Enti in rete L.482/99   

Lhi elvés dins la II Guèrra Mondiala

La campagna di Russia

La Campanha de Rùssia

La campagna di Russia
italiano
Come già detto, l'intervento italiano contro l'Unione Sovietica ha la stesse caratteristiche di superficialità e improvvisazione della campagna di Francia e Grecia.
Da parte tedesca non vi era stata alcuna richiesta di compartecipazione all'invasione che Hitler scatena all'alba del 22 giugno 1941.
Semmai proprio Hitler aveva esplicitamente invitato Mussolini a intensificare l'impegno militare italiano nel Mediterraneo. Questi però si era affidato ancora una volta all'intuito dello scommettitore. Più che mai complessato nei confronti dell'alleato nazista a causa dei propri insuccessi in Africa e Grecia, di nuovo convinto che anche nelle pianure russe la Germania avrebbe rapidamente sconfitto l'avversario (in ciò aiutato dagli stessi tedeschi, che gli avevano annunciato una campagna vittoriosa di sole otto settimane), il Duce non ha esitazioni. Lo sostiene questa volta anche l'ideologia: la dottrina fascista gli offre ulteriori motivazioni per far guerra al bolscevismo comunista.
Anche Hitler finisce per accettare l'intervento italiano. All'inizio di luglio 1941, 62.000 soldati lasciano l'Italia per il fronte Russo. Formano il CSIR - Corpo di Spedizione Italiano in Russia. Subito impegnato in battaglia, partecipa all'occupazione del bacino industriale del Donez (ottobre - novembre 1941), inquadrato nella I Armata corazzata tedesca. La supremazia germanica sul campo di battaglia è ancora netta, ma quei primi mesi di impiego già rivelano l'inadeguatezza italiana nell'armamento e nei mezzi di trasporto rispetto ad una guerra dove le forze corazzate e la mobilità la fanno da padrone.
Nello CSIR non vi sono truppe alpine. Queste arrivano successivamente, in particolare dalla tarda primavera del 1942 quando l'impegno italiano si moltiplica. Nasce infatti l'ARMIR - Armata Italiana Russia, forte di oltre 200.000 uomini fra i quali 57.000 alpini. Inquadrati nelle tre Divisioni Tridentina, Julia e Cuneense, essi costituiscono con nove Gruppi di artiglieria alpina e tre Battaglioni misti del Genio il I Corpo d'Armata alpino. Questa volta è stato il Comando germanico a sollecitare l'invio delle nostre apprezzatissime truppe di montagna, pensando di impiegarle nel progettato attacco sul Caucaso. Obbiettivo, i pozzi di petrolio di quell'area.
Mese di agosto 1942: gli alpini, dopo il lungo e faticoso trasferimento dall'Italia, stanno avviandosi verso quella regione quando giunge il contrordine. Devono ricongiungersi con il grosso dell'ARMIR schierato sul fiume Don. Sono 300 chilometri di marce forzate "nel polverone nero dell'Ucraina,la polvere si impasta col sudore, ogni sera siamo irriconoscibili, non ci conosciamo più tra noi": così racconterà il già citato Vincenzo Cucchietti all'intervistatore Nuto Revelli. E allo stesso narrerà, nella medesima intervista, come il Generale Battisti, comandante della Cuneense, aveva informato i suoi soldati della novità: "Il generale Battisti sale su un'autocarretta, ci dice: venite vicino, voglio che sentiate tutti, ho delle cose importanti da dirvi. Noi andremo sul Don, in pianura. Quando siamo partiti avevamo tutti il desiderio di andare a combattere in montagna, sul Caucaso. Invece ordini superiori dicono che noi alpini dovremo combattere in pianura. La configurazione geografica del fronte che dobbiamo raggiungere è come questa: colline basse, intercalate da tratti di pianura. Siete contenti? Io non sono contento. Dove andremo le nostre corde manilla, le nostre piccozze, i nostri scarponi chiodati, i nostri muli, non servono a niente. Noi siamo addestrati per la montagna, ma dobbiamo ubbidire ai comandi superiori. E scriveremo anche là sul Don il nostro motto "di qui non si passa".
