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Dal Podio di San Damiano Macra: Marta e Giorgio

Dal Puei de Sant Damian: Marta e Jòrs

"Avem fach un sumi" inchiesta sul rinsediamento in montagna a cura di Maurizio Dematteis

Dal Podio di San Damiano Macra: Marta e Giorgio
italiano Frazione Podio di San Damiano Macra: frazione alpina che sovrasta San Damiano Macra, comune della parte bassa val Maira, a 743 metri di altitudine. Il Comune di San Damiano, di cultura e lingua occitana, comprende il territorio degli ex comuni di Pagliero, Lottulo e Paglieres. Il paese trova le prime tracce della sua esistenza nell'atto di fondazione del monastero di Caramagna del 1028, e come la maggior parte dei paesi della valle, fu inserito nei possedimenti dei marchesi di Saluzzo nel XII secolo, e in seguito dei Savoia. Nel XVII secolo, per cercare di arginare l'eresia calvinista che dilagava in valle, fu costruito un convento di padri cappuccini. In seguito, a causa della peste del 1716 la popolazione decimata di San Damiano e quella di Pagliero si unirono in un unico comune. San Damiano oggi ospita la sede della Comunità Montana della valle Maira, e la sua economia poggia principalmente sullo stabilimento di imbottigliamento dell'acqua minerale locale. Il Comune montano è inserito all'interno della Valle Maira, che origina dallo spartiacque principale sul confine italo-francese e si protende verso levante per circa 45 km fino a sboccare sul pianalto cuneese presso Dronero. La parte più bassa in cui si trova San Damiano, più rinserrata e molto boscosa, si pone in netto contrasto con quella alta, incisa da lunghi valloni laterali e circondata da una catena di elevati picchi rocciosi dominati dal Brec de Chambeyron (3398 m). L'interesse naturalistico e ambientale della valle trova un buon riscontro nella Riserva naturale speciale dei "Ciciu del Villar" e nell'alta valle il cui territorio (Cascate di Stroppia - Rocca Provenzale-Chiappera) è stato riconosciuto Zona di notevole interesse pubblico, come anche il Vallone dell'Unerzio.
La moglie del dottore
«Quando siamo arrivati a vivere a San Damiano Macra io ero considerato la "la frema dal doctor" (moglie del dottore, nda) - racconta Giorgo Alifredi - Perché passi che il medico del paese fosse una donna, ma che il marito stesse a casa, stendesse i panni e badasse ai bambini era difficile da digerire per i locali». Ricorda così i primi tempi in cui con la moglie Marta Canuto e il figlio Mario, che oggi ha 14 anni, si trasferì a San Damiano, in Valle Maira. Successivamente alla famiglia Alifredi si sono aggiunti Caterina, che oggi ha 12 anni, Tommaso, che ne ha 8, Antonio, di 4 e Ada, di un anno e mezzo.
«Ci siamo trasferiti a San Damiano nel 1995 per motivi di lavoro - spiega Marta Canuto -. Ho preso una sostituzione come medico di base, con la possibilità in seguito di essere confermata. Il fatto di essere arrivata come medico di base in paese ha fatto sì che mi abbiano accolto tutti a braccia aperte. Io da parte mia ho cercato di impostare da subito il rapporto con i miei pazienti con grande attenzione alla persona. Conoscevo tutti e andavo in visita alle famiglie».
Marta e Giorgio hanno lasciato Torino nel 1991 con la precisa idea di andare a vivere in montagna. Marta si era appena laureata in medicina, Giorgio, con una laurea in filosofia, aveva un impiego saltuario di traduzione testi dal russo. Dopo una breve parentesi abitativa a Coumboscuro, in valle Grana, si trasferiscono definitivamente nel piccolo comune della Val Maira. «Traducevo libri - ricorda Giorgio - e lavorando con il computer potevo farlo tranquillamente anche nelle valli alpine. Poi pian piano ho smesso e ho cominciato a tenere l'orto, le patate, a fare legna con l'idea un giorno di creare un'azienda agricola».
