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Edizione 2010

Premio Giovani Costantino (Tino) Canales Gijon

Premio Giovani Costantino (Tino) Canales Gijon
È nato a San Mateo del Mar, Oaxaca (Massico) il 15 aprile 1979.
La sua prima lingua è l'Ombeayiüts (huave) de San Mateo del Mar.
Ha avuto un brillante curriculum scolastico e universitario, ottenendo il titolo di “Licenciado” in Educazione Media nell'Área dello spagnolo per le scuole normali nella Federazione delle Scuole Private nella Città del Messico. Durante dieci anni è stato professore di spagnolo, letteratura e lingua indígena nel “Bachillerato Asunción Ixtaltepec Módulo San Mateo del Mar”.
Attualmente studia nel programma di Master in Linguistica Indoamericana nel Centro de Investigaciones y Estudios Superiores en Antropología Social (CIESAS) di Città del Messico.
Nella sua attività di scrittore e di difensore della propria lingua, nel 2006 ha tradotto all‘ombeayiüts (huave) un adattamento della Legge Generale dei Diritti Linguístici dei popoli indigeni del Messico nell'ambito di un programma dell'Istituto Nazionale delle Lingue Indígenas (INALI) e della Segreteria di Educazione.
È stato co-fondatore di gruppi culturali indigeni, come (fin dal 2002) del gruppo culturale “Mikwal Nangaj Ndek” (Hijos de la Sagrada Mar), e “El Poder de la Voz Ikoots”. È stato co-fondatore del “Grupo Cultural Nembasüik” (El poder de Transformar) “La Voz Verdadera del Pueblo Ikoots”.e “Mimbaj Mipoch Ikoots” (La Flor de la Palabra Ikoots). Ha partecipato al Gruppo Culturale “Mikwal Iüt Ikoots” (Los Hijos de la Tierra Ikoots-huave). Diffondendo testi scritti in lingua ombeayiüts, con contenuti, storici e letterari, il gruppo lavora per rafforzare e rigenerare la coscienza identitaria locale. A tal fine crea un'innovazione semantica con la parola nejükich che esprime il concetto di “rappresentazione identitaria”.
Diviene attivo in una nuova radio comunitaria, istituita a San Mateo nel 2005, e appoggiata dall'Assemblea generale popolare di San Mateo.
Da Promotore culturale ha partecipato inoltre alla produzione di due dischi di musica cantata (2005,2007), una raccolta di poesie in lingua huave (2006) e ha svolto ricerche sulla “Cosmogonía ikoots”, con l'appoggio dell'Ente per le Culture Popolari (2009) È autore di molti racconti, poesie, canzoni e testi teatrali radiofonici, tutti scritti originariamente nella sua lingua nativa e in alcuni casi tradotti in spagnolo, e in parte tuttora inediti.
Come ricercatore studia sul campo la “Cosmogonía” ikoots, un progetto co-finanziato da “Culturas Populares” di Città del Messico.
Maurizio Gnerre

ANTOLOGIA CONSTANTINO CANALES GIJEEN

I. Strofa da una canzone


LAMAXAING MIMACHAT LAJTEP MIKAWÜY
NETAM CHETEMOOTS, ALIÜK TEAT MONTEOK
ANDEAND TIÜT MINGAN ALIÜK MÜM NCHARREIK
MATENG TIÜT MIYOW, MATEOW NANGAJ IÜT.
WÜX LAAMB AJNGOT NDEK LASAMB SALOX NDOK
WÜX AMB TSOTOJ NDEK LASAMB SALATS NDOK
NGOYAY MAJNTSOP KAAW LANAXAING XINCHEP
LASAMB SAYAK NDOK NAYAMB NATSARAMB

Pioggia di fiumi e saette
Nubi, acque, dune
Serpenti, cervi, giaguari,
Incenso, mais e sentieri.
Siamo una sola sfera
Del nord i nostri fratelli
Anch’essi con altre frontiere
Siamo nello stesso canto

Canzoni: dal CD Mi Son Iüt, San Mateo del Mar, 2008
 

II. Frammento di un racconto

Los primeros hombres y las primeras mujeres que poblaron aquí, la Tierra fueron los Weal. Eran excelentes artistas, ojos muy vivos, de estatura baja, y con pocos cabellos; sus casas eran las cavernas. Se habían rebelado contra los dioses. Sólo sus huesos en ollas y jarros hacen que nuestros corazones se acuerden de ellos. Fueron sepultados por Ateam, el Dios Terremoto, cuando sacudió el mundo. Monteok, el padre Rayo, descendió los rayos más destructores y, el Sol, bajó el fuego celeste a la Tierra. Hubo eclipses de sol y de luna, la Tierra quedó en tinieblas. Sólo los más fuertes nahuales hombres nubes sobrevivieron.

I primi uomini e le prime donne che popolarono questa nostra terra furono i Weal. Erano grandi artisti, dagli occhi molto vivi, di bassa statura, con pochi capelli; le loro case erano le caverne. Si erano ribellati agli dei. Solo le loro ossa in recipienti e giare fanno sì che i nostri cuori si ricordino di loro. Furono sepolti da Ateam, il Dio Terremoto, quando questi scosse il mondo. Monteok, il padre Saetta, fece scendere i fulmini più distruttivi e il Sole, fece scendere il fuoco celeste sulla Terra. Ci fu eclisse di sole e di luna, le terra rimase nelle tenebre. Solo i più forti fra gli Spiriti, uomini e nubi sopravvissero.  

Opuscolo Mi  Kwal Iüt, San Mateo del Mar, 2007.
 

III. Frammento da un testo radiofonico
 
NGANEAY MITEY MIKAMBAJAATS
Ngiaj naxamiün timitey mikambajaats; mbayan, naxing, niün andeow.
Ngiaj nawaagmiün timitey mikambajaats; landoj ajiünts, namix omeaats, achiw omeaats.

