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Edizione 2010

Lingua Occitan Ives Roqueta (Yves Roquette)

Lingua Occitan Ives Roqueta (Yves Roquette)
È nato a Sète, nell’occitana Linguadoca nell’anno 1936.
Autore contemporaneo in lingua occitana così presenta il suo lavoro di scrittore: “Se ci sono due cose che possono dare senso al mio percorso, esse vanno cercate tra parola e spettacolo. La parola fa vedere, lo spettacolo illumina la parola. Il limite tra i generi che ho potuto praticare, la poesia, il racconto, il testo teatrale, è incerto, e per dirla tutta d’occasione. Il contatto con il pubblico mi ha portato a pensare che tutti i testi, soprattutto quelli poetici, devono poter vibrare, risuonare come un eco nelle memorie, far riaffiorare ricordi, senza i quali non c’è emozione (Yves Roquette – Auteurs en scène-juin 2004 n. 6).
Frequenta il Liceo a Sète e ha la fortuna di avere come professore Robert Lafònt che lo porta a scoprire la grandezza della lingua d’oc, una scoperta che gli cambierà la vita. Una vita spesa al servizio della scrittura e dell’impegno civile.
Da quel momento è tutto un fervore di attività; nel 1953 inizia a pubblicare i primi poemi e le prime prose nella storica rivista letteraria “OC”, nel contempo collabora alla creazione del Movimento della gioventù occitana e diviene amico dei maggiori scrittori contemporanei in lingua d’oc: Max Roqueta, Jean Bodon e, naturalmente, Robert Lafònt.
Nel 1957 pubblica L’Escivèire Public e Lo mal de la Tèrra: nel 1960 incontra Maria Roanet, allora giovane scrittrice, oggi molto nota in Francia, con la quale si accompagnerà per tutta la vita.
Nel 1965 con Robert Lafònt crea la rivista “Viure”; nel 1974 per il Museo delle Belle Arti di Bezièrs cura la mostra: “1000 anni di letteratura occitana”. Nel 1970 crea la casa discografica “Ventadorn” che promuove la nuova canzone: Marti, Patric, Mans de Breish, Maria Rosanet, Mauris...
Nel 1975 crea a Bèziers il “Centre Internacional de Documentacion Occitana” la grande biblioteca e mediateca pan occitana che ha oggi assunto la denominazione CIRDÒC.
La sua vita si confonde con l’opera scritta, diventa segretario generale dell’Institut d’Estudis Occitans e nel 1982 abbandona tutte le responsabilità culturali per dedicarsi completamente alla scrittura e all’editoria.
Si ritira con Marie Roanet a La Sèrra, nel Rouergue e nel 2009 gli viene dedicata la mostra “Y.R. 50 ans de poèsie” al museo di Lodeve.
Scrittore molto prolifico lavora a pieno campo pubblicando poesia, romanzi e novelle, saggi, collabora a periodici, traduce, incide dischi, cura delle esposizioni, recita in pubblico, collabora con il cinema.
Tra le sue tante opere vogliamo ricordare:

1. Poesia: L’escivèire public; Lo mal de la tèrra; Los negres siam pas sols; Lo fuòc es al cemèmtèri; Lo Castèl desl cans; Messa pels pòrcs; Oda a Sant Afrodisi; Roèrgue; Joan sens tèrra; Misericòrdias; Dels dos principis; L’ordinaire du monde.

2. Romanzi e racconti: Lo poèta es una vaca; La Paciéncia; Made in “France”; Lo Trabalh de las mans; Lo Peis de boès dins lo metrò; Zantìfalorda e Companhiá; Lengadòc roge; Los entants de la bona; Lo filh del paire; Nòstre Sènher de las escobilhas; Argerianas; Marion des arbres.

3. Saggi: La Nouvelle Chanson occitane; Mille ans de littèrature occitane; Las Cronicas de Viure; Los Carbonièrs de la Sala; De la vinha, del vin e dels òmes; Occitanie, notre terre; Cathares; Midis: petit traitè de géographie cordiale; Elva, la Glèisa e Hans Clemer.
Oltre a ciò ha lavorato a molte traduzioni in occitano, di autori come Paul Valéry, Jean Jono, Elio Vittorini, Aldo Franco.
Intensa anche la sua collaborazione con le produzioni discografiche, cinematografiche e teatrali.

