Nòvas d’Occitània    Nòvas d'Occitània 2015

invia mail   print document in pdf format Rss channel

Nòvas n.143 Març 2015

Silvio Vigliaturo: un contributo d’artista per il Premio Ostana

Silvio Vigliaturo: un contribut d’artista per lo Premi Ostana

di Valter Giuliano

Silvio Vigliaturo: un contributo d’artista per il Premio Ostana
italiano

Le opere di Silvio da Acri (lo chiamo così per rimando agli antichi Maestri, sintesi di sapienza artigianale e di creatività) le trovi in una delle gallerie più famose di Venezia, a due passi da Piazza San Marco.

Silvio Vigliaturo, anche se i suoi lavori sono ormai nelle principali collezioni di tutto il mondo, non ha mai dimenticato le sue origini. Acri, montagna di Calabria dove non splende solo il sole, ma arriva anche la neve bianca e purificatrice che, con il suo velo, nasconde rifiuti e ferite di un Sud trascurato da cui si continua a partire. Da Acri Silvio è partito per Chieri, l’altra faccia della collina di Torino, che guarda al Monferrato. Territorio ricco di una storia con abilità artigianali nel settore del tessile che hanno origine nel XV secolo e che l’hanno messo in comunione con l’arte delle Fiandre.

Resta poco di quella storia, ma la sua eredità architettonica e artistica, insieme alla collocazione geografica privilegiata, ne fanno oggi residenza ricercata, a due passi dalla città. Silvio Vigliaturo il suo laboratorio lo ha lì, sulla piazza principale, e guarda l’antica chiesa collegiata di Santa Maria della Scala. Quel “Duomo” da cui è partito, dopo un lungo apprendistato, quando nell’85 gli fu proposto di rifarne alcune vetrate. Un’iniezione di fiducia che lo invogliò a continuare nella sua ricerca e nelle sue sperimentazioni sul vetro fino a farne l’artista maturo che è oggi. Per questo si può permettere di tornare all’originaria passione per la pittura, alternando il vetro e il forno, con la tela e i pennelli, la terra cotta e le grandi sculture in acciaio con inserti di vetro.

«A metà degli anni Sessanta ebbi l’opportunità di incontrare il vetro perché mia mamma, nel volere che apprendessi un mestiere, scelse la “bottega”. Frequentai un maestro vetraio di Chieri, professionista dei vetri cattedrale. Poi l’incontro con il Maestro Luigi Bertagna, insegnante accademico, che mi introdusse all’arte e me ne insegnò, soprattutto, la storia. Mi buttai a capofitto in questa passione, che covava dentro di me e che avevo ora la possibilità di coltivare sotto una guida sicura, inseguendo gli incanti pittorici dei vari movimenti, con una certa predilezione per il futurismo. Sperimentavo tecniche, modelli, materie, intuizioni. Lui mi insegnò a non avere modelli, ma a sforzarmi di dare segno pittorico alle mie suggestioni così come si erano insinuate nella mia memoria».

Inizia una carriera che porta Silvio Vigliaturo a essere un precursore delle tecniche di vetrofusione e dello Studio Glass, che oggi lo mette tra i migliori interpreti a livello internazionale. Formato da un percorso di caparbia e determinata gavetta: «Ho riciclato il vetro di centinaia di bottiglie, attentamente selezionate e triturate in decine di macinacaffè che compravo di seconda mano ai mercatini dell’usato, per avere a disposizione la materia prima che mi serviva per le prove di vetrofusione».

Il risultato non consente repliche o obiezioni.

Ed è il coronamento di un percorso imboccato con determinazione e con quella cocciutaggine tutta montanara che appartiene a chi deve fare i conti con l’asprezza della vita a cominciare dal territorio che abita. Territorio impervio, ma anche rifugio cui si domanda spazio per la propria libertà. Come quella di lingua, o di religione.

