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Voi che mi avete uccisa – Uscito il libro di Joan Ganhaire nella traduzione italiana di Monica Longobardi

Voi che mi avete uccisa – Salhit lo libre de Joan Ganhaire dins la revirada italiana de Monica Longobardi

A proposito di Joan Ganhaire, Voi che mi avete uccisa, Introduzione, traduzione e note di Monica Longobardi. Nota linguistica di Matteo Rivoira, Arenzano, Virtuosa-Mente («Testo a fronte»), 2021, pp. 454.

italiano

«Ogni lingua non conforme alla lingua dominante è una terra di libertà»1

Terra incognita

Se c’è una terra incognita, questa è la letteratura occitanica contemporanea. Se tutti noi conosciamo bene o male la lirica trobadorica per la sua influenza sulla letteratura italiana delle origini, certo non ci è familiare che ne sia stato di quella lingua e di quella cultura dopo il medioevo. Eppure, in occitano si è continuato a produrre letteratura di ogni genere2, ma essa non sempre è (o vuole essere ) tradotta in francese, lingua che l’ha eclissata nei secoli, tantomeno in italiano. Il dato ancora più sorprendente è che in occitano si sia scritto, ormai da quasi un cinquantennio (R. Lafont, Tua culpa, 1974) anche decine di polar, il genere più svincolato dal retaggio trobadorico, e quindi più moderno. Nell’introduzione alla mia traduzione di Vautres que m’avetz tuada, di Joan Ganhaire, ho dunque dovuto ricostruire, almeno per sommi capi, questo tassello di storia della letteratura occitanica. Ho prima scrutato, sotto la coltre della lingua francese, le differenze territoriali e culturali: il commissario Laviolette di Pierre Magnan, per fare solo un esempio, ci parla in francese di Manosque e del suo minuscolo mondo in Provenza. Andrea Camilleri lo omaggia di una citazione lusinghiera…

Ma davvero esiste anche un poliziesco in occitano? E quale ne è la mappa? Chi conosce Joan-Loís Lavit (1959-) o Éric Gonzalès (1964-); Raimond Guiraud (1929-2013); Jòrdi Peladan (1938-), Sèrgi Viaule (1950-); Reinat Toscano (1959-), nizzardo, i cui avi venivano dalle Vallate occitane. E c’è pure una Marsiglia diversa dai soliti Izzo-Carrese-Thomazeau: c’è Romieg Jumèu (1930-) con Embolh a Malamosca. Florian Vernet (1941), tra i più originali, scrive polizieschi ‘alla marsigliese’, ma con storie distorte, sarcastiche e surreali, fra traffici d’organi di clinici Suça-sang, extraterrestri, prostitute e magnaccia e titoli che ammiccano al pulp di Tarantino (Popre ficcion)3. Tutti insieme ci parlano dell’Occitania, dai Pirenei ai confini con l’Italia, dalle città ai piccoli paesi e del suo paesaggio. Insomma, tutto un mondo per noi sconosciuto che vive nell’ombra di una terra incognita, nella più nota Francia.

Non ho dovuto lavorare poco per scovare, dalle avare note biografiche di certuni, questi autori e parlare un po’ di loro e della loro opera a partire da testi rigorosamente in occitano. Sicuramente una strada in salita, per di più con le biblioteche chiuse per mesi nei lunghi tempi della pandemia.

Limosino: lenga maudicha

S’il est un domaine où nous sommes gouvernés sans le savoir et contraints malgré nous à la soumission… c’est bien celui de la parole… On comprend dès lors aisément que ledit pouvoir récuse en principe, par exclusion ou marginalisation, ce qu’il ressent comme un excès de langue, les langues dites régionales évidemment, les dialectes, argots et autres expressions non conformes (Siméon, Par tous les chemins)

E sono così arrivata a parlare di Joan Ganhaire (Agen, 1941-), uno scrittore a tutto tondo, di cui mi ero interessata nel precedente Viaggio in Occitania (Virtuosa-Mente, 2019). Sulla scoperta della sua identità linguistica, lo scrittore risponde a Joëlle Ginestet nel corso un’intervista4. Ganhaire apprese il limosino da adulto; nella sua infanzia, infatti, la lingua locale gli era stata taciuta dalla famiglia, poiché «era dejà una lenga maudicha que faliá pas parlar, que faliá pas parlar aus dròlles». Una lingua ‘maledetta’, interdetta e quindi non trasmessa dai genitori ai figli. Ma, una volta riscoperto il limosino tramite i suoi pazienti (è stato medico di campagna) disseminati nel Périgord dove vive, ha maturato tale convinzione: «n’ai jamai escrich una linha en francés e io pense que podrai pas» (non ho mai scritto una riga in francese e penso che non potrei). In Ganhaire, dunque, la scelta esclusiva del limosino per l’uso letterario esprime una posizione ideologica, condivisa da molti occitanisti, contro il colonialismo interno francese. Il suo uso esclusivo, in questa prospettiva, serve per dimostrare che la sua lingua regionale è capace di dare forma a tutti i generi della letteratura. Poliziesco compreso.