ANTOLOGIA IVES ROQUETA


I. Pedofilia
Lo canonge onorari que los gendarmes lo son venguts arrestar e que dòna dos torns de clau a la pòrta de sa caminada disià encara ièr sa paur d’esser damnat a un confraire un briconèl pus vièlh e d’autant incèrta vertut.
Un per l’autre, per l’òrt, avián pregat, las man jonchas de cada band de la taula de marbre onte lo vin aviá daissat de traças vièlhas, redondas coma lo solelh e la luna en eclipsa, creseguent sens i creire a l’eficacitat de la gràcia qu’òm ditz sufisenta. Dins l’autò negra que lo mena al cap-luòc, sa man s’es pausada sus un pichon miralh redond dins la pòcha de son veston e, doas segondas, i espia sa vièlha fàcia d’òme talament ordinari.
Es aquí que, del temps que las preniá en fotografias, demandava a las filhòtas d’espiar son det far l’anar e venir entre los pòts de son sèxe que jamai n’a pas ausat forçar la pòrta. Aquò’s ço que dirà. Perqué pas?
Los images que traparàn dins sos cartons a solièrs finiràn de lo confondre. Aquò rai, s met a pensare. Lo miralhet qu’a escampat de per la vitra davalada sul trepador de l’avenguda Victor –Hugo a l’auçada dels Archius s’es pas copat. L’òme vie`lh i deu èsser i deu èsser, luònh darrèr, dins aquel tròD de glaça qu’un drollàs i trai un còp de pè.
Una patz subita emplena lo preire que deu pas ren a ren. Ni als telhs en flor sus l’esplanada que l’odor sucrada li’n ven, ni al cèl d’un sol flòcs sus la catedrala, ni al silenci ensordent, esbleugissent de la vila a l’ora del pastís.
Si, a quicòm: ia a aquela prson que l’espera tre l’endeman e onte, per un temps que vei sens fin ni tèrme, aurà enfin pas cap pus de futur.

Auteurs en scène n. 6, Presses du Languedoc, Montpellier, 2004

Il canonico onorario, che i gendarmi sono venuti ad arrestare e che chiude a doppia mandata la porta del presbiterio, raccontava ancora ieri ad un confratello appena più anziano e di altrettanta incerta virtù la sua paura di essere dannato.
L’un per l’altro, nel giardino, avevano pregato, le mani giunte ai lati opposti del tavolo di marmo dove il vino aveva lasciato vecchie tracce rotonde come sole e luna in eclisse, credendo senza credere all’efficacia della grazia che si diceva sufficiente.
Nella macchina nera che lo porta al capoluogo, la sua mano è appoggiata su un piccolo specchio tondo nella tasca della sua giacca e, per due secondi, guarda il suo vecchio aspetto d'uomo così ordinario.
È lì che, mentre le fotografava, chiedeva alle bambine di guardare il loro dito andare e venire lungo le labbra del loro sesso, la cui porta non ha mai osato forzare. È ciò che dirà. Perché no?
Le immagini che rinverranno nelle scatole da scarpe basteranno per inchiodarlo. Meno male, pensa. Lo specchio che ha buttato dal finestrino abbassato sul marciapiede del viale Victor Hugo, di fronte agli Archivi, non si è rotto. Il vecchio è alle sue spalle, in quel pezzo di specchio a cui un ragazzino dà un calcio.
Una pace improvvisa pervade il prete che non deve nulla a nulla. Né ai tigli in fiore sullo spiazzo di cui sente il dolce olezzo, né al vasto cielo sopra la cattedrale, né al silenzio assordante, abbagliante, della città all’ora del pastis. Deve soltanto a questa prigione che lo aspetta da domani e dove, per un tempo che vede senza fine né termine, non avrà più alcun futuro.


II. Tota lenga

Tota lenga es la de l’ostal
o pas que bruch sens poder sul silenci

Las paraulas se daissan menar
al masèl coma aqueles buòus
que vesiás pastencar dins la comba,
bana contra bana, e coma
s’eran ajuntats per jo encara.

Revèrtan los mòrts atanben
quand la tèrra se los pasta
per los far Deus un còp per totes.

Mas i pòdes pas tot demandar.
son ço que siás.


Tutte lingue

Tutte lingue sono quelle della casa
o non è che un rumore senza peso sul silenzio

Le parole si lasciano menare
all’abbattitore come dei buoi
che tu vedi pascolare nella comba,
corna contro corna, e come se ancora
fossero uniti dal giogo.

Somigliano ai morti,
quando la terra li plasma
per farne dei Dio, ormai.

Tu non puoi pertanto
domandargli tutto. Essi sono
quello che tu sei.

