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Edizione 2011

Tuntiak Katan - Premio Giovani

Tuntiak Katan - Premi Joves (lenga Shuar)

Tuntiak Katan - Premio Giovani
italiano Nato nel 1984 a Tuutinentsa, (Morona-Santiago, Ecuador) è un giovane shuar specializzato in progetti ambientali e culturali.
Gli shuar dell’Amazzonia dell’Ecuador sono molto conosciuti e apprezzati,
tanto nel loro paese come internazionalmente, per la capacità che hanno dimostrato nel corso dell’ultimo mezzo secolo di organizzarsi e resistere all’invasione esterna, demografica e ideologica.
Ha studiato biologia ambientale alla prestigiosa Università di San Francisco di Quito e da tre anni è impegnato in un progetto di riscatto e trascrizione di narrazioni orali shuar, registrate su nastro negli anni ’60 e ’70, quando la memoria locale era ancora pienamente vigente. Una enorme raccolta di narrative mitologiche che sono a forte rischio di perdita. Tuntiak si ispira a queste narrazioni, che egli aveva ascoltato fin da piccolo,
per elaborare, con la sua scrittura creativa, versioni “nuove”, elaborate con l’innesto nel “tradizionale” di ampie volute simbolico-creative. Il ruolo delle metamorfosi è centrale nella sua narrativa ed egli lo amministra con il sapere di chi conosce in profondità il mondo della selva tropicale.
Tutto si gioca sempre sul filo dell’equilibrio fra l’umano ed il semi-umano, in una versione arricchita del “prospettivismo” amazzonico in cui la dicotomia natura/cultura o non umano/umano è sempre smussata da un gioco di riflessi reciproci.

Il diluvio nel mondo shuar

Personaggi
Mashu: Shuar sposato con la donna Tsunki
Yaun: Figlia di Tsunki
Taish: Vecchio Tsunki
Mamach: Moglie di Mashu
Tsanimp: Figlio maggiore di Mashu
Meset: Figlio minore di Mashu
Samir: Figlia di Mashu
Turaim: Figlio minore
Saatam: Cane

