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Quando Renzi prese il PD e sfrattò Letta scrissi che avrebbe distrutto il partito. Missione compiuta!

Ma le perenni promesse, le rosee previsioni, la ripetizione continua che tutto andava bene, le manovrine elettorali (sembrava di essere tornati ai tempi di Berlusconi) sono terminate con la sconfitta del quattro dicembre.

Ora l’Europa presenta il conto e ci chiede una manovra correttiva per azzerare i costi (nuovi debiti) delle regalie pre-referendum.

Solo chi vive fuori dalla vita reale poteva pensare che questi trucchetti annullassero il disagio ed il malessere che serpeggia nel Paese e potesse far vincere il SI!.

Tutti i renziani hanno continuato ad elencare le grandi riforme realizzate pensando che ( parafrasando Joseph Gobbels Ministro della Propaganda del Terzo Reich dal 1933 al 1945) ripetendo 100 – 1000- un milione di volte una bugia questa sarebbe diventata realtà.

Tra i vanti delle cose fatte (non voglio parlare della cosiddetta Buona Scuola o del nuovo Contratto degli appalti o di altre.... perché la farei troppo lunga...) una per tutte: l’abolizione delle Provincie; propagandata fino al giorno prima del referendum.

Ovviamente alla massa degli italiani abituati ormai a non approfondire gli argomenti ma solo a leggere (quando leggono!) titoli e proclami l’argomento non poteva accendere gli animi più di tanto. Quanti si sono chiesti se i risparmi dichiarati fossero veri (in realtà i dipendenti in meno hanno solo rivestito altre casacche) e soprattutto quanti si sono chiesti a chi sarebbero passate le competenze?

Anche i mass-media hanno ignorato l’argomento presi da cose più eclatanti da servire alla gente.

Che noia parlare di funzioni, di competenze, di viabilità e di scuole (quelle che non crollano)!

C’è voluta la tragedia di Rigopiano perché qualche giornalista si ponesse qualche interrogativo subito tacciato dal ministro Delrio di attentato allo Stato e di sciacallaggio.

Questa volta i giornalisti hanno approfondito l’argomento e hanno scoperto che le Provincie (quello che è rimasto in piedi dopo la riforma) erano state lasciate senza soldi e non riuscivano più neanche a sopperire alle ordinarie manutenzioni. Cosa che diciamo da molti mesi ma che nessuno ha voluto sentire: anche parlamentari cuneesi che la riforma l’hanno votata con convinzione (sic).

Molte frane sulle strade provinciali sono semplicemente dovute alla mancanza della manutenzione delle cunette a monte delle stesse e l’acqua, non più condotta nelle caditoie, attraversa la sede viaria e scava la massicciata a valle con conseguente distacco della stessa. Presso la Colletta (strada provinciale Paesana-Barge) si stanno facendo interventi enormi (si dice intorno ai 300.000 euro di spesa) per riparare i danni alluvionali. Il tutto era evitabile con l’ordinaria manutenzione. Questo è un chiaro esempio di come viene gestita a livello italiano la cosa pubblica: si risparmia cento per spendere domani mille.

Ormai il buon senso e la conoscenza del territorio e delle basilari regole del governo di esso è materia sconosciuta sia da parte dei funzionari che predispongono i testi legislativi sia dei parlamentari che li approvano (obbligati anche dalla fedeltà a chi comanda nel partito).

Ovviamente c’è provincia e provincia e come al solito contano gli uomini che le governano pur tra incredibili difficoltà (senza indennità grazie alla riforma; ovviamente per i livelli più alti della politica si usa un altro metro....).

C’è da chiedersi se i parlamentari che hanno approvato questa riforma si rendono conto di avere sulla coscienza i morti che sono diventati tali per i soccorsi non arrivati in tempo; se saranno anche queste le cause di alcuni decessi! Vedremo gli esiti delle inchieste. E dopo: avanti con gli scaricabarile sul perché le strade fossero bloccate..

In realtà, purtroppo, l’Italia è un paese in ginocchio dove l’efficienza dello Stato (e di altri innumerevoli enti pubblici, anche quelli creati per alimentare interessi personali) è un ricordo di tempi sabaudi. Un Paese condannato all’immobilismo per l’equilibrio dei poteri contrapposti e per le enormi risorse destinate al parassitismo che privano l’Italia degli alimenti economici che potrebbero essere investiti nei veri motori di sviluppo: cultura e beni culturali, paesaggio e ambiente e, ovviamente, la ricerca che alimenta il progresso e il lavoro nei Paesi più avanzati.

La mancanza di responsabilità è ormai una costante e la poca chiarezza delle competenze e delle leggi (in numero spropositato ed in continua crescita) fa il resto: l’importante è che arrivi lo stipendio sperando che non capiti nulla...... Cosa ci sta a fare il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione (da qualche anno Marianna Madia, bella ragazza, ma...) e cosa ha prodotto in tanti anni?

In ogni organizzazione occorre una catena di comando efficiente; il Ministro avrà una serie di alti dirigenti che a loro volta avranno dirigenti di minor livello e poi capiservizio, ecc. Ognuno di queste posizioni deve controllare quanto fatto dai livelli immediatamente inferiori e rispondere a quelli superiori. Solo così si ha efficienza. A Sanremo i capiufficio non sapevano neanche se gli impiegati erano presenti o assenti!