Il poliziesco: genere divulgativo

Fectivament, los romans policiers fan partida d’una literatura d’aisat legir, çò que manca un pauc en Occitania. Surtir dau "trobar clus" (que practique enquera de temps en temps…) me sembla plan important per ofrir aus jòunes quauquaren de pas tròp einoiós a legir: aventura, misteri, umor, çò que dise "literatura de gara", deu espelir si un vòu apelar lo mai possible de legeires5

Ganhaire, che tiene corsi di limosino da decenni, risponde ad un’intervista circa l’attrattiva del romanzo poliziesco, perché lettura scorrevole e accattivante. Un genere che ha sempre prediletto come lettore, sino alla scoperta, proprio nel 2013, anno di Vautres que m’avetz tuada, dell’opera di Camilleri, con cui sente una fratellanza particolare per l’uso del dialetto siciliano (per quanto reinventato) e per la creazione di un piccolo universo, quello della città letteraria di Vigàta, come ha fatto lui con sua Maraval:

Ai totjorn agut grand plaser a legir daus romans policiers, J. H Chase, Chandler, Rex Stout, John Dickson Carr, Agatha Christie, Boileau Narcejac, Simenon e de segur Conan Doyle an breçat ma jounessa, e pus tard, Sjôwall e Wallö, Fruttero e Lucentini, Mankell, Elis Peters, Fred Vargas e subretot Andrea Camilleri. Dins quel autor sicilian, ai trobat (en tota modestia!) un frair en escritura: usatge dau dialecte sicilian, creacion d’un comissariat improbable dins una vila imaginara lançat dins de las aventuras umanas ente l’umor aida a suportar la sufrença. E ai chausit mon genre: lo de l’enigma policiera, emb sos suspiechs, sas faussas dralhas, sos rebombaments («Anem! Occitans!», cit., pp. 20-21)

Da educatore, d’altronde, vede nei polizieschi un modo di avvicinare quanti più lettori, compresi i giovani occitani, alla scoperta della propria lingua d’appartenenza. È la stessa ragione che mi ha mossa a scegliere di tradurre il suo poliziesco, per conquistare più facilmente l’interesse dei miei giovani allievi.

Quanto alla serie dei suoi polizieschi, dopo una lunga attività di scrittore di racconti e romanzi brevi, dal 2004 si avvia con Sorne trasluc6 (Fosco plenilunio), inventando il commissario Darnaudguilhem e la sua squadra, che sbrogliano casi delittuosi in Alta-Dordogna. L’ultimo nato sembrava fino a pochi giorni fa Vent de sable 7, ma ecco che una lettera di Ganhaire mi annuncia l’uscita in volume di Enquestas de pas creire de Gaëtan Caüsac daus Ombradors (Novelum-IEO Perigòrd). Si tratta di un investigatore spiccato da una costola di Darnaudguilhem, e che aveva preso forma proprio mentre maturava Vautres que m’avetz tuada8. Nel primo episodio, uscito come i successivi sulla rivista «Paraulas de Novelum», lo si presentava così:

« Concertò per pissarata » « Concerto pour chauve-souris », c’est le titre du dernier roman policier du spécialiste occitan du genre qui paraît par épisodes dans la revue « Paraulas de Novelum ». Cette fois, nous suivons l’équipe du Comte Gaëtan Caüsac daus Ombradors, commissaire de police de son état, mélomane et sorte de cousin un peu déjanté du commissaire Darnaudguilhem, dans des aventures qui vont le conduire jusqu’à d’anciennes carrières non loin de Maraval9

Una lingua popolare. Una lingua in pericolo

Il poliziesco mi ha messo di fronte a quella che Micheu Chapduelh, nell’Avant-dire a Vautres que m’avez tuada (p. 6) definisce una lingua popolare: «lo roman policier es un genre popular. Sarra au mai près la realitat lingüistica, l’estat popular de la lenga», anche se maneggiata da una penna magistrale quale quella di Ganhaire.

