È nato a Caraglio il 3 marzo 1957, fino a ventidue anni è vissuto a San Pietro di Monterosso Grana, uno dei 120 paesi delle valli Occitane in Piemonte.
Già studente del Liceo Classico di Cuneo, laureato in Letteratura Latina all’Università di Torino, è attualmente insegnante al Liceo Scientifico di Cuneo.
Cultore della lingua materna occitana, nella variante della Val Grana, in quelle delle altre valli e nella variante referenziale secondo i criteri della normalizzazione linguistica.
Si è cimentato nella traduzione di Giovanni Verga in tre novelle: Ros Marriaborra  (Rosso Malpelo), Cavalaria Païsana (Cavalleria Rusticana), La Ròba (La Roba)dimostrando un talento linguistico veramente particolare che ha portato la sua lingua materna, quella che fino a pochi anni fa veniva definita “a nòstra mòda” ad un alto livello letterario. Attualmente sta lavorando alla traduzione di Pinocchio.


ANTOLOGIA ARTURO VIANO

I. Ros Marriaborra  (Rosso Malpelo di Giovanni Verga)

 
Mariaborra se sonava parelh perque avia lhi pels ros; el al avia lhi pels ros perque l’era un filh maliciós e marrit, que laissava ben creire de devenir una vera lingiera. Abo aquò tuchi a la carriera de la sabla rossa lo sonavon Marriaborra; e bèla sa maire, vist que lor sentia sempre dir coma aquò, avia quasi eissubilat son nome de batesme.
D’autre cant, ela lo vÈ4a masque lo sande sera, quand al tornava a maison abo quela brisa de sòuds de la setmana, e coma al era marriaborra, la lhi avia decò da aver paor que d’aquilhi sòuds al ne’n sostraiesse magara una cobla; e daus qu’ilh o dubitava, per ren se trompar, sa sòrre pus granda lhi fasia la quitança e torchets sus la tèsta.
Mas lo patron de la carriera avia confermat que lhi sòuds l’era aquilhi e pas d’arle; e francament ilh eron já tròp per Marriaborra, un desbèla que degun auria volgut se veire derant, e que tuchi esquivavon coma un chan abo la ronha, e lo careceavon abo lhi pès quando se lo trobavon a tir.

Rosso Malpelo
Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riescire un fior di birbone. Sicchè tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo, e persino una madre, col sentirgli dir sempre a quel modo aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo.
Del resto, ella lo vedeva soltanto il sabato sera, quando tornava a casa con quei pochi soldi della settimana; e siccome era malpelo c’era anche da temere che ne sottraesse un paio, di quei soldi: nel dubbio, per non sbagliare, la sorella maggiore gli faceva la ricevuta a scapaccioni.
Però il padrone della cava aveva confermato che i soldi erano tanti e non più; e in coscienza erano anche troppi per Malpelo, un monellaccio che nessuno avrebbe voluto vederselo davanti, e che tutti schivavano come un can rognoso, e lo accarezzavano coi piedi, allorché se lo trovavano a tiro.