In tempi antichi, nella terra degli Shuar, vicino al fiume Santiago, in una selva intatta vivevano da soli Mashu con la sua famiglia.
Vicino scorreva un fiumicello chiamato Kusumas dove i figli minori di Mashu, Samir e Turaim, andavano a fare il bagno e a pescare. Turaim era piccolo per pescare e allora la sua sorellina Samir pescava al suo posto e alla mamma dicevano che era stato Turaim.
I figli adolescenti Tsanimp e Meset di solito andavano a caccia con il padre che insegnava a loro i canti magici per ogni situazione, come quelli rivolti a Shakaim: “dammi la forza e concedimi di abbattere gli alberi perché possa dar da mangiare ai miei figli”.
“Figli miei, quando si va a caccia bisogna rivolgersi a Etsa per incontrare gli animali, e con tornare presto alla casa con le prede”. Il giorno dopo prepararono il veleno per andare a caccia e salirono sul Chuank, le montagne più alte della regione. Così andarono a caccia. I bambini giocherellavano mentre camminavano, ma Mashu disse loro che mentre si va a caccia bisogna solo cantare i canti magici e non scherzare. Mentre camminavano incontrarono un gruppo di scimmie chu e Tsanimp disse: ucciderò il maschio, mentre Meset disse “ucciderò la femmina”. Mashu disse loro che non si uccide né il maschio perché è il riproduttore e nemmeno le femmine con figlioletti. Allora ciascuno uccise solo quello che era necessario e con quelle prede tornarono alla casa.
Cosi vivevano e organizzavano il loro lavoro: la mattina pianificavano la giornata e andavano al grande fiume Kanus, mentre le donne preparavano alcuni viveri. Samir e Turaim restarono soli a casa.
Quando arrivarono al luogo del lavoro da svolgere, il cane Saatam comincio a seguire un kashai (un roditore), che saltò al fiume e si immerse nell’acque. Tutti gli andarono dietro per cercarlo. Dopo una lunga ricerca Mashu lo trovò, lo uccise e lo prepararono para cucinarlo. Mentre tornavano a casa Tsaminp e Meset tagliarono un palmito per mangiarlo insieme.
Arrivarono a casa quando i due bambini che erano rimasti a casa mangiavano il frutto del yaas (caimito). Mamach preparò il cibo, con la carne e il palmito e chiamò tutti a cenare. Tutti mangiarono e andarono al fiume a bagnarsi mentre Mashu si mise a tessere un perizoma itip. Infine andarono a dormire.
Il giorno dopo, visto che dovevano continuare il lavoro, Mashu uscì di buon’ora, andando verso il luogo del suo lavoro; arrivò dove teneva la canoa e là gli si presentò una donna bella (Yaun) coperta solo dai suoi capelli. Lei gli disse: “Mi manda mio padre Tsunki (Taish) per portarti con me, perché hai ucciso un nostro nemico; però porta con te la tsantsa” Mashu disse: “Non ho mai ucciso nessuno”. Yaun disse: “Si, mio padre ha visto che tu hai ucciso il nostro nemico”. Mashu: “Io ho ucciso solo un kashai “. Yaun disse: “Quello era il nostro nemico”. Yaun lo convinse a portare il cranio del kashai. Mashu andò a casa, prese il cranio e tornò. Le persone della casa non capirono cosa succedeva. Tornò dove Yaun lo aspettava e disse: “Adesso come andiamo?”. “Tu mettiti sulle mie spalle, e attaccati ai miei capelli, in pochi istanti ariveremo da mio padre”.
Si immersero nell’acqua e in pochi istanti arrivarono alla casa. Quando entrarono Mashu si trasformò con ornamenti e con una tsantsa appesa al collo. Il vecchio Tsunki stava seduto sul suo sedile di anaconda, e gli offri il sedile che era una tartaruga gigante.
Gli animali domestici del vecchio Tsunki erano coccodrilli, caimani e anaconde. Subito Tsunki ringraziò Mashu per aver ucciso il suo nemico; fecero una celebrazione, e Tsunki gli consegnò la figlia. Allora si fermò a vivere in quella casa subaquea. Passò li una settimana e gli venne nostalgia della sua casa e della sua famiglia. Chiese a Tsunki il permesso di ritornare, e Tsunki glielo accordò, però gli disse di portare con sé la figlia, dicendogli di non maltrattarla. Se le fosse successo qualcosa, che non tornasse mai più. Allora Mashu e la sua nuova sposa uscirono dal fiume e alla superficie la Tsunki nua gli disse che era meglio che si trasformasse in un titinkian napi (rossa, gialla e nera) e che la mettesse nel suo cesto per portarla alla casa.   
Mashu arrivò a casa con il suo cesto e tutti gli dissero “Cosa ti è successo? Sei scomparso per un anno” e lui disse: “No solo per pochi giorni! Sono stato con i Tsunki dentro il fiume”. Ma gli altri non capirono. Mashu andò a dormire nel tankamash lontano dalla sua moglie. Questa di notte andò a vedere perché il marito era andato a dormire nel tankamash, e lo trovò che dormiva avvolto da un’anaconda. Gli chiese il perche ma lui disse “No!, io dormo solo e non con un’anaconda”, ma in realtà egli dormiva con la Tsunki nua.
Il giorno dopo Mashu uscì per andare a caccia, e raccomandò alla moglie e ai figli di non toccare il cesto. Ma appena uscì loro presero il cesto e vi trovarono dentro la titinkian napi e cominciarono a batterla e a bruciarla con un tizzone. Il serpentello riusci a fuggire e si mise in un buco da dove raggiunsde la casa di suo padre Tsunki, dove però arrivò pesta e bruciacchiata. Tsunki si adirò molto, e lasciò andare liberi i suoi animali domestici.
Mashu era nella selva quando all’improvviso tutto si rabbuiò e cominciò a soffiare un vento forte che spezzava i rami degli alberi, accompagnato da una pioggia fortissima. Egli pensò che qualcosa era successo in casa, e corse indietro per tornare. Arrivò alla casa e chiese: “Per caso avete toccato il cesto?” Il figlio minore Turaim disse: “Mia madre ha trovato un serpentello nel cesto lo ha battuto e bruciato, ma quello si è infilato in questo buco”. Mashu sgridò la moglie, prese il figlio minore e se ne andò di corsa verso il monte Chuank. Pioveva e pioveva, e intanto i fiumi cominciavano a straripare. Mashu corse fino alla cima del monte e cercò la palma più alta che trovò e vi si arrampicò.
Tutto la terra degli shuar si inondò e l’acqua continuava a crescere fino a dove stava Mashu. Tutte le montagne furono coperte, solo restò fuori la palma della montagna piu alta, dove si era rifugiato Mashu con suo figlio. Intanto tutti gli shuar morivano.
Dopo giorni e giorni la pioggia ancora continuava e Mashu restava con il figlio sulla cima della palma. Quando la pioggia cominciò a diminuire Mashu cominciò a gettare giù, nel buio, i frutti della palma, per ascoltare se l’acqua stesse scendendo. Fece così fino a quando senti che il frutto cadeva sulla terra e non più sull’acqua.
Quando si decise a scendere, si accorse che un’anaconda era attorcigliata attorno alla palma e ritornò su. Pero l’anaconda non se ne andava e allora Mashu scese, anche sapendo che l’anaconda lo avrebbe divorato. Ma quando scese, l’anaconda si trasformò in Tsunki che gli chiese perchè aveva maltrattato sua figlia. Mashu gli disse che era stata colpa di sua moglie.
Il vecchio Tsunki comprese e allora, visto che tutti gli shuar erano morti, gli consegnò di nuovo sua figlia perche con lei ricominciasse la generazione del popolo shuar.    

