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Nòvas n.162 Decembre 2016

Valutare le poliche linguistiche. Quali obbiettivi, criteri, indicatori?

Évaluer les politiques linguistiques. Quels objectifs, critères, indicateurs ?

X Giornate dei Diritti Linguistici. Teramo-Giulianova, 14-16 dicembre 2016

Valutare le poliche linguistiche. Quali obbiettivi, criteri, indicatori?
italiano

Il convegno intende esplorare le finalità e le modalità della valutazione delle politiche linguistiche in Italia, Europa e oltre. La tematica è di notevole attualità e urgenza, e dà luogo a un'ampia gamma d'interpretazioni e articolazioni.

Una prima articolazione è di natura prevalentemente economica e politica. Proprio in questa fase di austerità di bilancio e di ristrettezze economiche diventa indispensabile valutare ogni politica di investimento pubblico, fra cui evidentemente le politiche linguistiche. E questo non solo per dare conto delle risorse pubbliche investite, ma soprattutto per accertare se la politica ha portato ai risultati programmati e sperati o se magari la sua brusca interruzione prima dell’arrivo dei risultati a medio termine non abbia provocato il suo fallimento e dunque uno spreco di pubblico denaro. Senza questa verifica, rischia di venir meno il sostegno del cittadino e del contribuente alla politica linguistica stessa. In diverse regioni europee nelle quali si parlano lingue minoritarie emerge con sempre maggiore evidenza il bisogno, da parte delle autorità di politica linguistica, di predisporre regolari esercizi valutativi. Ed emerge altresì il bisogno di valutare l’efficacia delle politiche di insegnamento delle lingue nei sistemi pubblici di istruzione. Questo vale non solo per l’insegnamento delle lingue straniere, la cui conoscenza è generalmente associata a vantaggi di natura economica per l’individuo e la società, ma anche per le lingue nazionali che sono uno strumento molto importante per favorire l’integrazione sociale e nel mondo del lavoro di masse crescenti di immigrati (e congiunti).

Una seconda articolazione è di natura più culturale e sociale. Accostarsi e lavorare sulla valutazione delle politiche linguistiche significa dichiarare di prenderle sul serio, integrandole pienamente nel novero delle politiche pubbliche. In effetti, nel mondo contemporaneo, se la cultura della valutazione ha riguardato e riguarda, a volte anche in modo eccessivamente pervasivo, numerose attività umane, non è stato così ‒ non più di tanto ‒ per la sfera linguistica.

La mancata o spuria, insoddisfacente valutazione delle politiche linguistiche ha prodotto e produce diverse conseguenze negative (e forse alcune positive), che si riassumono nella parziale oscurità del rapporto tra economia, soggetto, lingua e governo della comunità.

Tale rapporto va quindi sondato, distinguendo in particolare tra:

- politiche relative alle lingue di grande diffusione e alle lingue ufficiali. La posta in gioco è molto alta, perché la valutazione di tali politiche potrebbe chiarire la portata (positiva e/o negativa) di specifiche scelte, come ad esempio l'adozione dell'inglese come lingua della scienza e della formazione anche nei paesi non anglofoni e, più ampiamente, come «lingua franca [sic] internazionale». Rientra in questa categoria anche la promozione dell’italiano all’estero, oggetto di rinnovato interesse dal 2014 da parte del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale;

- politiche relative alle lingue patrimoniali ‒ regionali, locali o minoritarie storiche ‒, sempre più delegittimate in quanto, proprio in ragione della loro mancata o interruzione valutazione, tali politiche sono diffusamente percepite come un onere per la collettività. La scomparsa o la sopravvivenza di tali «patrimoni linguistici» è tuttavia una posta in gioco altrettanto alta;

- politiche relative alle lingue delle «nuove minoranze», la cui presa in considerazione sembra essere strategica per favorire un'integrazione delle comunità di recente immigrazione che sia più orientata al dialogo e all'interculturalità che all'assimilazione. Anche in questo caso la posta in gioco, in termini di conflittualità o di pacificazione sociale, è notevole.

