italiano

Io sono, per Piaggia, Maria della Cappella, ma io mi chiamo, ufficialmente, Angela Pastorelli e quindi sentite che é proprio un cognome brigasco, Pastorelli. I miei, mio padre e mia madre, erano entrambi di Piaggia ed io mi sento molto legata ai Brigaschi, proprio perché ho il carattere dei Brigaschi. Infatti, qunado vado a Piaggia mi sembra di essere più a casa mia rispetto a quando sono fuori. Comunque, sono nata a Imperia e mi sento anche di Imperia, ma di più Brigasca. Quando ho compiuto sei anni, sono andata con i miei, mio padre e mia madre, in Francia, a Mentone, perchè avevano preso la direzione..., insomma, avevano comprato l'albergo della stazione di Mentone ; quindi, sono andata a scuola in Francia ed ho fatto tutta la scuola elementare fino in quinta ed é per questo che quando io parlo francese o sento qualcuno che parla francese mi ci metto subito vicino, perché il francese mi é rimasto dentro come prima lingua, perché io, quando sono arrivata a sei anni in Francia, conoscevo il Brigasco di Piaggia ed il dialetto di Imperia Oneglia. Non sapevo assolutamente niente di italiano. Ho fatto tutte le elementari fino in quinta e poi siamo dovuti ritornare perchè doveva iniziare la guerra ed i francesi avevano detto ai commercianti: "O diventate francesi, oppure ve ne andate". I miei hanno pensato di venirsene in Italia, perché avevano ancora i propri genitori e poi perché si sentivano più italiani. Hanno perso tanto, ovvero tutto quello che avevano guadagnato prima di andare in Francia. Siamo venuti in Italia ed io, in qualche modo, dovevo andare a scuola, così mio padre mi ha portato dal direttore della scuola elementare per sapere in quale classe mi potevano mettere; quel direttore ha detto che dovevo fare un tema ed io non sapevo cosa fosse un tema perché nelle scuole francesi non si fanno i temi, ma la "rédaction", che significa rispondere alle domande, fare riassunti, per lo meno ai miei tempi perchè ora sarà tutto cambiato, però io adesso non lo so... Comunque, mi fa fare un tema, mi hanno messo in una quinta dov'erano tutte bambine con un bel grembiule bianco; era la divisa di quella classe o magari di tutte le alunne delle scuole elementari. A quel punto, mi sno girata verso la bambina che era nel banco dietro di me e gli ho detto in dialetto di Oneglia: "Che cos'é un tema?" Quella bambina è stata molto gentile a spiegarmi ed io ho fatto il tema, però mi sono trovata in enorme difficoltà perchè: " come scrivo?" In francese no, perché sono venuta per dimostrare che so l'italiano, l'italiano non lo so ed io ho scritto in dialetto Onegliese. Il direttore, però, é rimasto molto dispiaciuto perchè non poteva fare altro che mettermi in prima, ma invece mi ha messo in quarta; quindi mi ha messo indietro, io la quinta l'avevo già fatta, però... ai miei tempi, in Francia, si faceva anche la sesta e quindi avevo finito il ciclo elementare e invece lì ne dovevo fare ancora. Quindi mi hanno messo in quarta e poi ho fatto l'esame di ammissione, allora si poteva saltare la quinta ed andare alle Magistrali o al liceo, etc.. ed io l'ho saltata perché mia madre mi ha mandato da un maestro che mi ha insegnato l'italiano, però quando ho fatto quell'esame di ammissione sono stata rimandata, perchè chissà cosa ci avrò scritto in quel tema dell'esame d'ammissione, anche perché non ero ancora sicura sulla lingua. Insomma, sono stata rimandata ed io, molto offesa: "Sono stata rimandata! Ma io non ci vado più a scuola!" Io guardavo il mare, mi ricordo che vivevamo dal comune e... allora non c'erano tutte quelle case, io andavo a piedi... venivo ad Oneglia a piedi ed andavo a piedi a casa.. e guardavo quel mare e dicevo: "Io mi vado ad annegare perchè io in Francia ero sempre la prima della classe ed invece qui sono rimandata..., non ci sto bene in Italia". Poi mi é passata perchè sono stata finalmente promossa ed ho fatto le magistrali. Finite le magistrali, sempre con dei buoni voti, perché mi piaceva studiare ed avendo dentro sempre il mio francese, che leggevo e continuavo a tenermelo, perché avevo l'impressione che leggendolo mi sentissi più vicina alla mia vita infantile.