Il mondo dove gli animali parlano

Personaggi
Tsetsem: Una donna Shuar
Awarach: La donna Iwia

In tempi antichi Tsetsem anche se da poco aveva dato alla luce un figlio, andò alla selva a raccogliere frutti penkaa (Garcinia macrophilla) portando con sé il suo figlioletto. Mentre raccoglieva i frutti, un gruppo di pappagalli la spaventò, lei si disorientò e perse il sentiero per ritornare alla sua capanna. Tentativo di tornare a casa prese un percorso sconosciuto e arrivò ad una capanna dove viveva una donna chiamata Awarach, che era una Iwia (spirito). 
Awarach subito ebbe voglia di mangiare Tsetsem e il suo figlioletto, e non voleva dirle come avrebbe potuto ritornare a casa sua. Tsetsem visse allora per un periodo nella casa della donna Iwia. Mentre viveva con lei, le chiese dov’era un orto dove potesse raccogliere del cibo per poter alimentare sé stessa e il suo bimbo. La donna Iwia le disse che era molto lontano e che se voleva poteva lasciare il bimbo in casa con lei; lei se ne sarebbe presa cura. Tsetsem così fece, lasciò il bimbo con Awarach e uscì. La donna Iwia però subito succhiò il cervellino del bimbo fuori dalla testa e lo ricompose in un’amaca, come se stesse dormendo.
Però Tsetsem, sentendosi preoccupata per il suo bimbo, tornò subito alla capanna e chiese a Awarach come stava. Lei le disse di non preoccuparsi per il bimbo: lei lo aveva lavato e stava dormendo nell’amaca. Però, siccome per molte ore il bambino non dava segni di vita, Tsetsem andò a vedere come stava, e allora si accorse che era morto e che aveva il cranio vuoto.
Allora lei incolpò Awarach della morte e le disse che mangiasse pure il cadaverino. Così la donna Iwia lo arrostì e lo mangiò. Tsetsem si sentì sola e senza difesa e cominciò a piangere. Finì di piangere e dormì un poco. Nel sogno le si presentò un armadille che le disse: “Perché piangi? Io ti posso portare indietro a casa tua. Conosco un sentirero che passa vicino alla tua casa!”. L’armadillo le disse di mettersi un po’ di cenere sulla sua testa e di pestare forte la terra per entrare nel tunnel che avrebbero percorso.
Tsetsem si svegliò, sorpresa del suo sogno, compì l’ordine, si pose della cenere sulla testa, pestò forte la terra e sprofondò nel tunnel. Mentre faceva questo, la donna Iwia cercò ancora di succhiarle il cervello, ma siccome Tsetsem aveva già messo la cenere sulla testa, la donna Iwia aspirò la cenre e, non potendo più respirare, morì.
Tsetsem arrivò al fondo del tunnel e si accorse che li c’erano tanti animali diversi, e che tutti parlavano. Un armadillo le disse: “Non aver paura! Siamo armadillos, guatusas, guantas... non aver paura”. Una delle guantas disse a Tsetsem che essi passavano tutti i giorni attraverso l’orto di sua madre, e che se lei avesse dato loro la metà del suo orto, essi l’avrebbero portata proprio dove stava sua madre.
Tsetsem accettò, però gli animali non la accompagnarono subito, come lei desiderava, e Tsetsem dovette restare a vivere con loro per un certo tempo. Un giorno le si avvicinò una guatusa piccola che le disse: “Jiu jiu jiu”. E Tsetsem le disse “Che vuoi?”. La piccola guatusa disse: ”Viviamo qui sotto la terra, e soffriamo molto. Voi siete molto cattivi con noi, perché quando i nostri genitori e parenti vanno nei vostri orti, voi sempre li ammazzate. Noi non siamo tanto diversi da voi!” Un’altra piccola guatusa le disse: “Dì a tuo marito di non ucciderci se andiamo al tuo orto!”
 I roditori kashai chiesero a Tsetsem di restare a vivere lì con loro, dicendole che un giorno l’avrebbero accompagnata a casa sua. Le donne yunkits andavano tutti i giorni all’orto e Tsetsem restava, per custodire i loro piccoli. Così avveniva ogni giorno e Tsetsem aveva nostalgia di casa sua e voleva tornare. Le donne yunkits tornavano tardi al tunnel.
Un giorno esse andarono via molto presto e allora Tsetsem chiese ai loro figlioletti: “Perché le vostre madri non ritornano mai presto?”. I piccoli risposero “Vanno agli orti di voi umani, e aspettano che voi ritorniate alle vostre case per poter entrare negli orti”. Tsetsem allora disse: “Bene piccoli, accompagnatemi al mio orto, e quando sarò arrivata vi darò la metà”. I piccoli accettarono, si prepararono e iniziarono con Tsetsem il viaggio nel tunnel sotterraneo. Mentre Tsetsem camminava con i piccoli, osservava che ai lati del tunnel c’erano molte case dove vivevano peccari, grosse dantas e armadilli. E tutti vivevano come gli shuar, ciascuno nella sua casa.    
Allora, mentre gli animali la accompagnavano verso la sua terra, camminando in gruppo, alcuni piccoli piangevano, e uno di loro diceva: “Adesso ti portiamo dove stanno i nostri genitori, nel tuo orto”. Ma i piccoli non conoscevano bene il sentiero e si perdevano fra una casa e l’altra. Siccome il cammino era difficile, Tsetsem prese in braccio alcuni piccoli per poter andare avanti più rapidamente.
 Il yunkits un po’ più grandicello degli altri diceva a Tsetsem: “Questo è il sentiero che percorrono i miei genitori”. Ad un certo punto il yunkits che guidava il gruppo disse a Tsetsem: “Lì sono i miei genitori”. Lei vide che stavano lì, in piedi, come fossero umani, e cominciò ad avvicinarsi a loro con i piccoli yunkits in braccio. Quando gli si avvicinò i due, quasi-umani, si trasformarono in veri yunkits, dicendo: “Jak Jak Jak”, e corsero via, verso la selva. Allo stesso modo, il yunkits grandicello si trasformò in un vero yunkits, e anche lui corse via. Anche i piccoli che Tsetsem aveva in braccio si trasformarono e saltarono via, anche se Tsetsem cercava invano di trattenerli.
 Siccome era già prossima al suo orto, Tsetsem camminò solo per pochi passi fino a dove trovò sua madre, che ancora piangeva per la scomparsa della figlia. Allora le si presentò e le disse: “Madre, sono qui!”. La madre si sorprese e le disse: “Figlia che ti è successo?” e la abbracciò. Tsetsem le disse che si era persa, che era arrivata alla casa degli Iwia, che un armadillo la aveva salvata e che i piccoli yunkits la avevano portata indietro dal mondo degli animali. Allora spiegò alla madre che tutti gli animali che di solito mangiano nei nostri orti sono simili a noi umani. E che lei aveva fatto un patto con i piccoli yunkits che la avevano accompagnata e che ora dovevano compiere la promessa fatta. Tsetsem immediatamente misurò il suo orto e destinò la metà ai yunkits.
Allora, i yunkits e i roditori kashai cominciarono a mangiare nella parte dell’orto a loro destinato e in breve tempo finirono tutto que che c’era da mangiare. Fu cosi che i yunkits accompagnarono la donna nel mondo degli umani. 


