Nòvas d’Occitània    Nòvas d'Occitània 2017

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Nòvas n.167 Mai 2017

Premio per la traduzione - Gwyn GRIFFITHS

ANTOLOGIA GWYN GRIFFITHS TESTO GALLESE

lingua gallese (Gran Bretagna) - "Premio Ostana scritture in Lingua Madre" edizione 2017

Premio per la traduzione - Gwyn GRIFFITHS
italiano

Nasce nel 1941 in una piccola fattoria, vicino a Tregaron, nel mezzo del Galles, zona fortemente legata alla lingua gallese con un grande rispetto per la letteratura, in particolare per la poesia. Presto lavora per un’organizzazione giovanile chiamata Urdd Gobaith Cymru (Lega della speranza del Galles), che mira a promuovere l’interesse per la lingua gallese e la sua cultura, presso Pembrokeshire, nel Galles sud-occidentale. Qui si affianca a una comunità di poeti e scrittori e si interessa all’unico dialetto gallese della zona. Inizia poi la sua collaborazione con giornali locali in lingua gallese e inglese, con il mensile Urdd Gobaith Cymru e poi nel 1966 per il Y Cymro, a Oswestry, una piccola cittadina appena oltre il confine in Inghilterra. Nel 1969 lavora presso la BBC Wales a Cardiff e ne diventa capo dipartimento del 1980. Durante questo periodo consegue la laurea magistrale in scienze sociali. Diviene poi collaboratore di riviste e giornali, scrittore in proprio; produce alcuni programmi radiofonici, con pubblicazioni per la BBC. Visita la Provenza e il Dipartimento Ardèche nel 1962 per studiare l’influenza importante dei trovatori su Dafydd ap Gwilym, il più grande poeta del Galles. Pubblica i libri Crwydro Llydaw nel 1977, con traduzioni di poesie e pezzi di prosa dal bretone e dal francese in gallese. Si interessa all’opera del poeta bretone, drammaturgo e scrittore di romanzi corti, Tanguy Malmanche e traduce due dei suoi drammi in gallese. Questi sono stati pubblicati in un libro, Dramâu o’r Llydaweg del 1982.

Conclude la carriera di giornalista come editore sportivo del sito web della BBC Wales Welsh. Durante gli anni tra il 1992 e il 2005 lavora come critico radiofonico per un quotidiano inglese e successivamente per un giornale di Londra, cura due mostre sugli Onion men, i venditori di cipolle che dalla Bretagna si spostavano fino in Scozia a vendere cipolle con le loro biciclette. Collabora infine alla realizzazione di un museo a Roscoff, in Bretagna sulla vita difficile di questi venditori ambulanti. Inaugurato nel 1995, La Maison des Johnnies (i venditori di cipolle venivano chiamati Johnnies) ne ricostruisce la vita e il rispetto pubblico, poiché rappresentavano il livello più basso dello status sociale a Roscoff. Il museo, e i successivi libri pubblicati nel 2002, come The last of the onion men, hanno dato un nuovo rispetto a questi uomini e alle loro attività.

Successivamente collabora alla realizzazione di un’antologia della letteratura bretone, The Turn of the Ermine. Da lì nasce l’idea di produrre un’antologia della lingua gallese, operazione non facile, perché la letteratura gallese è ricchissima e diversificata. Infine, da non dimenticare, le quattro antologie di letteratura in dialetto demetico gallese di Pembrokeshire, nelle quali Gwyn Griffiths ha coordinato alcuni esperti di questo dialetto, suscitando un nuovo interesse.

È del 2006 Land of my fathers, testo sui fratelli James, poeta l’uno e musicista l’altro, e del 2009 il testo Awdur hen wlad fy nhedau dedicato al poeta gallese Evan James. Esce nel 2006 anche l’antologia di letteratura bretone che cura con Jaqueline Gibson.

Nel 2012 dà alla stampa un volume dedicato a Henry Richard, che difese la lingua gallese nel parlamento inglese, esponendosi contro la ghettizzazione delle scuole gallesi e contro l’insegnamento delle religioni nelle scuole pubbliche.

Nel maggio 2017 esce The old red tongue, antologia completa della lingua gallese, da lui curata insieme a Meic Stephens.

Il Premio Ostana 2017 viene assegnato a Gwyn Griffiths per l’instancabile opera di valorizzazione della lingua gallese nelle sue diverse sfumature. Dalla traduzione di libri dedicati ad attività scomparse, alla valorizzazione di personaggi come Henry Richard, pacifista gallese e patriota, alla letteratura più pura, antica e moderna.


ANTOLOGIA


Estratto da Catrin o Ferain di R. Cyril Hughes

Il seguente è un estratto molto breve di un romanzo storico di R. Cyril Hughes, intitolato “Catrin o Ferain”, pubblicato nel 1975. Fu la prima di una trilogia di romanzi studiati minuziosamente sulla vita della bellissima Catrin di Berain, collegata in un modo o nell’altro a tutte le famiglie importanti del Galles del Nord. Era la nipote di un figlio illegittimo di Enrico VII, e quindi legata a Elisabetta I, una nipote di Enrico VII. Questo estratto descrive le due donne che si incontrano per la prima volta in una sala da ballo poco prima dell’incoronazione di Elizabeth (avvenuta nel gennaio del 1559). Catrin a quel tempo era sposata con il suo primo marito, John Salesbury. Si sposò altre tre volte. Il suo secondo marito fu Sir Richard Clough di Denbigh, un commerciante con interessi commerciali a Anversa, Amburgo e Spagna che istituì la Royal Exchange nella città di Londra.

...

