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Eventi, manifestazioni culturali

"DOVE I POETI HANNO UNA CASA.", il Premio Ostana 2018 in un documentario di Andrea Fantino.

Premio Ostana 2018: un documentario di Andrea Fantino con la collaborazione di Sofia Elena Rovati - Filmato a fondo pagina.

italiano

I riconoscimenti del Premio Ostana sono 8. Lo scorso anno se n’è aggiunto uno: Il premio celebrativo del Decennale, assegnato a Bob Holman per la “promozione della diversità linguistica nel mondo”. Poeta newyorchese, instancabile difensore delle lingue minacciate nel mondo, è stato proprio Bob Holman a dare origine al titolo del documentario.

Durante il Premio Ostana sono solito riprendere non solo le conferenze e quel che accade attorno a Lou Pourtoun, ma anche gli autori mentre leggono parti delle loro opere. L’idea è di raccogliere le loro voci per poi condividerle online, sul sito della Chambra d’Oc, sul suo canale Youtube, sulla sua pagina Facebook. Dato che lo scorso anno potevo contare sull’aiuto della regista Sofia Elena Rovati, monzese trapiantata a Londra, Ines Cavalcanti ha avuto un’idea che come spesso accade è risultata essere geniale: perché non approfittiamo del momento in cui gli autori leggono le poesie per intervistarli sul paese da cui provengono? Ognuno ha un paese da cui proviene, lo si legge sulla carta d’identità. Ma l’idea era quella di interrogarli sul paese che chiamano “casa”, o su un luogo per loro significativo, che hanno particolarmente a cuore, per una qualsiasi ragione.

Ogni autore ci ha sorpreso, con la sua visione personale, con la sua sensibilità, con la voglia di condividere un pensiero, un sogno, un’esperienza, una lotta. E forse non è un caso che la parola “casa” è stata spesso associata alla parola “lingua”. Dove c’è una lingua, c’è una casa: non interessano i confini più o meno geografici e più o meno nazionali.

Ho deciso di montare le interviste con le loro letture. Gli autori si susseguono, spesso accompagnati dalle musiche dei Blu L’Azard, tratte (non è un caso) dal loro ultimo album “Bal Poetic”: è una musica che continua a sorprendermi e per questa ragione in ogni progetto mi ritrovo a saccheggiare il loro repertorio.

Alcune citazioni, prese qua e là, per dare un’idea dei contenuti: “Il popolo Ciuvascio lo sento come il mio popolo” (Aleksej Leontiev, Premio traduzione), “Questa è la mia patria, che mi ha ispirata, nella quale risuonava la mia lingua” (Tatjana Rojc, Premio minoranze linguistiche storiche in Italia), “Mi hanno chiesto di parlare del mio paese e mi sono chiesto quale fosse” (Matthieu Poitavin, Premio lingua occitana).

È proprio Bob Holman, “il nono” premiato, ad unire gli altri otto, presentando la sua video-poesia “Khonsay”, formata da versi provenienti da 50 lingue diverse, e riflettendo sul rapporto tra lingua e poesia, nelle culture orali così come in quelle digitali. Anche Bob ha parlato del suo paese, la città di New York, “dove a governare è l’immaginazione”, dove ha fondato il Bowery Poetry Club, un luogo “dove i poeti hanno una casa”. Secondo Holman sono tanti i luoghi in cui i poeti possono sentirsi a casa, e Ostana è uno di questi. Ne siamo completamente d’accordo.

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"DOVE I POETI HANNO UNA CASA.", il Premio Ostana 2018 in un documentario di Andrea Fantino.

Premio Ostana 2018: un documentario di Andrea Fantino con la collaborazione di Sofia Elena Rovati - Filmato a fondo pagina.

italiano

I riconoscimenti del Premio Ostana sono 8. Lo scorso anno se n’è aggiunto uno: Il premio celebrativo del Decennale, assegnato a Bob Holman per la “promozione della diversità linguistica nel mondo”. Poeta newyorchese, instancabile difensore delle lingue minacciate nel mondo, è stato proprio Bob Holman a dare origine al titolo del documentario.

Durante il Premio Ostana sono solito riprendere non solo le conferenze e quel che accade attorno a Lou Pourtoun, ma anche gli autori mentre leggono parti delle loro opere. L’idea è di raccogliere le loro voci per poi condividerle online, sul sito della Chambra d’Oc, sul suo canale Youtube, sulla sua pagina Facebook. Dato che lo scorso anno potevo contare sull’aiuto della regista Sofia Elena Rovati, monzese trapiantata a Londra, Ines Cavalcanti ha avuto un’idea che come spesso accade è risultata essere geniale: perché non approfittiamo del momento in cui gli autori leggono le poesie per intervistarli sul paese da cui provengono? Ognuno ha un paese da cui proviene, lo si legge sulla carta d’identità. Ma l’idea era quella di interrogarli sul paese che chiamano “casa”, o su un luogo per loro significativo, che hanno particolarmente a cuore, per una qualsiasi ragione.

Ogni autore ci ha sorpreso, con la sua visione personale, con la sua sensibilità, con la voglia di condividere un pensiero, un sogno, un’esperienza, una lotta. E forse non è un caso che la parola “casa” è stata spesso associata alla parola “lingua”. Dove c’è una lingua, c’è una casa: non interessano i confini più o meno geografici e più o meno nazionali.

Ho deciso di montare le interviste con le loro letture. Gli autori si susseguono, spesso accompagnati dalle musiche dei Blu L’Azard, tratte (non è un caso) dal loro ultimo album “Bal Poetic”: è una musica che continua a sorprendermi e per questa ragione in ogni progetto mi ritrovo a saccheggiare il loro repertorio.

Alcune citazioni, prese qua e là, per dare un’idea dei contenuti: “Il popolo Ciuvascio lo sento come il mio popolo” (Aleksej Leontiev, Premio traduzione), “Questa è la mia patria, che mi ha ispirata, nella quale risuonava la mia lingua” (Tatjana Rojc, Premio minoranze linguistiche storiche in Italia), “Mi hanno chiesto di parlare del mio paese e mi sono chiesto quale fosse” (Matthieu Poitavin, Premio lingua occitana).

È proprio Bob Holman, “il nono” premiato, ad unire gli altri otto, presentando la sua video-poesia “Khonsay”, formata da versi provenienti da 50 lingue diverse, e riflettendo sul rapporto tra lingua e poesia, nelle culture orali così come in quelle digitali. Anche Bob ha parlato del suo paese, la città di New York, “dove a governare è l’immaginazione”, dove ha fondato il Bowery Poetry Club, un luogo “dove i poeti hanno una casa”. Secondo Holman sono tanti i luoghi in cui i poeti possono sentirsi a casa, e Ostana è uno di questi. Ne siamo completamente d’accordo.