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Nòvas n.184 Genoier 2019

I Gilets Jaunes: un movimento popolare, sociale e cittadino

Gilets Jaunes: mouvement populaire, social et citoyen

di Bernard Delort Cervòs

I Gilets Jaunes: un movimento popolare, sociale e cittadino
italiano

Il movimento dei Gilets Gialli (Jilets Jaunes) è un movimento popolare, sociale e cittadino apparso in modo spontaneo in Francia alla fine d’ottobre del 2018. Dapprima poco strutturato, trova la sua origine nella diffusione sulle reti sociali di appelli a manifestare indossando il proprio gilet giallo o esponendolo sul parabrezza del proprio veicolo al fine di denunciare l’ingiustizia sociale e l’impoverimento del popolo, che non soppporta più le tassazioni oltranziste decise dallo stato, una vera e propria “mazzata fiscale” condotta in modo massivo. A differenza delle manifestazioni tradizionali, coordinate da organizzazioni sindacali, il movimento dei Gilet Gialli inizialmente si lancia e si sviluppa unicamente attraverso il web, reti sociali e piattaforme a ciò dedicate. Le reti sociali giocano inoltre un ruolo importante di catalizzatore nella mobilitazione dei Gilet Gialli in Francia. Il movimento si sta strutturando lontano dai partiti politici e dai sindacati. È la prima volta che un movimento nato in rete ha un tale impatto politico nel nostro paese.

La mobilitazione ha avuto come motivazione iniziale il rigetto dell’aumento della tassa sui carburanti (TICPE), ma si è estesa rapidamente ad altre rivendicazioni fiscali e sociali (aumento del potere d’acquisto delle classi medie e popolari, mantenimento dei servizi pubblici, rivalorizzazione dei salari e del salario minimo, tassa sul cherosene e sul combustibile marittimo, ripristino dell’imposta sul reddito...) e politiche ( miglioramento della democrazia rappresentativa, in specie mediante il referendum d’iniziativa cittadina (R.I.C.) per una democrazia diretta e partecipativa. Le dimissioni del Presidente della Repubblica Emmanuel Macron, del Primo Ministro Edouard Philippe e del Ministro dell’Interno Cristophe Castaner, così come la dissoluzione del Parlamamento, sono divenuti gli slogan più sentiti alle manifestazioni.

A partire dal 17 novembre 2018 il movimento si organizza attorno al blocco delle strade, delle rotonde, dei depositi di carburanti e delle reffinerie, operazioni di pedaggio gratuito su tutta la rete autostradale nazionale e l’organizzazione di manifestazioni nazionali settimanali che si svolgono il sabato e che convergono tutte verso i simboli dello stato: l’Assemblea Nazionale, il palazzo dell’Eliseo, l’Arco di Trionfo e gli Champs Elysées a Parigi: in provincia sono le Prefetture, le Sottoprefetture, i centri di esazione delle tassa e i tribunali ad essere colpiti.

Sostenute in massa dall’opinione pubblica (3 francesi su 4), le proteste hanno trovato una forte eco nelle zone rurali e periferiche, m si estendono anche alle grandi città, dove le violenze, alcune delle quali imputate allo stato, hanno provocato ingenti danni danni materiali e dato luogo a nuomerosi arresti. La repressione si fa sempre più forte: sabato 8 dicembre 89000 agenti delle forzr dell’ordine sono mobilitati in tutto il territorio nazionzale, di cui 9000 soltanto a Parigi, dove vengono dispiegati unitamente 16 veicoli blindati della gendarmerie; alcune manifestazioni “estremiste” rispondono in modo altrettanto aggressivo e i “casseurs” attaccano numerosi negozi sui Champs Elysées e all’Arco di Trionfo, nelle grandi città si verificano altri casi deplorevoli di vandalismo. Un rapporto di Amnesty International  pubblicato il 14 dicembre del 2018 (e poco ripreso dai media francesi) indica che la polizia francese deve cessare il suo “eccessivo uso della forza” contro i manifestanti. Durante le manifestazioni undici persone sono morte e centinaia sono stati I feriti, oltre ai migliaia di arresti e custodie cautelari parimenti deplorevoli.

Inizialmente ostile a qualsivoglia rivendicazione del movimento, il potere esecutivo vede aumentare la propria impopolarità e deteriorarsi la sua credibilità internazionale, in specie per quanto riguarda il capo di Stato, sempre così sprezzante e cinico nei confronti del popolo ch’esso non vede in lui che il Presidente dei ricchi e del grande capitale. Finalmente il 10 dicembre il governo rinuncia all’aumento delle tasse sui carburanti, ma il Presidente Macron annuncia delle misure giudicate troppo minime le quali non riescono a mettere fine alla contestazione.

