Nòvas d’Occitània    Nòvas d'Occitània 2016

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Nòvas n.153 Febrier 2016

Al lupo, al lupo!
Quanto vale un lupo? E quanto vale una pecora?

Al lop, al lop!
Qué tant val un lop? E qué tant val una fea?

di Ines Cavalcanti

Al lupo, al lupo! Quanto vale un lupo? E quanto vale una pecora?
italiano

Da tanti anni sento parlare della reintroduzione del lupo nelle nostre aree montane. E’ un argomento che come viene messo sul tavolo è immediatamente oggetto di divisioni e capace di suscitare grandi emozioni. Ancora mi ricordo dei racconti di mia nonna legati alla figura del lupo che ululava a Elva sul colle della Cavalline quando lei era piccola e di come mi trasmettesse la paura collettiva che ancora persisteva nel paese, pur ormai in assenza di quella bestia.

In modo razionale mi dico che, se tutti ne avevano così tanta paura, avranno pur avuto le loro ragioni. Con la sua scomparsa mi pareva che i montanari avessero tirato un bel sospiro di sollievo e che almeno un problema legato alla difficoltà del vivere in montagna fosse stato eliminato. Sono passati degli anni, le montagne si sono via via spopolate e ad un certo punto il lupo è stato reintrodotto. Da una parte il Ministero dell’Ambiente con i Parchi ha iniziato a fare un politica legata al tema e, pur considerando i loro ragionamenti costellati di buone intenzioni, il risultato che ne è derivato si può definire senz’altro non buono.

Da quanto ho potuto constatare in questi anni attraverso rapporti approfonditi con gente che vive e lavora nei territori dell’alta valle Maira e di altre valli occitane: gente che tradizionalmente ci ha sempre abitato, gente che è ritornata, gente che ha scelto di abitarci, giovani che hanno scelto di investire la loro vita in quei luoghi, la reintroduzione del lupo ha portato lavoro in più, paura per la perdita di capi, senso di solitudine e di abbandono da parte delle istituzioni.

Oggi si può dire che c’è oggettivamente una frattura chiara e netta sulla questione del lupo determinata tra chi in quel territorio ci vive e cerca di trarne il necessario sostentamento e chi sul quel territorio ci vive, ma ne è un custode per conto di enti pubblici (vedi parchi) o di chi vive in pianura.

I primi sono praticamente tutti contrari alla reintroduzione del lupo e ne spiegano le ragioni: bisogna cintare tutto, non si è più tranquilli ad andare da soli a controllare le bestie, in alcuni periodi dell’anno conosco persone che hanno dormito lunghe notti nella macchina per difendere i loro capi da un eventuale attacco dei lupi (e ancora mi chiedo che cosa avrebbero realmente potuto fare in caso di attacco). Ne conosco alcuni che hanno avuto grossi danni derivanti dal lupo, pecore mangiate, cavalli deturpati. Ora non credo che queste persone raccontino “balle” sull’’argomento. Per lungo tempo, davanti a questi racconti, la risposta è stata che non erano lupi, ma cani inselvatichiti. Ora pare invece accertato che sono davvero lupi: a Marmora hanno visto un branco di 7 lupi attraversare la strada, ne hanno visti perfino a Venasca e, oggettivemente, che ci siano dei lupi e che mangiano di tanto in tanto pezzi di gregge è ormai certo. Ed è anche oggettivo il fatto che in alcune aree siano completamente scomparsi i caprioli e i cinghiali.

Su La Stampa del 24 gennaio in un articolo dedicato al lupo Mauro Belardi, del programma Alpi Europe WWF afferma: “Che il tema sia complesso è indubbio, ma il WWF è contrario a uccidere i lupi. Il piano di gestione contiene molte cose utili e necessarie per tutelare la specie. Il tema degli abbattimenti è stato inserito dal Ministero per una questione sociale (potremmo definirlo effetto placebo? n.d.r.), non per una effettiva necessità sulla base della popolazione italiana del lupo. Di più: la bibliografia scientifica europea dice che gli abbattimenti selettivi non servono a limitare i danni agli allevamenti. Anzi, se si destruttura il branco, semplificando, i lupi solitari fanno ancora più danno. Con gli abbattimenti aumenta persino il conflitto sociale, secondo studi americani. I sistemi di prevenzione come reti e cani, non garantiscono la soluzione del problema al 100%, ma riducono di molto i danni, soprattutto ai caprini. E’ sicuro che ci siano anche modalità di allevamento che vanno cambiate, sarà costoso e non facile, ma si deve fare”.

Ma ci rendiamo conto del ragionamento? Considerato che da noi l’allevamento caprino è minoritario rispetto agli altri tipi di allevamento, anche ammesso che con enormi sacrifici e spese si riesca a recintare, ad allevare cani addestrati ad hoc, ancora non si è assolutamente sicuri del risultato. E si parla al futuro di modalità di allevamento che vanno cambiate, di costi ingenti da affrontare, di una fruizione diversa dei terreni che vanno cintati etc., ma forse non ci si rende conto che i montanari allevatori sono situati nel presente, che non si può prima fare l’uovo e poi la gallina. A me pare che il buonsenso dica che per prima cosa è necessaria una politica della montagna che infrastrutturi il territorio in modo che sia pronto a ricevere il lupo. Ma così non è avvenuto, il lupo è stato reintrodotto in un tessuto sociale debole, senza un piano operativo su come affrontare le prevedibili conseguenza che già gli esperti sapevano si sarebbero prodotte. Ora ci sono due mondi della cosiddetta società civile lasciati sostanzialmente soli a scannarsi sul tema.

occitan

Da un baron d’ans sento parlar de la reintroduccion dal lop dins nòstri airals de montanha. Es un argument que coma ven butat sus la taula es súbit un’objèct de divisions e es capable de donar de grandas emocions. M’enaviso encara di còntes de ma ieia a la figura dal lop que ulava a Elva sal còl des Cavalinas quora nilhi era pichòta e de coma me passesse la paor collectiva que perdurava encara ental país, bèla se desenant aquela bèstia era já avalia.