Dopo un’ora o due, andarono a mangiare nelle camere vicine. Nessuno si domandò quale fosse il costo delle spese pubbliche della festa d’incoronazione e di quelle preparazioni molto costose. La dispendiosa stravaganza di tutti gli ambienti divenne abitudine da quel giorno, quando l’Incoronazione consolidò il fascino e la maestà della sovrana. Senza lusso e maestà, la fiducia dei contadini e dei signori gentiluomini si sarebbe spenta e il governo non sarebbe stato possibile e senza governo non poteva esserci uno Stato. I contadini si aspettavano gli stessi standard dalla propria nobiltà. Era dovere della Regina e dei suoi gentiluomini, minori e maggiori, mantenere intorno a sé l’aura della grandezza. I gallesi avevano quasi dimenticato di essere orgogliosi dell’autocrazia di un re o di un principe, finché non riuscirono a mettere uno dei loro sul trono di Westminster dopo la battaglia di Bosworth Field. Non v’erano dubbi nelle loro menti, era stata una vittoria gallese e i loro nonni avevano versato il loro sangue in quel campo per sconfiggere il re d’Inghilterra e liberarsi dei manicotti che li avevano imprigionati per così tanto tempo. Elizabetta Tudor aveva ogni diritto di essere generosa con il portafogli pubblico...

Un silenzio cadde sulla folla loquace nel corridoio e una fanfara di tromba suonò al di fuori delle doppie porte all’estremità del corridoio, quando Catrin vide I due importanti nobili sulla porta. Riconobbe uno di loro come Lord Chamberlain e presunse che l’altro fosse Black Rod. Dopo il suono della fanfara, camminarono lentamente. Dietro di loro seguivano il Signore del Grande Sigillo con il Maestro della Corte Reale e poi la Regina stessa.

Immediatamente dietro a lei camminò Lord Robert Dudley, Maestro del Cavallo, e già suo amante, secondo alcuni. Dall’aspetto poteva facilmente diventare un re. Era alto, capelli neri e atletico, doti sufficienti a far girare la testa di una giovane regina, senza che fosse possibile riconoscergli altri giovani amori femminili. Seguì Elizabeth come un grande pavone e nessuno degli alti funzionari potè essere paragonato a lui.



Estratto da Rhos Helyg di B. T. Hopkins

B. T. Hopkins (1897-1981) fu un allevatore della regione del Galles centrale. Fu un tipico esempio di poeta di classe operaia; come molti poeti gallesi che scrivevano, e ancora scrivono, usò il tradizionale sistema metrico gallese di Cynghanedd, che risale ormai a quasi mille anni fa. Non ha ricevette alcuna istruzione secondaria, tuttavia fu un buon poeta, soprattutto nei vecchi metri. Il suo cywydd a Rhos Helyg è un esempio particolarmente raffinato del suo lavoro. Da osservare attentamente il testo originale in gallese, per individuare le rime interne in alcune righe, la ripetizione o il suono delle consonanti in altri, si possono rilevare linee che combinano entrambi. I cywydd sono costituiti da rime in coppia, ogni riga di 7 sillabe, una parola accentuata rima con quella che non è accentata. Generalmente, nella lingua gallese, in una parola che è più lunga di una sillaba l’accento cade sulla penultima sillaba. Questa è una poesia da leggere ad alta voce più che da leggere a mente. E, naturalmente, nessuna traduzione potrà mai trasmettere la musicalità e la bellezza di questa poesia in lingua originale.

TESTO ITALIANO

Rhos Helyg

Fu un giardino di bellezza,

Questa striscia di terra, spessa di spine,

Un pezzo di terra di rotture ruvide,

Senza grano né solchi arati.

Il dolore è venuto nella brughiera

Miseria all’antica gloria;

Vestito di fretta e di brivido,

O gambi selvatici delle creste,

Frammento di ceneri sottili e robusti,

Rovinato, il cottage accogliente!

Rhos Helyg, senza fuoco caldo!

Senza campo verde, in una terra grigia,

Un caldo pallido, solitario, ancora,

Niente mormorar di fieno, né sussurri d’alberi.

Eppure ancora colma di bellezza

È la tua terra fredda e sterile,

C’è nella tua terra stanca

Un piacere incomparabile

Il ruscello mormora in una notte ancora,

E il profondo silenzio del crepuscolo,

Colori della schiuma frivola,

Una palude grigia sotto i fiori bianchi,

E quella dolcezza eterna

Di una terra nuda, di mirtilli e di torba.

Dal tuo luogo scoperto e dal bel crepuscolo,

Dalle tue triste e sgretolate pareti,

Il tuo lago, le vostre felci e l’erica,

Ancora una volta io ho, Rhos Helyg,

Il piacere della tua bellezza

Nella nebbia, tempesta o sole.

Ancora una volta sento chiamare

Il flusso chiaro della palude bagnata

A un cuore doloroso che ama

La tua calma eternità.

(traduzione a cura di Valentina Musmeci)

INTERVISTA A GWYN GRIFFITHS

a cura di Valentina Musmeci

Valentina Musmeci • Il gallese è la lingua ufficiale della nazione del Galles. Mentre cresce la presenza online di testi tradotti in Gallese, la popolazione che lo parla rimane più o meno uguale. La sensazione è che ci sia un rinnovamento ma non un incremento. Raccontaci come vedi tu, da linguista, la situazione della tua lingua madre nel contesto del Galles e dell’Inghilterra intera.

Gwyn Griffiths • Devo chiarire che il Gallese è una delle lingue ufficiali del Galles. L’inglese è l’altra. E per lungo tempo l’inglese è stata l’unica lingua ufficiale del Galles. Il primo Atto tra Inghilterra e Galles (1536) ha affermato che tutte le persone scelte per rappresentare il Galles come funzionari o deputati del Parlamento dovevano essere in grado di parlare inglese e che i tribunali di diritto in Galles dovevano usare la lingua inglese. La situazione rimase identica fino al 20esimo secolo quando le prime “concessioni” sono state fatte, la più importante è la legge di lingua gallese del 1993 che ha posto il gallese allo stesso livello dell’inglese in Galles. In pratica questo vale per il settore pubblico, i tribunali, il governo ma non per quanto riguarda i settori privati e volontari. Quando ci si rende conto che il gallese è sopravvissuto vicino a una delle lingue dominanti nel mondo, si capisce è un miracolo che sia sopravvissuto.

