Nòvas d’Occitània    Nòvas d'Occitània 2015

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Nòvas n.149 Octobre 2015

Accordo Uncem e Univestità Piemonte Orientale
Formazione, progetti e comunicazione per le aree montane

Acòrdi Uncem e Universitat dal Piemont Oriental
Formacin, projècts e comunicacion per lhi airals montans

di Ines Cavalcanti

Accordo Uncem e Univestità Piemonte Orientale Formazione, progetti e comunicazione per le aree montane
italiano

Meritevole di attenzione è senz’altro la proposta che l’Uncem lancia attraverso la firma di un accordo con l’Università del Piemonte Orientale al fine di lavorare in modo sistemico con proposte organiche nel campo dell’alta formazione, dei progetti europei e della comunicazione.

“ La sinergia tra Università e Unione dei Comuni e degli Enti montani nasce dalla necessità di azioni di sviluppo congiunte, in particolare formative, che abbiano come oggetto il territorio montano e le aree rurali. Un lavoro iniziato prima della firma del protocollo, documento che sancisce una concreta interazione tra Dipartimenti dell’Ateneo e Uncem; potrà estendersi a Comuni e unioni montane di territori dove è presente l’Università con delle sedi e dei Centri di ricerca”. Così viene affermato nel comunicato stampa diramato dall’Uncem.

L’Università si sta trasformando,  lo afferma con convinzione  il Rettore Emanuel: “Il nostro Ateneo è in qualche modo un’università alpina, il nostro territorio elettivo va dalla Alpi agli Apennini. In questi anni gli atenei stanno diventando aziende e devono tener conto che il loro finanziamento pubblico si misura sulle premialità che acquisiscono sul territorio in termini di valori della ricerca e nelle “restituzione” con iniziative scientifiche, culturali, di sviluppo, di animazione sociale ed economica del territorio. Siamo un’Università giovane, siamo uno dei pochi Atenei in crescita in termini di studenti. Abbiamo costruito in questi anni incubatori di imprese, partecipiamo alle iniziative di sviluppo locale, lavoriamo con l’alta formazione su tutti i fronti,  siamo competenti. Grazie al protocollo con Uncem riusciremo a sviluppare maggiormente le nostre attività a contatto con i territori”.

Gli intenti sono buoni, ma non possiamo nasconderci che si va a proporre programmi di ampio respiro ad un territorio che in questi tempi non si entusiasma quasi di nulla,  i cui orizzonti e le cui ambizioni, tolto qualche lodevole eccezione,  sono piuttosto limitati. Nello sforzo congiunto  proposto  dall’Uncem e dall’Università,  quello che farebbe la differenza tra passato e presente è se intendono veramente lavorare per far crescere e riconoscere una classe dirigente sul territorio montano e nei centri di fondovalle della Regione Piemonte, non solo amministrativa, ma anche associativa, e di operatori di valore in tutti i campi. Finora questo non è successo, quando si è in emergenza vengono arruolate le forze vive locali alle quali vengono fatti grandi complimenti per le loro competenze e poi,  quando i progetti sono avviati i riferimenti diventano altri e si abbandonano sul campo gli operatori e le loro competenze acquisite. 

Il campo di cui si intendono occupare Uncem e Università  è vasto e  lascio ad altri il compito di sviluppare un pensiero compiuto su molti  argomenti; io  mi limiterò a fare qualche ragionamento per quanto riguarda il settore del quale mi interesso e che riguarda lo sviluppo dei territori di montagna della Regione Piemonte abitati da popolazioni che hanno una pronunciata vocazione transfrontaliera e che sono abitati da popolazioni di minoranza linguistica storica: occitani, francoprovenzali, walser. 

 Pochi territori di montagna marginali come i nostri,  in Europa,  hanno lavorato  nel campo della linguistica applicata all’informatica, nel campo della formazione di operatori territoriali che sanno lavorare nell’animazione culturale a tutto tondo, dal campo della lingua a quella della musica, dal campo della traduzione a quello dell’animazione territoriale. E spesso ci viene invidiata da territori ben più attrezzati la nostra capacità di ideare progetti creativi di grande impatto mediatico,  la cui mancanza di completa realizzazione deriva troppo spesso più che da una mancanza di successo dell’azione medesima, da una visione territoriale della classe dirigente che è ristretta e priva di strategia di un futuro. 