Ngiaj asolmiün tey mikambajaats; nemeech, napat, najküy.
Ngiaj atajrrangmiün tey mikambajaats; arangan noik ngomaxing ngomajaw kwanajlüy.
Ngiaj ngwüy, napak timitey mikambajaats; teantsoyntsoy timimboy, amomojyots ombeay teakwik.
Ngiaj nepolos napak oniiüg; aljane lamincheleal marang
Ngiaj tongor ngiaj tsorrop oxing; lajmbolmbol teoxing najmbok axix nüteran
Ngiaj nechilix olaag, teamatel mangiay kwane teamong tiül kambaj
Ngiaj cherep ombeay, alsolom wüx akasan eed
Ngiaj nine mijaw, anangwar wüx a soots
Ngiaj wiling ngiaj ndeyech ngiaj nanchey mimboy
Ngiaj tirip ngiaj tsorrop ngiaj najpot owül

Wüx mamoog tey mikambajaats kiaj lasapaw, lawindijchay, lamawirwir omal, lamarang mianch, lamayamb ngiane lichiüm, maxood, mixotüy
kiaj lamearmear oniiüg, lamarang monkwik, laaw arang minajiüt, laaw ajüyjüy, laraprapüy, lalombojchay, lapajrrasüy;

Wüx mamoog tey mikambajaats kiaj lamakwüüch noik son, lamatejleng teogapite nendekeik nangaj yow,
kiaj lajowjoweay, latsatsajlasüy, lanchejliüw ngiane mindeakndeaküy tiül ameay
kiaj lawüneay marang noik teong, noik win, noik koy, noik poj, nop wajtat

Wüx mamoog tey mikambajaats kiaj lawüneay marang nop lüw, nop neol, nop tar, nop ndiük, nop nejeing, nop maliünts
Kiaj lawüneay marang Xeweleat, Xikowit, Sapcheeb, Saplüm, teat Monteok, mün Nijmeor Kang
 
Ngiaj mikambajaats lamatün müjchiiüts mayar miteyiiüts
Ngiaj ikootsa lamarangaats mitey nej
 
Atkiay arang mikambajaats, ngiaj laxotüy ngiaj lajüikichay
 
Jowa ike, nganeay indiüm mijaw mitey mikambajaats?
Nganeay indiüm majlüy timitey mikambajaats?


Come è il volto, o la maschera, del nostro popolo

A volte pallido è il volto del nostro popolo, si è spaventato, si è vergognato, è malato.
 
A volte asciutto è il volto del nostro popolo, ha già finito di piangere, il suo cuore, rattrappito, è triste.
 
A volte severo è il volto il nostro popolo, è coraggioso, deciso, è irritato.
.
 
A volte inespressivo è il volto del nostro popolo, non gliene importa di quello che
la gente dice,  come se non lo facesse soffrire, come se non sapesse quel che succede.
 
E, a volte, vivo è il volto del nostro popolo, muove le sue gote sorridendo, muove
le sue labbra, ridendo.
 
A volte grandi e forti ha gli occhi, a qualcuno già fanno male.
.
Altre volte molto sporgente, o largo, ha il naso;  l’odore profumato del cibo gioca  
con lui.
 
A volte grandi e tese ha le orecchie, molto attente per sapere ciò che avviene
nel villaggio
 
A volte sporgente e larga ha la bocca, solo qualche pelo la incornicia.
 
A volte rotonde, a volte con fossette, altre volte rugose sono le sue guance.
 
A volte piana, a volte sporgente, altre volte ferita è la sua fronte.
 
Quando si aggiusta la sua maschera il nostro popolo sbadiglia, si stira, si gratta
la testa, ha pigrizia, cerca dove stendersi e riposare, cerca dove nascondersi.    
 
Allora è quando i suoi occhi si riempiono di stanchezza, gli altri ridono di lui,
se ne va a lavorare, a vagare, a divertirsi, a farsi vedere. 
 
Quando si aggiusta la maschera il nostro popolo danza, balla, beve solo un po’
della sacra acqua, e allora, muovendosi, andando di qua e di la, si stende
in qualche luogo a parlare da solo, fra i sogni.
 
Allora è quando si trasforma in un rospo, in un coniglio, in una tartaruga marina,
in un  pesce-sega.
 
Quando si aggiusta la maschera, il nostro popolo si trasforma in un uomo-tigre,
in un mostro, in un serpente, in un arciere, oppure in un danzante sacro.
 
Allora è quando si trasforma nella ragazza della luna, nel Xikowit, nel Sapcheeb,
nel padre Saetta, nella vergine dalla pietra nera.

A volte il nostro popolo ci chede di dargli il nostro volto, di dargli la nostra maschera. 
 
A volte lavoriamo il suo volto, gli diamo forma.
 
Così succede al nostro popolo; a volte si nasconde,  a volte si mette in mostra,
si fa conoscere,
 
E tu, come vuoi vedere il volto del nostro popolo?
 
Come vuoi che sia il volto del nostro popolo?

Produzione e riproduzione per conto della Radio Ikoots, San Mateo del Mar, 2008-2009.
 

IV. Radio-dramma
XEWELEAT


NENDEAK NANDEARAK: (AMB APIKIW MISON OMAL NDIÜK) Lamajiür xixay neat, andeaküw mixeech mixejchiiüts, tiül chek noik nden taküliw chek kiaj nop teat, nop müm makiüjpüw mikwalüw nejiw, ngo chek majiürüw tomiün. Ajlüy nüt niüng ngo chek majiürüw kwane mütiw. Ambüw mayambüw ngiane majüchiw, kon majneaj mamongochiw noik nüt.
(NEAMBAIICH SON) Kwanchek tarang nganüy, noik nüt aga teat makiiüb aga müm, tapiüngüw mambüw ajokoj mayambüy ambel ütiw nejiw, kiaj nganüye müm tasaj mikwal nüx nej.

MÜM: (OXING MACHAT) May! Sanamban nayamban ambel ütiiüts... Ijaw tamb ningiaj michiig.

NÜX: Neam (NETEAMIÜN AJÜYERAN) ama, kia ngiane aleam teat nüt apmipeayiün.

TEAT: (NETEAMIÜN AJÜYERAN) Süpiünmiün kiaj xikwal ngome sanekiyan.

NÜX: (TEOMALMIÜN NEJ) Kawül najal a biümb (NAJENJENMIÜN AJÜYERAN) natool tikamüye yow, wüxmiün (ATONGARAN TIÜL NGANA YOW IMIÜN TIÜL LOL) ambüw xiteat, ximüm.
(JONGOJOJ YOW) Eh! Lajongoyoj a yow, kawül naxejmbeach xichiig, (ATOOLERAN TIÜT YOW) laliükliük mapeayiw xiteat (ATONGARAN NAKIN YOW TIÜL BALDE), ximüm.

NÜX: Ja wüle ne kich kiaj, ngeane tandüy? (ATENDEAYERAN YOW).

NÜX: Mak may naxejmbeach ik! (ATONGARAN TIÜT YOW NIÜNG AXEEB).

NINE NÜX: Ay koj, ikül xik saleam kiaj! (AKWALANG BOTE).

NÜX: Erngeleteay may naxejmbeach ik! Laliükliük majngotoj ama, apa! (NAJENJEN MIÜN AJÜYERAN).

NÜX: Neol ngomingeaye nej teanapaj ik?

NINE NÜX: (AJLOS NINGIÜN BOTE) Aja teanangeay koj, tingileamiün satsoj... Kia ngondom mikül xike neje?

NÜX: Mak, piiür ningüy... Jogüy lanayak ningüy arojpüw op nit (ANGELEXAY OP NIT) teoleaj tok. Piiür tiül imeay!