Giraldus Cambrensis, Gerald del Galles, uno dei grandi scrittori dell’Europa medievale, scriveva in latino e alla fine del XII secolo predisse la morte della lingua gallese. Eppure è sopravvissuta, non in un’isola lontana, non in una terra lontana circondata da montagne, ma in un piccolo paese, nascosto sotto l’ascella di una lingua e di una cultura predominante e dominante per oltre mille anni. Fortuna? È certamente un linguaggio che sembra avere un talento per la sopravvivenza. Nei secoli scorsi ci sono state diverse occasioni in cui uomini coraggiosi, e donne, hanno avuto la “visione” di prendere una posizione o delle decisioni in un momento cruciale della storia che hanno avuto un enorme impatto sul gallese, sulla sua sopravvivenza e sul suo sviluppo.

Negli ultimi 50 anni si sono visti giovani alzarsi in piedi a protestare e andare in prigione, azioni parte di campagne di più ampio respiro, per ottenere il riconoscimento della lingua nei tribunali e nelle circoscrizioni ufficiali. Permettetemi di dare un altro esempio, da un’età precedente, forse il più importante di tutti. William Salesbury (1507-1544) era un uomo di visione, di coraggio e di abilità diplomatiche che sopravvisse in tempi turbolenti e pericolosi. Egli vide il potenziale del nuovo mezzo di comunicazione che era la stampa e si è reso personalmente responsabile dei primi libri stampati in lingua gallese. Se non fosse per questa sua visione anticipatrice, il Gallese sarebbe probabilmente morto secoli fa. Nel 1544 egli persuase quel re, il pericoloso ed erratico Enrico VIII, a dare la sua approvazione personale alla pubblicazione del primo libro stampato in lingua gallese, appena otto anni dopo che l’Atto d’Unione del 1536 aveva abolito più o meno legalmente il gallese. Questo libro, una collezione di testi gallesi compilati da Sir John Price, fu pubblicata nel 1546. Il primo libro di Salesbury stesso era “Un dizionario in Englyshe e Welshe”. Anche questoa richiedeva il permesso del re e probabilmente uscì dalla stampa nel gennaio del 1547, quando Enrico VIII stava morendo. L’introduzione di Salesbury a una raccolta di proverbi gallesi, Oll Synnwyr penna Kembro ygyd (Tutto il senso di una testa di gallese), stampata probabilmente nel 1547, è stato descritta come “il manifesto del rinascimento e dell’umanesimo protestante nel Galles”. In esso Salesbury sostiene la necessità di tradurre la Bibbia in gallese, con l’intenzione di salvare le anime delle persone gallesi per Dio. La sua successiva campagna di 16 anni per ottenere il sostegno di Elisabetta I e del Parlamento inglese per il progetto è un racconto notevole di intrighi e manovre politiche. La traduzione ucraina della Bibbia, perlopiù fatta da William Morgan, apparve poi nel 1588 e fortunosamente salvò la lingua dal disintegrarsi in una manciata di dialetti.

Attraverso il risveglio religioso metodista (calvinista) del XVIII secolo, quando i suoi leader dovettero decidere in quale lingua esprimersi, decisero che avrebbe dovuto essere il gallese, poiché la maggior parte delle persone comuni poteva parlare solo gallese. Nel tentativo di salvare anime, loro così come Salesbury e Morgan, salvarono la lingua gallese.

Per un certo periodo il numero dei parlanti il gallese è stato abbastanza stabile, fermo a circa 550.000 persone, mentre allo stesso tempo la popolazione del Galles sta aumentando. Adesso è poco più di 3.000.000. Quindi, mentre il numero di parlanti rimane abbastanza costante, la percentuale diminuisce. Allo stesso tempo, negli ultimi cento anni i parlanti gallesi hanno lasciato il Galles per lavorare in Inghilterra e in tutto il mondo, mentre gli incomers che non parlano la nostra lingua sono entrati in Galles, spesso in questo periodo per andare in pensione. (Qui devo aggiungere l’importante avvertenza che il Galles nel 19° secolo fu fortemente industrializzato. Le Coalmine, le cave di ardesia, le opere di rame e i forni di ferro esportarono i loro prodotti in tutte le parti del mondo. Accadde anche in Scozia e in Irlanda, poi la gente lasciò il Galles.

Vale la pena citare la situazione delle scuole gallesi. Queste purtroppo sono state estremamente importanti per il declino della lingua. Le scuole del XIX secolo erano un mezzo per insegnare l’inglese e per uccidere la lingua gallese. Il fatto che non siano riusciti a farlo è merito delle “cappelle”, delle scuole di domenica, grazie di nuovo alla bibbia gallese di William, Morgan e Salesbury. Le scuole in gallese oggi cercano di eliminare i danni causati dal sistema educativo inglese del XIX e della prima metà del XX secolo. All’inizio, furono istituite in parti del Galles che erano stati anglicanizzate. E questo è ancora il caso, ci stanno ancora riuscendo, educatamente, e infatti prosegue il declino del linguaggio gallese. L’istruzione degli adulti svolge anche un ruolo importante nell’insegnamento del gallese, nelle classi serali e sul posto di lavoro. Ma non pensiamo che il futuro sarà molto rosa. È una battaglia costante. Le autorità educative locali spesso sono riluttanti – se non addirittura ostili - verso la creazione di nuove scuole medie gallesi. Di conseguenza le scuole medie gallese, in generale, sono grandi e traboccanti di alunni. Il gallese non è nell’elenco UNESCO delle lingue in pericolo - ammesso che non so quali lingue siano in quella lista. Come ho detto, in Galles ci sono circa 550.000 parlanti gallesi; sarebbe interessante e prezioso sapere quanti parlanti il gallese vivono in Inghilterra, in Scozia o nel resto del mondo. Il governo britannico di Londra non ha ritenuto opportuno cercare queste informazioni sui moduli dei censimenti, a parte in Galles.