Perché questo cambiamento? L'andamento della guerra sta assumendo un orientamento del tutto nuovo, premessa di quel capovolgimento che nel giro di pochi mesi vedrà gli invasori in rotta.
In sintesi: tra l'estate e l'autunno 1942 la resistenza dell'Armata Rossa si è fatta insuperabile (Stalingrado segna la svolta) e in novembre si trasformerà nella controffensiva che tra il dicembre 1942 e il gennaio 1943 metterà in ginocchio la Wehrmacht e i suoi alleati. Tra questi anche il Corpo d'Armata alpino che, accerchiato, sarà costretto a quella epica e tragica ritirata nella quale perderà oltre i due terzi degli effettivi.
La nuova situazione richiama per taluni aspetti l'esperienza vissuta da Napoleone. Da parte tedesca vi è, con la sopravvalutazione delle proprie forze, la certezza di sbrigare la questione "in otto settimane" e anche l'errore strategico di disperdere l'attacco su un fronte troppo ampio. Da parte russa si conferma la capacità di resistenza e reazione del popolo tutto, l'abilità nell'utilizzare al meglio la "difesa in profondità" consentita dall'immensità del territorio e le molte risorse militari e industriali del tutto sottovalutate dall'invasore (tante le fabbriche trasferite o impiantate rapidamente al di là degli Urali fuori del raggio di azione dei bombardieri nemici), cui si aggiunsero, non trascurabili, gli aiuti anglo-americani.

Gli alpini sono dunque sul Don: un terreno per loro inusuale, una sconfinata pianura ondulata. Il primo periodo è di stasi, senza azioni di rilievo da entrambe le parti.
Per gli italiani la principale preoccupazione è la predisposizione di una linea di difesa contro gli attacchi del nemico ma anche contro il rigidissimo inverno russo. Ogni sforzo è compiuto in tal senso. Fra le tante misure adottate, una, del resto obbligata, si rivelerà dannosa: il dislocamento dei quadrupedi (gli amici muli) nei villaggi delle retrovie, anche a 30, 50, 100 chilometri dalla linea del fronte. Era l'unico modo per assicurare la loro sopravvivenza, col risultato però di non averli pienamente disponibili al momento del primo ripiegamento quando sarebbero stati necessari per il trasporto delle armi, munizioni e viveri insieme alle famose autocarrette, a loro volta penalizzate dal gelo e dalla scarsità di carburante. 
Su quella fase di relativa calma, preludio alla tempesta, si ha la preziosa (e inedita) testimonianza di un alpino nativo di Ostana (Valle Po), divenuto elvese per via di matrimonio. Si chiama Chiri Carlo, appartiene al 2°Reggimento Alpini, Battaglione Saluzzo, 23ª Compagnia, 22ª sezione salmerie.
Zio di Franco Baudino, autore della ricerca iconografica qui immortalata, scrive alla moglie tra il 23 agosto e il 23 dicembre 1942 ben 24 lettere e cartoline della posta militare: almeno tante sono quelle rintracciate e conservate. Quella qui sotto riportata porta la data del 4 dicembre e in essa compaiono di fatto tutti gli elementi che caratterizzano anche le altre. Chiri ha lasciato a Elva la moglie Margherita, incinta, e la figlioletta Maria di pochi anni, più tutti gli affetti di una famiglia unita. Vivissima è la sua preoccupazione per la salute fisica e psicologica della moglie, la copre di teneri pensieri e fa di tutto per rassicurarla sulle proprie condizioni: è lontano più di 100 chilometri dal fronte, unica sua incombenza è la cura del mulo, c'è cibo, si trova in mezzo a brava gente, puo mandare a casa tutti i soldi della diaria tanto non c'è modo di spenderli, è caduta un po' di neve ma non fa molto freddo ... e cosi via. Una situazione quasi idilliaca, forse esagerata per eliminare la preoccupazione che le lettere dei famigliari manifestano nei suoi confronti, ma sostanzialmente veritiera.