Nel 1998 la famiglia Alifredi lascia il centro di San Damiano per trasferirsi in borgata Poggio, a pochi chilometri di distanza, dove ristrutturano una casa della curia che gli viene lasciata in comodato d'uso. E finalmente il sogno di Giorgio si realizza: nasce l'azienda agricola Lo Puy, con una settantina di capre e un caseificio per realizzare formaggi. «A me era sempre piaciuta la pastorizia - racconta Giorgio - e mi piacevano i formaggi di capra francesi. Ci siamo orientati sulle capre perché sono gli animali più accessibili dal punto di vista economico e perché è l'unica bestia che può essere tenuta qui al Podio. Il giudizio all'inizio era che fossi un tipo stravagante o un pazzo mantenuto dalla moglie. Perché le capre sono sempre state considerate gli animali dei poveri, e poi noi arrivavamo dove tutti gli altri avevano mollato, e cosa credevamo di fare? Oggi invece alcuni ci ammirano, altri continuano a guardarci con perplessità, altri ancora credono che campiamo di contributi che in realtà non esistono». Una scelta di vita importante per un dottore in filosofia, abituato a svolgere un lavoro di tipo intellettuale. Perché scegliere le bestie vuol dire: «una sorta di prigione voluta, tutti i giorni della settimana, 365 giorni all'anno. Si crea un legame con le bestie anche più forte che con la famiglia».
Nel frattempo Marta ha continuato a fare il medico fino a settembre del 2004. «Allora avevo già quattro figli e facevo molta fatica ad occuparmi anche dei miei pazienti - ricorda -. Un giorno ho pensato: i miei pazienti tutto sommato un altro dottore lo trovano, i miei figli un'altra mamma no. Per cui ho mollato. All'inizio il mio stipendio era fondamentale, ma dal 2003 abbiamo iniziato ad ottenere un ritorno significativo dalla vendita dei nostri formaggi. Per cui oggi lavoro anch'io nell'azienda agricola: mi occupo delle vendite, gestione clienti, trasporto formaggi e faccio un po' di caseificio. Inoltre le domeniche d'estate vado a vendere le tome con un banchetto per strada».
Oggi l'azienda agricola Lo Puy è una realtà avviata, pluripremiata, e che da lavoro a due famiglie nella borgata Podio. Le tome di capra sono conosciute e apprezzate non solo in Piemonte. Tanto che alcuni distributori raccolgono il formaggio del Podio per distribuirlo in negozi di Cuneo, Saluzzo, o per spedirlo addirittura nella City di Londra insieme ad altri prodotti alimentari d'eccellenza piemontesi. E' capitato addirittura che un distributore di formaggi abbia spedito i tomini di capra di Marta e Giorgio in Giappone. Ma per arrivare a tutto questo la strada della famiglia Alifredi non è stata certo in discesa: «La difficoltà più grossa è stata quella di trovare la terra per il pascolo - spiega Gorgio -. Perché in montagna, come in tutte le zone agricole marginali, si dice ce la terra è abbandonata, ma poi al momento buono saltano sempre fuori i "fantasmi" che la possiedono. E non sono disposti a cederla né ad affittarla. Da un lato c'è il legame affettivo, dall'altra magari non hanno bisogno di realizzare cifre modeste». Perché la terra da queste parti non si vende. Costa poco tenerla incolta. E poi non si sa mai, un domani potrebbe sempre rivalutarsi. O diventare edificabile. «La risposta standard che si attribuisce a chi vive in montagna è che qui tutto è più difficile, mancano i servizi, il terreno è scosceso, la scuola lontana ecc. - continua Giorgio - in realtà se c'è la volontà tutto questo è ininfluente. Il problema più grosso da superare è quello romano e sociologico di come è stata divisa la terra. Dovrebbe essere come in Francia, dove chi vuole mettere su una piccola azienda con 70 capre come la nostra, trova delle autorità che lo aiutano nell'acquistare i terreni. Tutto questo in Italia non esiste. Da noi esiste una domanda ma non un'offerta. Nelle zone marginali ci sono 1000 proprietari, a volte irreperibili, a volte contrari alla vendita, dello stesso fondo. Non c'è la volontà politica. Una legge in tal senso esisterebbe, ma non si riesce a fare applicare, perché i sindaci non se la sentono. In Val Maira potrebbero nascere altre decine di aziende come la nostra. Ma tutto questo non si riesce fare».