I. Shuaran nunkeen entsa tii amarkamu

Pachinkiara
Mashu: shuar tsunkin nuatka
Yaun: tsunki nawantri
Taish: Uunt tsunki
Mamach: shuarnan nuari
Tsanimp: uchiri iwiairi
Meset
Samir: shuaran nawantri
Turaim: shuar uchirí

Shuaran nunkeén tii yaunchu, entsa Santiakun kanusrin, kampuntin takamchanam, kuntiniash, yajasmash ti írunmanum uunt Mashu, uwej nawe uwej uwi tákaku nii nuari Mamachjai, tura ni uchirijai pujuyayi. Yanchuka shuarsha núkap irunar matsamcha armiayi, ankant, ankant yajá puju armiayi. Tuma asamtai, nu uunt Mashu pujamunmanka entsá uuntrinkia namakash, yantanash, kaniatsash, pankish ti irunniuyayi, aintsank entsa uchichisha Kusumas naartin ti pénker shakaapatin, namakrintin tura arakaninkia tunartin amunam puja ása ti pénker ni nuarijai, nii uchirijai pujuyayi.
Entsa yamatskamnum, Kusumsanam yumirma armiayi. Tuma asamtai ni uchirí uchichich ainia Samir, Turaimjai túke tsawantin ni umaijai tsanias mauttsar wenak tsentsankan, sukun jukiar weu armiayi, kantashin, tsekun ijiutai tusar. Tumaitkiusha Turaimkia ti uchich ása tsentsankan takuitniun jeachkui ni umai Samir uuntmasu ása, ni tsentsankajai namakan ijiú ni umain uchichin suyayi. -Shuarnumka aishmank eámkatin ainiawai- tuma asamtai jea taarka Samir ni nukurín Mamachan chicharuk Turaim ijiuyi tuu wemiayi. Tutai Mamach chicharuk “nekásan Turaim íjiu, imia uchichish ¿itiur íjiu? Tuu wemiayi. Túke tsawantin tura ásar, Turaim namaknaka ni maachu ása ni enentain ti waitmiayi. Tumak chikich tsawantin ti kuntust enentaimiar ni nukurin weantuk chicharuk “nukuchiru wíkia ti uchich asán namakan íjiutniun jeachkui winia umachir Samir tsentsankajai namaknaka maawai” timiayi.
Tura Tsanimp, Mesetjainkia yama natsamarmiayi. Tuma asar ni aparí Mashujai takatnum, eamtakniunmasha túke weu armiayi. Takatnum wenakka ni aparí takát anentan juní jintiniuyayi. “Arútma Shakaimia takátan werajai, áme kakarmaram surusam, numiram ajáktin tsankatrukta, uchirun ayuratsan imia waitiu wekajai, aparu kakarmaram surusam iwiaitkiata uchirun pénker ayuran tsakatmakartaj” júnis jintiniuyayi Uunt Mashu. (...)

II. Yajasam chichatai nunka

Pachinkiaru
Tsetsem: Shuar nua
Awarach: Iwia nua

Yaunchu Tsetsem takús tepayat, ni uchirin entsák, penkaán juúrmaktajsa ikiam wémiayi. Nui penkan juúrmak pujai yampuna awakkam sapijmiak ni jintin waketkitniun emenkakmiayi. Tura emenkak jeén waketkitiaj tukamá weka, wekakua chikich jeanam jeamiayi. Nui nua Awarach naartin pujámunam jeamiayi, núka iwia nuauyayi, tuma ása núna nuan yuatniun tujintia ása yuachmiayi, ántsu núna shuar nuan uchirin yuattsa enentaimiayi. Tuma nui pujús, waketkitiaj tukamá tujintiak pujus, chikich tsawantin Awarchin chicharuk: ajanam wetaj, jintintruata tuimpiait tutai, juniniaiti tiikia aranchaiti wárik weme taatastá wi ame uchirminkia iistajai takui, nii uchirinkia Awarchin ikiuruk ajanam wémiayi.
Awarchikia, nua wématai uchinkia yuamij tau ása, muuknum junút mukuná maa tampunam enkésmiayi. Tura aí nuaka ajanam weu, uchir uuti jarutkain tusa wárik taatasmiayi. Nui jea taa Awarchin chicharuk: ¿uchirsha? Tutai uchinkia uuteakui imiain ikiantran tampunam enkesjai timiaiyi. Ma nui urum pujus uchikia penké shintiachkui we iiyaj tukama muukenka waa ajas, jáka enketun wainiak, uchirúa tinia, Awarchi amék uchir maantutruame, amék yuáta tinia susam, Awarchikia waurtus uchin jinium epeá wárik naratsaink yuak ajamiayi. (...)