NINE NÜX: (NETEAMIÜN SON) Ngomind sameay koj, lasanatsoj (NAPAK SON)

NÜX: (NAPAK SON) Teanasaj ik mimeay!

NINE NÜX: Neam koj... sapiiün nameay.

NÜX: (NAJENJENMIÜN AJÜY) Kawül nawün oxing xikochil wüxmiün ameay xichiig (NEMBAIICH SON), ndoj sanandooig onik nej wüxmiün nijingin ngome teamajaw xik.
(NDOJ MAWÜN OXING MIKOCHIL NEJE, KIAJ TANDOOIG ONIK MICHIIG NÜX NEJ. TEAPOTS MAKOKOLOT MAJANTS AGA ONIJ, NDOJ TAYAK TIÜL NERRAR YOW, KOS AGA YOW TEAJONGOYOJ WÜX BIÜMB)
TEAT/MÜM: (ALEAJKIW OMBEAY NDEN) Lasapeayiün xikwal! (ALOXERAN TIÜT SOX).

NÜX: (NETEAMIÜN SON) Jachek lerpeayiüna? Landoj sarang kiriw nüteran.

MÜM: (AKWAJLANGÜY POLAT) Aja may, itemb noikpite sanütiün. Neol jo nine michiig?

NÜX: (NEMBOLOOCH SON) Alningiün tingial atsoj.
MÜM: Kiür isaj miün andüy ningüy! (NAJÜYERAN).

NÜX: (TEOMAL MIÜN NEJ, NEMBAIICH SON) Kia jo nganüy kwane sanasaj ximüm sitiül lanambiy xichiig? Kawa sanendeakndeaküy ningiün, kondom sanasaj ngomandiüm miün tingial atsoj.

NÜX: Mak chek! Lapeayiwe teat makiiüba müm, mak chek indüy ningüy saj ik!

NÜX: (ARANG ANDEAK NINE MICHIIG NÜX NEJ) Ngomind samb, tingileamiün satsoj..., ndoj saleamb kiaj.

NÜX: (NAJÜYERAN) Ngomandiüm miün tingial chek atsoj. Apmeretiüna müm, natemb iretiüna?

MÜM: Neam xikwal. Kanayariün kiriw sapakan!

NUX: (AKWAJLANGÜY POLAT) Kawa natemb a najngow ndemndem ta.

MÜM: Mak chek! Landoj matemb ütiür mikwalar.

TEAT: (NAJÜYERAN) Aja lanangeay saleamb kiaj!

MÜM: (NEMBAIICH SON) Neol tatküye najngow küy?, xowüy laow teomal nej, mbi naxix! Jachek! Atnej alkwane andiüm mapiüng mandeak...

NINE NÜX: Nde mitsamb xik müma!

MÜM: (NETEAMIÜN SON) Jajaa! Ngwa mbich nine xikwal ambiy aga nüx kiaj?... Jo nine michiig sasaj ik miriümb mipaj, wül!

NÜX: Ngomandiüm miün! Neol ngwa lanasaj ik tingial atsoja! (TENGEAL AJÜYERAN)

MÜM: Tengeal nasaj ik erngeleteay kiür ipaj!

NÜX: Ja, ni ngomandiüm miün. Tingialiam chek miün atsoj, saj ik!

MÜM: (TENGEAL AJÜYERAN) Kawa xi sanamb napaj nine xikwal, joko a nüx kiaj mbich apmamb.
(NEECH MAMIX OMEAATSARAN SON) Neojo nine xikwal? Neol sea apiüng alningüye nine... Neol kia ngiane almajlüy? Jache! (NEMBAIICH SON) Kwane teajtek tiüt kia?..., atnej kej. Neol kwane alningiaj kawüx?... Jachek! Aba omalaran alningiaj kawüxe neje!... Jaja jijo del diawla! Aba xikwal ambiye neje? Ajkananüyiün a xiül küy sanasap nawüüch nambiy aga nüx kiaj!

MÜM: (AKWIÜR AJÜY) Lamambiy mikwalar!

TEAT: Jop! Lajchik teonik tok! Ey! Ndemikwiür! (AWÜNERAN ÜCH PECH KOT) Kasanayar xiüch nandooige xiül!

NÜX: Chipipe tok, chipipe tok, netsamb mikwal!

MÜM: Ijawa xiül ngineay teatsapajaw, ngineay teajal oleaj! Langom apndom mandoogeran!

NÜX: (NEMBAIICH SON, TENGEAL APILIT POLIÜW A XIÜL).
Chipipe tok, chipipe tok, netsamb mikwal!

TEAT: (TENGEAL APÜXERAN OLEAJ A XIÜL) Ij! Lapeay kawüx langondom matüchiür!

NÜX: (NETEAMIÜN SON) Chipipe tok, chipipe tok, netsamb mikwal!

MÜM: Lapeay kawüx, langonaxom najaw najneaj!

TEAT: Iiij! Laliükliük ndrom, langom paxomar majawar!
MÜM: Lamong oik, andüy tiül müm kaaw teaamb!

NENDEAK NANDERAK: (AMB APIKIW MISON OMAL NDIÜK) Atkiaj tajlüy. Aga nüx kiaj tatüch tiül müm kaaw. Aag tapiürang nganüy wüx majaraw matsaramb müm kaawa, Xeweleat chek altiül teamatsamb.

 
RAGAZZA DELLA LUNA


VOCE NARRANTE: (QUARTA MUSICA DELLA DANZA DEL SERPENTE) Allora, raccontavano gli antenati dei nostri nonni che moltissimi anni fa c’era una famiglia molto povera. In alcuni giorni non avevano nulla da mangiare. Chiedevano qualche soldo in prestito per comprare qualcosa da mangiare.

(SOSPENSIONE) Allora, dopo, cosa è successo?
Allora, un giorno i genitori decisero di andare a cercare un po’ di legna per cuocere il loro cibo. La mamma disse alla figlia maggiore: 

MAMMA: (AFFILANDO IL SUO MACETE) Figlia! Noi andiamo a cercare della legna per la cucina. Tu stai attenta alla tua sorellina.

RAGAZZA: Sí, va bene mamma (RUMORE DE PASSI LENTI). A che ora pensate di tornare?

PAPCB: (RUMORE DI PASSI LENTI) No, figlia mia, non faremo tardi. Torniamo presto!

RAGAZZA (PARLANDO FRA SÈ) Devo ravvivare il fuoco... (PASSI VELOCI)  e scaldare l’acqua adesso che papà e mamma sono usciti (RUMORE DE ACQUA TIRATA SU DAL POZZO)
Ah! L’acqua sta bollendo, devo fare un bagno alla mia sorellina, prima che tornino papà e mamma!