Dato che i tempi rispetto al passato sono chiaramente cambiati e che oggi è più che mai necessario fare di necessità virtù,  ci auguriano che lo sguardo che viene rivolto ai territori montani diventi  sensibile verso il lavoro che enti e associazioni hanno compiuto e stanno compiendo. Che non si ricominci sempre da capo e che si sappia valutare anche l’importanza del lavoro immateriale che è stato svolto e si sappia calcolare in termini scientifici l’impatto che questo ha avuto e ha sui territori. Questa è una prima ricerca che Università e Uncem potrebbero fare. Se “La Stampa” propone l’abbinamento di un volume dedicato all’Occitania da distribuire ai lettori, qualche passo avanti si sarà pur fatto in questi anni nel campo della costruzione di un marchio territoriale di qualità che ha come denominatore comune la matrice linguistica occitana!

Va ridiscusso anche il concetto di marchio territoriale di qualità redifinendo in modo chiaro gli indicatori sui quali si intende investire e di conseguenza chiedere agli operatori territoriali uno sforzo di coerenza in tal senso. Se denominiamo  il Gal delle valli Maira, Grana, Stura, Varaita e Po “Gal delle terre occitane”, cosa intendiamo comunicare? E qual’è la coerenza tra il nome dato e le conseguenti azioni? Se proponiamo un circuito di accoglienza denominato “Locande occitane” e su questo investiamo parecchio denaro pubblico per creare un marchio di qualità territoriale, cosa chiediamo agli operatori?   Se ideamo un Festival occitano, quali sono i suoi contenuti? Basta una piazza piena di gente che balla, oppure è necessario potenziare anche il settore di ricerca che tiene in piedi l’indicatore di qualità contenuto nel termine occitano, Occitania?

Credo lodevole la proposta formulata dall’Uncem e dall’Università del Piemonte orientale e mi auguro di tutto cuore che porti una ventata di novità nei contenuti e nella metodologia di lavoro per attuarli.

occitan

Denha l’atencion es segurament la propòsta que l’uncem lança atravèrs la firma d’un acòrdi embe l’Universitat dal Piemont Oriental a fin de trabalhar d’un biais sistèmic embe de propòstas orgànicas dins  champ de l’auta formacion, di projècts europèus e de la comunicacion.

La sinergia entre l’Universitat e lhi Ornanismes montans nais da la necessitat d’accions de desvolopament jonchas, en particular formativas, qu’aien coma objèct lo territòri e las zònas ruralas. Un trabalh enchaminat derant de la firma dal protocòl, un document que  ratífica una concreta relacion entre de departaments de l’atenèu e l’Uncèm; polerè s’esténder a de Comunas e d’union montanas de territòris ente es presenta l’Universitat embe de sètis e de centres de recèrcha”. Aquò ven afermat dins lo comunicat enviat da l’Uncem.

L’Universitat s’ista transformant, l’afortís lo rector Emanuel : “Nòstre atenèu es d’un qualque biais un’universitat alpina, nòstre territòri electiu vai da las Alps a lhi Apenins. Dins aquesti ans lhi atenèus son en tren de venir d’entrepresas e devon tenir còmpte que lor finançament públic se mesura sus las premialitats que aquisisson sal territòris en tèrmes de valor dins la recèrcha e dins la “restitucion” embe d’iniciativas scientíficas, culturalas, de desvolopament, d’animacion sociala e econòmica dal territòri. Sem un’Universitat jova, sem un di gaires atenèus en creissua d’estudents. Avem bastit en aquesti ans d’encubadors d’entrepresas, partecipem a d’iniciativas de desvolopament social, trabalhem embe l’auta formacion sus tuchi lhi fronts, sem competents. Gràcias al protocòl embe l’Uncem arribarèm a desvolopar de mai nòstras activitats a contact embe lhi territòris”.