Occorre quindi fare chiarezza in materia sapendo che, da una parte, questi tre livelli di politica linguistica possono interagire (la valorizzazione delle lingue locali storiche, che sono spesso vere e proprie cerniere tra Stati diversi e che in ogni caso sono funzionali a una comunicazione di prossimità, può ad esempio essere utilmente indirizzata verso una più rapida ed efficace integrazione di alcune comunità di nuova immigrazione). D'altra parte è necessario interrogarsi a fondo e anche in modo creativo circa i metodi, i criteri e gli indicatori da adottare per poter valutare opportunamente le politiche linguistiche, proprio in ragione della natura eminentemente antropologica e sociale delle lingue naturali. Gli indicatori da investigare non devono essere solo di tipo economico, beninteso, ma anche legati alla salute, ai beni relazionali, alla qualità della vita, alla coesione sociale e intergenerazionale, alla disalienazione culturale, alla sostenibilità ambientale e così via.

Queste riflessioni sono necessarie. Sebbene l’importanza della valutazione (nel senso di policy analysis) fosse già chiara agli esperti di politica linguistica negli anni ’70, in particolare in Nord America, è solo a partire dagli anni ’90, e in misura crescente nell’ultimo decennio, che si sono sviluppati strumenti valutativi generali nel campo della pianificazione linguistica. Va quindi fatto un punto sullo stato dell’arte e sulle linee di sviluppo di ricerca e insegnamento per il futuro in un’ottica interdisciplinare, anche perché, oltre alla relativa scarsità di pratiche di campo, va segnalata la mancanza di percorsi formativi adeguati che possano rispondere all'esigenza di preparare professionisti in pianificazione linguistica e valutazione delle politiche linguistiche. La ricerca, l'insegnamento delle politiche linguistiche e la formazione devono trovare il posto che spetta loro nella scuola e nell'università.

La complessità della tematica del convegno merita una discussione approfondita e interdisciplinare, la quale punti a restituire valore, legittimità ed efficacia alle politiche linguistiche di oggi e di domani.


http://w.w.w.associazionelemitalia.org/le-nostre-azioni-/giornatedeidiritti linguistici/gdt-2015 html


Français

Ce colloque vise à analyser les objectifs et les méthodes d’évaluation des politiques linguistiques en Italie, Europe et au-delà. Ce thème est très actuel et urgent, et donne lieu à un large éventail d’interprétations et d’articulations.

Une première articulation est de nature majoritairement économique et politique. Notamment à l’âge de l’austérité il est indispensable d’évaluer tout investissement public, dont évidemment les politiques linguistiques. Et ce, non seulement pour rendre compte des ressources publiques investies, mais également, et surtout, pour vérifier si telle politique a débouché sur les résultats programmés et espérés ou si, au contraire, son interruption avant les délais prévus en a provoqué l’échec et donc le gâchis d’argent public. Faute de cette vérification, c’est le soutien citoyen à cette même politique qui risque de faire défaut. Dans plusieurs contextes multilingues européens où l’on parle une ou plusieurs langues minoritaires, la nécessité s’impose aux autorités de politique linguistique de prévoir des évaluations régulières, notamment pour ce qui est de l’enseignement des langues dans les systèmes publics d’instruction. Cela est valable non seulement pour l’enseignement des langues étrangères, dont la connaissance est généralement associée à des avantages de nature économique aussi bien pour l’individu que pour la société, mais également pour les langues nationales qui sont un outil très important pour favoriser l’intégration sociale et dans le monde du travail de masses croissantes d’immigrés (et de leurs conjoints).

Une seconde articulation est de nature plutôt culturelle et sociale. Se rapprocher de et travailler sur l’évaluation des politiques linguistiques revient à déclarer de les prendre au sérieux, en les inscrivant tout à fait dans le cadre des politiques publiques. En effet, dans le monde contemporain, si la culture de l’évaluation a concerné et concerne, parfois avec un zèle excessif, de nombreuses activités humaines, la sphère linguistique n’a pas fait, jusque-là, l’objet d’attentions particulières.