E nei nostri comuni, ridotti allo stremo, quando ne manca uno a volte si blocca tutto....

Sono lontani i tempi nei quali si lavorava anche per la soddisfazione di vedere un lavoro ben fatto.

Il contadino quando aveva terminato di falciare il prato controllava che non fosse rimasto in piedi un solo ciuffo d’erba e, se fosse rimasto, lo andava a tagliare: un gesto di ricerca di bellezza (il prato pulito) e di orgoglio (il lavoro ben fatto).

Questo valeva per tutti i lavori.

Ora la deontologia professionale sovente non esiste più: l’importante è che arrivino soldi......Possibilmente senza responsabilità.

Ovviamente il degrado è generale, frutto anche dei messaggi partiti dalle televisioni berlusconiane e fatte proprie anche da quelle pubbliche: i valori sono i soldi, l’apparire, il successo personale a tutti i costi (calciatori e veline); a deperimento di quelli antichi: solidarietà (quella vera e non di circostanza), onestà, responsabilità verso gli altri, generosità, amore per il proprio paese e per la propria gente.

Invece tanta demagogia!

Finiti i tempi in cui anche un operaio, magari figlio di analfabeti, poteva emergere (grazie a un duro lavoro sui libri) e diventare parlamentare per impegnarsi in ideali di crescita del Paese Italia e dare modo a tutti, indipendentemente dal censo e dalle fortune famigliari, di fare percorsi di vita che coinvolgessero tutti gli aspetti del progredire della persona: culturali, politici, sociali e, in fondo alla lista, erano quelli economici.

E, complice anche una giustizia che non può essere efficace perché la politica non la vuole tale, aumentano corruzione, grandi evasioni, truffe.

In Italia sta dilagando la ‘ndrangheta che contamina la società con nuove e sofisticate forme (vedere il libro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso “Padrini e padroni” edizioni Mondadori) e il Parlamento sta a guardare incurante del fatto che l’Italia sia l’unico Stato ancora privo di una legislazione che colpisca queste nuove forme di corruzione.

Diceva l’ex Ministro della Giustizia Giovanni Maria Flick: “ai tempi di mani pulite c’era chi rubava per fare politica. Oggi si fa politica per rubare”.

Ha detto il Presidente della Repubblica Mattarella: “la corruzione è un furto di democrazia che crea sfiducia, inquina le istituzioni, altera ogni principio di equità, penalizza il sistema economico, allontana gli investitori e impedisce la valorizzazione dei talenti”.

Ha detto il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti che il contrasto alla corruzione e alla criminalità“ non è mai entrato nelle strategie e negli obbiettivi di alcun governo”

La prima riforma da fare sarebbe quella della giustizia affinché tutti possano essere messi sullo stesso piano; oggi chi ha soldi per pagarsi buoni avvocati, a meno che uccida qualcuno in diretta televisiva, riesce a farla franca arrivando in qualche modo alla prescrizione....E così dilaga la sfiducia nei confronti delle istituzioni.

Per quanto riguarda la montagna si prospettano tempi duri. Le Unioni Montane dei Comuni stentano a decollare e rivalità e interessi tra sindaci sono esiziali nella fase costitutiva.

Abolite le Comunità Montane, a seguito di “spinte” nazionali conseguenti a superficiali campagne mediatiche, in molte regioni le stesse sono state sostituite, con modalità volontaristiche, dalle nuove unioni; follia dopo follia...che teoricamente hanno le stesse funzioni.

E’ chiaro, a chi ragiona con un minimo di competenza e in prospettiva, che solo forti unioni possono avere la possibilità di dare sviluppo ai territori montani. La politica continua a rimandare decisioni fondamentali: prorogato nuovamente di un anno l’obbligatorietà del conferimento alle Unioni delle funzioni fondamentali. Un regalo per i sindaci che vogliono difendere il loro fortino (per limitarci nei termini..). Anci, espressione dei grandi comuni, d’accordo!

E la montagna continua a franare: ora anche fisicamente!

Chi avesse voglia di percorrere gli antichi sentieri si rende conto dei muri che crollano e ne pregiudicano la percorribilità. Si rende anche conto che i torrenti più ripidi hanno problemi sempre più gravi sulle sponde; le antiche difese (pietre di media dimensione collocate diritte per il contenimento delle acque nelle fasi di piena) stanno crollando e invaderanno gli alvei. Cosa capiterà quando i letti dei torrenti verranno intasati e l’acqua non potrà più defluire regolarmente? E si tratta sovente di acque demaniali. Chi provvederà?

Ovviamente: i soldi non ci sono!

Ma dove si vuole si: il Ministero dell’Ambiente figura (vedere l’interrogazione dell’onorevole Malan) tra i donatari di somme tra i 100.000 e i 250.000 dollari al “Bill, Hillary & Chelsea Clinton Foundation” in tempi di campagna elettorale americana.

E ora la sinistra si divide nuovamente senza che ci sia stato un vero dibattito e senza chiarezza sulle proposte e prospettive (se non generiche) e, la cosa più importante, cosa e come si pensa di riformare questo paese tecnicamente fallito.

Politici, sindacati, classi forti che la crisi non ha toccato, tutti tesi a difendere diritti acquisiti indipendentemente dalle possibilità dello Stato (della sua finanza) di continuare a sostenerli.

Il futuro non sarà allegro.