(RUMORE DE ACQUA CHE BOLLE E POI MESCOLATA CON ACQUA FREDDA)

RAGAZZA: Però... dove sarà andata questa bambina...! (RUMORE DI ACQUA VERSATA NEL SECCHIO)

RAGAZZA: Vieni bimba, che ti faccio un bagno! (CERCANDO DI RAFFREDDARE L’ACQUA)

SORELLINA: Sorella... Aspettami, arrivo!

RAGAZZA: Sbrigati bambina! Ti faccio il bagno! Non vedi che il papà e la mamma tornano presto? (PASSI VELOCI)

RAGAZZA: Ma... Non senti che ti sto chiamando?

SORELLINA: Sí, ti sento sorella, ma non ho finito di giocare! Ma non puoi aspettarmi?

RAGAZZA: Vieni, stenditi qui... Ho già messo qui tre foglie di palma sotto l’albero di fichi. Stenditi e dormi!

SORELLINA: (MUSICA LENTA) Non ho sonno, non voglio dormire... voglio giocare ancora... (MUSICA SPAVENTOSA)

RAGAZZA: (MUSICA SPAVENTOSA) Ti dico di dormire! Dormi!

SORELLINA: Va bene sorella... mi metterò a dormire...

RAGAZZA: (PASSI AFFRETTATI) Mentre la mia sorellina dorme, affilerò il coltello (SUONO TERRIFICANTE)... e poi le taglierò la testa, già che non mi vede nessuno.

(DOPO AVER AFFILATO IL COLTELLO TAGLIA LA TESTA ALLA SORELLINA, COMINCIA A SQUARTARLA E A LAVARE LA CARNE, PER POI METTERLA NELL’ACQUA CHE BOLLE SUL FUOCO)

PAPCB/MAMMA: (SI APRE LA PORTA) Figlia, siamo arrivati! (SCARICANO LA LEGNA)

RAGAZZA: (MUSICA LENTA) Però! Siete arrivati così presto? Ho preparato qualcosa da mangiare.

MAMMA: (RUMORE DI PIATTI) Sí, figlia, va bene. Portaci qualcosa, mangiamo! Ma... Dove è la tua sorellina?

RAGAZZA: (SUONO TERRIFICANTE) È qui intorno a giocare.

MAMMA: Vai a chiamarla, dille che venga! (RUMORE DI PASSI)

RAGAZZA: (PARLANDO FRA S83 E MUSICA TERRIFICANTE) E adesso, che cosa dirò a mia mamma se ho già ucciso la sorellina... è già morta! Parlerò da sola, per di là, così crederanno che sto parlando con lei e dirò che non vuole venire, perché continua a giocare.  

RAGAZZA: Vieni! Il papà e la mamma sono già arrivati! Dicono di venire subito! Vieni! Non mi senti? Vieni, ti dico!
RAGAZZA: (IMITANDO LA VOCE DELLA SUA SORELLINA) Non voglio venire! Sto giocando ancora... vengo dopo.

RAGAZZA: (RUMORE DI PASSI) Non vuole venire. Dice che ancora sta giocando. Voi mangiate... cosa volete che vi porti?

MAMMA: Va bene, figlia, porta qualcosa. Cerchiamo di recuperare le nostre forze!

RAGAZZA: (RUMORE DI PIATTI) Metto nei piatti perché si raffreddi un po’, che non sia tanto bollente...

MAMMA: Vieni! Nostra figlia ci ha già portato da mangiare!

PAPCB: (RUMORE DI PASSI) Sí, ho sentito, arrivo!

MAMMA: (MUSICA TERRIFICANTE) Ma cosa ha questo brodo, così... È grasso... Mmmm! È buonissimo! Però... guarda! Come se volesse dirci qualcosa...

SORELLINA (VOCE): Mamma, non mi mangiare!

MAMMA (MUSICA LENTA) Ooh! Ma questa ragazza non avrà ucciso la mia piccola figlia?... E la tua sorellina, che ti avevo detto di chiamare... dove sta?

RAGAZZA: Non vuole venire! Non ti avevo detto che stava giocando?

MAMMA: (RUMORE DI PASSI) Ti dico di sbrigarti a chiamarla!

RAGAZZA: Non vuole venire! Ancora gioca!

MAMMA: (RUMORE DI PASSI) Meglio che vada io a chiamarla... non credo che questa ragazza vada!
(MUSICA TRISTE) Bambina mia! La mia piccola figlioletta? Non avevi detto che la bambina stava qui?... Ma... Dove sarà? (MUSICA TERRIFICANTE) Ma... Cos’é questo? Cos’è questo che gocciola?..., sembra sangue... Ma... Cos’é quello là sopra?... Cos’é... Guarda! Ma non è una testa?
Aayy! Figlia del demonio! Così ha ucciso la mia piccola figlioletta? Con questo stesso bastone la colpirò fino ad ucciderla!

MAMMA: (PASSI AFFRETATI) Ha ucciso nostra figlia!

PAPÁ: Hey! Già si è arrampicata sull’albero dei fichi! Che non scappi! Prendo la mia ascia per tagliare l’albero! (COLPI DI ASCIA)
RAGAZZA: Liscio e nudo!, liscio e nudo è l’albero! Lei ha provato la carne e il sangue della sua stessa figlia!

MAMMA: Guarda l’albero come si sta ingrossando e crescendo! Non possiamo più tagliarlo!

RAGAZZA: (MUSICA TERRIFICANTE, RUMORE DI RAMI CHE SI SPEZZANO) Liscio e nudo! liscio e nudo è l’albero! Lei ha provato la carne e il sangue della sua stessa figlia!

PAPÁ: (MENTRE TAGLIA L’ALBERO) È già arrivata molto lontano! Non possiamo più raggiungerla!

RAGAZZA: (MUSICA TERRIFICANTE) Liscio e nudo! Liscio e nudo è l’albero! Lei ha provato la carne e il sangue della sua stessa figlia!

MAMMA: È già arrivata molto lontano, molto lontano, non riesco più a vederla...

PAP Á: Uuhh! L’abbiamo quasi persa di vista... Non possiamo più vederla...

MAMMA: È passata al di là delle nuvole... se ne va verso la madre Luna...

VOCE NARRANTE: (QUARTA MUSICA DELLA DANZA DEL SERPENTE) Così accadde. Quella ragazza arrivò fino alla madre Luna. Per questo si dice che, quando la luna sparisce, quando c’è un’eclisse, viene divorata, è Xeweleat che la sta divorando.