L’escritura publica o pas, Poèmas 1972/1ò7,
Institut d’Estudis Occitans, Nimes 19à

Lingua Occitan Ives Roqueta (Yves Roquette)

Lingua Occitan Ives Roqueta (Yves Roquette)
È nato a Sète, nell’occitana Linguadoca nell’anno 1936.
Autore contemporaneo in lingua occitana così presenta il suo lavoro di scrittore: “Se ci sono due cose che possono dare senso al mio percorso, esse vanno cercate tra parola e spettacolo. La parola fa vedere, lo spettacolo illumina la parola. Il limite tra i generi che ho potuto praticare, la poesia, il racconto, il testo teatrale, è incerto, e per dirla tutta d’occasione. Il contatto con il pubblico mi ha portato a pensare che tutti i testi, soprattutto quelli poetici, devono poter vibrare, risuonare come un eco nelle memorie, far riaffiorare ricordi, senza i quali non c’è emozione (Yves Roquette – Auteurs en scène-juin 2004 n. 6).
Frequenta il Liceo a Sète e ha la fortuna di avere come professore Robert Lafònt che lo porta a scoprire la grandezza della lingua d’oc, una scoperta che gli cambierà la vita. Una vita spesa al servizio della scrittura e dell’impegno civile.
Da quel momento è tutto un fervore di attività; nel 1953 inizia a pubblicare i primi poemi e le prime prose nella storica rivista letteraria “OC”, nel contempo collabora alla creazione del Movimento della gioventù occitana e diviene amico dei maggiori scrittori contemporanei in lingua d’oc: Max Roqueta, Jean Bodon e, naturalmente, Robert Lafònt.
Nel 1957 pubblica L’Escivèire Public e Lo mal de la Tèrra: nel 1960 incontra Maria Roanet, allora giovane scrittrice, oggi molto nota in Francia, con la quale si accompagnerà per tutta la vita.
Nel 1965 con Robert Lafònt crea la rivista “Viure”; nel 1974 per il Museo delle Belle Arti di Bezièrs cura la mostra: “1000 anni di letteratura occitana”. Nel 1970 crea la casa discografica “Ventadorn” che promuove la nuova canzone: Marti, Patric, Mans de Breish, Maria Rosanet, Mauris...
Nel 1975 crea a Bèziers il “Centre Internacional de Documentacion Occitana” la grande biblioteca e mediateca pan occitana che ha oggi assunto la denominazione CIRDÒC.
La sua vita si confonde con l’opera scritta, diventa segretario generale dell’Institut d’Estudis Occitans e nel 1982 abbandona tutte le responsabilità culturali per dedicarsi completamente alla scrittura e all’editoria.
Si ritira con Marie Roanet a La Sèrra, nel Rouergue e nel 2009 gli viene dedicata la mostra “Y.R. 50 ans de poèsie” al museo di Lodeve.
Scrittore molto prolifico lavora a pieno campo pubblicando poesia, romanzi e novelle, saggi, collabora a periodici, traduce, incide dischi, cura delle esposizioni, recita in pubblico, collabora con il cinema.
Tra le sue tante opere vogliamo ricordare:

1. Poesia: L’escivèire public; Lo mal de la tèrra; Los negres siam pas sols; Lo fuòc es al cemèmtèri; Lo Castèl desl cans; Messa pels pòrcs; Oda a Sant Afrodisi; Roèrgue; Joan sens tèrra; Misericòrdias; Dels dos principis; L’ordinaire du monde.

2. Romanzi e racconti: Lo poèta es una vaca; La Paciéncia; Made in “France”; Lo Trabalh de las mans; Lo Peis de boès dins lo metrò; Zantìfalorda e Companhiá; Lengadòc roge; Los entants de la bona; Lo filh del paire; Nòstre Sènher de las escobilhas; Argerianas; Marion des arbres.

3. Saggi: La Nouvelle Chanson occitane; Mille ans de littèrature occitane; Las Cronicas de Viure; Los Carbonièrs de la Sala; De la vinha, del vin e dels òmes; Occitanie, notre terre; Cathares; Midis: petit traitè de géographie cordiale; Elva, la Glèisa e Hans Clemer.
Oltre a ciò ha lavorato a molte traduzioni in occitano, di autori come Paul Valéry, Jean Jono, Elio Vittorini, Aldo Franco.
Intensa anche la sua collaborazione con le produzioni discografiche, cinematografiche e teatrali.

