmente, il viaggio in treno. La casa, per altro, non era provvista di riscaldamento, a parte l’enorme camino nella cucina al piano terra, e, quindi, al di fuori della stagione estiva, “as batio le brochétte”. Ecco come ripenso a quel periodo della mia vita, trascorso nella stessa casa dello stesso paese a distanza di trent’anni da mio padre. La lingua utilizzata cambia, è il piemontese, anche se si tratta, come per mio padre, della lingua materna.188"

Catre oberge i dé boticca

La poesia, vincitrice del primo premio del concorso Exilles in poesia e prosa 1985 de Il Bannie, nella sezione Patouà, è stata pubblicata adottando la grafia della lingua francese e indicando le e mute con dieresi e le c aspre con k. Il figlio di Luigi, Fulvio Norse, riprende e riscrive questa poesia, come le altre composte dal padre e la propria Lou shatè d’Isiya, in grafia Escolo dou Po aggiungendo solamente il grafema ä a indicare una vocale intermedia tra e ed a (feunnä, moglie), e la pubblica in Lȃ Via e lou Viô, lă Val e lă Varaddë. Guida all’esplorazione del territorio exillese con itinerari alpini e divagazioni in margine, accompagnandola con una breve nota: «Poezìë ‘d Louì Norsë e ‘d soun bôt Fulvio qu’ou lhi a dounà in co ‘d man lou mèi ‘d nouvämbrë ‘d l’an 1985» (Poesia di Luigi Norse e di suo figlio Fulvio che gli ha dato una mano nel mese di novembre dell’anno 1985).

n Isiya d’in cóo d’itè

La poesia A ma feunnä, ripubblicata per La Valaddo in diversa grafia e in F. Norse, Lȃ Via e lou Viô, lă Val e lă Varaddë. Guida all’esplorazione del territorio exillese con itinerari alpini e divagazioni in margine, in grafia dell’Escolo dou Po, è accompagnata dalla nota: «Poezìë ‘d Louì Norsë e ‘d soun bôt Fulvio qu’ou lhi a dounà in co ‘d man lou mèi d’ òou ‘d l’an 1991» (Poesia di Luigi Norse e di suo figlio Fulvio che gli ha dato una mano nel mese di agosto dell’anno 1991).

A ma feunnä

N dimèizhë an Isiya d’où méi ‘d mài an aràn

Nella Poesia Lou shatè d’Isiya, Fulvio Norse utilizza per ragioni poetiche l’articolo lou (i, gli), che ad Exilles è articolo determinativo maschile plurale, anche in forma singolare come nelle vallate vicine, mentre la forma corretta exillese dovrebbe essere ël, ‘l (il, lo).

Lou shatè d’Isiya