«Sono nato in un territorio che ha consuetudine con le minoranze linguistiche, gli arbereshe e i grecanici e dunque ho frequentato la differenza culturale e linguistica sin dall’infanzia. L’ho fatto sempre con rispetto e con curiosità. Quando mi è stato chiesto di dare un mio contributo al Premio Ostana Scritture in lingua madre, mi è risultato del tutto normale riconquistare un pezzo del mio vissuto giovanile. É stata, anzi, l’opportunità per recuperarne il valore assoluto, per approfondire questo tema e rendermi conto della ricchezza culturale da cui sono partito. La mia Calabria è terra di Magna Grecia. Dunque è intrisa di culture che dobbiamo riprenderci e riaffermare. Anche per questo ho accettato la sfida di aprire nella mia terra di origine, il Museo di Acri. Non solo un museo che cerca di far conoscere il meglio della cultura artistica nazionale e internazionale, ma soprattutto un laboratorio permanente che si ripromette di riscattare, attraverso l’arte, un territorio che deve tornare ad attingere da un passato glorioso per riproporlo e riproporsi come protagonista degli sviluppi della cultura mediterranea. Questo è il mio sogno e il segno dell’impegno in questa direzione è il coinvolgimento delle giovani generazioni cui voglio dare le opportunità che, con ben più fatica, ebbi io. Con il concorso per i giovani e la didattica per gli studenti delle scuole, vogliamo proprio toccare le corde di un rinnovato bisogno di cultura e di arte, unici strumenti possibili di un dialogo che attraverso un linguaggio universale riavvicini le sponde del Mediterraneo all’insegna del reciproco rispetto, della comprensione e della curiosità culturale che accetta la diversità come valore, senza la pretesa di stilare gerarchie. Mi sembra sia questo lo stesso messaggio che vuole affermare il Premio Ostana. Ed è per questo che sono ben felice di aver potuto dare il mio contributo».

Un contributo prezioso che si è materializzato in un pezzo d’artista con cui Silvio Vigliaturo propone, insieme alla stella occitana, quell’uccellino dell’inno “Se chanta” che ci parla di amore, di fratellanza, di amicizia e di sguardo positivo al di là dei nostri confini. Nella capacità di vedere con gli stessi occhi di quell’auselet sta quella speranza di futuro che non ci deve mai abbandonare.

occitan

Las òbras de Silvio de Acri (lo sòno com’aquò per enavisar lhi vielhs Magistres, ensem de sabença artisanala e de creativitat) se tròbon dins las mai famosas galerias de Venezia, a dui pas da Plaça Sant Marc.

Bèla que las òbras de Silvio Vigliaturo se tròben espatiaas dins las mai emportantas colleccions dal mond, nele a pas eissubliat d’ente arriba. Acri, sus la montanha de la Calabria, país dal solelh mas tanben de la neu blancha e purificatritz qu’estrema bordilhas e ferias d’un Sud trascurat ente lo monde contúnia a partir. Da Acri Silvio es partit per Chieri, lo costat a l’adrech de la colina de Turin, aquela que beica lo Monferrat. Territòri ric d’una istòria d’auta capacitat artisanala dal tèisser que remonta al XV sècle e qu’a conoissut de rapòrt abo l’art Flamanda.

Resta gaire de tota aquela istòria mas reston una presença dins l’arquitectura e l’art que coblaa a una posicion geografica privilejaa, ne’n fan un liòc recerchat, a dui pas da la granda vila. Silvio Vigliaturo a son laboratòri pròpi aquí, sus la plaça principala dal país, denant a la gleisa de Santa Maria della Scala. Pròpi aquel “Dom” d’ente es partit per un lòng noviciat, lhi a propongut ental ’85 de refar de veirieras. Un’ocasion per refortir la confiansa per la recèrcha e l’experimentacion dins aquel travalh dal veire e arribar a ne’n far l’artista qu’es encuei. S’es pas fermat al veire mas es retornat a la vielha passion per la pintura, per la tèrra cuecha en coblant tela, penèl, forn, veire.... per arribar tanben a de grandas esculturas en fèrre e vedre.