Più che negli altri racconti, infatti, lo stile di Ganhaire si adegua al genere, ricco dei tratti che imbarazzano la nostra ‘bella’ prosa italiana: una lingua mossa e pulsante, con tutto ciò che l’oralità regala ancora ad una prosa non mummificata. Non è stato facile, traducendolo, rinunciare ai consueti orpelli retorici per aderire ad un’altra grazia, più corposa e materica. E indiavolata: ogni personaggio ha un suo carattere ed un suo modo di periodare; nel romanzo si alternano toni e stili diversi: l’indignazione verso le ingiustizie dell’investigatore, nervoso e malinconico; il macabro un po’ morboso (e beffardo) del medico legale Masdelbòsc, detto Sniffamorte; la scissione identitaria, con la conseguente plateale depressione, dell’ispettore Le Goff, metà còrso e metà bretone, e il tratteggio divertito di certi personaggi grotteschi e marginali quali il barbone Rodilha, strambo informatore della polizia di Maraval. E poi ci sono i termini dialettali, i modi di dire, i proverbi, i nomignoli… Il tutto condito da un umorismo impagabile. E alla lingua del cuore di Ganhaire ho risposto con il patrimonio della mia biografia linguistica, dal mio toscano popolare a qualche stilla del romagnolo della mia terra adottiva. Una manciata di usi regionali che pigmentino una lingua e uno stile di traduzione che, pur non volendo disorientare il principiante, non si arrendano al ‘traduttese’.

Insomma, alle prese con questa delicata ‘ambasceria’ che è la traduzione, si è fatto del nostro meglio per non demeritare troppo. E Joan Ganhaire è stato per me un alleato formidabile10.

Tante sono dunque le questioni che si pongono al traduttore, e non sono solo di ordine teorico, ma di sensibilità, di gusto, di scrupolo; Antonio Prete ne ha parlato in termini di ospitalità offerta ad una cultura e una lingua altra: «Tradurre è accogliere un ospite nella casa della propria lingua »11.

E quando questa lingua altra è in pericolo, in dissolvenza, il compito è ancora più cruciale e delicato:

difendere tutte le specie linguistiche, oggi che la loro sopravvivenza è minacciata, è un compito ecologico, e dunque politico, del traduttore. Ogni lingua sembra attendere il transito in una nuova lingua per potersi rinnovare... Tradurre è forse cercare nel corpo vivo delle altre lingue, e nel respiro del nuovo testo, qualche lontano riverbero di quei suoni, di quei silenzi12

Voi che mi avete uccisa: Vautres que m’avetz tuada

Terzo della serie (2013), narra la vicenda di una donna caduta vittima di una famiglia di militari e della corruzione dei medici. Ganhaire, medico e scrittore, scruta e castiga severo il marcio che alligna intorno a Maraval, una Périgueux sotto mentite spoglie, sin dentro agli organi cariati dei suoi cittadini. E sotto il suo sguardo lucido e penetrante, le miserie di una provincia sordida diventano paradigma della condizione umana13. Perché, come osserva Siméon elogiando l’apertura al mondo dei cosiddetti autori ‘locali’: «L’universel, c’est le local moins les murs»14.

In effetti, tale professione, esercitata per trentacinque anni, ha predisposto Ganhaire all’osservazione ‘clinica’ e minuziosa degli uomini e delle loro fragilità, piena d’orrore e di pietà, riversandola nelle sue opere letterarie. In Vautres que m’avetz tuada, così, la vicenda penosa di Cristòu, figlio handicappato del generale, categoria al centro del successivo poliziesco di denuncia Un tant doç fogier15, s’intreccia con quella della protagonista, vittima a sua volta del malvagio suocero militare. Da piccoli cimiteri, e scartoffie d’archivio, le due esistenze cancellate riprendono vita scortando le indagini verso inconfessate verità.

Tutto parla del passato in questo romanzo: gran parte dei personaggi (vedove, vecchie insegnanti, generali in disarmo) vivono il loro crepuscolo. Ed anche i medici in attività, ancorché con loschi giri di affari ed amanti al seguito, vengono freddati al culmine della loro dorata sessantina. Atmosfera ‘seppiata’ e film in bianco e nero (l’eroe cinematografico di Darnaudguilhem è Bogart) che spandono un alone da Arsenico e vecchi merletti all’ambientazione. E dal passato di una provincia dimenticata dal tempo, ma non per questo idilliaca, riaffiora anche lo spettro che agita l’anziana protagonista, che, ormai condannata da un male incurabile, con le ultime forze si fa giustizia impugnando un’arma-cimelio del 1937.

le pire est que cette histoire est une histoire vraie qui fut racontée à l’auteur par une de ses patientes dépressives dans un moment rare de confiance: «je n’en ai jamais parlé à personne...». Simplement, l’envie de tuer est restée au stade de projet, mais le vieux revolver de son mari avait été soigneusement entretenu, au cas où... L’auteur devait bien à cette dame de l’aider à entreprendre sa vengence...