550.000 appare siano in confronto a 70.000 altoparlanti gaelici in Scozia, soprattutto nelle isole occidentali, e una stima di circa 125.000 parlanti bretoni in Bretagna (di nuovo il governo francese non ha chiesto queste informazioni nel loro censimento, né per l’occitano né per qualsiasi altra lingua “regionale” parlata in Francia). Ma qui c’è da imparare, si stima che nel 1900 c’erano 1.200.000 altoparlanti bretoni. Il declino è stato rapido e spaventoso. A proposito, non posso commentare l’irlandese, ho letto che 4.000.000 potrebbero parlarlo, ma non lo fanno e non ho idea del livello di conoscenza della lingua.

Per il Galles non c’è spazio per la compiacenza. Anch’io devo menzionare l’atteggiamento dell’Inghilterra verso il Galles e il suo linguaggio. In primo luogo siamo ignorati e ci lasciano andare avanti a modo nostro, purché non creiamo troppi problemi al dominio pubblico. Non soffriamo le ostilità verso le lingue minoritarie, come si è visto fare in Francia, abitiamo in un mondo anglo-centrico dove, in fondo, siamo ignorati e talvolta divertiti. Culturalmente, in particolare nel mondo della letteratura, tendiamo a guardare oltre l’Inghilterra e fuori verso l’Europa. E con alcune eccezioni come il XVII e XVIII secolo, è sempre stato così.

V.M. • Racconta brevemente come sei arrivato a sentire questo forte bisogno di tradurre e perché.

G.G. • Non saprei come rispondere. Non so come mai ho sentito una grande voglia di tradurre. Lasciatemi dire in questo modo: sono stato uno scrittore tutta la mia vita lavorativa, prevalentemente come giornalista, uno scrittore che ha avuto la fortuna di aver lavorato nella sua lingua madre e nella sua seconda lingua inglese. Come giornalista ho dovuto tradurre molto. Ma non erano testi di letteratura in quanto tale. Il primo libro che ho scritto era un libro sulla Bretagna (pubblicato nel 1977) e ha coinvolto molte traduzioni, dal francese e dal bretone in gallese, poiché molte delle mie fonti erano in quelle lingue. Devo dire che non parlo molto bene il bretone, ma, con un dizionario al mio gomito, ci sono riuscito abbastanza bene. Nel 1975, periodo in cui il mio libro stava attraversando il processo di pubblicazione, ero in Bretagna, stavo con amici a Plabennec, nell’estremo ovest di Finisterre. Il villaggio stava celebrando il centenario della nascita di un importante drammaturgo bretone, poeta e scrittore di racconti, chiamato Tanguy Malmanche. Lo conoscevo già, ma quella settimana mi interessai veramente al suo lavoro e nei successivi due anni tradussi due dei suoi lunghi testi di teatro dal bretone al gallese. Poiché non parlo molto bene il bretone, tradurre i suoi testi è stato il modo migliore per capire e apprezzare il suo lavoro. Per caso ho scoperto un accademico che aveva tradotto due dei suoi altri testi in gallese, così ci siamo riuniti e abbiamo pubblicato tutto in un unico volume, uscito nel 1982. A proposito, credo che alcune delle opere di Malmanche siano state tradotte in italiano. Fino ad allora la traduzione per me era stata uno strumento, almeno per le mie prime traduzioni “letterarie”. Poco dopo iniziai a lavorare su un libro che parlava dei venditori di cipolle bretoni, che erano soliti venire in tutte le zone della Gran Bretagna - ad eccezione dell’Irlanda - dal 1828. Questa fu per me una traduzione più seria. Mi sono poi avventurato nella storia orale, intervistando probabilmente un centinaio di questi uomini e alcune donne. Tutti, tranne due, erano andati in pensione. Questo libro in gallese è stato pubblicato nel 1981 e poi l’ho tradotto in inglese, pubblicato nel 1987, ha creato un gran numero di interesse in televisione, radio e giornali. Sono stato invitato a fare una mostra e aiutare a creare un museo per gli uomini venditori di cipolle a Roscoff, in Bretagna, da dove provenivano. Il mio secondo libro sugli uomini delle cipolle è stato pubblicato nel 2002, scritto in gallese e tradotto in inglese, ma esiste anche una versione francese.

Da qui in poi, cominciai a tradurre la maggior parte dei miei libri anche in inglese. Quindi ho scritto un altro libro in gallese, una specie di giro letterario della Bretagna, pubblicato nel 2000. La Bretagna era sempre popolare presso gli scrittori francesi - e con gli scrittori inglesi - così insieme ad altri scrittori bretoni. Segue poi il mio incontro con Clive Boutle. Che segnò l’inizio delle antologie con l’editore Francis Boutle delle lingue europee minoritarie. Ciò avrebbe significato molta traduzione, dal Bretone all’inglese. Sapevo che molti paesi con lingue meno usate promuovono la traduzione da quelle lingue. L’Irlanda ha deciso abbastanza velocemente di farla. Gli irlandesi compresero, dopo l’indipendenza nel 1922, l’importanza di conoscere la propria storia, in modo da impostare la traduzione di libri e manoscritti irlandesi in inglese. Sapevo anche che le persone che non parlano gallese hanno trovato difficoltà a ottenere traduzioni inglesi di alcuni testi gallesi. Clive Boutle e io avevamo concordato che il Gallese doveva essere nelle antologie di Francis Boutle, ma continuavo a ritardarlo. Nel 2012 ha pubblicato la mia traduzione di un altro mio libro, del pacifista e patriota gallese, Henry Richard, che ha visitato molte volte l’Italia. Ma un’antologia della letteratura gallese era una proposta spaventosa, per due motivi: c’è molto e risale a molto tempo fa, fino al VI secolo. Infatti le difficoltà erano molto simili a quelle di James Thomas con l’antologia occitana, “I granelli d’oro”. In generale, la promozione e la commercializzazione della letteratura gallese, sia nell’originale che nella traduzione, non è molto efficace. Ma avevo visto il vantaggio di pubblicare una simile antologia con un editore di Londra che è entusiasta, energico, immaginativo e vive in un mondo più duro rispetto agli editori del Galles. Sapevo che era la persona migliore per rendere la letteratura gallese fruibile in tutto il mondo.