Io cercavo un lavoro, ma a quei tempi c'era anche la guerra, perchè mi sono diplomata maestra nel 1945 e la guerra é finita alla fine del 1945... 25 aprile.. e quindi non si trovava più di tanto, non si poteva... e non solo, anche per fare la maestra, si facevano i concorsi, ma di concorsi non ce n'erano, quindi non potevo fare nemmeno la maestra, ma neppure la barista, la commessa, niente (ren). A quel punto mi sono messa a fare delle lezioni a chi voleva imparare, a chi aveva delle difficoltà nella scuola elementare, venivano in un paesino, in una frazione di Imperia che si chiama Barchetto

e venivano, insomma, a fare quelle lezioni. Poi, ho incontrato una mia compagna che mi dice: "Possiamo andare all'Università!" "Scherzi!", dico io, "l'Università?" "I miei non mi possono mantenere all'Università, abbiamo perso tutto in Francia". Eppure l'idea di andarci ce l'avevo..., ma non mi sono iscritta, perchè quella mia compagna, anche se eravamo state accettate entrambe all'Università di Torino, si è sposata e quindi non si è più iscritta ed io nemmeno; se non va lei non vado neppure io. Però, ho fatto lezioni tutto l'inverno, mi sono studiata un po' d'inglese perché l'avevamo già fatto nelle elementari in Francia, pensa che bravi a fare queste cose già allora in Francia... Comunque, a maggio mi arriva una lettera dall'Università che mi dice perchè non mi ero iscritta, per quale motivo, e non solo, c'è ancora tempo di iscriversi... e se vi iscrivete entro il 31 maggio non perdete l'anno. Così ho detto a mio padre: "Guardate, io bisogna che continui perché questo é il destino che mi viene in contro; non posso dire di no ad una cosa così" ."Eh, ma come faccio!" ...Mio padre era preoccupato... "Non statevi a preoccupare!", perchè io gli ho sempre dato del voi ai miei, come è sempre stato usato dappertutto dai brigaschi. "Io faccio delle lezioni e me la pago l'Università" "Ah, bene, se ci vuoi provare, inizia!" Ho iniziato... mi guadagnavo i soldi per andare a Torino, ma mi pagavo le tasse, le giornate in cui andavo a fare gli esami, perché andavo dalle suore francesi, che mi accoglievano molto volentieri e non solo, mi facevano anche degli sconti perché sapevano la mia storia.

 

Insomma che, ho fatto tutta l'Università facendo delle lezioni; mi ero messa d'accordo, come tanti altri come me, con il bidello che guadagnava di più dei professori, perchè mandava l'orario degli esami, faceva firmare i professori, perché ci voleva la firma della presenza, e ci mandava le dispense, i libri e poi lo pagavamo, ma ho fatto l'Università senza mai andarci. Quando ho finito.. mi sono laureata il 10 luglio del 1950... a fine settembre io avevo il posto (di lavoro). Io ho insegnato francese a Ventimiglia, alla prima chiamata, subito, non ho perso tempo e sono subito entrata. A quel punto si che mio padre era contento.

Va bene... questa é stata la mia vita.

Ho insegnato per quarant'anni, quai quarant'anni, trentasei, perchè ho riscattato, pagando, l'Università e quindi sono in pensione con quarant'anni. Adesso, quando posso parlare francese, quando faccio lezione, quando faccio delle traduzioni dal francese.. io sono una persona felice.