Las intencions son bònas, mas polem pas nos estremar que se van propausar de programas d’ample respir a un territòri que d’aquesti temps s’entosiasma esquasi a ren, embe d’orizonts e d’ambicions, gavaa qualqua laudabla excepcion, putòst limitaas. Dins l’esfòrç conjunt propausat da l’Uncem e da l’Universitat, çò que fasaria la diferença entre lo passat e lo present es se an da bòn  l’intencion de  trabalhar  per far crèisser e reconóisser una classa dirigenta sal territòri montan e dins lhi centres al fons de las valadas dal Piemont, ren masque administrativa, mas decò associativa, e d’operators de valor en tuchi lhi champs. Fins aüra aquò es pas arribat. Quora én es en emergença venon recrutaas las fòrças vivas localas a las qualas venon fachs de grands compliments per lors competentenças e puei, quora lhi projècts son aviats, las referenças venon d’autras e s’abandonon sal champ lhi perators e lors competenças aquisias.

Lo champ dont entendon s’ocupar l’Uncem e l’Universitat es vast e laisso a d’autri lo dever de desvolopar un pensier complit sus un baron d’arguments; me limitarei a far qualque rasonament per çò que regarda lo sector al qual m’interesso a que concèrn lo desvolopament di territòris de montanha de la Region Piemont abitats da de populacions que an una fòrta vocacion transfrontaliera e que son de minorança linguística istòrica: occitans, francoprovençals, walsers. Gaires territòris de montanha marginals coma lhi nòstri, en Euròpa, an trabalhat dins lo champ de la linguística aplicaa a l’informàtica, de la formacion d’operators territorials que san trabalhar dins l’animacion culturala a tot reond, dal champ de la lenga an aquel de la música, de la traduccion e de l’animacion territoriala. E sovent nos ven invidiaa da de territòris ben pus equipats nòstra capacitat d’idear de projècts creatius de grand impact mediàtic, que se sovent se realizon pas es ren tant per lor mancança de succès, mas mai per una vision restrecha de la classa dirigenta dal territòri e sensa un’estrategia d’un avenir.

Daus que lhi temps per rapòrt al passat son clarament chambiants e qu’encuei chal mai que mai far de la necessitat una vertut, nos augurem que l’esgard adreçat ai territòris montans devene sensible vèrs lo trabalh que d’organismes e d’institucions an fach e iston fasent. Que se torne pas sempre començar dal debut e que se sàpie valutar decò l’importança dal trabalh immaterial qu’es estat fach e que se sàpie calcular en tèrmes scientífics l’impact que aqueste a agut e a sus lhi tèrritòris. Aquesta es una premiera recèrcha que l’Universitat e l’Uncem polerion menar. Se La Stampa propausa de jónher un volum dedicat a l’Occitània da distribuïr ai lectors, quaque pas en anant se serè ben fach dins lo champ de la construccion d’una marca territoriala de qualitat que a coma denominator comun la matritz linguística occitana!

Chal tornar discúter decò lo concèpt de marca territoriala de qualitat en tornant definir d’una maniera clara lhi indicator sus lhi quals se vòl investir e de consequença demandar a lhi operators territorials un esfòrç de coerença en tal sens. Se denominem lo Gal des valadas Maira, Grana, Estura, Varacha e Po “Gal delle terre occitane”, çò qu’entendem comunicar? E quala es la coerença entre lo nom donat a las accions consequentas? Se propausem un circuit d’aculhença sonat “Locandas occitanas” e sus aquò investem un baron de sòuds públics per crear una marca de qualitat territoriala, çò que demandem a lhi operators? Se ideem un festenal occitan, quals son lhi siei contenguts? Basta una plaça borraa de gent, o chal potenciar decò lo sector de recèrcha que ten en pè l’indicator de qualitat contengut dins lo tèrme occitan, Occitània?

Estimo laudabla la propausa formulaa da l’Uncem e da l’Universitat dal Piemont Oriental e m’auguro de tot còr que mene una ventaa de novitat dins lhi contenguts e la metodologia de trabalh per lhi actuar.


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