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Da qualche anno è chiaro che gli sbarchi sulle coste italiane di gente che scappa da guerre e dalla fame non è un fenomeno transitorio ma che si è all’interno di un esodo che porterà a squilibri economici, territoriali, sociali, di grave entità; a livello non solo italiano ma mondiale.

Di fronte a questa “invasione”si poteva reagire in diverse modalità: facendo finta di nulla e disperdere, senza regole, i migranti (possibilmente per il resto dell’Europa);

organizzare un’accoglienza degna di questo nome all’interno di una filosofia di integrazione; respingere gli arrivi con motivazioni varie, ma legate tutte a forme di razzismo e di intolleranza.

L’Italia ha usato la prima opzione, con grande umanità ed efficienza nella fase di arrivo, ma con grande disorganizzazione nelle azioni successive (identificazione e ospitalità degna di questo nome).

Ovviamente a sopportare l’urto della gestione di questa invasione sono stati i comuni con infinite modalità. Per lo più i comuni hanno cercato di svincolare dal pressing portato avanti dai prefetti obbligati a collocare i richiedenti asilo dal Ministero degli Interni.

All’interno dell’Amministrazione Comunale di Ostana l’argomento è stato dibattuto approfondendo varie considerazioni:

  • non sono lontani i tempi di quando erano i nostri avi ad emigrare in cerca di lavoro;

  • il senso di umanità proprio dell’essere umani e i doveri che ne conseguono;

  • il ricordo del secolare sfruttamento portato avanti per secoli dalle nazioni europee nei confronti del terzo mondo;

  • la riflessione che il problema si può trasformare in opportunità, se ben gestito, utilizzando i richiedenti asilo in lavori socialmente utili.

Il Consiglio Comunale ha così deciso di procedere ad una convenzione con la Prefettura di Cuneo per accogliere fino a dodici persone.

Il processo non è naturalmente stato indolore ed è sorto un gruppo di persone contrario a questa accoglienza che ha cercato di contrastare il percorso raccogliendo firme anche tra chi Ostana non l’aveva mai vista o la vedeva una volta o due all’anno.

Le motivazioni erano le più disparate, una, messa nero su bianco, era il deperimento dei valori immobiliari a causa della presenza dei richiedenti asilo (sic)....

I razzisti, dichiaratisi orgogliosamente tali, sono stati pochissimi.

L’Amministrazione ha convocato un’assemblea (con la presenza dell’assessora regionale Cerruti, della Vice-prefetto Bambaggiotti, del sindaco di Ormea, e di altri amministratori) nella quale le urla dei contrari hanno sovrastato le voci di chi era per l’accoglienza, nella migliore consuetudine italiana di chi urla forte quando mancano gli argomenti.

In queste situazioni si capisce bene come certi eventi storici siano potuti capitare e come siano pericolosi gli imbonitori nazionali liberi di spargere odio durante le trasmissioni televisive ...... di informazione.

L’Amministrazione Comunale, dopo opportuni approfondimenti, ha deciso di proseguire nel percorso di accoglienza e qualche mese dopo sono arrivati i primi richiedenti asilo (un fratello e una sorella fuggiti dal Pakistan per persecuzioni religiose). Sono poi arrivati altri quattro pakistani.

Il parroco, don Luigi Destre è sempre stato preziosamente solidale con l’Amministrazione in questo percorso. Non è stato semplice neanche per lui.

La gente che abita i nostri territori è generosa, laboriosa, onesta, devota (naturalmente con le debite eccezioni) ma sovente con una fede un po’ scontata nata dalla tradizione famigliare più che da approfondimenti e travagli personali.

Personalmente sono stato confortato e rafforzato in questa difficile decisione da una visita di tre giorni nella Locride invitato dalla rete RECOSOL (rete dei comuni solidali) di cui Ostana fa parte. Sono andato per parlare del nostro paese e del suo percorso di sviluppo ma anche del nostro contributo in termini di richiedenti asilo.

Ho incontrato, in una terrà difficile, condizionata dai poteri mafiosi (sono stato anche a Gerace dove è nato e vive, quando può, il procuratore Gratteri), ho incontrato una realtà di accoglienza dei profughi che solo la gente del sud può esprimere con tanta generosità. Ho imparato molto in questi tre giorni.