 
Produzione radiofonica realizzata con i giovani della scuola
Preparatoria di San Mateo del Mar

TRADUZIONI ALL’ITALIANO DALLO HUAVE E DALLO SPAGNOLO DI MAURIZIO GNERRE

Premio Giovani Costantino (Tino) Canales Gijon

Premio Giovani Costantino (Tino) Canales Gijon
È nato a San Mateo del Mar, Oaxaca (Massico) il 15 aprile 1979.
La sua prima lingua è l'Ombeayiüts (huave) de San Mateo del Mar.
Ha avuto un brillante curriculum scolastico e universitario, ottenendo il titolo di “Licenciado” in Educazione Media nell'Área dello spagnolo per le scuole normali nella Federazione delle Scuole Private nella Città del Messico. Durante dieci anni è stato professore di spagnolo, letteratura e lingua indígena nel “Bachillerato Asunción Ixtaltepec Módulo San Mateo del Mar”.
Attualmente studia nel programma di Master in Linguistica Indoamericana nel Centro de Investigaciones y Estudios Superiores en Antropología Social (CIESAS) di Città del Messico.
Nella sua attività di scrittore e di difensore della propria lingua, nel 2006 ha tradotto all‘ombeayiüts (huave) un adattamento della Legge Generale dei Diritti Linguístici dei popoli indigeni del Messico nell'ambito di un programma dell'Istituto Nazionale delle Lingue Indígenas (INALI) e della Segreteria di Educazione.
È stato co-fondatore di gruppi culturali indigeni, come (fin dal 2002) del gruppo culturale “Mikwal Nangaj Ndek” (Hijos de la Sagrada Mar), e “El Poder de la Voz Ikoots”. È stato co-fondatore del “Grupo Cultural Nembasüik” (El poder de Transformar) “La Voz Verdadera del Pueblo Ikoots”.e “Mimbaj Mipoch Ikoots” (La Flor de la Palabra Ikoots). Ha partecipato al Gruppo Culturale “Mikwal Iüt Ikoots” (Los Hijos de la Tierra Ikoots-huave). Diffondendo testi scritti in lingua ombeayiüts, con contenuti, storici e letterari, il gruppo lavora per rafforzare e rigenerare la coscienza identitaria locale. A tal fine crea un'innovazione semantica con la parola nejükich che esprime il concetto di “rappresentazione identitaria”.
Diviene attivo in una nuova radio comunitaria, istituita a San Mateo nel 2005, e appoggiata dall'Assemblea generale popolare di San Mateo.
Da Promotore culturale ha partecipato inoltre alla produzione di due dischi di musica cantata (2005,2007), una raccolta di poesie in lingua huave (2006) e ha svolto ricerche sulla “Cosmogonía ikoots”, con l'appoggio dell'Ente per le Culture Popolari (2009) È autore di molti racconti, poesie, canzoni e testi teatrali radiofonici, tutti scritti originariamente nella sua lingua nativa e in alcuni casi tradotti in spagnolo, e in parte tuttora inediti.
Come ricercatore studia sul campo la “Cosmogonía” ikoots, un progetto co-finanziato da “Culturas Populares” di Città del Messico.
Maurizio Gnerre

ANTOLOGIA CONSTANTINO CANALES GIJEEN

I. Strofa da una canzone


LAMAXAING MIMACHAT LAJTEP MIKAWÜY
NETAM CHETEMOOTS, ALIÜK TEAT MONTEOK
ANDEAND TIÜT MINGAN ALIÜK MÜM NCHARREIK
MATENG TIÜT MIYOW, MATEOW NANGAJ IÜT.
WÜX LAAMB AJNGOT NDEK LASAMB SALOX NDOK
WÜX AMB TSOTOJ NDEK LASAMB SALATS NDOK
NGOYAY MAJNTSOP KAAW LANAXAING XINCHEP
LASAMB SAYAK NDOK NAYAMB NATSARAMB

Pioggia di fiumi e saette
Nubi, acque, dune
Serpenti, cervi, giaguari,
Incenso, mais e sentieri.
Siamo una sola sfera
Del nord i nostri fratelli
Anch’essi con altre frontiere
Siamo nello stesso canto

Canzoni: dal CD Mi Son Iüt, San Mateo del Mar, 2008
 

II. Frammento di un racconto

Los primeros hombres y las primeras mujeres que poblaron aquí, la Tierra fueron los Weal. Eran excelentes artistas, ojos muy vivos, de estatura baja, y con pocos cabellos; sus casas eran las cavernas. Se habían rebelado contra los dioses. Sólo sus huesos en ollas y jarros hacen que nuestros corazones se acuerden de ellos. Fueron sepultados por Ateam, el Dios Terremoto, cuando sacudió el mundo. Monteok, el padre Rayo, descendió los rayos más destructores y, el Sol, bajó el fuego celeste a la Tierra. Hubo eclipses de sol y de luna, la Tierra quedó en tinieblas. Sólo los más fuertes nahuales hombres nubes sobrevivieron.

I primi uomini e le prime donne che popolarono questa nostra terra furono i Weal. Erano grandi artisti, dagli occhi molto vivi, di bassa statura, con pochi capelli; le loro case erano le caverne. Si erano ribellati agli dei. Solo le loro ossa in recipienti e giare fanno sì che i nostri cuori si ricordino di loro. Furono sepolti da Ateam, il Dio Terremoto, quando questi scosse il mondo. Monteok, il padre Saetta, fece scendere i fulmini più distruttivi e il Sole, fece scendere il fuoco celeste sulla Terra. Ci fu eclisse di sole e di luna, le terra rimase nelle tenebre. Solo i più forti fra gli Spiriti, uomini e nubi sopravvissero.  

Opuscolo Mi  Kwal Iüt, San Mateo del Mar, 2007.
 

III. Frammento da un testo radiofonico
 
NGANEAY MITEY MIKAMBAJAATS
Ngiaj naxamiün timitey mikambajaats; mbayan, naxing, niün andeow.
Ngiaj nawaagmiün timitey mikambajaats; landoj ajiünts, namix omeaats, achiw omeaats.