Come parlarne oltre senza svelarne il plot?

1 La frase («toute langue non conforme à la langue dominante est une terre de liberté») è tratta dalla prefazione a Par tous les chemins. Florilège poétique des langues de France. Alsacien, basque, breton, catalan, corse, occitan, sous la direction de Marie-Jeanne Verny & Norbert Paganelli, préface de  Jean-Pierre Siméon, Lormont, Le Bord de l'eau, 2019.

Per l’Italia: Sergio Lubello, Carolina Stromboli (a c. di), Dialetti reloaded. Scenari linguistici della nuova dialettalità in Italia, Quaderni di LeGIt, 3, Firenze, Franco Cesati editore, 2020.

2 Fausta Garavini, La letteratura occitanica moderna, Firenze, Sansoni; Milano, Accademia, 1970.

3 Una mia allieva, Costanza Amato, si sta cimentando con Metaf(r)iccions a Collisioncity di Vernet ([Puylaurens], Institut d'estudis occitans, 2020), che sta collaborando generosamente alla supervisione del suo lavoro.

4 « Entrevista de JOAN GANHAIRE per Joëlle Ginestet (genièr 2009, en preséncia de Michèu Chapduèlh) (traduction et transcription: Joëlle Ginestet), in canal-u.tv, https://www.canal-u.tv/video/universite_toulouse_ii_le_mirail/entretien_avec_jean_ganiayre_joan_ganhaire.5060.

5 Marçau de l’Oliu, Entrevista Joan Ganhaire e lo roman policièr, «Anem! Occitans!», revista trimestrala de l’institut d’estudis occitans, n. 145, sett-nov 2013, pp. 20-21, citato da p. 20.

7 Joan Ganhaire, Vent de sable, [Puylaurens], Institut d’Estudis Occitans; [Marsac sur-l’Isle], Novelum-IEO, 2020.

8 «Dos autres romans policiers son (presque) prestes e la literatura occitana s’apresta a descrubir emb orror las aventuras de pas creire dau comissari (enquera un…) Gaëtan Caüsac daus Ombradors dins de las aventuras trasfòlas, per tot vos dire, una de sas enquestas lo mena drech dins un poema de Rimbaud… Aprep, trobarem plan quauquaren mai!», «Anem! Occitans!», cit., p. 21.

9 «Concertò per pissarata », nouvelle de Joan Ganhaire, par Denis Gilabert, Publié le 21/10/2013, https://www.sudouest.fr/2013/10/21/concerto-per-pissarata-nouvelle-de-joan-ganhaire-1205755-1522.php?nic.

10 Sul rapporto tra autore e traduttore si leggono pagine molto interessanti nel volume di Ilide Carmignani, Gli autori invisibili, Nardò, Besa Editrice, 2008. Sul mio rapporto privilegiato traduttore-autore, e sulla traduzione ‘partecipata’ del poliziesco in questione, ho appena tenuto un intervento all’Università di Tolosa (Colloque - Relire Jean Boudou, 27-28 octobre 2021); Joan Ganhaire e sua moglie Françoise erano puntualmente là.

11 Antonio Prete, L’ospitalità della lingua. Baudelaire, Rimbaud, Mallarmé, Valéry, Rilke, Celan, Machado, Bonnefoy e altri, San Cesario di Lecce, Manni, 2014 (quarta di copertina).

12 Antonio Prete, All’ombra dell’altra lingua. Per una poetica della traduzione, Torino, Bollati Boringhieri, 2011, pp. 12-13.

13 Sull’opera di Ganhaire si veda un’imponente tesi di dottorato: Fabienne Garnerin, Jean Ganiayre/Joan Ganhaire: entre rire et désespoir, un regard occitan sur l’humaine condition, https://tel.archives-ouvertes.fr/RESO/tel-03325888v1.

14 Citato ancora dalla Préface a Par tous les chemins, cit., p. 10; Siméon mutua la frase da Miguel Torga.

15 Vi si indaga sugli abusi e i crimini perpetrati ai danni di handicappati ricoverati in un istituto. In proposito, in Vautres non si può non cogliere la citazione di un film-culto, Freaks, di Tod Browning (1932).

occitan

A propaus de Joan Ganhaire, Voi che mi avete uccisa, Introduccion, traduccion e nòtas de Monica Longobardi. Nòta linguística de Matteo Rivoira, Arenzano, Virtuosa-Mente («Tèxte a frònt»), 2021, pp. 454.