P.M.N. 108 li 4.12.42

Carissima Moglie Banbina e Famiglia
In seguito vengo darti mie buone notizie che la salute è ottima al quanto spero sia pure di te e Banbina e tutti. In questi giorni ò tardato di scrivere sempre collo scopo di ricevere da te ma invece sono piu di quindici giorni che non ricevo piu lultima tua ricevuta e in data 14 Novembre scritta in data trentun ottobre e sempre aspetto ma non arriva mai nulla e a tutti cosi ma Domani parte una slita e va in paese a ritirare la posta e anche i pacchi spero che siano tutti e due il tuo e quello dei miei Genitori prima si riceveva sovente ma ora che siamo quaggiù piu indietro dalle compagnie tu devi anche capire che siamo sempre gli ultimi serviti cioè lultima ruota del carro. Cara Moglie purtroppo che tu scriverai ma la colpa non è tua ma io sto sempre in pena senza avere tue notizie penso che tu sei la su se non altro stai bene ne spero basta che tu abbia sovente mie notizie perche io sono molto lontano e il piu brutto e la lontananza che ci separa orsono quattro mesi che ti ho lasciato ma mi credevo di vedere altro piu brutto ma invece grazie Dio sono venuto quaggiu a raggiungere un posto dei migliori da l'epoca che siamo oggi siamo molto indietro dal Fronte piu di cento chilometri e percio siamo al sicuro al quanto mai non dubitare e anche riguardo al freddo siamo alloggiati nelle case e stiamo molto bene e caldo quaggiu ce gia un po di neve ma riguardo alla temperatura non ce male per ora e come da noi fa piutosto freddo quando fa vento perche qui e soggetto al vento come da noi la pioggia. ma ora noi qui si lavora soltanto nella stalla pulizie al mulo e costudirlo saprai bene quello che vuol dire e del resto facciamo nulla ogni qualche giorni si facciamo del pane in più di quello che ci danno che qui del grano ce ne e poi ce dei borghesi che mi danno ogni cosa che desidero sono bravissimi. Dunque Cara Moglie Banbina e tutti ci sono gia piu di quindici giorni che si siamo separati da Dao lui e piu avanti cioè in linea ma starà anche bene lui. Cara Margherita mia come gia ti ho detto sulle altre lettere che ti avevo mandato dei soldi dimmi se li ricevi tutti il primo lai gia ricevuto lo so ma dimmi la cifra se è uguale come lo fatto io il primo e di £ 570 il secondo di £ centocinquantadue il terso di £ seicentootto farmi sapere come li ai ricevuto intanto io quaggiu dei soldi non ne faccio nulla non si trova gnente a comperare e cosi te li mando a te che te ne servi se ne ai bisogno. Dunque Cara Moglie scrivimi e dimmi tutto quello che sai non aver gena che io desidero sapere tutto quanto mi dirai sei curioso ma pure e cosi e la piu grande soddisfazione e contentezza quando io riesco sapere tutto come te la passi e come ti trovi in questi momenti se stai bene o come perche vita ne abbiamo una sola e percio dobbiamo sempre tenerci unitamente sempre colla speranza e colla visione di presto riabbraciarsi e sfogarmi e pure come te tutto quello che non si puo spiegare sulle lettere speriamo al meno che nel hanno nuovo sia la vittoria ora quaggiu dicono tutti che andiamo In Italia ma il preciso non si sa. ma speriamo sempre in bene Dio saprà e vorra conservarci allunga la nostra vita che sara un giorno felice quando potro esserti vicino a te e Bambina e al innocente. Fratellino di maria che sapra gia a curarlo senza rovesciarlo come gli faceva al suo cugino filipino. 
Carissima Moglie Ne sofro molto al punto che ti trovi ora sola in triste condizione senza avere un minimo sollievo moralmente di contentezza fuori che i miei scritti da lontano sospirati come e pure io quaggiu. pure e cosi bisogna rassegnarci e aspettare la fine come si aspetta delle volte il bel sole. e verra anche la fine. come a avuto principio. basta avere la fortuna di vederla. Cara moglie Non mandarmi piu nesun pacco finche verrai avisata prima voglio vedere come arriva questo perche e quaranta giorni che è in viaggio e puo darsi che sia gia guasto.