Ngiaj asolmiün tey mikambajaats; nemeech, napat, najküy.
Ngiaj atajrrangmiün tey mikambajaats; arangan noik ngomaxing ngomajaw kwanajlüy.
Ngiaj ngwüy, napak timitey mikambajaats; teantsoyntsoy timimboy, amomojyots ombeay teakwik.
Ngiaj nepolos napak oniiüg; aljane lamincheleal marang
Ngiaj tongor ngiaj tsorrop oxing; lajmbolmbol teoxing najmbok axix nüteran
Ngiaj nechilix olaag, teamatel mangiay kwane teamong tiül kambaj
Ngiaj cherep ombeay, alsolom wüx akasan eed
Ngiaj nine mijaw, anangwar wüx a soots
Ngiaj wiling ngiaj ndeyech ngiaj nanchey mimboy
Ngiaj tirip ngiaj tsorrop ngiaj najpot owül

Wüx mamoog tey mikambajaats kiaj lasapaw, lawindijchay, lamawirwir omal, lamarang mianch, lamayamb ngiane lichiüm, maxood, mixotüy
kiaj lamearmear oniiüg, lamarang monkwik, laaw arang minajiüt, laaw ajüyjüy, laraprapüy, lalombojchay, lapajrrasüy;

Wüx mamoog tey mikambajaats kiaj lamakwüüch noik son, lamatejleng teogapite nendekeik nangaj yow,
kiaj lajowjoweay, latsatsajlasüy, lanchejliüw ngiane mindeakndeaküy tiül ameay
kiaj lawüneay marang noik teong, noik win, noik koy, noik poj, nop wajtat

Wüx mamoog tey mikambajaats kiaj lawüneay marang nop lüw, nop neol, nop tar, nop ndiük, nop nejeing, nop maliünts
Kiaj lawüneay marang Xeweleat, Xikowit, Sapcheeb, Saplüm, teat Monteok, mün Nijmeor Kang
 
Ngiaj mikambajaats lamatün müjchiiüts mayar miteyiiüts
Ngiaj ikootsa lamarangaats mitey nej
 
Atkiay arang mikambajaats, ngiaj laxotüy ngiaj lajüikichay
 
Jowa ike, nganeay indiüm mijaw mitey mikambajaats?
Nganeay indiüm majlüy timitey mikambajaats?


Come è il volto, o la maschera, del nostro popolo

A volte pallido è il volto del nostro popolo, si è spaventato, si è vergognato, è malato.
 
A volte asciutto è il volto del nostro popolo, ha già finito di piangere, il suo cuore, rattrappito, è triste.
 
A volte severo è il volto il nostro popolo, è coraggioso, deciso, è irritato.
.
 
A volte inespressivo è il volto del nostro popolo, non gliene importa di quello che
la gente dice,  come se non lo facesse soffrire, come se non sapesse quel che succede.
 
E, a volte, vivo è il volto del nostro popolo, muove le sue gote sorridendo, muove
le sue labbra, ridendo.
 
A volte grandi e forti ha gli occhi, a qualcuno già fanno male.
.
Altre volte molto sporgente, o largo, ha il naso;  l’odore profumato del cibo gioca  
con lui.
 
A volte grandi e tese ha le orecchie, molto attente per sapere ciò che avviene
nel villaggio
 
A volte sporgente e larga ha la bocca, solo qualche pelo la incornicia.
 
A volte rotonde, a volte con fossette, altre volte rugose sono le sue guance.
 
A volte piana, a volte sporgente, altre volte ferita è la sua fronte.
 
Quando si aggiusta la sua maschera il nostro popolo sbadiglia, si stira, si gratta
la testa, ha pigrizia, cerca dove stendersi e riposare, cerca dove nascondersi.    
 
Allora è quando i suoi occhi si riempiono di stanchezza, gli altri ridono di lui,
se ne va a lavorare, a vagare, a divertirsi, a farsi vedere. 
 
Quando si aggiusta la maschera il nostro popolo danza, balla, beve solo un po’
della sacra acqua, e allora, muovendosi, andando di qua e di la, si stende
in qualche luogo a parlare da solo, fra i sogni.
 
Allora è quando si trasforma in un rospo, in un coniglio, in una tartaruga marina,
in un  pesce-sega.
 
Quando si aggiusta la maschera, il nostro popolo si trasforma in un uomo-tigre,
in un mostro, in un serpente, in un arciere, oppure in un danzante sacro.
 
Allora è quando si trasforma nella ragazza della luna, nel Xikowit, nel Sapcheeb,
nel padre Saetta, nella vergine dalla pietra nera.

A volte il nostro popolo ci chede di dargli il nostro volto, di dargli la nostra maschera. 
 
A volte lavoriamo il suo volto, gli diamo forma.
 
Così succede al nostro popolo; a volte si nasconde,  a volte si mette in mostra,
si fa conoscere,
 
E tu, come vuoi vedere il volto del nostro popolo?
 
Come vuoi che sia il volto del nostro popolo?

Produzione e riproduzione per conto della Radio Ikoots, San Mateo del Mar, 2008-2009.
 

IV. Radio-dramma
XEWELEAT


NENDEAK NANDEARAK: (AMB APIKIW MISON OMAL NDIÜK) Lamajiür xixay neat, andeaküw mixeech mixejchiiüts, tiül chek noik nden taküliw chek kiaj nop teat, nop müm makiüjpüw mikwalüw nejiw, ngo chek majiürüw tomiün. Ajlüy nüt niüng ngo chek majiürüw kwane mütiw. Ambüw mayambüw ngiane majüchiw, kon majneaj mamongochiw noik nüt.
(NEAMBAIICH SON) Kwanchek tarang nganüy, noik nüt aga teat makiiüb aga müm, tapiüngüw mambüw ajokoj mayambüy ambel ütiw nejiw, kiaj nganüye müm tasaj mikwal nüx nej.

MÜM: (OXING MACHAT) May! Sanamban nayamban ambel ütiiüts... Ijaw tamb ningiaj michiig.

NÜX: Neam (NETEAMIÜN AJÜYERAN) ama, kia ngiane aleam teat nüt apmipeayiün.

TEAT: (NETEAMIÜN AJÜYERAN) Süpiünmiün kiaj xikwal ngome sanekiyan.

NÜX: (TEOMALMIÜN NEJ) Kawül najal a biümb (NAJENJENMIÜN AJÜYERAN) natool tikamüye yow, wüxmiün (ATONGARAN TIÜL NGANA YOW IMIÜN TIÜL LOL) ambüw xiteat, ximüm.
(JONGOJOJ YOW) Eh! Lajongoyoj a yow, kawül naxejmbeach xichiig, (ATOOLERAN TIÜT YOW) laliükliük mapeayiw xiteat (ATONGARAN NAKIN YOW TIÜL BALDE), ximüm.

NÜX: Ja wüle ne kich kiaj, ngeane tandüy? (ATENDEAYERAN YOW).

NÜX: Mak may naxejmbeach ik! (ATONGARAN TIÜT YOW NIÜNG AXEEB).

NINE NÜX: Ay koj, ikül xik saleam kiaj! (AKWALANG BOTE).

NÜX: Erngeleteay may naxejmbeach ik! Laliükliük majngotoj ama, apa! (NAJENJEN MIÜN AJÜYERAN).

NÜX: Neol ngomingeaye nej teanapaj ik?

NINE NÜX: (AJLOS NINGIÜN BOTE) Aja teanangeay koj, tingileamiün satsoj... Kia ngondom mikül xike neje?

NÜX: Mak, piiür ningüy... Jogüy lanayak ningüy arojpüw op nit (ANGELEXAY OP NIT) teoleaj tok. Piiür tiül imeay!