«Chasque lenga pas confòrma a la lenga dominanta es una tèrra de libertat»1

Tèrra desconoissua

Se lhi a una tèrra desconoissua, aquesta es la literatura occitana contemporànea. Se tuchi nos conoissem ben o mal la lírica trobadòrica per son influença sus la literatura italiana d’las originas, certament nos es pas familiar çò que ne’n sie istat d’aquela lenga e d’aquela cultura après l’atge mesan. Malgrat aquò, en occitan s’es continuat a produire de literatura de tot genre2, mas ela pas totjron es (o vòl èsser) reviraa en francés, lenga que l’a eclissaa dins lhi sècles, ni tanpauc en italian. La donaa encara mai susprenenta es que en occitan se sie escrich, desenant da esquasi cincanta ans (R. Lafont, Tua culpa, 1974) bèla de desenas de polar, lo genre pus libre dal retatge trobadòric, e donca pus modèrn. Dins l’introduccion a ma traduccion de Vautres que m’avetz tuada, de Joan Ganhaire, ai donca volgut reconstruïr, almenc a grands trachs, aqueste tòc d’estòria de la literatura occitana. Derant ai escrutat, dessot lo mantèl de la lenga francesa, las diferenças territorialas e culturalas: lo comissari Laviolette de Pierre Magnan, per far masque un exèmple, nos parla en francés de Manòsca e de son minuscle mond en Provença. Andrea Camilleri lo omatja d’una citacion bendisenta…

Mas da bòn exist decò un policier en occitan? E quala n’es la mapa? Qui conoi Joan-Loís Lavit (1959-) o Éric Gonzalès (1964-); Raimond Guiraud (1929-2013); Jòrdi Peladan (1938-), Sèrgi Viaule (1950-); Reinat Toscano (1959-), niçard, dont lhi reires venion da las Valadas occitanas. E lhi a decò una Marselha diferenta dai costumiers Izzo-Carrese-Thomazeau: lhi a Romieg Jumèu (1930-) abo Embolh a Malamosca. Florian Vernet (1941), entre lhi pus originals, escriu de policiers “a la marselhesa”, mas abo d’estòrias torzuas, sarcàsticas e surrealas, entre de tràfics d’organs de clínics Suça-sang, d’extraterrèstres, de prostitutas e de protectors e de títols que guinhon a lo pulp de Tarantino (Popre ficcion)3. Tuchi ensem parlon de l’Occitània, di Pirenèus a la bòina abo l’Itàlia, da las vilas ai pichòts país e de son païsatge. En soma, tot un mond per nos desconoissut que viu dins l’ombra d’una tèrra desconoissua, dins la pus conoissua França. M’a pas chalgut trabalhar tròp per desnichar, da las avaras nòtas biogràficas de cert’uns, aquesti autors e parlar un pauc ilhs e de lor òbra a partir da de tèxtes rigorosament en occitan. De segur un chamin a la poaa, en mai d’aquò abo las bibliotècas sarras per de mes dins lhi lòngs temps de la pandemia.

Lemosin: lenga maudicha

S’il est un domaine où nous sommes gouvernés sans le savoir et contraints malgré nous à la soumission… c’est bien celui de la parole… On comprend dès lors aisément que ledit pouvoir récuse en principe, par exclusion ou marginalisation, ce qu’il ressent comme un excès de langue, les langues dites régionales évidemment, les dialectes, argots et autres expressions non conformes (Siméon, Par tous les chemins)

E parelh siu arribaa a parlar de Joan Ganhaire (Agen, 1941-), un escriveire a tot reond, al qual m’ero interessaa dins lo precedent Viaggio in Occitania (Virtuosa-Mente, 2019). Sus la descubèrta de son identitat linguística, l’escriveire respond a Joëlle Ginestet lo lòng de un’entrevista4. Ganhaire a aprés lo lemosin da adulte; dins son enfança, de fach, la lenga locala lhi era istaa tasua da la familha, daus que «era dejà una lenga maudicha que faliá pas parlar, que faliá pas parlar aus dròlles». Una lenga “maledeta”, interdicha e donca pas transmesa dai parents ai filhs. Mas, un bòt descubèrt mai lo lemosin a travèrs si pacients (es istat un mètge de campanha) eschampilhats dins lo Perigòrd ente viu, a maürat aquela convincion: «n’ai jamai escrich una linha en francés e io pense que podrai pas». Dins Ganhaire, donca, la chausia exclusiva dal lemosin per l’usatge literari exprim una posicion ideològica, partatjaa da un baron d’occitanistas, còntra lo colonialisme intèrne francés. Son usatge exclusiu, dins aquesta prospectiva, sierv per demostrar que la lenga regionala es capabla de donar forma a tuchi lhi genres de la literatura. Policier comprés.