Con tutto questo termino al mio lungo scritto chiudendoti un miglione di baci e un infinita di bene e augurandoti buone feste di buon Natale e bun principio del hanno. Sono tuo Marito Papa di Maria Genero Cognato
Carlin
Dammi pure Novita dei Cognati
2° Regg.to Alpini 22ª Sessione Salmerie P.M.N. 108

E' commovente il finale, con una immagine degna di un letterato (è chiaro che Chiri non è uomo di lettere). Pieno di poesia è infatti l'incitamento a rassegnarsi alla separazione aspettando la fine "come si aspetta delle volte il bel sole". Un bel sole che giammai sorgerà: l'alpino Chiri Carlo, Carlin in famiglia e in paese, non tornerà a casa. Lasciato il mulo per farsi "ardito", morirà nella tregenda della ritirata, non senza però meritare la Medaglia di Bronzo al Valor Militare con un atto di puro eroismo. Così recita la motivazione della decorazione (cui è abbinato un soprassoldo di lire trecento annue). "Facendo parte di una pattuglia di arditi in un'azione di sorpresa si slanciava contro una mitragliatrice nemica che ostacolava l'avanzata del reparto e con lancio di bombe a mano ne fugava i serventi, riuscendo a catturare l'arma."
L'offensiva sovietica inizia il mattino del 19 novembre e si svolge in più fasi, delle quali decisiva per il Corpo d'Armata italiano è quella di metà dicembre quando i sovietici sfondano, grazie a forze soverchianti, le linee tenute dalle divisioni di fanteria, dilagando alle loro spalle. E' la sera del 17 dicembre.
Il Corpo alpino, impegnato solo parzialmente con un'ala della Cuneense, è ancora schierato sul Don e qui resta con il XXIV Corpo d'armata corazzato tedesco nel quale viene inglobato. L'ordine è "mantenere le posizioni" e tale resta fino al 15 gennaio quando l'attacco russo si rinnova. Il Comando tedesco assegna agli alpini il compito di coprire le spalle ai carri armati germanici in ripiegamento. Due giorni dopo i russi sfondano anche a nord degli alpini, dove sono schierati gli ungheresi, e chiudono la morsa. Accerchiati! E' a questo punto che inizia quella "ritirata di Russia" sulla quale tanto si è scritto e testimoniato. Piace qui riportare due giudizi rappresentativi nella loro sinteticità. Quello di Gianni Oliva che la definisce "la pagina più drammatica, più eroica della nostra storia militare" e quello degli storici militari che l'hanno vista non quale ritirata ma come "una offensiva al contrario", che si conclude il 26 gennaio, attraverso sacrifici assoluti, con il vittorioso sfondamento della linea russa operato dalla Tridentina nella battaglia di Nikolaiewka e la conseguente uscita dalla sacca.
Ma quante perdite e sofferenze in quel tragico cammino punteggiato da continui combattimenti! La divisione Cuneense vi trova la sua fine, annientata negli scontri del 20 gennaio a Nowo Postojalowka, del 26 a Roshdestweno, del 27 a Valuichi quando l'ultima sua colonna, rimasta priva di informazioni sull'itinerario da seguire, finisce in bocca al nemico ed è fatta prigioniera.
Poche cifre bastano a riassumere il dramma degli alpini in Russia (i dati sono del 1946, ufficialmente forniti dall'Ufficio Storico dell'Esercito e non tengono conto di quanti morirono in seguito per ferite e malattie): caduti e dispersi 34.170; feriti e congelati 9410, per un totale di 43.580 militari tra ufficiali e truppa. 