NINE NÜX: (NETEAMIÜN SON) Ngomind sameay koj, lasanatsoj (NAPAK SON)

NÜX: (NAPAK SON) Teanasaj ik mimeay!

NINE NÜX: Neam koj... sapiiün nameay.

NÜX: (NAJENJENMIÜN AJÜY) Kawül nawün oxing xikochil wüxmiün ameay xichiig (NEMBAIICH SON), ndoj sanandooig onik nej wüxmiün nijingin ngome teamajaw xik.
(NDOJ MAWÜN OXING MIKOCHIL NEJE, KIAJ TANDOOIG ONIK MICHIIG NÜX NEJ. TEAPOTS MAKOKOLOT MAJANTS AGA ONIJ, NDOJ TAYAK TIÜL NERRAR YOW, KOS AGA YOW TEAJONGOYOJ WÜX BIÜMB)
TEAT/MÜM: (ALEAJKIW OMBEAY NDEN) Lasapeayiün xikwal! (ALOXERAN TIÜT SOX).

NÜX: (NETEAMIÜN SON) Jachek lerpeayiüna? Landoj sarang kiriw nüteran.

MÜM: (AKWAJLANGÜY POLAT) Aja may, itemb noikpite sanütiün. Neol jo nine michiig?

NÜX: (NEMBOLOOCH SON) Alningiün tingial atsoj.
MÜM: Kiür isaj miün andüy ningüy! (NAJÜYERAN).

NÜX: (TEOMAL MIÜN NEJ, NEMBAIICH SON) Kia jo nganüy kwane sanasaj ximüm sitiül lanambiy xichiig? Kawa sanendeakndeaküy ningiün, kondom sanasaj ngomandiüm miün tingial atsoj.

NÜX: Mak chek! Lapeayiwe teat makiiüba müm, mak chek indüy ningüy saj ik!

NÜX: (ARANG ANDEAK NINE MICHIIG NÜX NEJ) Ngomind samb, tingileamiün satsoj..., ndoj saleamb kiaj.

NÜX: (NAJÜYERAN) Ngomandiüm miün tingial chek atsoj. Apmeretiüna müm, natemb iretiüna?

MÜM: Neam xikwal. Kanayariün kiriw sapakan!

NUX: (AKWAJLANGÜY POLAT) Kawa natemb a najngow ndemndem ta.

MÜM: Mak chek! Landoj matemb ütiür mikwalar.

TEAT: (NAJÜYERAN) Aja lanangeay saleamb kiaj!

MÜM: (NEMBAIICH SON) Neol tatküye najngow küy?, xowüy laow teomal nej, mbi naxix! Jachek! Atnej alkwane andiüm mapiüng mandeak...

NINE NÜX: Nde mitsamb xik müma!

MÜM: (NETEAMIÜN SON) Jajaa! Ngwa mbich nine xikwal ambiy aga nüx kiaj?... Jo nine michiig sasaj ik miriümb mipaj, wül!

NÜX: Ngomandiüm miün! Neol ngwa lanasaj ik tingial atsoja! (TENGEAL AJÜYERAN)

MÜM: Tengeal nasaj ik erngeleteay kiür ipaj!

NÜX: Ja, ni ngomandiüm miün. Tingialiam chek miün atsoj, saj ik!

MÜM: (TENGEAL AJÜYERAN) Kawa xi sanamb napaj nine xikwal, joko a nüx kiaj mbich apmamb.
(NEECH MAMIX OMEAATSARAN SON) Neojo nine xikwal? Neol sea apiüng alningüye nine... Neol kia ngiane almajlüy? Jache! (NEMBAIICH SON) Kwane teajtek tiüt kia?..., atnej kej. Neol kwane alningiaj kawüx?... Jachek! Aba omalaran alningiaj kawüxe neje!... Jaja jijo del diawla! Aba xikwal ambiye neje? Ajkananüyiün a xiül küy sanasap nawüüch nambiy aga nüx kiaj!

MÜM: (AKWIÜR AJÜY) Lamambiy mikwalar!

TEAT: Jop! Lajchik teonik tok! Ey! Ndemikwiür! (AWÜNERAN ÜCH PECH KOT) Kasanayar xiüch nandooige xiül!

NÜX: Chipipe tok, chipipe tok, netsamb mikwal!

MÜM: Ijawa xiül ngineay teatsapajaw, ngineay teajal oleaj! Langom apndom mandoogeran!

NÜX: (NEMBAIICH SON, TENGEAL APILIT POLIÜW A XIÜL).
Chipipe tok, chipipe tok, netsamb mikwal!

TEAT: (TENGEAL APÜXERAN OLEAJ A XIÜL) Ij! Lapeay kawüx langondom matüchiür!

NÜX: (NETEAMIÜN SON) Chipipe tok, chipipe tok, netsamb mikwal!

MÜM: Lapeay kawüx, langonaxom najaw najneaj!

TEAT: Iiij! Laliükliük ndrom, langom paxomar majawar!
MÜM: Lamong oik, andüy tiül müm kaaw teaamb!

NENDEAK NANDERAK: (AMB APIKIW MISON OMAL NDIÜK) Atkiaj tajlüy. Aga nüx kiaj tatüch tiül müm kaaw. Aag tapiürang nganüy wüx majaraw matsaramb müm kaawa, Xeweleat chek altiül teamatsamb.

 
RAGAZZA DELLA LUNA


VOCE NARRANTE: (QUARTA MUSICA DELLA DANZA DEL SERPENTE) Allora, raccontavano gli antenati dei nostri nonni che moltissimi anni fa c’era una famiglia molto povera. In alcuni giorni non avevano nulla da mangiare. Chiedevano qualche soldo in prestito per comprare qualcosa da mangiare.

(SOSPENSIONE) Allora, dopo, cosa è successo?
Allora, un giorno i genitori decisero di andare a cercare un po’ di legna per cuocere il loro cibo. La mamma disse alla figlia maggiore: 

MAMMA: (AFFILANDO IL SUO MACETE) Figlia! Noi andiamo a cercare della legna per la cucina. Tu stai attenta alla tua sorellina.

RAGAZZA: Sí, va bene mamma (RUMORE DE PASSI LENTI). A che ora pensate di tornare?

PAPCB: (RUMORE DI PASSI LENTI) No, figlia mia, non faremo tardi. Torniamo presto!

RAGAZZA (PARLANDO FRA SÈ) Devo ravvivare il fuoco... (PASSI VELOCI)  e scaldare l’acqua adesso che papà e mamma sono usciti (RUMORE DE ACQUA TIRATA SU DAL POZZO)
Ah! L’acqua sta bollendo, devo fare un bagno alla mia sorellina, prima che tornino papà e mamma!