Lo policier: genre divulgatiu

Fectivament, los romans policiers fan partida d’una literatura d’aisat legir, çò que manca un pauc en Occitania. Surtir dau "trobar clus" (que practique enquera de temps en temps…) me sembla plan important per ofrir aus jòunes quauquaren de pas tròp einoiós a legir: aventura, misteri, umor, çò que dise "literatura de gara", deu espelir si un vòu apelar lo mai possible de legeires5

Ganhaire, que ten parelh al lemosin depuei de desenas d’ans, respond a un’entrevista sus l’actractiva dal romanç policier, en tant que lectura coladissa e apassionanta. Un genre que a totjorn preferit coma lector, dempuei la descubèrta, pròpri dins l’an 2013, an de Vautres que m’avetz tuada, de l’òbra de Camilleri, abo lo qual sent una frairança particulara per l’usatge dal dialèct sicilian (per tant que reinventat) e per la creacion d’un pichòt univèrs, aquel de la vila literària de Vigàta, coma a fach el abo sa Maraval:

Ai totjorn agut grand plaser a legir daus romans policiers, J. H Chase, Chandler, Rex Stout, John Dickson Carr, Agatha Christie, Boileau Narcejac, Simenon e de segur Conan Doyle an breçat ma jounessa, e pus tard, Sjôwall e Wallö, Fruttero e Lucentini, Mankell, Elis Peters, Fred Vargas e subretot Andrea Camilleri. Dins quel autor sicilian, ai trobat (en tota modestia!) un frair en escritura: usatge dau dialecte sicilian, creacion d’un comissariat improbable dins una vila imaginara lançat dins de las aventuras umanas ente l’umor aida a suportar la sufrença. E ai chausit mon genre: lo de l’enigma policiera, emb sos suspiechs, sas faussas dralhas, sos rebombaments («Anem! Occitans!», cit., pp. 20-21)

Da educator, d’autre cant, ve dins lhi policiers un biais d’aprochar tant de lectors coma se pòl, comprés lhi joves occitans, a la descubèrta de lor lenga d’apartenença. Es la mesma rason que m’a mogua a chausir de revirar son policier, per conquistar pus facilament l’interès de mi joves escolans.

Regard a la seria de si policiers, après una lònja activitat d’escriveire de còntes e romanç brèus, dins lo 2004 s’endralha abo Sorne trasluc6 (Sombre pleniluni), en inventant lo comissari Darnaudguilhem e son equipa, qu’esclarzisson de cas delictuós en Auta-Dordonha. Lo darrier naissut semelhva fins a qualque jorn fa Vent de sable 7, mas vaquí que una letra de Ganhaire m’anóncia la sortia en volum de Enquestas de pas creire de Gaëtan Caüsac daus Ombradors (Novelum-IEO Perigòrd). Se tracta d’un investigador destachat da una còsta de Darnaudguilhem, e que avia pilhat forma just mentre que maürava Vautres que m’avetz tuada8. Dins lo premier episòdi, sortit coma lhi successius sus la revista Paraulas de Novelum”, era presentat parelh:

« Concertò per pissarata » « Concerto pour chauve-souris », c’est le titre du dernier roman policier du spécialiste occitan du genre qui paraît par épisodes dans la revue « Paraulas de Novelum ». Cette fois, nous suivons l’équipe du Comte Gaëtan Caüsac daus Ombradors, commissaire de police de son état, mélomane et sorte de cousin un peu déjanté du commissaire Darnaudguilhem, dans des aventures qui vont le conduire jusqu’à d’anciennes carrières non loin de Maraval9

Una lenga populara. Una lenga en perilh

Lo policier m’a butaa derant an aquela que Micheu Chapduelh, dins l’Avant-dire a Vautres que m’avez tuada (p. 6) definís una lenga populara: «lo roman policier es un genre popular. Sarra au mai près la realitat lingüistica, l’estat popular de la lenga», bèla se manejaa da una pluma magistrala coma aquela de Ganhaire.