L’incomplète, inexistante ou insatisfaisante évaluation des politiques linguistiques a produit et continue de produire plusieurs conséquences négatives (et sans doute quelques-unes également positives), qui reviennent à l’opacité partielle du rapport entre économie, sujet, langue et gouvernance de la communauté.

Nous nous devons d’analyser ce rapport, en distinguant tout particulièrement entre :

des politiques concernant les langues de grande diffusion et les langues officielles. L’enjeu est de taille, en ce que l’évaluation de ces politiques pourrait éclaircir la portée (positive et/ou négative) de certains choix, comme, par exemple, l’adoption de la langue anglaise comme langue de la science et de la formation aussi dans les pays non anglophones et, plus largement, comme « lingua franca [sic] internationale ». Il nous échoit d’inclure dans cette catégorie aussi la promotion de la langue italienne à l’étranger, qui depuis 2014 fait l’objet d’un intérêt renouvelé de la part du Ministère des Affaires Étrangères et de la Coopération internationale ;

des politiques concernant les langues patrimoniales ‒ régionales, locales ou minoritaires historiques ‒, de plus en plus délégitimées en raison justement du manque de leur évaluation ou de leur évaluation interrompue : ces politiques sont d’une manière diffuse perçues comme un coût pour la collectivité. Néanmoins, la disparition ou la survie de ces « patrimoines linguistiques » est un enjeu aussi crucial ;

des politiques concernant les langues des « nouvelles minorités », dont la prise en compte semble être stratégique pour favoriser une intégration des communautés de nouvelle ou récente immigration davantage orientée au dialogue et à l’interculturel qu’à l’assimilation. Même dans ce cas-là l’enjeu ‒ en termes de conflictualité ou de pacification sociales ‒ est de taille.

Il est donc indispensable d’éclaircir ces enjeux sachant que, d’une part, ces trois niveaux de politique linguistique peuvent interagir (la valorisation des langues locales historiques, qui sont souvent de véritables charnières entre différents États et qui sont en tout cas fonctionnelles à une communication de proximité, peut par exemple contribuer à une plus rapide et efficace intégration de quelques communautés de nouvelle immigration) ; d’autre part, il est nécessaire de questionner sérieusement mais aussi de manière créative, originale, les méthodes, critères et indicateurs à adopter pour évaluer opportunément les politiques linguistiques, justement en raison de la nature foncièrement anthropologique et sociale des langues naturelles. Les indicateurs à analyser ne doivent pas être que de type économique, bien entendu, mais doivent également viser la santé, les biens relationnels, la qualité de la vie, la cohésion sociale et intergénérationnelle, la désaliénation culturelle, la soutenabilité environnementale et ainsi de suite.

Ces réflexions sont nécessaires. Même si le rôle de l’évaluation (au sens de policy analysis) faisait consensus auprès des experts de politique linguistique dès les années 70, notamment en Amérique du Nord, ce n’est qu’à compter des années 90, et de manière croissante dans la dernière décennie, que des instruments généraux d’évaluation se sont développés dans le domaine de l’aménagement linguistique. Il faut donc dresser un état de l’art et envisager, pour l’avenir, les lignes de développement de la recherche et de l’enseignement, et ce d’après une démarche interdisciplinaire aussi parce que, en plus de la relative pénurie des pratiques de terrain, il manque des profils et des parcours de formation adéquats à même de répondre à l’exigence de préparer des professionnels dans le domaine de l’aménagement linguistique et dans l’évaluation des politiques linguistiques. La recherche, l’enseignement des politiques linguistiques et la formation doivent trouver la place qui leur revient à l’école aussi bien qu’à l’université.

La complexité du thème proposé dans ce colloque mérite une discussion approfondie et interdisciplinaire, visant à restituer de la valeur, de la légitimité et de l’efficacité aux politiques linguistiques d’aujourd’hui et de demain.


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