E anche oggi che la famiglia Alifredi ha dimostrato che creare un'azienda agricola in Val Maira è una cosa fattibile, i problemi non sono certo finiti: «La nostra parola vale come quella dei villeggianti che vengono a passare il weekend nella seconda casa in montagna - dice Marta seccata - e si lamentano che gli roviniamo l'aiuola o sporchiamo la strada. Non c'è la lungimiranza di pensare che grazie all'azienda verranno magari dei turisti in valle. Oggi che la gente sempre di più si lamenta che non c'è lavoro e che in città si vive male, ci sarebbero gli spazi per scelte diverse. Basterebbe che le autorità aiutassero un minimo chi decide di andare a stare in montagna. Invece per loro è più facile promuovere l'aspetto folcrotistico. E intanto molti mollano perché non trovano aiuto. Una frase del film "Il vento fa il suo giro" dice: "la gente del posto preferirebbe vedere che a te le cose vanno male, perché se andasse bene sarebbe riconoscere il loro fallimento". Ma in realtà sono cambiati i tempi. Non capisco perché i nativi oggi se la prendano tanto. Negli anno '70 c'era il boom economico. Era normale andare via. Ma oggi, ad esempio, non devi più mungere 50 capre a mano tutti i giorni».
Oggi Lo Puy si appresta da aprire un agriturismo, l'ultimo progetto di sviluppo aziendale in ordine di tempo: «Si chiude il cerchio dalla produzione alla tavola - spiega Giorgio - Con l'agriturismo finisce la nostra parte creativa e comincia quella della gestione. In questo modo possiamo diminuire la produzione di formaggi senza ridurre il reddito, attraverso la vendita diretta dei prodotti ai nostri ospiti». Un luogo di socializzazione, in cui fare educazione alimentare e creare un contatto vero con gli ospiti. Recuperando l'essenza dell'agriturismo, troppo spesso ridotto a pura attività di ristorazione con prodotti provenienti dall'esterno.
«In qualche modo tutto quello che stiamo facendo lo facciamo anche per i nostri figli - conclude Marta -. Mario, il più grande, l'altra sera si è messo a piangere perché i compagni del liceo scientifico di Cuneo si trovavano la sera per andare al cinema, e lui non aveva un pullman per poterli raggiungere. Ma poi ci ha ragionato e si è detto felice di stare al Podio. Tanto che d'estate porta lui le bestie al pascolo, anche da solo».

occitan Lo Puei, ruaa de Sant Damian, en bassa Val Maira, butaa un pauc amont dal país, a 743 mètres d'autessa. La comuna, de lenga e de cultura occitana, compren lo territòri de las ex Comunas de Palhier, Lòtol e Palhieres. Las premieras traças de l'existença dal país son documentaas dins l'acte de fondacion dal monastier de Caramanha dal 1028, e coma ben d'autri país de la valada, faguet part di possediments di marqués de Saluces ental sècle XII, e puei di Savòia. Ental sècle XVII, per cerchar d'arrestar l'eresia calvinista que s'istava eslarjant dins la valada, foguet bastit un convent de paires capucins. Puei, après la pèst dal 1716 la populacion decimaa de Sant Damian e aquela de Palhier se joheron dins una soleta comuna. Encuei a Sant Damian lhi a lo domicili de la Comunitat de Montanha Val Maira, e l'economia dal país se res sobretot sus l'establiment d'embotelhament de l'aiga minerala locala.
La Val Maira comença amont dal crèst principal que despartís l'Itàlia e la França, e cala per 45 km en direccion dal levant, fins a se pèrder dins la plana de Coni. La comuna se tròba dins la part bassa de la valada, mai estrecha e vèrda de bòscs, dal temp que mai amont es talhaa da de lònjas combas lateralas e environaa da na chaena de montanhas, dominaas al som dal Brec de Chambeyron (3398 m). La valada es ben apreciaa per son interès naturalístic e ambiental, coma la Resèrva naturala especiala di "Cichos dal Vilar" e l'auta valada (embe las Cascadas d'Estròpia e la Ròcha Provençala), que es estaa reconoissua Zòna de gròs interès públic, parier dal valon d'Unèrci.