Mai que dins lhi autri còntes, de fach, l’estil de Ganhaire s’adapta al genre, ric di trachs qu’embarasson nòstra “bèla” pròsa italiana: una lenga boligaira e pulsanta, abo tot çò que l’oralitat regala encara a una pròsa pas mumificaa. Es pas istat fàcil, en lo revirant, renonciar a lhi abituals orpèls retórics per aderir a un’autra gràcia, pus corposa e matèrica. E endiaulaa; chasque personatge a un siu caràcter e un siu biais de periodar; dins lo romanç s’altèrnon de tons e d’estil diferent: l’indignacion vèrs las injustícias de l’investigador, nervós e malencònic; lo macabre un pauc morbós (e esbefiós) dal mètge Masdelbòsc, dich Sniffamorte; la scission identitària, abo la consequenta plateala depression, de l’ispector Le Goff, meitat còrse e meitat breton, e la descripcion devertia de cèrti personatges grotescs e marginals coma lo barbon Rodilha, estrange informator de la policia de Maraval. E puei lhi a lhi tèrmes dialectals, lhi biais de dir, lhi provèrbis, lhi sobriquets… Lo tot condit da un umorisme impagable. E a la lenga dal còr de Ganhaire ai respondut abo lo patrimòni de ma biografia linguística, da mon toscan popular a qualque peçuaa dal romagnól de ma tèrra adoptiva. Una man d’usatge regionals que pigmenten una lenga e un estil de traduccion que, bèla en ren volent disorientar lo principiant, s’arrenden pas al “traductés”.

En soma, a las presas abo aquesta delicaa “ambaisseria” qu’es la traduccion, ai fach de mon mielh per ren demeritar tròp. E Joan Ganhaire es istat per mi un aliat formidable10.

Tantas son donca las questions que se pauson al traductor, e ren masque d’òrdre retòric, mas de sensibilitat, de gust, d’escrúpul; Antonio Prete n’a parlat en tèrmes d’ospitalitat semosta a una cultura e una lenga autra: «Traduire es acuélher un òste dins la maison de ta lenga»11.

E quora aquesta lenga autra es en perilh, en dissolvença , la tacha es cruciala e delicaa:

defénder totas las espècias linguísticas, encuei que lor sobrevivença es menaçaa, es un dever ecològic, e donca polític, dal traductor. Chasque lenga pareis aténder lo passatge dins una nòva lenga per poler-se renovar… Revirar es benlèu cerchar dins lo còrp viu d’las autras lengas, e dins l’alen dal novèl tèxte, qualque luenh rebat d’aquilhi sòns, d’aquilhi silencis12

Voi che mi avete uccisa: Vautres que m’avetz tuada

Tèrç d’una seria (2013), còntia l’estòria d’una frema chaüta víctima d’una familha de militars e de la corrupcion di mètges. Ganhaire, mètge e escriveire, escruta e chastia sevèr lo marçum que se propaga a l’entorn de Maraval, una Peiregús barboiraa, fins dedins lhi organs cariats de si citadins. E dessot son esgard lúcid e penetrant, las misèrias província afrosa devenon lo paradigma de la condicion umana13. Perqué, coma obsèrva Siméon en elogiant la dubertura al mond di se disents autors “locals”: «L’universel, c’est le local moins les murs»14.

En efèct, aquela profession, exercitaa per trenta cinc ans, a predispausat Ganhaire a l’observacion “clínica” e menimosa de lhi òmes e de lor fragilitat, plena d’orror e de pietat, en la reversant dins sas òbras literàrias. Dins Vautres que m’avetz tuada, coma aquò, l’estòria penosa de Cristòu, filh andicapat dal general, categoria al centre dal successiu policier de denóncia Un tant doç fogier15, se tèrça abo aquela dal protagonista, víctima a son torn dal marrit paire messier militar. Da de pichòts cementèris, e de papiers d’archiu, las doas existenças cancelaas reprenon vita en escortant las enquèstas vèrs de veritats inconfessaas.

Tot parla dal passat dins aqueste romanç: la granda part di personatges (vevas, vielhas ensenhantas, generals en desarmament) vivon lor luscre. E decò lhi mètges en activitat, ben que abo de trébols virs d’afars e d’amantas al séguit, venon freidats al som di lors dorats seissant’ans. Atmosfèra “sepiaa” e film en blanc e nier (l’eròi cinematogràfic de Darnaudguilhem es Bogart) qu’espanteon un alon da Arsenico e vecchi merletti a l’ambientacion. E dal passat d’una província eissubliaa dal temp, mas ren per aquò idillíaca, torna aflorar l’espèctre que àgita l’anciana protagonista, que, d’aüra enlai condanaa da un mal incurable, abo las darrieras fòrças se fai justícia en empunhant un’arma-cimèli dal 1937.

le pire est que cette histoire est une histoire vraie qui fut racontée à l’auteur par une de ses patientes dépressives dans un moment rare de confiance: «je n’en ai jamais parlé à personne...». Simplement, l’envie de tuer est restée au stade de projet, mais le vieux revolver de son mari avait été soigneusement entretenu, au cas où... L’auteur devait bien à cette dame de l’aider à entreprendre sa vengence...