Per parlare, leggere e scrivere delle lingue minoritarie si dovrà ricorrere sempre più alla traduzione, traducendo dalle nostre lingue nelle lingue dominanti. Dobbiamo rendere le persone consapevoli della letteratura che esiste nelle nostre lingue. Così possiamo persuadere le persone all’interno delle nostre comunità che non parlano la nostra lingua che vale la pena apprenderle. Fare percorsi accademici anche per studenti di altri paesi, consapevoli del valore delle nostre lingue, pensare a come coinvolgerli nell’apprendimento, nello studio del gallese, per dargli uno status internazionale. Il gallese è sopravvissuto perché la gente al di fuori di questa cultura ne ha visto il valore, ha imparato e combattuto per essa. Si dice che una lingua per sopravvivere deve avere buona letteratura, che è l’espressione viva di una cultura: è vero ma non basta.

V.M. • Qual è il tuo approccio alla traduzione? Parlami della tua metodologia di traduzione e di come cerchi di tutelare e tramandare la tua lingua madre.

G.G. • Ho imparato molto tempo fa, come giornalista, come essere assolutamente sicuro di cosa vuol comunicare o significare lo scrittore nel testo originale. Può sembrare ovvio. Ma credo che occorra un traduttore, o un parlante di lingua inglese, per capire questo. L’inglese si è evoluto in una lingua molto suppletiva. È la lingua franca del nostro tempo, dal momento che il latino era del Medioevo e rimase così all’inizio del XIX secolo quando era ancora una lingua importante per la scienza. Poi francese, tedesco e inglese si avvicinavano a quella posizione. Alla fine l’inglese, accoppiato al carro del commercio e al commercio degli USA, è emerso come la lingua dominante. Ha un vasto vocabolario con parole in francese normanno e danese su base di anglosassone. Può essere un linguaggio semplice o complicato. Puoi utilizzarlo per essere cristallino o in modo tale da confondere senza apparire così. Le parole in lingua inglese, credo, cambiano il loro significato più velocemente di altre lingue. Una volta che sono assolutamente certo di possedere il significato corretto, posso impostare per abbellire la traduzione al meglio della mia capacità. Il volume “The old red tongue” ha una prosa dal gallese del XVI secolo che è stata una sfida difficile e divertente per me. Fortunatamente avevo un vecchio dizionario pubblicato all’inizio del XIX secolo, che si è rivelato un bene prezioso. L’immaginazione e la lettura ad alta voce sono state il mio segreto, se può essere chiamato segreto. Ogni volta che ho bisogno di fornire un testo sia in gallese che in inglese, lo scrivo sempre in gallese e poi la traduco in inglese, perché è una lingua molto suppletiva. Talvolta mi chiedo perché credo che la traduzione offra una risposta al problema della salvaguardia e della trasmissione della mia lingua. Non ricordo chi ha detto che una lingua per sopravvivere ha bisogno di una buona letteratura, non sono sicuro che sia necessariamente vero nel nostro tempo. Per esempio William Salesbury. Salesbury non è un nome gallese. Infatti la famiglia si dice sia venuta da un certo Adamo, il duca di Salisburgo. Una famiglia che arrivò nelle terre nel Galles del nord e si stabilì lì. Furono probabilmente conquistatori e stranieri venuti per saccheggiare, ma dal tempo di Guglielmo la famiglia diventò una perfetta famiglia gallese, migliore rispetto ai gallesi stessi. C’erano altre famiglie, come i Middletons, che ebbero lo stesso cambiamento di comportamento. E fu grazie al buon gusto letterario di queste persone che accade che essi compresero che la letteratura gallese era un grande tesoro. Si può sostenere che le storie del Mabinogion vennero salvate da famiglie di origini normanne francesi. William Salesbury, di origine straniera, forse ha fatto più di chiunque a salvare la lingua perché ha riconosciuto la ricchezza della sua tradizione poetica e ha aiutato a deviare le sue energie letterarie verso nuove direzioni. Ci ha dato una Bibbia in gallese, un nuovo pinnacolo per una vecchia cultura. Oggi ho speranza quando vedo che alcuni dei più importanti accademici nel campo dello studio gallese presso l’Università del Galles Centro di Walesi e Studi Celtici avanzati provengono dall’Inghilterra, dagli Stati Uniti, dal Canada, dalla Germania Est e dai Paesi Bassi. A volte abbiamo bisogno di outsider per vedere il valore della nostra cultura e prendere le coccole per nostro conto. Per questo motivo spero che la “vecchia lingua rossa” (il gallese) giocherà una piccola parte nel portare la sua tradizione letteraria all’attenzione del maggior numero di persone possibili.

V.M. • Ci sono diverse strategie per promuovere la rivitalizzazione di una lingua, quali ti sembrano le più percorribili nel contesto del Galles nel contemporaneo.

G.G. • Il modo più efficace per promuovere la lingua si è dimostrata la scuola.

Iniziano dalla scuola materna, dove i bambini, come sappiamo, sono in grado di assorbire nuove lingue attraverso il gioco. Sarebbe necessaria una maggiore consapevolezza della lingua, una diffusione più larga, penso ai periodi in cui la bibbia gallese riuscì a unificare i vari dialetti: itineranti predicatori gallesi di tutte le parti del paese hanno aiutato le persone a comprendere i dialetti degli altri.

