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Edizione 2012

Sergi Bec - Premio lingua occitana

Sergi Bec

Sergi Bec - Premio lingua occitana

È nato a Cavaillon nel 1933. Dopo gli studi alla Facoltà di lettere a Aix-en-Provence, poi alla Scuola Superiore di Giornalismo a Parigi, e alla Scuola di Alti Studi in Scienze Sociali, viene mobilitato per 27 mesi durante la gurra d’Algeria. Tornata la pace, inizia una carriera da giornalista a Tolone e poi a Marsiglia come corrispondente dell’agenzia France Presse. Diventa inoltre critico d’arte. Desideroso di tornare al suo paese, si radica e si implica nella vita della Vaucluse come assessore alla Cultura ad Apt ed in seguito come direttore del Parco del Luberon. Ha al suo attivo più di 40 libri in Francese e in Provenzale (romanzi, pezzi teatrali, opere e album sulla Provenza) e 23 raccolte di poesie.
Dopo aver fatto entrare il neo-surrealismo nella poesia d’oc, dall’età di 16 anni, Serge Bec ha perseguito i suoi principi morali e umanisti, appassionato da una vasta sintesi poetica che resterà sempre quella del paese e del radicamento; del desiderio della donna; dell’ossessione della morte, della rivolta contro le guerre e il totalitarismo.
La terra, la luce, il Mediterraneo, la memoria testimoniano nella sua poesia del suo impegno per difendere la libertà e la bellezza del mondo. Ecco perchè la sua poesia è universale.
Il giornale
Le monde non si è sbagliato. Ecco cosa dice: “Oggi Sergi Bec gode di una risonanza internazionale... Egli è indubbiamente uno dei più rimarchevoli poeti del suo tempo”. 


ANTOLOGIA SERGI BEC

L'uccello sta per morire

In questo istante d'ombra nuda parlo schietto

perché la gente mi ascolti sotto le sue palpebre rosse

nelle loro gabbie che lasciano appena passare la mano

contorta d'infermità.

L'uccello sta per morire.

Mi senti? Parlo schietto. L'albero sostanziale

fioccheggia linfa delle vulve del cielo

mentre nascono gli uccelli cannibali di luce

fra caduta e volo.

L'uccello sta per morire

Sopra il soffio della collina parlo schietto

dove uccidono il gregge. L'ombra nuda

delle aquile contiene il sangue delle mie parole

che cancella la memoria.

L'uccello sta per morire.

Con la complicità della materia parlo schietto

che gli dei non sono più affatto incantatori dei loro bottini

e non comprendono più i loro miti, sorta di silenzio

ulteriore nell'imperismo del tempo.

L'uccello è morto. 



Ci sono dei grilli

Ci sono dei grilli nell'erba della notte

e dentro me ci sono i tuoi occhi

e nella terra c'è la tua vita

che freme contro di me

Nel bel mezzo del cielo

rintocca una campana

una stella cade dritta

mentre due esseri danzano

fra le gialle roccie della luna.

Amore mio, amore mio

ti ho scovato nell'immensità del mondo

e negli altri

ti vedevo dietro le stelle

e ad un tratto

ho creduto

di sentire la tua vita

Ci sono scintille nel fiume dell'alba

e nel cielo le tue mani calde

e dentro di me la tua vita

che muove e che grida.



Il tuo sguardo obliquo su Dio

Se potessi ancora come un cane accorrere

a l'odore pressante del tuo ricordo

Se potessi ancora nutrirmi del tuo fantasma

inferito dal grande vento nell'esilio dell'eternità

Se potessi ancora seppellire le onde dal fondo dei tuoi naufragi

nella nassa assetata di annegati

Se potessi ancora girare il bozzello del tuo viso

e attingere dal pozzo lo specchio del nostro accoppiamento

Tu, oh donna che navighi a lumi spenti

con il tuo solo intuito degli scogli

e il tuo sguardo obliquo su Dio!


En Lenga occitana


L’aucèu es a mand de mouri

Dins aquest istant d’oumbro nuso parle ferme

per que m’escounton lo monde soto sei parpello roujo

dins sei gàbi que leisson tot just passa la man

toursegudo d’infiermitat.

L’aucéu es à mand de mouri.

M’ausissès? parle ferme. L’aubre substanciau

flouquejo dins la sabo dei vulvo dou cèu

enterin qu’espelisson lei aucèu canibale de lus

entre casudo e auroun.

L’aucèu es à mand de mouri.

Subre lou boufa de la colo parle ferme

mounte sagnon lou troupèu. L’oumbro nuso

dei aiglo ensarro lo sang de mei paraulo

qu’escafo la memori.

L’aucèu es à mand de mouri.

Emé la compliceta de la matèri parle ferme

que lei Diéu son plus ges embelinaire de sei pilho

e coumprènon plus rèn à sei mite, meno de silènci

de mai dins l’emperisme dou tems.

L’aucèu es mort.



I a de grilhets

I a de grilhets dins l'èrba de la nuèch

e dins ieu i a tis uèlhs

e dins la tèrra i a ta vida

que fernis còntra ieu

Au bèu mitan dau cèu

una campana dinda

una estèla tomba drech

enterin dos èstres dançan

dins li rocàs jaunes de la luna

Mon amor, mon amor

t'ai boscat dins l'immensitat dau mond

e dins lis autres

te devinave darrièr lis estèlas

e a un moment

ai cresegut sentir ta vida

I a de belugas dins lo riu de l'auba

e dins lo cèu i a ti mans caudas

e dins ieu i a ta vida

que bolega e que cridala mer



Ton agachada de galìs sus Dieu

Se podiàu mai coma un can còrrer lèu

A l’odor de ton recòrd que pressa

Se podiàu mai m’apasturar de ta farfantela

Envergada de gròs vent dins l’exili de l’eternitat

Se podiàu mai siblar ta memòria

Escarcalhada tras lei lamps dei maternitats

Se podiàu mai rebondre lei èrsas de fons de tei naufragi

Dins la garbèla assedada de negadis

Se podiàu mai virar la carrèla de ta cara

E traire dau potz lo mirau de nòstre acoblament

Tu ò frema que vògas lumes amossats

Ambé ta soleta sentida dei estèus

E puèi ton agachada de galìs sus dieu!