Sotto il temporale e la grandine, zuppi d'acqua, impattiamo nella statale del colle di Tenda, a Limone Piemonte, la prima valle occitana che attraversiamo, dopo le isole linguistiche di Olivetta S. Michele, delle Terre Brigasche, e il fugace passaggio alla testata della valle Pesio. E' un ritorno brusco alla civiltà delle automobili: impianti di risalita per il circo bianco dello sci, residence, alberghi.
Il paesaggio, nel corso della giornata, è molto cambiato.
Dal rifugio Garelli abbiamo costeggiato i ripidi versanti settentrionali del Marguareis, per poi attraversare la Conca delle Carsene, straordinario ambiente di nuda roccia, e rade praterie fiorite. Il momento è magico: lingue di neve alimentano le doline e gli inghiottitoi e tutta quell'acqua è quella che riappare molto più in basso, con le spettacolari cascate del Pis del Pesio e della gole delle Fascette in val Tanaro.
Ancora segni della presenza del lupo sul nostro cammino.
Impronte fresche tra il Marguareis e il colle di Tenda, altri escrementi sulla conca delle Carsene. Le guardie del parco delle valli Pesio e Tanaro raccolgono i preziosi reperti, che saranno analizzati per confermare che proprio di lupo si tratta. Difficile dire quanti sono: i lupi si spostano velocemente, coprono in una notte distanze notevoli. I guardiaparco raccontano dell'ostilità verso questo animale. I pastori subiscono indubbiamente un danno, anche se il prelievo di animali domestici rappresenta meno del 10% della loro dieta. Vengono predati di preferenza caprioli, camosci, cinghiali e mufloni, questi ultimi introdotti dall'uomo a scopo venatorio. Se i lupi aumentano, è perché aumenta la fauna di cui si nutrono e che di fatto contribuiscono a tenere sotto controllo. A dire il vero, in territorio italiano il fenomeno delle predazioni è limitato. Rispetto alla Francia, dove le greggi sono molto grandi e gestite allo stato brado, in Italia gli allevamenti hanno meno capi, sono orientati alla produzione di formaggi e non di carne, e il controllo sugli animali è assai più puntuale.
Tra i compiti del parco c'è anche quello di mediare proprio tra le esigenze dei contadini di montagna e la tutela dell'ambiente. Il lavoro, ci dicono, è lungo e difficile. Sono stati studiati specifici protocolli che il pastore può seguire per difendere i propri animali dal lupo. E' stato incentivato l'uso di cani pastore di razza maremmana, che nei giorni scorsi abbiamo visto "al
lavoro": cani talmente efficienti che ci siamo tenuti a debita distanza. Qualche risultato si ottiene, ma non è facile modificare comportamenti consolidati. Spesso è difficile anche contrastare le leggende metropolitane, che raccontano di lupi introdotti dagli enti parco e di vipere gettate dagli elicotteri.