La radio e la televisione in lingua gallese hanno svolto un ruolo altrettanto importante nel XX secolo. Anche le classi gallesi per adulti sono importanti, purtroppo il loro tasso di successo non è particolarmente impressionante.

A mio avviso sarebbe necessario migliorare l’insegnamento della storia gallese. Il nostro sistema di istruzione è strettamente legato a quello dell’Inghilterra, con la sua ossessione alla storia inglese dei re e delle battaglie. I nostri figli possono sapere a memoria il nome delle sei mogli di Enrico VIII senza conoscere nulla di suo padre Enrico VII che era in parte gallese, probabilmente parlò il gallese e trascorse i suoi primi anni in Galles, seguito da anni di esilio in Bretagna prima di tornare in Galles e marciare verso Bosworth per sconfiggere Riccardo III e diventare Re d’Inghilterra (e ovviamente del Galles incluso). Questo è solo un esempio. L’insegnamento della storia gallese nelle nostre scuole è pessimo, peggio di quanto io abbia visto nel corso della mia vita. Per i due esami principali, l’esame CSE (certificato di istruzione secondaria) assunto dagli alunni quando hanno 16 anni e il livello avanzato, preso poi a 18 anni, negli esami di storia non viene posta nessuna domanda sulla storia del Galles. È importante per un bambino conoscere la storia del suo paese per conoscere la propria lingua. Questa è la mia convinzione.

In un certo modo, l’Eisteddfod compensa la situazione. È una celebrazione della lingua gallese e della cultura che è parte integrante di essa, nonché dell’arte, della musica, delle arti dello spettacolo. L’Eisteddfod è di per sé un’istituzione. C’è la settimana lunga National Eisteddfod che si tiene ogni mese di agosto, non ha una base fissa e si tiene alternativamente nel nord o nel sud del Galles. È soprattutto un evento competitivo: il poeta vincente nei narratori tradizionali ottiene una sedia, il vincitore di una poesia scritta in versetto libero ottiene una corona. C’è un premio per un romanzo, un altro per la letteratura, per il dramma, per la composizione di musica e per le arti figurative. Qui le persone sentono la poesia direttamente in gallese durante i concorsi per gli artisti. Dai 20.000 ai 30.000 gallesi frequentano il National Eisteddfod ogni giorno della manifestazione. C’è una parte dedicata ai giovani, dove i bambini e i giovani progrediscono attraverso una serie di Eisteddfodau locali, poi i vincitori appaiono sul palco del National Urdd Eisteddfod. Ci sono anche locali Eisteddfodau tenuti in varie città e villaggi, sono piccoli festival ancora popolari, con concorsi per cantanti, artisti di letteratura e competizioni per scrittori. Non si deve sottovalutare l’importanza di questi mezzi popolari per raggiungere un pubblico più vasto.

V.M. • Il rinnovamento della lingua Gallese: forme e opportunità di crescita nella tua opinione. Quando una lingua è persa, è difficile da “riapprendere”. Come è lo stato attuale della diffusione della lingua? Raccontaci come si sta svolgendo la rinascita della lingua Gallese. Ci sono strategie per diffonderla maggiormente?

G.G. • Hai ragione, è difficile “re-imparare” una lingua. E una lingua totalmente diversa da altre lingue europee e dall’inglese. L’istruzione e le scuole bilingue mostrano che ciò è possibile. Abbiamo bisogno di più, molto di più. Come persone gallesi in posizioni pubbliche, per esempio, c’è stato un declino qui. Mi ricordo di un periodo in cui era impensabile che nessun altro che un gallese potesse essere il direttore del Museo Nazionale del Galles o nessun altro che un gallese fosse il bibliotecario della Biblioteca Nazionale del Galles. Oggi non è più così. Quando la capacità di parlare gallese non è più considerata necessaria, vengono nominate persone che vengono da fuori del Galles. Gli inglesi che rimangono un po’ compiono cambiamenti spesso dannosi e portano con sé diverse persone dall’Inghilterra, senza alcun interesse o simpatia verso il linguaggio gallese o per il Galles, la sua storia e la sua cultura. La questione linguistica viene risolta fornendo la parvenza di un servizio “gallese”, dispensato attraverso l’impiego di tanti semplici traduttori, giovani intelligenti, abbastanza ben pagati, ma che lavorano in un’anima che distrugge la commissione di traduzione dei lavori, dai rapporti ai documenti ufficiali, che poi spesso non sono leggibili da chiunque. Questi sono giovani che dovrebbero essere coinvolti in un lavoro più condiviso e responsabile, con l’opportunità di lavorare in entrambe le lingue. Questo tipo di traduzione è pessima per il gallese e dà ai parlanti non-gallesi alte posizioni, con la possibilità di non fare nulla per o con la lingua gallese.

Oggi si sente l’urgenza di ulteriori attività in lingua gallese per i giovani e gli adulti. Troppi giovani escono da scuole medie gallesi, vanno in un mondo prevalentemente inglese e smettono di usare la loro lingua madre, fino a dimenticarla. Questo mi dispera.

Un altro enorme problema arriva dal mondo del lavoro, per chi parla la lingua gallese. Molte persone inglesi si muovono per lavoro, vengono in Galles, così aumentano i prezzi delle case e chi parla la lingua gallese non può offrire quelle cifre per comprare una casa ed è costretto ad allontanarsi. Ora questo è un problema serio in tutta l’Inghilterra, ed è lì che una soluzione deve essere trovata, ma in Galles è più dannoso per chi parla il gallese, perché sono le persone di lingua madre gallese che devono allontanarsi. Questo è un problema molto urgente.

V.M. • Com’è lo stato attuale della letteratura e della produzione letteraria moderna del Gallese?