«Vers la meitat de lhi ans ’60 ai agut lo destin de rescontrar lo vedre perque ma maire, que volia me donar un mestier, m’a possat vèrs un artisan, dins una botega. Ai emprés lo mestier da un vetrier de Chieri, especializat di vedres da catedrala. Après ai rescontrat lo Magistre Luigi Bertagna, ensenhaire academic, que m’a endraiat vèrs l’art e son istòria. Me siu campat a tèsta prima dins aquesta passion que coava dins mi e aviu la possibilitat de portar anant abo na guida segura e córrer darreire las aspiracions di varis moviments de la pintura, entr’aquestes lo futurisme que m’agradava mai. Experimentavo de tecnicas, de materials, d’intuicions. Aquel magistre m’a mostrat a ren córrer après ai modèls mas a pintrar second mas sensacions, de beicar dins mi, dins mi recòrds».

Taca parelh un chamin que pòrta Silvio Vigliaturo a èsser un precursor de las tecnicas de vedrefusion e de l’Estudi Glass, qu’encuei lo fai trobar al som a livèl mondial. S’es format en partent da un’idea crapassua e da na gaveta dura: «Ai utilizat lo vedre de centenas de botelhas, siernuas abo cura e esbrisaas abo ben de molin a cafè qu’achatavo d’ocasion dai bric-e-brac, per aver lo material e provar a lo fónder».

Lo resultat es clar e se ve

Es la resulta d’un chamin pilhat sença crenta e a tèsta bassa coma fai un montanar, d’aquilhi que devon far lhi còmptes abo la vita dura e l’ambient ostil. Territòri escalabrós, mas decò refugi que dona libertat. Coma aquela de la lenga, o de la religion.

«Siu naissut dins un territòri qu’es caracterizat per las lengas diferentas, lhi arbereshs e lhi grecans, e ai agut la costuma fins da mainat per la diferença culturala e linguística. En vivia abo respecte e curiositat. Quora m’an demandat de collaborar al Premi Ostana “Escrituras en lenga maire” ai retrobat sença fatiga un tròs de mon passat al país de naissença. Ren masque, ai agut la possibilitat de recuperar una valor, de conóisser aqueste tema e de pilhar consciença de la richessa culturala que ailaval aviu. Ma Calabria es tèrra de Magna Grecia. Donc plena de culturas que devem repilhar e valorizar. Ben pr’aquò ai volgut durbir dins ma tèrra d’origina lo Museu d’Acri. Ren mec un museu per far conóisser lo mielh de la cultura artistica nacionala e internacionala, mas sobretot un laboratòri permanent per rèimer, a travèrs l’art, un territòri que deu mai s’abeurar da un passat gloriós e lo relançar per èsser protagonista de la cultura miègterrana. Mon sumi e lo sens de mon empenh dins aquela direccion es enteressar lhi joves e lhi donar aquelas oportunitats que, abo mai de fatiga, mi ai agut. Abo lo concors per lhi joves e l’ensenhament dins las escòlas volen pròpi ponchar per fai nàisser la vuelha de cultura e d’art que son lhi instruments d’un lengatge universal possibles per un eschambi que reapròche las espondas de la Mar Miègterrana, abo respècte, comprension, curiositat culturala e que valoriza la diferença coma valor sença eschala, sença degun comandòire. Me semelha aqueste lo mesme messatge que pòrta anant lo Premi Ostana. Ben pr’aquò siu aurós de lhi collaborar».

Segurament un contribut preciós sot forma d’un tòc d’artista que Silvio Vigliaturo propon, ensem a la crotz occitana, aquel auselet de l’imne “Se chanta” que nos parla d’amor, de frairança, d’amistat e d’esgard d’esperança al delai de nòstra bòina. Es la capacitat de veire abo lhi mesme uelhs d’aquel auselet que nos dona l’esperança dal deman.


Condividi