ANTOLOGIA IVES ROQUETA


I. Pedofilia
Lo canonge onorari que los gendarmes lo son venguts arrestar e que dòna dos torns de clau a la pòrta de sa caminada disià encara ièr sa paur d’esser damnat a un confraire un briconèl pus vièlh e d’autant incèrta vertut.
Un per l’autre, per l’òrt, avián pregat, las man jonchas de cada band de la taula de marbre onte lo vin aviá daissat de traças vièlhas, redondas coma lo solelh e la luna en eclipsa, creseguent sens i creire a l’eficacitat de la gràcia qu’òm ditz sufisenta. Dins l’autò negra que lo mena al cap-luòc, sa man s’es pausada sus un pichon miralh redond dins la pòcha de son veston e, doas segondas, i espia sa vièlha fàcia d’òme talament ordinari.
Es aquí que, del temps que las preniá en fotografias, demandava a las filhòtas d’espiar son det far l’anar e venir entre los pòts de son sèxe que jamai n’a pas ausat forçar la pòrta. Aquò’s ço que dirà. Perqué pas?
Los images que traparàn dins sos cartons a solièrs finiràn de lo confondre. Aquò rai, s met a pensare. Lo miralhet qu’a escampat de per la vitra davalada sul trepador de l’avenguda Victor –Hugo a l’auçada dels Archius s’es pas copat. L’òme vie`lh i deu èsser i deu èsser, luònh darrèr, dins aquel tròD de glaça qu’un drollàs i trai un còp de pè.
Una patz subita emplena lo preire que deu pas ren a ren. Ni als telhs en flor sus l’esplanada que l’odor sucrada li’n ven, ni al cèl d’un sol flòcs sus la catedrala, ni al silenci ensordent, esbleugissent de la vila a l’ora del pastís.
Si, a quicòm: ia a aquela prson que l’espera tre l’endeman e onte, per un temps que vei sens fin ni tèrme, aurà enfin pas cap pus de futur.

Auteurs en scène n. 6, Presses du Languedoc, Montpellier, 2004

Il canonico onorario, che i gendarmi sono venuti ad arrestare e che chiude a doppia mandata la porta del presbiterio, raccontava ancora ieri ad un confratello appena più anziano e di altrettanta incerta virtù la sua paura di essere dannato.
L’un per l’altro, nel giardino, avevano pregato, le mani giunte ai lati opposti del tavolo di marmo dove il vino aveva lasciato vecchie tracce rotonde come sole e luna in eclisse, credendo senza credere all’efficacia della grazia che si diceva sufficiente.
Nella macchina nera che lo porta al capoluogo, la sua mano è appoggiata su un piccolo specchio tondo nella tasca della sua giacca e, per due secondi, guarda il suo vecchio aspetto d'uomo così ordinario.
È lì che, mentre le fotografava, chiedeva alle bambine di guardare il loro dito andare e venire lungo le labbra del loro sesso, la cui porta non ha mai osato forzare. È ciò che dirà. Perché no?
Le immagini che rinverranno nelle scatole da scarpe basteranno per inchiodarlo. Meno male, pensa. Lo specchio che ha buttato dal finestrino abbassato sul marciapiede del viale Victor Hugo, di fronte agli Archivi, non si è rotto. Il vecchio è alle sue spalle, in quel pezzo di specchio a cui un ragazzino dà un calcio.
Una pace improvvisa pervade il prete che non deve nulla a nulla. Né ai tigli in fiore sullo spiazzo di cui sente il dolce olezzo, né al vasto cielo sopra la cattedrale, né al silenzio assordante, abbagliante, della città all’ora del pastis. Deve soltanto a questa prigione che lo aspetta da domani e dove, per un tempo che vede senza fine né termine, non avrà più alcun futuro.


II. Tota lenga

Tota lenga es la de l’ostal
o pas que bruch sens poder sul silenci

Las paraulas se daissan menar
al masèl coma aqueles buòus
que vesiás pastencar dins la comba,
bana contra bana, e coma
s’eran ajuntats per jo encara.

Revèrtan los mòrts atanben
quand la tèrra se los pasta
per los far Deus un còp per totes.

Mas i pòdes pas tot demandar.
son ço que siás.


Tutte lingue

Tutte lingue sono quelle della casa
o non è che un rumore senza peso sul silenzio

Le parole si lasciano menare
all’abbattitore come dei buoi
che tu vedi pascolare nella comba,
corna contro corna, e come se ancora
fossero uniti dal giogo.

Somigliano ai morti,
quando la terra li plasma
per farne dei Dio, ormai.

Tu non puoi pertanto
domandargli tutto. Essi sono
quello che tu sei.

L’escritura publica o pas, Poèmas 1972/1ò7,
Institut d’Estudis Occitans, Nimes 19à