Una conclusione? Nulla di più efficace delle parole del nemico. Il bollettino del Comando Supremo russo n. 630 emesso nei primi di febbraio 1943 annuncia che le forze dell'Asse erano state travolte sul fronte del medio Don e che a Stalingrado si erano arrese ma aggiunge la seguente precisazione: "Soltanto il Corpo d'Armata Alpino italiano deve considerarsi imbattuto sul suolo di Russia".

occitan
Coma ai já dich, l'intervent còntra l'Union Soviética a las mesmas marcas de legieressa e improvisacion de la campanha de França e Grècia.
Lhi tedescs an ren demandat deguna participacion a l'invasion lançaa da Hitler lo 22 de junh dal 1941.
Al contrari, pròpri Hitler avia ben envidat Mussolini a intensifiar l'impenh militar italian ental Mediterrani. Mas ele s'era afidat encara un bòt a l'intuicion de l'escometitor. Tormentat da un sens d'inferioritat vèrs l'aliat nazista per las desfachas en Àfrica e Grècia, encà un bòt convençut que decò dins las planas de la Rússia la Germània auria fito desbaralhat lo nemís (lhi tedescs lhi avion anonciat una campanha victoriosa en masque uechs setmanas), lo Duse a ren d'exitacions. Lo sosten aqueste bòt decò l'ideologia: la guèrra fascista còntra lo bolscevisme soviétic.
Decò Hitler finís per acceptar l'intervent italian. Al començament de lulh dal 1941, 62.000 soldats laisson l'Itàlia per lo front Russe. Formon lo CSIR - Còrp d'Expedicion Italian en Rússia. Impenhat súbit dins la batalha, partécipa a l'ocupacion dal bacin industrial dal Donez (octobre-novembre 1941), dedins la Iª Armada coraçaa tedesca. Sa supremacia militara es encara fòrta, mas aquilhi premiers mes desvelon jà l'inadeqüatessa italiana dins lhi armaments e lhi transpòrts dins una guèrra ente las fòrças coraçaas e la mobilitat la fan da padron.
Dins lo CSIR lhi a ren de tropas alpinas. Aquestas arribon mai tard, da la fin de la prima dal 1942, quora l'impenh italian se fai mai fòrt. Nais l'ARMIR - Armada Italiana Rússia - format da mai de 200.000 òmes e d'aquesti 57.000 alpins. Enquadras dins las tres Divisions Tridentina, Julia e Cuneense, constituïsson, abo nòu Grop d'artilheria alpina e tres Batalhon mixtes dal Geni, lo Ier Còrp d'Armada alpin. Aqueste bòt son estats lhi tedescs a demandar la participacion de nòstras apreciaas tropas de montanha, en pensant de las adobrar dins l'ocupacion dal Caucase, rich de petròli.
Es lo mes d'avost dal 1942: lhi alpins, après un lòng e fatigós viatge da l'Itàlia, son enchaminats vèrs aquela region quora arriba un contra-òrdre. Devon se rejónher abo lo gròs de l'ARMIR, posicionat sus lo flum Dòn. Son 300 quilomètres de marchas forçaas "dins l'aire possierosa de l'Ucràina, la possiera s'empasta embe la suor, lo sera fatiguem a nos reconéisser un abo l'autre": parelh còntia Vincenzo Cucchietti dins l'entrevista a Nuto Revelli. E dins la mesma entrevista còntia decò coma lo General Battisti, comandant de la Cuneense, avia informat lhi siei soldats: "Lo General Battisti monta sus una camioneta e nos ditz: venetz da pè, vuelh que sentetz tuchi, ai de còsas importantas a vos dir. Anarèm sal Dòn, dins la plana. Quora sèm partits volíem tuchi anar a combàter en montanha, dins lo Caucase. Mas d'òrdres superiors dison qu'es dins la plana que nosautri alpins deurèm anar a combàter. Lo terren dal front que devem rejónher es coma aqueste aicí: colinas bassas, entremiejaas da de planas. Sietz contents? Mi siu ren content. Ailen ente anarèm nòstras còrdas, nòstras picas, nòstri chauçiers cloats, nòstri muls, siervon a ren. Nosautri sèm adestrats per la montanha, mas devem obedir a de comands sobeirans. E decò ailen escriurèm sal Dòn nòstre dich "D'aquí se passa ren".