G.G. • Nonostante quanto detto sinora, lo stato attuale della letteratura e delle pubblicazioni in gallese è buono. Le cifre degli ultimi dieci anni mostrano che circa tra i 400 e i 500 nuovi titoli vengono pubblicati ogni anno, più della metà di solito sono libri per bambini. Vorrei far notare che ciò è buono per una lingua parlata da poco più di mezzo milione. Tra i libri per adulti, molti sono romanzi e biografie, di solito memorie di vita. Anche i libri di poesia sono popolari. Tutti questi libri vengono pubblicati con sovvenzioni governative gallesi amministrate dal Consiglio dei Libri del Galles. In generale, i costi di produzione di libri in lingua gallese vengono pagati non appena sono stati stampati. Ciò non rende necessari il marketing intelligente e la vendita, con una penalizzazione subito dopo la stampa. Per questo l’energia importante rappresentata da un editore di Londra come Francis Boutle, che mi ha proposto di collaborare all’antologia del Gallese “The old red tongue” è così rinfrescante. Non potrei immaginare un editore gallese che consideri la sfida di produrre un tale libro.

Quanto alla qualità della produzione scritta in lingua gallese non è mai stata più sana. C’è molta bella poesia, tradizionale e moderna, che i lettori troveranno interessanti ed emozionanti. Penso che gli scrittori nelle lingue minoritarie troveranno molti stimolanti e pensieri precisi sui nostri atteggiamenti verso la lingua e sulla sua importanza per noi.

V.M. • Come ti senti a rappresentare la tua lingua in un contesto internazionale di diritti delle lingue minoritarie, ricevendo il Premio in Ostana?

G.G. • Nel ringraziarvi per l’onore e l’opportunità di poter parlare della mia lingua e della mia letteratura, e di farlo qui in Piemonte, dove l’Occitano è ancora parlato, vorrei precisare alcune cose che abbiamo in comune. Fu quando ero a scuola a studiare gallese per il mio esame di livello avanzato che ho scoperto per la prima volta l’influenza dei Trobadors (i trovatori, compositori di poesia lirica occitana, che per primi non utilizzavano il latino) sul nostro poeta gallese più grande, Dafydd ap Gwilym (1315- 1350). Molti anni dopo ho portato avanti il mio grande interesse per questa connessione ed ho scoperto che i nostri poeti, sin dai primi tempi, hanno avuto uno status di parità con i poeti dell’Irlanda, dell’Islanda e dei Trobadors, con un ruolo importante perfino nei tribunali. I poeti occitani e i nostri impostano gli standard della grammatica e le regole della poesia. L’Eisteddfod, il nostro festival di arti, è stato inizialmente un luogo dove i poeti si riunivano per concordare gli standard della lingua, per competere, per lodare le signore e i loro patroni. Vi sono anche poeti più antichi che hanno scritto nello stile dell’amor cortes, dell’amor cortese. Le competizioni per poeti che usano i metri tradizionali, come il Cynghanedd, sono oggi popolari come non sono mai state. Il Cynghanedd è costituito da linee di poesia in cui le consonanti nella prima metà di una linea sono ripetute esattamente nello stesso ordine nella seconda metà. In un’altra forma di Cynghanedd c’è una rima interna. L’allitterazione appartiene alla tradizione nord-europea e ai trovatori, con una rima interna da sud. Noi, in Galles, abbiamo una fusione di entrambe le tradizioni.

Frederic Mistral (premio Nobel per la letteratura occitana nel 1904) ha capito l’importanza e la necessità dei testi bilingui. La traduzione non può mai sostituire la conoscenza reale di una lingua minoritaria. Ma questo non è sempre possibile, o, meglio, è relativo. Se per tradurre fosse necessario imparare ogni dettaglio di una lingua nel corso di tutta la vita, quando avremo imparato tutto quello che volevamo imparare, saremmo troppo vecchi per farne qualcosa! Occorre saper mediare e diffondere. Lunga vita alla traduzione.

(traduzione a cura di Valentina Musmeci)


Extract from Catrin o Ferain by R. Cyril Hughes


The following is a very short extract from an historical novel by R. Cyril Hughes, Catrin o Ferain, published in 1975. It was the first of a trilogy of meticulously researched novels based on the life of the beautiful Catrin of Berain who was connected in some way or another to all the leading families of North Wales. She was the granddaughter of an illegitimate son of Henry VII, and therefore related to Elizabeth I. Elizabeth I was a granddaughter of Henry VII. This extract describes the two women meeting for the first time at a ball just before Elizabeth’s Coronation (which took place in January 1559). Catrin at that time was married to her first husband, John Salesbury. She married three more times. Her second husband was Sir Richard Clough of Denbigh, a merchant with business interests in Antwerp, Hamburg and Spain who established the Royal Exchange in the City of London.

TESTO gallese

Cawsant fwyd wedi awr neu ddwy mewn siamberi cyfagos. Ni holai yr un ohonynt faint tybed a gostiai yr holl wleddoedd a’r paratoadau drudfawr eraill i bwrs y wlad. Yr oedd yr ysblander afrad ym mhob man o heddiw hyd y Coroni yn rhan annatod o gyfriniaeth a mawredd brenhiniaeth. Heb barchedig ofn a mawrhydi diffygiai cred gwreng a bonedd ac ni fyddai llywodraeth yn bosibl a heb lywodraeth ni fyddai gwladwriaeth yn bod. Disgwyliai’r werin bobl yr un safon bron iawn gan eu boneddigion. Dyletswydd Y Frenhines, a’r uchelwyr mawr a mân, oedd cynnal awyrgylch o fawredd o’u cwmpas. Yr oedd y Cymry bron iawn wedi anghofio sut i ymfalchïo mewn unbeniaeth brenin neu dywysog hyd nes iddynt lwyddo i osod un ohonynt eu hunain ar orsedd San Steffan wedi Brwydr Maes Bosworth. Nid oedd dwywaith yn eu meddwl nad buddugoliaeth Gymreig oedd honno a’u teidiau wedi tywallt eu gwaed ar y maes hwnnw er mwyn trechu Brenin Lloegr a dadwneud yr hen hualau Seisnig a’u caethiwai. Yr oedd pob hawl gan Elizabeth Tudor i fod yn hael ar bwrs y wlad...