La frema dal doctor
«Quora sem venguts aicí, mi me dision "la frema dal doctor" - còntia Jòrs Alifredi - perque la sie pura que lo metge dal país sie una frema, mas que son òme foguesse a la maison, estendesse la ròba e governesse las mainaas era dura de digerir per la gent d'aicí». Parelh enavisa lhi premiers temps,quora la frema Marta Canuto e lo filh Màriu, qu'encuei a 14 ans, s'es meiraa a Sant Damian, en Val Maira. Puei son arribaas decò Caterina, encuei de 12 ans, Tommaso, que n'a 8, Antonio, de 4, e Ada, qu'a masque n'an e metz.
«Sem venguts aicí ental 1995 per motius de trabalh - explica Marta -. Ai pilhaa una substitucion coma medge de basa, embe la possibilitat d'èsser puei confermaa. Èsser un metge de basa a fach que la gent m'aculhesse a braç dubèrts al país. Mi da súbit ai cerchat d'impostar lo rapòrt embe mi pacients embe una granda atencion a la persona. Coneissiu tuchi e anavo a visitar dins las familhas.»
Marta e Jòrs an laissat Turin ental 1991 decidats a se meirar en montanha. Marta s'era just làureaa en medicina; Jòrs, embe una làurea en filosofia, avia un emplec saltuari coma traductor dal russe. Après aver viscut qualque temp a Comba Escura, en Val Grana, se meiron a Sant Damian, ente decidon de restar. «Reviravo de libres - enavisa Jòrs - e en trabalhant embe l'ordinator poliu lo far tranquilament decò aicí. Puei, plan planent ai quitat e ai començat a tenir l'òrt, las trífolas, a far lo bòsc, embe l'idea un jorn de montar un'asienda agrícola.»
Ental 1998 la Familha Alifredi laissa lo centre per anar a istar al Puei, un pau amont, a l'adrech dal país, ente arranjon na maison que la cúria lhi laissa en "comodato d'uso" (nòta trad. òc: pòlon l'abitar per un numre d'ans en compens dal trabalh fach). E parelh, finalament lo sumi de Jòrs se realiza: nais l'asienda agricola Lo Puy, embe una setantena de chabras e un laboratòri per far de fromatge. «Mi m'avia totjorn agradat aquò d'la pastura - còntia Jòrs - e m'agradavon ben lhi fromatges de chabra francés. Nos sem orientats sus las chabras perque son de bèstias pas tant charas e perque son las soletas que polon èsser gardaas aicí al Puei. Al començament lo pensier era aquel que mi foguesse un tipe dròlle o un mat mantengut da la frema. Perque las chabras son totjorn estaas consideraas coma las bèstias di paures, e puei nosautri arribavon ailai ente tuchi avion abandonat; qué creíem de far? Ensita encuei d'unes nos amiron, d'autres contínuon a nos beicar com aquò,d'autres encara creon que vivem de contributs qu'en realitat lhi son pas». Una chausia de vita importanta per un doctor en filosofia, acostumat a far un trabalh intellectual. Perque chausir las bèstias vòl dir: «una sòrta de preison volgua, tuchi lhi jorns de la setmana, per tot l'an. Se crea un liam embe las bèstias bèla pus fòrt qu'embe la familha».
Entrementier Marta a continuat a far lo medge fins al 2004. «Enlora aviu já quatre mainaas e fasiu fatiga a m'ocupar de tuchi lhi pacients - enavisa -. Un jorn ai pensat: fin finala mi pacients un'autre metge lo trobarèn, mas mainaas un'autra maire no. E parelh ai quitat. Al començament mon estipendi era fondamental, mas ental 2003 avem començat a ganhar decò sus lhi nòstri fromatges. Parelh encuei decò mi trabalho a l'asienda: m'encharjo de la véndita, di clients, meno lo fromatge d'aicí e d'ailai e fau decò un pauc de laboratòri. A la diamenja, d'istat, vau decò a vende lhi fromatges en vir sus lhi marchats».