Tuntiak Katan - Premio Giovani

Tuntiak Katan - Premi Joves (lenga Shuar)

Tuntiak Katan - Premio Giovani
italiano Nato nel 1984 a Tuutinentsa, (Morona-Santiago, Ecuador) è un giovane shuar specializzato in progetti ambientali e culturali.
Gli shuar dell’Amazzonia dell’Ecuador sono molto conosciuti e apprezzati,
tanto nel loro paese come internazionalmente, per la capacità che hanno dimostrato nel corso dell’ultimo mezzo secolo di organizzarsi e resistere all’invasione esterna, demografica e ideologica.
Ha studiato biologia ambientale alla prestigiosa Università di San Francisco di Quito e da tre anni è impegnato in un progetto di riscatto e trascrizione di narrazioni orali shuar, registrate su nastro negli anni ’60 e ’70, quando la memoria locale era ancora pienamente vigente. Una enorme raccolta di narrative mitologiche che sono a forte rischio di perdita. Tuntiak si ispira a queste narrazioni, che egli aveva ascoltato fin da piccolo,
per elaborare, con la sua scrittura creativa, versioni “nuove”, elaborate con l’innesto nel “tradizionale” di ampie volute simbolico-creative. Il ruolo delle metamorfosi è centrale nella sua narrativa ed egli lo amministra con il sapere di chi conosce in profondità il mondo della selva tropicale.
Tutto si gioca sempre sul filo dell’equilibrio fra l’umano ed il semi-umano, in una versione arricchita del “prospettivismo” amazzonico in cui la dicotomia natura/cultura o non umano/umano è sempre smussata da un gioco di riflessi reciproci.

Il diluvio nel mondo shuar

Personaggi
Mashu: Shuar sposato con la donna Tsunki
Yaun: Figlia di Tsunki
Taish: Vecchio Tsunki
Mamach: Moglie di Mashu
Tsanimp: Figlio maggiore di Mashu
Meset: Figlio minore di Mashu
Samir: Figlia di Mashu
Turaim: Figlio minore
Saatam: Cane