Coma ne’n parlar, sensa ne’n desvelar la trama?


1 La frasa («toute langue non conforme à la langue dominante est une terre de liberté») es tiraa da la prefaccion a a Par tous les chemins. Florilège poétique des langues de France. Alsacien, basque, breton, catalan, corse, occitan, sous la direction de Marie-Jeanne Verny & Norbert Paganelli, préface de  Jean-Pierre Siméon, Lormont, Le Bord de l'eau, 2019.

Per l’Itàlia: Sergio Lubello, Carolina Stromboli (a c. di), Dialetti reloaded. Scenari linguistici della nuova dialettalità in Italia, Quaderni di LeGIt, 3, Firenze, Franco Cesati editore, 2020.

2 Fausta Garavini, La letteratura occitanica moderna, Firenze, Sansoni; Milano, Accademia, 1970.

3 Una mia escolana, Costanza Amato, s’ista butant a la pròva abo Metaf(r)iccions a Collisioncity de Vernet ([Puylaurens], Institut d'estudis occitans, 2020), que ista collaborant generosament a la supervision de son trabalh.

4 « Entrevista de JOAN GANHAIRE per Joëlle Ginestet (genièr 2009, en preséncia de Michèu Chapduèlh) (traduction et transcription: Joëlle Ginestet), in canal-u.tv, https://www.canal-u.tv/video/universite_toulouse_ii_le_mirail/entretien_avec_jean_ganiayre_joan_ganhaire.5060.

5 Marçau de l’Oliu, Entrevista Joan Ganhaire e lo roman policièr, «Anem! Occitans!», revista trimestrala de l’institut d’estudis occitans, n. 145, sett-nov 2013, pp. 20-21, citato da p. 20.


7 Joan Ganhaire, Vent de sable, [Puylaurens], Institut d’Estudis Occitans; [Marsac sur-l’Isle], Novelum-IEO, 2020.

8 «Dos autres romans policiers son (presque) prestes e la literatura occitana s’apresta a descrubir emb orror las aventuras de pas creire dau comissari (enquera un…) Gaëtan Caüsac daus Ombradors dins de las aventuras trasfòlas, per tot vos dire, una de sas enquestas lo mena drech dins un poema de Rimbaud… Aprep, trobarem plan quauquaren mai!», «Anem! Occitans!», cit., p. 21.

9 «Concertò per pissarata », nouvelle de Joan Ganhaire, par Denis Gilabert, Publié le 21/10/2013, https://www.sudouest.fr/2013/10/21/concerto-per-pissarata-nouvelle-de-joan-ganhaire-1205755-1522.php?nic.

10 Sus lo rapòrt entre autor e traductor se leson de pàginas ben interessantas dins lo volum de Ilide Carmignani, Gli autori invisibili, Nardò, Besa Editrice, 2008. Sus mon rapòrt privilegiat traductor-autor, e sus la traduccion “participaa” dal policier en question, ai a pena tengut un intervent a l’Universitat de Tolosa (Colloque - Relire Jean Boudou, 27-28 octobre 2021); Joan Ganhaire e sa frema Françoise eron pontualament ailai.

11 Antonio Prete, L’ospitalità della lingua. Baudelaire, Rimbaud, Mallarmé, Valéry, Rilke, Celan, Machado, Bonnefoy e altri, San Cesario di Lecce, Manni, 2014 (qüarta de cubertina).

12 Antonio Prete, All’ombra dell’altra lingua. Per una poetica della traduzione, Torino, Bollati Boringhieri, 2011, pp. 12-13.

13 Sus l’òbra de Ganhaire, veire un’impausanta tèsi de doctorat: Fabienne Garnerin, Jean Ganiayre/Joan Ganhaire: entre rire et désespoir, un regard occitan sur l’humaine condition, https://tel.archives-ouvertes.fr/RESO/tel-03325888v1.

14 Citat encara da la Préface a Par tous les chemins, cit., p. 10; Siméon empremia la frasa da Miguel Torga.

15 S’enquèsta sus lhi abús e lhi crimes perpetrats ai dans d’handicapats recoverats dins un institut. A propaus, dins Vautres un pòl pas ren percéber la citacion d’un film-culte, Freaks, de Tod Browning (1932).