Perque aqueste chambiament? La guèrra ista pilhant un'autre vir, presentiment d'aquel desverselatge que dins gaires de mes menarè a la retirada di envasors.
En cort: entre l'istat e l'auton dal 1942 la resistença de l'Armada Rossa es devengua insuperabla (Stalingrad marca lo vir) e en novembre se transformarè dins la contra-ofensiva que entre lo decembre dal 1942 e lo genoier dal 1943 butarè en genolh la Wermacht e lhi siei aliats. Lo còrp alpin, encerclat, serè costrech an aquela èpica e tràgica retirada ente murirèn mai di dui terç di siei soldats.
La nòva situacion remanda en cèrta maniera a l'experiença viscua da Napoleon. Da part tedesca lhi a, en sobrevaluant lor fòrças, la seguressa d'arranjar la question en "uech setmanas", e decò l'error estratègic de despérder l'atac sus un front tròp larg. Da part russa se conferma la capacitat de resistença e de reaccion de tot lo pòple, son gaubi dins l'esfruchar al mielh la "defensa en fonzor" donaa da l'immensitat dal país e las tantas ressorsas militaras e industrialas dal tot mal estimaas da l'invasor (tantas fabricas eron estaa meiraas o bastias en tota pressa al delai di Urals, fòra di bombardaments nemís); ren menc importants son estats lhi ajuts anglo-americans.

Donca lhi apins son sal Dòn: un terren per lor desconeissut, una plana tota a ondas que pareis desconfinaa. Dins lhi premiers temps la situacion es blocaa, e da tuchi dui lhi cants lhi a ren deguna accion importanta.
Per lhi italians lo cruci mai grand es d'aprestar una linha de defensa còntra lhi atacs dal nemís, mas decò còntra lo dur uvèrn russe. Tota la fatiga es tendua an aquò. Una de las tantas misuras pilhaas, mas d'autre cant obligaa, s'es puei revelaa danosa: lhi muls eron estats tenguts dins las retrovias, a 30, 50, decò a 100 quilomètres da la linha dal front. Era la soleta maniera de lhi gardar en vita, mas com aquò es mancat lo lor ajut al moment dal premier replegament, quora serion estats preciós per recuperar las armas, las municions e lo minjar ensema a las famósas camionetas, decò lor penalizaas dal gèl e da la mancança de carburant.
Sus aquel moment de relativa calma, preludi de la tempèsta, lhi a una precíosa (e inédita) testimoniança d'un alpin originari d'Ostana, en Val Pò, e devengut elvés après son mariatge. Se sòna Chiri Carlo, 2d Regiment Alpins, Batalhon Salúces, 23ª Companhia, 22a Seccion Salmerias.
Barba de Franco Baudino (Franco d'Bastian), escriu a la frema entre lo 23 d'avost e lo 23 de decembre dal 1942 ben 24 letras e cartolinas de la pòsta militara: tantas almenc son estaas aquelas retrobaas e gardaas. Dins aquela que reportem aicí, escricha lo 4 de decembre, son present tuchi lhi elements que marcon decò las autras. Carlin, coma era sonat al país, a laissat a Elva la frema Margarida, gràvia d'una mainaa, e la filheta Maria, e una familha ben unia.
Viva es sa preocupacion per la salute física e mentala de la frema, la cuérb de tenres pensiers e fai de tot per la rassegurar sus sas condicions: es luenh mai de 100 quilomètres dal front, e lo solet trabalh da far es de governar lo mul, lo minjar manca ren, es ensema a de brava gent, pòl mandar a casa tuchi lhi sòuds de la pagueta que totun sa ren coma espénder, es chaüta un pauc de neu mas fai pas encà tan freid... e via parelh. Una situacion ben tranquila, benlèu un pauc gonflaa per amortir la preocupacion que las letras di siei familiars manifeston dins si confronts, malaürosament ben justifiaa.