In tempi antichi, nella terra degli Shuar, vicino al fiume Santiago, in una selva intatta vivevano da soli Mashu con la sua famiglia.
Vicino scorreva un fiumicello chiamato Kusumas dove i figli minori di Mashu, Samir e Turaim, andavano a fare il bagno e a pescare. Turaim era piccolo per pescare e allora la sua sorellina Samir pescava al suo posto e alla mamma dicevano che era stato Turaim.
I figli adolescenti Tsanimp e Meset di solito andavano a caccia con il padre che insegnava a loro i canti magici per ogni situazione, come quelli rivolti a Shakaim: “dammi la forza e concedimi di abbattere gli alberi perché possa dar da mangiare ai miei figli”.
“Figli miei, quando si va a caccia bisogna rivolgersi a Etsa per incontrare gli animali, e con tornare presto alla casa con le prede”. Il giorno dopo prepararono il veleno per andare a caccia e salirono sul Chuank, le montagne più alte della regione. Così andarono a caccia. I bambini giocherellavano mentre camminavano, ma Mashu disse loro che mentre si va a caccia bisogna solo cantare i canti magici e non scherzare. Mentre camminavano incontrarono un gruppo di scimmie chu e Tsanimp disse: ucciderò il maschio, mentre Meset disse “ucciderò la femmina”. Mashu disse loro che non si uccide né il maschio perché è il riproduttore e nemmeno le femmine con figlioletti. Allora ciascuno uccise solo quello che era necessario e con quelle prede tornarono alla casa.
Cosi vivevano e organizzavano il loro lavoro: la mattina pianificavano la giornata e andavano al grande fiume Kanus, mentre le donne preparavano alcuni viveri. Samir e Turaim restarono soli a casa.
Quando arrivarono al luogo del lavoro da svolgere, il cane Saatam comincio a seguire un kashai (un roditore), che saltò al fiume e si immerse nell’acque. Tutti gli andarono dietro per cercarlo. Dopo una lunga ricerca Mashu lo trovò, lo uccise e lo prepararono para cucinarlo. Mentre tornavano a casa Tsaminp e Meset tagliarono un palmito per mangiarlo insieme.
Arrivarono a casa quando i due bambini che erano rimasti a casa mangiavano il frutto del yaas (caimito). Mamach preparò il cibo, con la carne e il palmito e chiamò tutti a cenare. Tutti mangiarono e andarono al fiume a bagnarsi mentre Mashu si mise a tessere un perizoma itip. Infine andarono a dormire.
Il giorno dopo, visto che dovevano continuare il lavoro, Mashu uscì di buon’ora, andando verso il luogo del suo lavoro; arrivò dove teneva la canoa e là gli si presentò una donna bella (Yaun) coperta solo dai suoi capelli. Lei gli disse: “Mi manda mio padre Tsunki (Taish) per portarti con me, perché hai ucciso un nostro nemico; però porta con te la tsantsa” Mashu disse: “Non ho mai ucciso nessuno”. Yaun disse: “Si, mio padre ha visto che tu hai ucciso il nostro nemico”. Mashu: “Io ho ucciso solo un kashai “. Yaun disse: “Quello era il nostro nemico”. Yaun lo convinse a portare il cranio del kashai. Mashu andò a casa, prese il cranio e tornò. Le persone della casa non capirono cosa succedeva. Tornò dove Yaun lo aspettava e disse: “Adesso come andiamo?”. “Tu mettiti sulle mie spalle, e attaccati ai miei capelli, in pochi istanti ariveremo da mio padre”.
Si immersero nell’acqua e in pochi istanti arrivarono alla casa. Quando entrarono Mashu si trasformò con ornamenti e con una tsantsa appesa al collo. Il vecchio Tsunki stava seduto sul suo sedile di anaconda, e gli offri il sedile che era una tartaruga gigante.
Gli animali domestici del vecchio Tsunki erano coccodrilli, caimani e anaconde. Subito Tsunki ringraziò Mashu per aver ucciso il suo nemico; fecero una celebrazione, e Tsunki gli consegnò la figlia. Allora si fermò a vivere in quella casa subaquea. Passò li una settimana e gli venne nostalgia della sua casa e della sua famiglia. Chiese a Tsunki il permesso di ritornare, e Tsunki glielo accordò, però gli disse di portare con sé la figlia, dicendogli di non maltrattarla. Se le fosse successo qualcosa, che non tornasse mai più. Allora Mashu e la sua nuova sposa uscirono dal fiume e alla superficie la Tsunki nua gli disse che era meglio che si trasformasse in un titinkian napi (rossa, gialla e nera) e che la mettesse nel suo cesto per portarla alla casa.   
Mashu arrivò a casa con il suo cesto e tutti gli dissero “Cosa ti è successo? Sei scomparso per un anno” e lui disse: “No solo per pochi giorni! Sono stato con i Tsunki dentro il fiume”. Ma gli altri non capirono. Mashu andò a dormire nel tankamash lontano dalla sua moglie. Questa di notte andò a vedere perché il marito era andato a dormire nel tankamash, e lo trovò che dormiva avvolto da un’anaconda. Gli chiese il perche ma lui disse “No!, io dormo solo e non con un’anaconda”, ma in realtà egli dormiva con la Tsunki nua.
Il giorno dopo Mashu uscì per andare a caccia, e raccomandò alla moglie e ai figli di non toccare il cesto. Ma appena uscì loro presero il cesto e vi trovarono dentro la titinkian napi e cominciarono a batterla e a bruciarla con un tizzone. Il serpentello riusci a fuggire e si mise in un buco da dove raggiunsde la casa di suo padre Tsunki, dove però arrivò pesta e bruciacchiata. Tsunki si adirò molto, e lasciò andare liberi i suoi animali domestici.
Mashu era nella selva quando all’improvviso tutto si rabbuiò e cominciò a soffiare un vento forte che spezzava i rami degli alberi, accompagnato da una pioggia fortissima. Egli pensò che qualcosa era successo in casa, e corse indietro per tornare. Arrivò alla casa e chiese: “Per caso avete toccato il cesto?” Il figlio minore Turaim disse: “Mia madre ha trovato un serpentello nel cesto lo ha battuto e bruciato, ma quello si è infilato in questo buco”. Mashu sgridò la moglie, prese il figlio minore e se ne andò di corsa verso il monte Chuank. Pioveva e pioveva, e intanto i fiumi cominciavano a straripare. Mashu corse fino alla cima del monte e cercò la palma più alta che trovò e vi si arrampicò.
Tutto la terra degli shuar si inondò e l’acqua continuava a crescere fino a dove stava Mashu. Tutte le montagne furono coperte, solo restò fuori la palma della montagna piu alta, dove si era rifugiato Mashu con suo figlio. Intanto tutti gli shuar morivano.
Dopo giorni e giorni la pioggia ancora continuava e Mashu restava con il figlio sulla cima della palma. Quando la pioggia cominciò a diminuire Mashu cominciò a gettare giù, nel buio, i frutti della palma, per ascoltare se l’acqua stesse scendendo. Fece così fino a quando senti che il frutto cadeva sulla terra e non più sull’acqua.
Quando si decise a scendere, si accorse che un’anaconda era attorcigliata attorno alla palma e ritornò su. Pero l’anaconda non se ne andava e allora Mashu scese, anche sapendo che l’anaconda lo avrebbe divorato. Ma quando scese, l’anaconda si trasformò in Tsunki che gli chiese perchè aveva maltrattato sua figlia. Mashu gli disse che era stata colpa di sua moglie.
Il vecchio Tsunki comprese e allora, visto che tutti gli shuar erano morti, gli consegnò di nuovo sua figlia perche con lei ricominciasse la generazione del popolo shuar.    