All’inizio di dicembre gli studenti protestano contro le riforme della maturità e del liceo e contro il percorso d’orientamento verso le università deciso dal Ministro dell’Educazione. Molti studenti manifestano indossando I Gilet Gialli. Alcuni blocchi di manifestanti s’ingrandiscono e si mediatizzano in seguito alla diffusione di alcune scene di violenza fra poliziotti e studenti.

In tutte le regioni I Gilet Gialli occupano gli invadono gli incroci e le rotonde e costruiscono in modo sommario ma sovente umoristico capanne e ripari di fortuna tappezzati di slogan caricaturali e talvolta ingiuriosi verso il Presidente e il governo. La protesta si esprime sotto tutte le forme: sono istituiti turni di guardia per assicurare un “presidio cittadino” sia di giorno che di notte, organizzate raccolte di alimenti e numerosi simpatizzanti o commercianti si mostrano solidali offrendo spontaneamente del cibo per assicurare la logistica alimentare di ogni “punto di blocco”.

Fin dagli albori del movimento l’Occitania si mostra molto reattiva, solidale e rivendica il riconoscimento della cultura e della lingua occitana. “Volem viure al País” resta sempre attuale e, se il potere resta sordo e non risponde alle rivendicazioni cittadine che attraverso la violenza e la repressione, “Farem tot petar!” (faremo scoppiare tutto), come si dice da queste parti.

L’azione dei Gilet Gialli si svolge come una commedia in più atti: i tre scatti dell’atto primo sono dati sabato 17 novembre del 2018, ogni sabato di manifestazioni è annuciata allo stesso modo, e così sabato 24 novembre si svolge il secondo atto fra dramma urbano, fervore cittadino, fratellanza sociale e inno nazionale: “aux armes citoyens formez vos bataillons...”, oltre ad altri canti come “La Carmagnole”, di origine piemontese. Il settimo atto è celebrato sabato 29 dicembre, malgrado la subdola volontà del governo di vietare l’occupazione delle rotonde da parte dei Gilet Gialli e di reprimere ogni manifestazione. Malgrado questa indegna repressione la determinazione dei Gilet Gialli reta intatta e il sipario non può ancora essere chiuso sulla scena di questo Grande Teatro Nazionale che ci fa vivere così intensamente “La Rabbia dei Gilet Gialli”.

Bernard Delort Cervòs

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Français

Le mouvement des Gilets Jaunes est un mouvement populaire, social et citoyen apparu spontanément en France fin octobre 2018. Initialement peu structuré, il trouve son origine dans la diffusion sur les réseaux sociaux d’appels à manifester en mettant son gilet jaune sur son dos ou derrière le pare-brise de son véhicule afin de dénoncer l'injustice sociale et l'appauvrissement du peuple qui ne supporte plus les taxations outrancières décidé par l'état, c'est un véritable "ras-le-bol fiscal" qui s'exprime massivement. A la différence des manifestations traditionnelles, coordonnées par des organisations syndicales, le mouvement des Gilets Jaunes se lance et se développe initialement uniquement par le web, au travers de médias sociaux ou de plateformes dédiées. Les réseaux sociaux jouent ainsi un rôle majeur de catalyseur dans la mobilisation des Gilets Jaunes à travers la France. Les Gilets Jaunes se structurent, loin des partis politiques et des syndicats. C’est bien la première fois qu’un mouvement né sur la toile a un tel impact politique en France.

La mobilisation a pour motivation de départ le rejet de l'augmentation de la taxe sur les carburants (la TICPE). Elle s'élargit rapidement à d’autres revendications fiscales et sociales  (hausse du pouvoid'achat des classes moyennes et populaires, maintien des services publics, revalorisation des salaires et du salaire minimum, taxe du kérosènedu fioul maritime, rétablissement de l’impôt sur la fortune ...), ainsi que politiques (amélioration de la démocratie représentative, notamment par le référendum d'initiative citoyenne (le R.I.C.), pour une démocratie directe et participative. La démission du président de la République:Emmanuel Macron,du premier ministre:Edouard Philippe et du ministre de l'intérieur Christophe Castaner ainsi que la dissolution du Parlement sont devenus les slogans les plus entendus lors des manifestations. 