Encuei l'aziènda agrícola Lo Puy es una realitat que res, premiaa mai d'un bòt, e que dona de trabalh a doas familhas dal Puy. Las tomas de chabra son coneissuas e apreciaas ren masque en Piemont, mas son distribuïas a Coni, Saluces e espedias fins dins la City de Londra ensem a d'autres produchs d'exelènça piemontés. Un distributor de fromatges lhi a fins menats en Japon. Mas per arribar a tot aquò, segur que lo chamin de la familha Alifredi es ren estat a la calaa: «Lo problema mai grand es estat de trobar la tèrra per pasturar - explica Jòrs -. Perque en montanha, coma dins totas las zònas agrícolas marginalas, dion que la tèrra es abandonaa, mas puei al moment bòn salhon fòra lhi "fantasmas" que l'an. E vòlon ni la vénder ni l'afitar. D'un cant lhi a lo liam afectiu, da l'autre benlèu an pas de manca d'aquelhi sòuds aquí». Perque la tèrra d'aquesti cant se vend ren. Costa pas gaire la tenir parelh coma es. E puei, vai saber, un deman poleria totjorn se valorisar. O devenir edificabla. «Se pensa que fasse mal far viure en montanha perque aicí tot es mai dificile, mancon lhi servícis, lo terrèn es pendut, l'escòla daluenh, e ben d'autre - contínua Jòrs - a dir lo ver se lhi a la volontat tot aquò compta pus. Lo problema pus gròs da sobrar es aquel roman e sociològic de coma sie estaa partatjaa la tèrra. Chaleria que foguesse coma en França, ente qui vòl bastir una pichòta asienda embe 70 chabras coma la nòstra, tròba d'autoritats que l'ajuon a chatar la tèrra. De tot aquò en Itàlia lhi a pas ren. Dins aquò nòstre lhi a la demanda, mas manca l'ofèrta. Dins las zòna marginalas lhi a 1000 proprietaris dal mesme fond, que se tròbon pas, o que vòlon ren vénder. Lhi a ren na volontat política. Sus aquò lhi auria pro una leimas s'arriba ren a la far aplicar, perque lhi séndics an crenta. En Val Maira polerion nàisser desenas d'autras asiendas coma la nòstra. Mas tot aquò s'arriba ren a lo far».
E decò encuei que la familha Alifredi a demostrat que crear un'asienda agrícola en Val Maira es possible, lhi problemas son ren finits: «Nòstra paraula val tant qu'aquela di vilejants que venon a passar lo fin de setmana dins lor secondas maisons - ditz Marta einhaa - e se lamenton que lhi gastem las flors, o embosem la via. An pas l'uelh de veire que gràcias a l'asienda benlèu venarèn amont de toristas. Encuei que la gent se lamenta que lhi a ren de trabalh e que en vila se viu mal, lhi auria ben d'espacis per de chausias diferentas. Bastaria una pichòta ajua da part de las autoritas a qui decid d'anar viure en montanha. Mas per lor es mai facile de promòure l'apèct folklorístic. E entrementier tanti mòlon perque tròbon ren un'ajut. Una frasa dal film "L'aura fai son vir" ditz: "la gent dal pòst auria pus char de veire que a tu las causas van mal, perque se anesse ben seria reconeisse que lor an falit".Mas en realitat lhi temps son chambiats. Capisso ren perque la gent dal pòst encuei se la pilhe tant. Dins lhi ans '70 lhi avia lo boom econòmic. Era normal anar via. Mas encuei, per dir, chal pus mónser 50 chabras a man tuchi lhi jorns».
Encuei lo Puy vòl bastir un'agritorisme, lo darrier projèct de desvolopament asiendal en òrdre de temp: «Parelh aquí se serra lo cèrcle: da la produccion a la taula - explica Jòrs - Embe l'agritorisme finís nòstra part creativa e comença aquela de la gestion. Com aquò polèm diminuïr nòstra produccion de fromatges sensa ganhar de menc, embe la véndita dirècta di produchs a la gent que ven». Una lueia per socializar, ente far d'educacion alimentara e crear un ver contact embe lo monde que ven aicí.. En retrobant l'essença de l'agritorisme, tròpi bòts restrecha a na pura activitat de ristoracion, ente lo minjar arriba da fòra.
«En qualque maniera tot aquò qu'istem fasent es decò per nòstri filhs - conclud Marta -. Màriu, lo mai grand, l'autre sera s'es butat a plorar perque lhi companhs dal liceu scientífic de Coni se trobavon lo sera per anar al cínema, e ele avia ren la corriera per lhi poler anar. Mas puei lhi a rasonat sus e s'es dich aürós d'istar al Puei. Tant que d'istat es ele que mena las chabras en pastura, bèla s'es solet».