(RUMORE DE ACQUA CHE BOLLE E POI MESCOLATA CON ACQUA FREDDA)

RAGAZZA: Però... dove sarà andata questa bambina...! (RUMORE DI ACQUA VERSATA NEL SECCHIO)

RAGAZZA: Vieni bimba, che ti faccio un bagno! (CERCANDO DI RAFFREDDARE L’ACQUA)

SORELLINA: Sorella... Aspettami, arrivo!

RAGAZZA: Sbrigati bambina! Ti faccio il bagno! Non vedi che il papà e la mamma tornano presto? (PASSI VELOCI)

RAGAZZA: Ma... Non senti che ti sto chiamando?

SORELLINA: Sí, ti sento sorella, ma non ho finito di giocare! Ma non puoi aspettarmi?

RAGAZZA: Vieni, stenditi qui... Ho già messo qui tre foglie di palma sotto l’albero di fichi. Stenditi e dormi!

SORELLINA: (MUSICA LENTA) Non ho sonno, non voglio dormire... voglio giocare ancora... (MUSICA SPAVENTOSA)

RAGAZZA: (MUSICA SPAVENTOSA) Ti dico di dormire! Dormi!

SORELLINA: Va bene sorella... mi metterò a dormire...

RAGAZZA: (PASSI AFFRETTATI) Mentre la mia sorellina dorme, affilerò il coltello (SUONO TERRIFICANTE)... e poi le taglierò la testa, già che non mi vede nessuno.

(DOPO AVER AFFILATO IL COLTELLO TAGLIA LA TESTA ALLA SORELLINA, COMINCIA A SQUARTARLA E A LAVARE LA CARNE, PER POI METTERLA NELL’ACQUA CHE BOLLE SUL FUOCO)

PAPCB/MAMMA: (SI APRE LA PORTA) Figlia, siamo arrivati! (SCARICANO LA LEGNA)

RAGAZZA: (MUSICA LENTA) Però! Siete arrivati così presto? Ho preparato qualcosa da mangiare.

MAMMA: (RUMORE DI PIATTI) Sí, figlia, va bene. Portaci qualcosa, mangiamo! Ma... Dove è la tua sorellina?

RAGAZZA: (SUONO TERRIFICANTE) È qui intorno a giocare.

MAMMA: Vai a chiamarla, dille che venga! (RUMORE DI PASSI)

RAGAZZA: (PARLANDO FRA S83 E MUSICA TERRIFICANTE) E adesso, che cosa dirò a mia mamma se ho già ucciso la sorellina... è già morta! Parlerò da sola, per di là, così crederanno che sto parlando con lei e dirò che non vuole venire, perché continua a giocare.  

RAGAZZA: Vieni! Il papà e la mamma sono già arrivati! Dicono di venire subito! Vieni! Non mi senti? Vieni, ti dico!
RAGAZZA: (IMITANDO LA VOCE DELLA SUA SORELLINA) Non voglio venire! Sto giocando ancora... vengo dopo.

RAGAZZA: (RUMORE DI PASSI) Non vuole venire. Dice che ancora sta giocando. Voi mangiate... cosa volete che vi porti?

MAMMA: Va bene, figlia, porta qualcosa. Cerchiamo di recuperare le nostre forze!

RAGAZZA: (RUMORE DI PIATTI) Metto nei piatti perché si raffreddi un po’, che non sia tanto bollente...

MAMMA: Vieni! Nostra figlia ci ha già portato da mangiare!

PAPCB: (RUMORE DI PASSI) Sí, ho sentito, arrivo!

MAMMA: (MUSICA TERRIFICANTE) Ma cosa ha questo brodo, così... È grasso... Mmmm! È buonissimo! Però... guarda! Come se volesse dirci qualcosa...

SORELLINA (VOCE): Mamma, non mi mangiare!

MAMMA (MUSICA LENTA) Ooh! Ma questa ragazza non avrà ucciso la mia piccola figlia?... E la tua sorellina, che ti avevo detto di chiamare... dove sta?

RAGAZZA: Non vuole venire! Non ti avevo detto che stava giocando?

MAMMA: (RUMORE DI PASSI) Ti dico di sbrigarti a chiamarla!

RAGAZZA: Non vuole venire! Ancora gioca!

MAMMA: (RUMORE DI PASSI) Meglio che vada io a chiamarla... non credo che questa ragazza vada!
(MUSICA TRISTE) Bambina mia! La mia piccola figlioletta? Non avevi detto che la bambina stava qui?... Ma... Dove sarà? (MUSICA TERRIFICANTE) Ma... Cos’é questo? Cos’è questo che gocciola?..., sembra sangue... Ma... Cos’é quello là sopra?... Cos’é... Guarda! Ma non è una testa?
Aayy! Figlia del demonio! Così ha ucciso la mia piccola figlioletta? Con questo stesso bastone la colpirò fino ad ucciderla!

MAMMA: (PASSI AFFRETATI) Ha ucciso nostra figlia!

PAPÁ: Hey! Già si è arrampicata sull’albero dei fichi! Che non scappi! Prendo la mia ascia per tagliare l’albero! (COLPI DI ASCIA)
RAGAZZA: Liscio e nudo!, liscio e nudo è l’albero! Lei ha provato la carne e il sangue della sua stessa figlia!

MAMMA: Guarda l’albero come si sta ingrossando e crescendo! Non possiamo più tagliarlo!

RAGAZZA: (MUSICA TERRIFICANTE, RUMORE DI RAMI CHE SI SPEZZANO) Liscio e nudo! liscio e nudo è l’albero! Lei ha provato la carne e il sangue della sua stessa figlia!

PAPÁ: (MENTRE TAGLIA L’ALBERO) È già arrivata molto lontano! Non possiamo più raggiungerla!

RAGAZZA: (MUSICA TERRIFICANTE) Liscio e nudo! Liscio e nudo è l’albero! Lei ha provato la carne e il sangue della sua stessa figlia!

MAMMA: È già arrivata molto lontano, molto lontano, non riesco più a vederla...

PAP Á: Uuhh! L’abbiamo quasi persa di vista... Non possiamo più vederla...

MAMMA: È passata al di là delle nuvole... se ne va verso la madre Luna...

VOCE NARRANTE: (QUARTA MUSICA DELLA DANZA DEL SERPENTE) Così accadde. Quella ragazza arrivò fino alla madre Luna. Per questo si dice che, quando la luna sparisce, quando c’è un’eclisse, viene divorata, è Xeweleat che la sta divorando.

 
Produzione radiofonica realizzata con i giovani della scuola
Preparatoria di San Mateo del Mar

TRADUZIONI ALL’ITALIANO DALLO HUAVE E DALLO SPAGNOLO DI MAURIZIO GNERRE