En maniera racionala me diso que, se tuchi n’avion tan paor, aurèn ben agut lors rasons. Embe sa desparicion me semelhava que lhi montanhard auguesson tirat un bèl sospir e que almenc un problèma liat a la dificultat dal viure en montanha foguesse estat eliminat. Son passats d’ans, las montanhas se son pauc a pauc despoplaas e a una cèrta mira lo lop es estat rebutat. D’un cant lo Ministèri de l’Ambient ensema ai Parcs a començat a far una política liaa al tèma e, bèla en considerant lors rasonaments constellats de bònas intencions, lo resultat que ne’n es derivat se pòl dir segurament ren bòn.

Da çò que ai polgut constatar dins aquesti ans a travèrs de rapòrts aprofondits embe de gent que viu e trabalha enti territòris de l’auta val Maira e d’autras valadas occitanas, de gent que tradicionalament lhi a sempre abitat, de gent qu’es tornaa, o que a decidat de lhi viure, de joves qu’an chausit d’envestir lor vita dins aquilhi luecs, le reintroduccion dal lop a menat un trabalh en mai, la paor per la pèrda des bèstias, un sens de solituda e d’abandon da part des institucions.

Encuei se pòl dir que lhi a objectivament una fractura clara e neta sus la question dal lop entre qui viu sal territòri e cèrcha de ne’n traire lo sostentament necessari e qui sus aquel territòri viu, mas n’es lo gardaire per còmpte di ents públics (ve lhi parcs), o de qui viu dins la plana.

Lhi premiers son practicament tuchi contraris a le reintroduccion dal lop e n’explicon las rasons: chal tot cenchar, én es pas pus tranquil d’anar da solet a gardar lhi tropèls, dins qualqui periòdes de l’an conoisso de gents qu’an durmit de lònjas nuechs en màcquina per defénder lors tropèls da un’eventual atac dal lop ( e me demando encara çò que aurion realament polgut far alora) . Ne’n conoisso d’uns qu’an agut de gròs dalmatges a causa dal lop: de feas minjaas, de cavals blessats. Aüra creo pas qu’aqueste monde conte de “balas” sus la question. Per longtemp, derant an aquesti racònts, la responsa es estaa que eron pas de lops, mas de chans ensalvatgits. Aüra, al contrari, semelha acertat que son da bòn lhi lops: a La Màrmor an vist un tropèl de 7 lops atraversar la via, n’an vists fins a mai a Venascha e, objectivament, que lhi aie de lops e que mangen de tant en tant de tòcs de tropèls d’aüra enlai es segur, coma es objectiu lo fach que dins qualqui airals sien despareissut dal tot lhi chabriòls e lhi sangliers.

Sus La Stampa dal 4 de genoier, dins un article dedicat al lop, Mauro Belardi, dal programa Alpi Europe WWF, afèrma: “Que lo tèma sie complèx es segur, mas lo WWF es contrari a tuar lhi lops. Lo plan de gestion conten un baron de causas útilas e necessàrias per tutelar l’espècia. Lo tèma de lhi abatements es estat inserit dal Ministèri per una question sociala (poleríem lo definir efèct placebo? N.d.r.), ren per un’efectiva necessitat sus la basa de la populacion italiana de lops. De mai: la bibliografia scientífica europea ditz que lhi abatements selectius sièrvon pas a limitar lhi dalmatges a lhi enlevaires. Al contrari, en destructurant lo tropèl, en semplificant, lhi lops solitàris fan en cara pus de dans. Embe lhi abatements aumenta fins a mai lo conflict social, second d’estudis americans. Lhi sistèmas de prevencion coma las rets e lhi chans, garantisson pas la soluccion dal problèma al 100%, mas reduon d’un baron lhi dans, sobretots a las chabras. Es segur que lhi a decò de modalitats d’enlevatge que van chambiaas, serè costós e de mal far, mas lo chal far”.

Ma nos rendem còmpte dal rasonament? Considerat que en cò nòstre l’enlevatge des chabras es minoritari respèct a lhi autri tipes d’enlevatge, bèla en admetent qu’embe d’enòrmes sacrificis e de sòuds s’arribe a encenchar, a enlevar de chans entraïnats ad hoc, én es pas encara segur dal resultat. E se parla al futur de modalitats d’enlevatge que van chambiaas, de gròs costs d’afrontar, d’un usatge diferent di terrens que van clausurats etc., mas benlèu én se rend pas còmpte que lhi enlavaires montanhards son situats ental present, que én pòl pas derant far l’uòu e puei la jalina. Me pareis que lo bòn sens dise que d’en premier chal una política de la montanha qu’infrastucture lo territòri de maniera que sie prompt a recéber lo lop. Mas parelh es pas avengut, lo lop es estat reintroduch dins un teissut social feble, sensa un plan operatiu sus coma afrontar las prevediblas consequenças que já lhi expèrts preveïon. Aüra lhi a dui monds de la se-disenta societat civila laissats substancialament da solets a s’escanar sus aquel tèma.


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