À partir du 17 novembre 2018, le mouvement s'organise autour de blocages des routes, des ronds-points, des dépôts de carburants et des raffineries, des opérations de péage gratuit sur tout le réseau autoroutier national et organisation de manifestations nationales hebdomadaires qui se déroulent le samedi et qui convergent tous vers les symboles de l'Etat: Assemblée Nationale, palais de l'Elysée, Arc de Triomphe et principalement les champs Elysées à Paris; en province ce sont les Préfectures, les sous-Préfectures, les centres des impôts publics et les tribunaux qui sont visés. 

Massivement soutenues par l’opinion publique (3 français sur 4), les protestations trouvent un fort écho dans les zones rurales et périurbaines, mais s’étendent aussi aux grandes villes, où des violences dont certaines sont imputées à l' état, provoquent d’importants dégâts matériels et donnent lieu à de nombreuses arrestations. La répression devient de plus en plus forte, le samedi 8 décembre 89000 agents des forces de l'ordre sont mobilisés sur le tout territoire national dont 9000 rien qu'à Paris ou 16 véhicules blindés de la gendarmerie sont également déployés dans la capitale; certains manifestants "extrémistes" répondent de manière aussi agressive et les "casseurs" s'en prennent à de nombreux commerces sur les Champs Elysées et à l'Arc de Triomphe, dans les grandes villes des actes de vandalisme sont également à déplorer. Un rapport d’Amnesty International publié le 14 décembre 2018 (et peu repris par les médias français) indique que la police française doit cesser son «usage excessif de la force» contre les manifestants. Pendant les rassemblements, onze personnes meurent et des centaines sont blessées, des milliers d'arrestation et de garde à vue sont à deplorer.

Initialement hostile à toute revendication du mouvement, le pouvoir exécutif voit son impopularité augmenter et sa crédibilité à l'international se détériorer surtout en ce qui concerne le chef de l'Etat qui se montre toujours aussi méprisant, arrogant et cynique envers le peuple qui ne voit en lui que le président des riches et du grand capital. Finalement le gouvernement renonce le 10 décembre à la hausse de la taxe sur les carburants et le Président Macron annonce des mesures jugées trop minimes, qui ne mettent cependant pas un terme à la contestation.

Début décembre des lycéens protestent contre les réformes du baccalauréat, du lycée et contre le parcours d'orientation vers les universités décidés par le ministre de l'éducation. Beaucoup de lycéens manifestent avec les Gilets jaunes. Ces blocus prennent de l'ampleur et se médiatisent après la diffusion de certaines séquences violentes entre des policiers et des étudiants.

Dans toute les régions les Gilets Jaunes investissent des carrefours et des rond-points et battissent de manière sommaire mais souvent humoristique des cabanes et des abris de fortune tapissés de slogans caricaturaux et parfois injurieux à l'encontre du Président et du gouvernement, la diversité citoyenne peut ainsi s'exprimer sous toutes ses formes. Des tours de garde sont institués pour assurer une "permanence citoyenne" de jour comme de nuit, des collectes d'aliments sont mises en place et de nombreux sympathisants qu'ils soient particuliers ou commerçants se montrent solidaires en donnant spontanément de la nourriture pour assurer la logistique alimentaire de chaque “point de blocage".

Depuis le début du mouvement l'Occitanie se montre fort réactive, solidaire et revendique également la reconnaissance de la culture et de la langue occitane. "Volem viure al País" reste toujours d'actualité et si le pouvoir reste sourd et ne réponds aux revendications citoyennes que par la violence et la répression "Farem tot petar!" comme on dit par ici.

Le mouvement des Gilets Jaunes se déroule comme pour une pièce de Théâtre en différents actes, les 3 coups d'ouverture de l'Acte 1 furent frappés le samedi 17 novembre 2018, chaque samedi de manifestations sera annoncé de la même manière, ainsi l'Acte 2 se déroulera le samedi 24 novembre entre drame urbain, ferveur citoyenne, fraternité sociale et hymne national: "aux armes citoyens formez vos bataillons..." et autres chants révolutionnaires comme "la Carmagnole" dont l'origine est piémontaise. L'Acte 7 fut célébré le samedi 29 décembre malgré la volonté sournoise du gouvernement d'interdire l'occupation des rond points par les Gilets Jaunes et de réprimer toutes les manifestations. Malgré cette répression indigne, la détermination des Gilets Jaunes reste intacte et le rideau n'est pas prêt de tomber sur la scène de ce Grand Théâtre National qui nous fait vivre si intensément "La Colère des Gilets Jaunes".

 

Bernard Delort Cervòs

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