[S]yrthiodd distawrwydd ar y dorf siaradus yn y neuadd a daeth ffanffer trympedi oddi wrth y drysau dwbl yng ngwaelod y neuadd a gwelai Catrin ddau uchelwr pwysig yn y drws. Adnabu un ohonynt fel yr Arglwydd Siamberlin a dyfalodd mai Black Rod oedd y llall. Ar ddiwedd y ffanffer uchel cerddasant yn araf yn eu blaenau. Tu ôl iddynt cerddai Arglwydd Geidwad y Sêl Fawr gyda Rheolwr y Llys Brenhinol ac yna daeth y Frenhines ei hun...

Yn syth o’i hôl cerddai’r Arglwydd Robert Dudley, Meistr y Meirch, â’i chariad yn barod meddai rhai. O ran ei olwg fe wnâi hwn frenin yn rhwydd. Yr oedd yn dal a thywyll ac athletaidd, digon i droi pen brehines ieuanc heini hen sôn am ferched eraill. Dilynai Elizabeth fel paun mawreddog ac ni chymharai neb o’r uchel swyddogion yn yr orymdaith ag ef.

Plygodd pawb yn isel i’r Frenhines wrth iddi ddynesu atynt a hwnt ac yma arhosai o flaen rhai a dweud gair neu ddau wrthynt. Cododd ambell un â’i llaw a gellid teimlo’r effaith a gâi hynny ar y gwylwyr. Daeth yn nês nês at Catrin o Ferain. Ni chyfarfyddodd Catrin erioed â hi er y berthynas rhyngddynt a’r cyfle unwaith i ymuno â’i llys. Fel y paratôdd Catrin i blygu iddi safodd Yr Arglwydd Siamberlin o’i blaen a sylweddolodd wrth blygu ei gliniau fod Elizabeth Tudur yn mynd i aros. Crynai Catrin wrth ymostwng a syfrdanwyd hi pan lefarodd y Frenhines mewn Cymraeg.

Codwch, Catrin Salesbury. Croeso i Westminster. Croeso John Salesbury.’

Ni chofiai Catrin beth a ddywedodd yn ôl wrthi, ond diolch mewn Cymraeg a wnaeth yn hollol reddfol.

Yr oedd amryw yn ymyl wedi sylwi ar ddieithrwch iaith Y Frenhines ond gwyddent ei bod hi’n hyddysg mewn cymaint o ieithoedd fel na chafodd y digwyddiad unrhyw effaith arnynt. Yr oedd Elizabeth yn mentro yn feiddgar wrth arddel y Gymraeg ond barnodd William Cecil a hithau, ymlaen llaw, y talai’r ffordd yn y pendraw i ddangos cynhesrwydd tuag at deulu pwysicaf gogledd Cymru a chofiodd Yr Arglwydd Siamberlin yn dda pa un oedd y ferch oleubryd hardd pan gyrhaeddodd ati. Argoeliai gofal a manylrwydd Y Cyfrin Gyngor newydd yn dda ar gyfer y dyfodol. Byddai digon o broblemau yn ei wynebu ac yr oedd cadw teyrngarwch Cymru yn rhan o’r cynllun.




Extract from Rhos Helyg by B. T. Hopkins

B. T. Hopkins (1897-1981) was a hill farmer in mid-Wales. He is typical of many working class Welsh poets who wrote, and still write, in the traditional Welsh metrical system of cynghanedd, which is almost a thousand years old. He received no secondary education yet he was a fine, if not prolific, poet especially in the old metres. His cywydd to Rhos Helyg is a particularly fine example of his work. Look carefully at the original Welsh text and you can detect internal rhymes in some lines, the repetition, or chiming, of consonants in others. Again you may detect lines that combine both. The cywydd consist of rhyming couplets, each line of 7 syllables, an accented word rhyming with one which is not accented. Generally in Welsh, with a word that is more than one syllable in length, the accent or stress when spoken, falls on the penultimate syllable. This is poetry to be read aloud as much as to be read. And of course, no translation can ever convey the music and beauty of this poetry.


TESTO gallese

Rhos Helyg

Lle bu gardd, lle bu harddwch,

Gwelaf lain, â’i drain yn drwch.

A garw a brwynog weryd,

Heb ei âr, a heb ei ŷd.


A thristwch ddaeth i’r rhostir –

Difrifwch i’w harddwch hir;

Ei wisgo â brwyn a hesg brau,

Neu wyllt grinwellt y grynnau,

Darnio ei hardd, gadarn ynn,

A dfetha’i glyd fwthyn!


Rhos Helyg, heb wres aelwyd!

Heb faes ir, ond lleindir llwyd,

A gwelw waun, unig lonydd,

Heb sawr y gwair, heb si’r gwŷdd.


Eto hardd wyt ti o hyd

Â’th oer a diffrwth weryd,

Mae’n dy laith a diffaith dir

Hyfrydwch nas difrodir –

Si dy nant ar ddistaw nos,

A dwfn osteg dy hafnos,

Aml liwiau’r gwamal ewyn,

Neu lwyd gors dan flodau gwyn,

A’r mwynder hwnnw a erys

Yn nhir llwm y mawn a’r llus.


O’th fro noeth, a’th firain hwyr,

O’th druan egwan fagwyr,

O’th lyn a’th redyn, a’th rug,

Eilwaith, mi gaf, Ros Helyg,

Ddiddanwch dy harddwch hen

Mewn niwl, neu storm, neu heulwen.


Eto, mi glywaf ateb

Y grisial li o’r gors wlêb

I gŵyn y galon a gâr –

Hedd diddiwedd dy ddaear.


Estratto da Rhos Helyg di B. T. Hopkins


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