Il mondo dove gli animali parlano

Personaggi
Tsetsem: Una donna Shuar
Awarach: La donna Iwia

In tempi antichi Tsetsem anche se da poco aveva dato alla luce un figlio, andò alla selva a raccogliere frutti penkaa (Garcinia macrophilla) portando con sé il suo figlioletto. Mentre raccoglieva i frutti, un gruppo di pappagalli la spaventò, lei si disorientò e perse il sentiero per ritornare alla sua capanna. Tentativo di tornare a casa prese un percorso sconosciuto e arrivò ad una capanna dove viveva una donna chiamata Awarach, che era una Iwia (spirito). 
Awarach subito ebbe voglia di mangiare Tsetsem e il suo figlioletto, e non voleva dirle come avrebbe potuto ritornare a casa sua. Tsetsem visse allora per un periodo nella casa della donna Iwia. Mentre viveva con lei, le chiese dov’era un orto dove potesse raccogliere del cibo per poter alimentare sé stessa e il suo bimbo. La donna Iwia le disse che era molto lontano e che se voleva poteva lasciare il bimbo in casa con lei; lei se ne sarebbe presa cura. Tsetsem così fece, lasciò il bimbo con Awarach e uscì. La donna Iwia però subito succhiò il cervellino del bimbo fuori dalla testa e lo ricompose in un’amaca, come se stesse dormendo.
Però Tsetsem, sentendosi preoccupata per il suo bimbo, tornò subito alla capanna e chiese a Awarach come stava. Lei le disse di non preoccuparsi per il bimbo: lei lo aveva lavato e stava dormendo nell’amaca. Però, siccome per molte ore il bambino non dava segni di vita, Tsetsem andò a vedere come stava, e allora si accorse che era morto e che aveva il cranio vuoto.
Allora lei incolpò Awarach della morte e le disse che mangiasse pure il cadaverino. Così la donna Iwia lo arrostì e lo mangiò. Tsetsem si sentì sola e senza difesa e cominciò a piangere. Finì di piangere e dormì un poco. Nel sogno le si presentò un armadille che le disse: “Perché piangi? Io ti posso portare indietro a casa tua. Conosco un sentirero che passa vicino alla tua casa!”. L’armadillo le disse di mettersi un po’ di cenere sulla sua testa e di pestare forte la terra per entrare nel tunnel che avrebbero percorso.
Tsetsem si svegliò, sorpresa del suo sogno, compì l’ordine, si pose della cenere sulla testa, pestò forte la terra e sprofondò nel tunnel. Mentre faceva questo, la donna Iwia cercò ancora di succhiarle il cervello, ma siccome Tsetsem aveva già messo la cenere sulla testa, la donna Iwia aspirò la cenre e, non potendo più respirare, morì.
Tsetsem arrivò al fondo del tunnel e si accorse che li c’erano tanti animali diversi, e che tutti parlavano. Un armadillo le disse: “Non aver paura! Siamo armadillos, guatusas, guantas... non aver paura”. Una delle guantas disse a Tsetsem che essi passavano tutti i giorni attraverso l’orto di sua madre, e che se lei avesse dato loro la metà del suo orto, essi l’avrebbero portata proprio dove stava sua madre.
Tsetsem accettò, però gli animali non la accompagnarono subito, come lei desiderava, e Tsetsem dovette restare a vivere con loro per un certo tempo. Un giorno le si avvicinò una guatusa piccola che le disse: “Jiu jiu jiu”. E Tsetsem le disse “Che vuoi?”. La piccola guatusa disse: ”Viviamo qui sotto la terra, e soffriamo molto. Voi siete molto cattivi con noi, perché quando i nostri genitori e parenti vanno nei vostri orti, voi sempre li ammazzate. Noi non siamo tanto diversi da voi!” Un’altra piccola guatusa le disse: “Dì a tuo marito di non ucciderci se andiamo al tuo orto!”
 I roditori kashai chiesero a Tsetsem di restare a vivere lì con loro, dicendole che un giorno l’avrebbero accompagnata a casa sua. Le donne yunkits andavano tutti i giorni all’orto e Tsetsem restava, per custodire i loro piccoli. Così avveniva ogni giorno e Tsetsem aveva nostalgia di casa sua e voleva tornare. Le donne yunkits tornavano tardi al tunnel.
Un giorno esse andarono via molto presto e allora Tsetsem chiese ai loro figlioletti: “Perché le vostre madri non ritornano mai presto?”. I piccoli risposero “Vanno agli orti di voi umani, e aspettano che voi ritorniate alle vostre case per poter entrare negli orti”. Tsetsem allora disse: “Bene piccoli, accompagnatemi al mio orto, e quando sarò arrivata vi darò la metà”. I piccoli accettarono, si prepararono e iniziarono con Tsetsem il viaggio nel tunnel sotterraneo. Mentre Tsetsem camminava con i piccoli, osservava che ai lati del tunnel c’erano molte case dove vivevano peccari, grosse dantas e armadilli. E tutti vivevano come gli shuar, ciascuno nella sua casa.    
Allora, mentre gli animali la accompagnavano verso la sua terra, camminando in gruppo, alcuni piccoli piangevano, e uno di loro diceva: “Adesso ti portiamo dove stanno i nostri genitori, nel tuo orto”. Ma i piccoli non conoscevano bene il sentiero e si perdevano fra una casa e l’altra. Siccome il cammino era difficile, Tsetsem prese in braccio alcuni piccoli per poter andare avanti più rapidamente.
 Il yunkits un po’ più grandicello degli altri diceva a Tsetsem: “Questo è il sentiero che percorrono i miei genitori”. Ad un certo punto il yunkits che guidava il gruppo disse a Tsetsem: “Lì sono i miei genitori”. Lei vide che stavano lì, in piedi, come fossero umani, e cominciò ad avvicinarsi a loro con i piccoli yunkits in braccio. Quando gli si avvicinò i due, quasi-umani, si trasformarono in veri yunkits, dicendo: “Jak Jak Jak”, e corsero via, verso la selva. Allo stesso modo, il yunkits grandicello si trasformò in un vero yunkits, e anche lui corse via. Anche i piccoli che Tsetsem aveva in braccio si trasformarono e saltarono via, anche se Tsetsem cercava invano di trattenerli.
 Siccome era già prossima al suo orto, Tsetsem camminò solo per pochi passi fino a dove trovò sua madre, che ancora piangeva per la scomparsa della figlia. Allora le si presentò e le disse: “Madre, sono qui!”. La madre si sorprese e le disse: “Figlia che ti è successo?” e la abbracciò. Tsetsem le disse che si era persa, che era arrivata alla casa degli Iwia, che un armadillo la aveva salvata e che i piccoli yunkits la avevano portata indietro dal mondo degli animali. Allora spiegò alla madre che tutti gli animali che di solito mangiano nei nostri orti sono simili a noi umani. E che lei aveva fatto un patto con i piccoli yunkits che la avevano accompagnata e che ora dovevano compiere la promessa fatta. Tsetsem immediatamente misurò il suo orto e destinò la metà ai yunkits.
Allora, i yunkits e i roditori kashai cominciarono a mangiare nella parte dell’orto a loro destinato e in breve tempo finirono tutto que che c’era da mangiare. Fu cosi che i yunkits accompagnarono la donna nel mondo degli umani. 


