Le poesie sono scritte nella varietà occitana di Salbertrand, nell'alta Val Dora, a 18 chilometri da Susa, paese confinante con i comuni di Exilles e Oulx. Parte del Sacro Romano Impero della Gente Tedesca nel Medioevo, il paese fu poi infeudato ai Conti di Torino e Marchesi di Susa, ma già nel XII secolo era parte del Delfinato e in seguito terra d'Escartoun.

Salbertrand, spiega l'autrice, "è un pais d'oc, (...). È parte di quell'antica Occitania che si estende in Francia sulle terre del Midì. (...) Ha infatti in comune con tutte queste terre la Lingua, benchè diversificata in una fantasmagoria di patuà perchè rimasta a livello di lingua parlata".

È la stessa Clelia Bouvet Baccon ad introdurci nella sua raccolta di poesie:

 

Su che cosa dire al mio Lettore in patuà non ho avuto incertezze. Potevo parlare del mio paese (Mun paī). Potevo descrivere la vita di un tempo non molto lontano, quando ancora era l'avvicendarsi delle stagioni (Lä nevatà) a caratterizzare le attività e gli svaghi dell'uomo e del bambino di montagna e le loro giornate trascorrevano in un'atmosfera impregnata di Divino e di rapporti umani ('Nä furnà d'pän d'misùn), dov'era presente persino un senso di famigliarità con gli animali della propria stalla.

 

Clelia Bouvet Baccon (1929) è, oltre che poetessa, autrice di un vocabolario della parlata di Salbertrand intitolato A l'umbra du Cluchī (1987), edito da Valados Usitanos.