Dalle finestre del rifugio Garelli al Marguareis le nebbie nascondono a tratti le creste affilate di questa montagna, la più alta della Alpi Liguri. Oggi, cammino di montagna vera, negli ambienti carsici del parco delle valli Pesio e Tanaro. Abbiamo lasciato la Liguria ieri, con un aereo percorso di cresta sul monte Saccarello. Ci attendevamo grandi sorprese dalle fioriture di rododendri sul versante settentrionale della montagna. Speranze deluse perché da una parte la fioritura era solo all'inizio, dall'altra perché una pista da sci attraversa tutta la conca e una trincia - un costosissimo macchinario - i rododendri li rasa completamente. Consola il ritrovamento, sul crinale, di escrementi ormai secchi di lupo. A guardare l'ambiente circostante, le estensioni di foresta, le quinte dei crinali che si rincorrono, il lupo ci sta. Se non qui, in quale altro luogo?
Consola ancora l'attraversamento del bosco delle Fascette, straordinaria foresta di larici, in lenta evoluzione verso un bosco ad alto fusto di abeti bianchi e faggi: segno che il clima cambia, oppure che questa è la naturale evoluzione di quell'ambiente? Il nostro passaggio veloce non consente indagini più approfondite.
Ci illustra il territorio, invece, e con dovizia di dettagli geologici, Massimo Sciandra, guardia del Parco delle valli Pesio e Tanaro. Attraversiamo un ambiente ricchissimo di acque sotterranee, invisibili nelle grotte e nei sifoni, acqua che sparisce nelle doline e riappare altrove, che si scava vie segrete, precluse anche ai più esperti speleologi.
Acqua che fa gola a molti. La valle Tanaro è nota per le sua acque minerali: la sete di acqua in bottiglia ha alimentato la vendita alle società produttrici, da parte dei privati, delle molte sorgenti che un tempo servivano i pascoli. Tanti, in passato, si sono lasciati tentare da queste lusinghe: qualche lira in più a fronte di terreni che rendevano veramente poco. Su questi terreni, però, il pascolo è espressamente vietato per motivi igienici. Persa l'acqua, persa la terra e persi anche diritti e consuetudini antichissime.
E l'acqua fa gola anche alla costa ligure, che ne ha bisogno soprattutto per irrigare la piana di Albenga e le sue serre.
E' allo studio un progetto per una diga alta 90 metri, che raccoglierebbe le acque dei torrenti Negrone e Tanarello.
Bisogna sperare che la popolazione della valle si rifiuti, ancora una volta, di svendere per pochi euro le proprie irrinunciabili risorse naturali.