Il sindaco di Cinquefrondi ha detto in una manifestazione cui ho assistito: “stiamo solo pagando il debito dell’emigrazione dei nostri padri che sono andati al nord Italia, nelle Americhe, in Germania”.

Naturalmente non tutto nella Locride sta procedendo in modo indolore. A questa manifestazione non è potuto venire il sindaco di Riace perché al momento non vive in condizioni ideali....

L’Italia vive in una crisi economica che migliora ma non l’abbandona e contemporaneamente è invasa da migliaia di profughi che le ex terre coloniali riversano in Europa e che la propaganda di chi cerca facili voti per le prossime elezioni politiche, amplifica, seminando paura e odio. Anche perché non tutti hanno utensili culturali adeguati a filtrare questi messaggi.

I dati UNHCR (agenzia ONU per i rifugiati) dicono che al 1/8/2017 sono sbarcati in Italia 95074 immigrati e furono 93781 nello stesso periodo del 2016. Pressappoco gli stessi migranti che però la propaganda moltiplica......

Ho appreso durante questa visita che a Reggio Calabria da mesi non arrivano più migranti. Ovviamente tutti, o quasi, a battere le mani senza chiedersi il perché. Senza chiedersi dove sono finiti quei flussi migratori: in fondo al mare, nel deserto libico?

Anche i nostri padri migravano E SOLO PER MOTIVI ECONOMICI, ma avevano la fortuna di andare in paesi dove la gente aveva la pelle dello stesso colore. Questo non impedì l’eccidio di Aigues Mortes in Francia, nel 1893.

Sporchi, "tristi, straccioni". Così i giornali dell'epoca definivano gli immigrati piemontesi e toscani che ogni anno venivano impiegati a cottimo per raccogliere il sale in Camargue. Fino a quando, il 17 agosto del 1893, al grido di "Viva l'anarchia, morte agli italiani", una folla di francesi non li inseguì per cacciarli. Perché "rubavano lavoro". Ne uccisero dieci, e ferirono centinaia. Uno degli uccisi era della valle Po e uno della Varaita. La Francia di Macron ha illustri precedenti.....

E la storia si ripete oggi; e ieri il fascismo con le leggi razziali.

Ma il fenomeno migratorio non finirà fino a quando nei paesi d’origine gli abitanti non avranno condizioni di vita almeno decenti e potranno vivere in pace.

Per centinaia di anni questi territori sono stati depredati dall’Europa che ora ne paga le conseguenze essendo i buoi ormai scappati dalla stalla. Occorreva intervenire anni addietro aiutando questi paesi a vincere la povertà: ora è molto difficile.

Fortunatamente abbiamo un Papa di grande sensibilità che indica una via. Riuscirà ad entrare nelle coscienze di chi governa il mondo per portarli ad azioni rapportate a questa emergenza? Ci vorrebbe un miracolo!

La sete di potere e il prevalere degli interessi economici stanno dominando e guidando le azioni dei politici. Oggi come ieri.

Forse solo le singole coscienze potranno cambiare le cose: ognuno nel suo piccolo deve fare la propria parte. Tutti sappiamo di qualcuno vicino a noi che compie gesti di estrema umanità e generosità.

Ora i nostri paki, come vengono affettuosamente chiamati, tutt’ora coinvolti in un lungo e non facile lavoro di integrazione e di accompagnamento psicologico, stanno lavorando in paese in attività che il Comune, penalizzato in modo folle dai trasferimenti statali (a fronte di notevoli trasferimenti fatti dagli ostanesi alla fiscalità nazionale) non è più in grado di fare (pulizie abitato, ricostruzione muretti a secco, pulizie cunette e fossati, ecc.) e che salvaguardano, in parte l’assetto idrogeologico del territorio.

Ovviamente sarebbero necessari consistenti fondi per muovere macchine a lavorare su interventi più grandi per ovviare all’abbandono degli antichi coltivi. Ma passata l’enfasi iniziale che segue ogni evento alluvionale questa enorme problematica torna nell’oblio e sarà riesumata alla prossima calamità.

Noi facciamo quello che possiamo.