P.M.N. 108 li 4.12.42

Carissima Moglie Banbina e Famiglia
In seguito vengo darti mie buone notizie che la salute è ottima al quanto spero sia pure di te e Banbina e tutti. In questi giorni ò tardato di scrivere sempre collo scopo di ricevere da te ma invece sono piu di quindici giorni che non ricevo piu lultima tua ricevuta e in data 14 Novembre scritta in data trentun ottobre e sempre aspetto ma non arriva mai nulla e a tutti cosi ma Domani parte una slita e va in paese a ritirare la posta e anche i pacchi spero che siano tutti e due il tuo e quello dei miei Genitori prima si riceveva sovente ma ora che siamo quaggiù piu indietro dalle compagnie tu devi anche capire che siamo sempre gli ultimi serviti cioè lultima ruota del carro. Cara Moglie purtroppo che tu scriverai ma la colpa non è tua ma io sto sempre in pena senza avere tue notizie penso che tu sei la su se non altro stai bene ne spero basta che tu abbia sovente mie notizie perche io sono molto lontano e il piu brutto e la lontananza che ci separa orsono quattro mesi che ti ho lasciato ma mi credevo di vedere altro piu brutto ma invece grazie Dio sono venuto quaggiu a raggiungere un posto dei migliori da l'epoca che siamo oggi siamo molto indietro dal Fronte piu di cento chilometri e percio siamo al sicuro al quanto mai non dubitare e anche riguardo al freddo siamo alloggiati nelle case e stiamo molto bene e caldo quaggiu ce gia un po di neve ma riguardo alla temperatura non ce male per ora e come da noi fa piutosto freddo quando fa vento perche qui e soggetto al vento come da noi la pioggia. ma ora noi qui si lavora soltanto nella stalla pulizie al mulo e costudirlo saprai bene quello che vuol dire e del resto facciamo nulla ogni qualche giorni si facciamo del pane in più di quello che ci danno che qui del grano ce ne e poi ce dei borghesi che mi danno ogni cosa che desidero sono bravissimi. Dunque Cara Moglie Banbina e tutti ci sono gia piu di quindici giorni che si siamo separati da Dao lui e piu avanti cioè in linea ma starà anche bene lui. Cara Margherita mia come gia ti ho detto sulle altre lettere che ti avevo mandato dei soldi dimmi se li ricevi tutti il primo lai gia ricevuto lo so ma dimmi la cifra se è uguale come lo fatto io il primo e di £ 570 il secondo di £ centocinquantadue il terso di £ seicentootto farmi sapere come li ai ricevuto intanto io quaggiu dei soldi non ne faccio nulla non si trova gnente a comperare e cosi te li mando a te che te ne servi se ne ai bisogno. Dunque Cara Moglie scrivimi e dimmi tutto quello che sai non aver gena che io desidero sapere tutto quanto mi dirai sei curioso ma pure e cosi e la piu grande soddisfazione e contentezza quando io riesco sapere tutto come te la passi e come ti trovi in questi momenti se stai bene o come perche vita ne abbiamo una sola e percio dobbiamo sempre tenerci unitamente sempre colla speranza e colla visione di presto riabbraciarsi e sfogarmi e pure come te tutto quello che non si puo spiegare sulle lettere speriamo al meno che nel hanno nuovo sia la vittoria ora quaggiu dicono tutti che andiamo In Italia ma il preciso non si sa. ma speriamo sempre in bene Dio saprà e vorra conservarci allunga la nostra vita che sara un giorno felice quando potro esserti vicino a te e Bambina e al innocente. Fratellino di maria che sapra gia a curarlo senza rovesciarlo come gli faceva al suo cugino filipino. 
Carissima Moglie Ne sofro molto al punto che ti trovi ora sola in triste condizione senza avere un minimo sollievo moralmente di contentezza fuori che i miei scritti da lontano sospirati come e pure io quaggiu. pure e cosi bisogna rassegnarci e aspettare la fine come si aspetta delle volte il bel sole. e verra anche la fine. come a avuto principio. basta avere la fortuna di vederla. Cara moglie Non mandarmi piu nesun pacco finche verrai avisata prima voglio vedere come arriva questo perche e quaranta giorni che è in viaggio e puo darsi che sia gia guasto.