I. Shuaran nunkeen entsa tii amarkamu

Pachinkiara
Mashu: shuar tsunkin nuatka
Yaun: tsunki nawantri
Taish: Uunt tsunki
Mamach: shuarnan nuari
Tsanimp: uchiri iwiairi
Meset
Samir: shuaran nawantri
Turaim: shuar uchirí

Shuaran nunkeén tii yaunchu, entsa Santiakun kanusrin, kampuntin takamchanam, kuntiniash, yajasmash ti írunmanum uunt Mashu, uwej nawe uwej uwi tákaku nii nuari Mamachjai, tura ni uchirijai pujuyayi. Yanchuka shuarsha núkap irunar matsamcha armiayi, ankant, ankant yajá puju armiayi. Tuma asamtai, nu uunt Mashu pujamunmanka entsá uuntrinkia namakash, yantanash, kaniatsash, pankish ti irunniuyayi, aintsank entsa uchichisha Kusumas naartin ti pénker shakaapatin, namakrintin tura arakaninkia tunartin amunam puja ása ti pénker ni nuarijai, nii uchirijai pujuyayi.
Entsa yamatskamnum, Kusumsanam yumirma armiayi. Tuma asamtai ni uchirí uchichich ainia Samir, Turaimjai túke tsawantin ni umaijai tsanias mauttsar wenak tsentsankan, sukun jukiar weu armiayi, kantashin, tsekun ijiutai tusar. Tumaitkiusha Turaimkia ti uchich ása tsentsankan takuitniun jeachkui ni umai Samir uuntmasu ása, ni tsentsankajai namakan ijiú ni umain uchichin suyayi. -Shuarnumka aishmank eámkatin ainiawai- tuma asamtai jea taarka Samir ni nukurín Mamachan chicharuk Turaim ijiuyi tuu wemiayi. Tutai Mamach chicharuk “nekásan Turaim íjiu, imia uchichish ¿itiur íjiu? Tuu wemiayi. Túke tsawantin tura ásar, Turaim namaknaka ni maachu ása ni enentain ti waitmiayi. Tumak chikich tsawantin ti kuntust enentaimiar ni nukurin weantuk chicharuk “nukuchiru wíkia ti uchich asán namakan íjiutniun jeachkui winia umachir Samir tsentsankajai namaknaka maawai” timiayi.
Tura Tsanimp, Mesetjainkia yama natsamarmiayi. Tuma asar ni aparí Mashujai takatnum, eamtakniunmasha túke weu armiayi. Takatnum wenakka ni aparí takát anentan juní jintiniuyayi. “Arútma Shakaimia takátan werajai, áme kakarmaram surusam, numiram ajáktin tsankatrukta, uchirun ayuratsan imia waitiu wekajai, aparu kakarmaram surusam iwiaitkiata uchirun pénker ayuran tsakatmakartaj” júnis jintiniuyayi Uunt Mashu. (...)

II. Yajasam chichatai nunka

Pachinkiaru
Tsetsem: Shuar nua
Awarach: Iwia nua

Yaunchu Tsetsem takús tepayat, ni uchirin entsák, penkaán juúrmaktajsa ikiam wémiayi. Nui penkan juúrmak pujai yampuna awakkam sapijmiak ni jintin waketkitniun emenkakmiayi. Tura emenkak jeén waketkitiaj tukamá weka, wekakua chikich jeanam jeamiayi. Nui nua Awarach naartin pujámunam jeamiayi, núka iwia nuauyayi, tuma ása núna nuan yuatniun tujintia ása yuachmiayi, ántsu núna shuar nuan uchirin yuattsa enentaimiayi. Tuma nui pujús, waketkitiaj tukamá tujintiak pujus, chikich tsawantin Awarchin chicharuk: ajanam wetaj, jintintruata tuimpiait tutai, juniniaiti tiikia aranchaiti wárik weme taatastá wi ame uchirminkia iistajai takui, nii uchirinkia Awarchin ikiuruk ajanam wémiayi.
Awarchikia, nua wématai uchinkia yuamij tau ása, muuknum junút mukuná maa tampunam enkésmiayi. Tura aí nuaka ajanam weu, uchir uuti jarutkain tusa wárik taatasmiayi. Nui jea taa Awarchin chicharuk: ¿uchirsha? Tutai uchinkia uuteakui imiain ikiantran tampunam enkesjai timiaiyi. Ma nui urum pujus uchikia penké shintiachkui we iiyaj tukama muukenka waa ajas, jáka enketun wainiak, uchirúa tinia, Awarchi amék uchir maantutruame, amék yuáta tinia susam, Awarchikia waurtus uchin jinium epeá wárik naratsaink yuak ajamiayi. (...)