Con tutto questo termino al mio lungo scritto chiudendoti un miglione di baci e un infinita di bene e augurandoti buone feste di buon Natale e bun principio del hanno. Sono tuo Marito Papa di Maria Genero Cognato
Carlin
Dammi pure Novita dei Cognati
2° Regg.to Alpini 22ª Sessione Salmerie P.M.N. 108

Es truchant lo final, abo una image denha d'un literat (es clar qu'ele es ren un òme de letras). Plen de poesia es l'incitament a se resignar a la separacion en atendent la fin "coma s'atend de bòts lo bèl solelh". Un bèl solelh que jamai esponcharè: Carlin tornarè pus a casa. Devengut "ardit", murirè dins lo bordèl de la retirada, ren sensa totun meritar una Medalha de Brons al Valor Militar per una accion de pur eroïsme. Dins la motivacion de la decoracion (abinaa a un compens de tres cent liras l'an) se les: "fasent part d'un tropèl d'ardits dins un'accion de sorpresa se lançava còntra una mitralhatritz nemisa qu'empachava l'avançaa dal repart e en tirant de bombas a man arribava a pilhar l'arma".
L'ofensiva soviética comença lo matin dal 19 de novembre, mas lo premier atac decisiu per lo Còrp d'Armada italian aven a la meitat de decembre quora lhi russes, gràcias a de fòrças escrasantas, esfondon las linhas tenguas da las divisions de fanteria e començon lor avançaa. Es lo sera dal 17 de decembre.
Lo Còrp alpin, impenhat masque abo un sector de la Cuneense, es encara esquierat sal Dòn, ensema al XXIV Còrp d'Armada coraçat tedesc. L'òrdre es "mantenir las posicions" e com aquò resta fins al 15 genoier quora arriba un nòu atac di soviétics. Lo Comand nazista dona a lhi alpins l'encharge de curbir las espatlas ai carris armats tedescs en replegament. Dui jorns après lhi russes esfondon decò las posicions a nord di alpins, tenguas da lhi onguerès, e serron la mòrsa. Encerclats! Es aquí que comença aquela "retirada de Rússia" sus la quala tant s'es escrich e testimoniat. Volèm aicí reportar dui judicis que ben representon aquela tragèdia. Aquel de Gianni Oliva, que la definís "la pàgina mai dramàtica, mai eròica de nòstra ístòria militara" e aquel di istorians militars, que l'an vista ren coma una retirada, mas coma una "ofensiva a l'envèrs", finia lo 26 genoier, après de tremènds sacrificis, abo l'esfondament de la linha russa da part de la Tridentina dins la batalha de Nicolaiewka e la fin de l'encerclament.
Mas quantas sufrènças e quanti mòrts dins aquel tràgic chamin marcat da de contínuas batalhas! La Division Cuneense lhi tròba sa fin, desvalia dins lhi escòntres dal 20 de genoier a Nowo Postojalowka, dal 26 a Roshdestweno, dal 27 a Valuichi quora la darriera colòmna, sensa pus deguna infomacion sus la via da seguir, ven facha preisoniera dal nemís.
Baston gaires de numres per resumir lo drama di alpins en Rússia (las chifras son dal 1946, fornias oficialament da l'Ufici Istòric de l'Esèrcit, e tenon ren còmte d'aquilhi que son mòrts après per de malatias o de ferias): 34.00 mòrts e desperduts, 9.410 ferits e congelats, per un total de 43.580 òmes entre uficials e soldats.
Una conclusion? Pas ren de mielh que las paraulas dal nemís. La relacion dal Comand Suprèm Soviétic n. 630 dal febrier 1943 anóncia que las fòrçs de l'Axe eron estaa escrasaas sal front dal Dòn e que a Stalingrad s'eron renduas, mas ajonta aquesta precisacion: "Masque lo Còrp d'Armada Alpin italian se deu considerar ren batut sus lo sòl de Rússia".