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Nòvas n.140 Desembre 2014

Atatürk in the nazi imagination

Atatürk in the nazi imagination

di Alessandro Michelucci

Atatürk in the nazi imagination
italiano

Una pagina di storia poco conosciuta

Chi è stato in Turchia ha potuto vedere che in questo paese Mustafa Kemal Pasha (1881-1938), più noto come Atatürk (padre dei Turchi), viene idolatrato come una divinità. Negli ultimi anni questo culto ha subito una leggera flessione, ma il fondatore della Turchia rimane presente nei luoghi pubblici con fotografie, ritratti, statue.

In molti paesi europei, compresa l'Italia, si è diffusa un'ammirazione piuttosto acritica per lui. Secondo un radicato conformismo di stampo progressista, il fatto che Atatürk abbia fondato una Turchia "laica e moderna" è bastato perché venissero dimenticate le orribili nefandezze che aveva compiuto per raggiungere questo obiettivo. Fra queste, il tentativo di cancellare la ricchezza multiculturale ereditata dall'impero ottomano, rimpiazzandola con un centralismo grigio e soffocante. Non a caso il suo modello era stata la Francia repubblicana, nemica giurata delle minoranze e della diversità culturale. Un solo popolo, una sola lingua, una sola cultura: questa è la pietra angolare sulla quale sono stati costruiti entrambi gli stati. Ferme restando, ovviamente, le differenze che li separano.

Negli ultimi anni, però, l'attenzione per la Turchia ha stimolato studi più attenti sulla sua storia, grazie ai quali iniziano a vacillare i radicati luoghi comuni che vedono in Atatürk un luminoso eroe del progresso.

Uno di questi viene proposto da Stefan Ihrig, autore di Atatürk in the Nazi Imagination (Harvard University Press, pp. 320, $29.95).

L'opera approfondisce una pagina storica poco nota del ventennio fra le due guerre mondiali: le relazioni fra la Germania hitleriana e la neonata repubblica turca.

Molti tedeschi, soprattutto a destra, videro nella Turchia un modello da imitare: un paese autoritario, centralizzato, moderno. Perfino il genocidio armeno esercitò un notevole fascino su di loro. Naturalmente non si può imputare ad Atatürk il fatto che Hitler lo ammirasse, né il fatto che in Turchia "Mein Kampf" sia ancor oggi un best seller (il titolo turco è "Kavgam"). Ma la cosa cambia aspetto se si considerano le notevoli somiglianze fra i due paesi. Un'opera, quella di Stefan Ihrig, di enorme valore storico e culturale, un libro che dovrebbe essere tradotto in italiano.

La sua utilità va ben oltre il caso particolare, perchè ci stimola ad accantonare due pessime abitudini. Una consiste nel valutare l'azione politica unicamente per i suoi risultati, prescindendo dai mezzi che vengono utilizzati per raggiungerli. L'altra consiste nel condannare le mostruosità delle dittature ma tollerare le stesse se vengono compiute da un regime formalmente democratico come quello di Atatürk.

Stefan Ihrig si è laureato all'Università di Cambridge con una tesi sul tema "Nazi Perceptions of the New Turkey, 1919-1945".

 
Vale la pena di ricordare che un eccellente specialista di storia europea e delle relazioni fra la Germania e l'impero ottomano è Polonsky Fellow al Van Leer Jerusalem Institute.

Per altre informazioni: www.hup.harvard.edu

occitan

Una pàgina d’istòria gaire conóissua


Aquel qu’a viatjat en Turquia a polgut veire coma ent’aquel país Mustafa Kemal Pasha (1881-1938), conoissut coma Atatürk (paire di Turcs), sie venerat coma una divinitat. Dins lhi darriers temps aquesta veneracion a un pauc baissat, mas lo fondator de la Turquia resta ben present al públic abo fotografias, retrachs, monuments.

En ben de país europeu, l’Itàlia tanben, es presenta un’admiracion pustòst acritica per el. Es ben enraïsat un conformisme d’estamp progressista que ve en Atatürk lo fondator d’una Turquia “laica e modèrna” sença veire totas las porcareas qu’al a fach per arribar an aquel resultat. Volem masque dir aicí dal temptatiu d’eliminar la richessa multiculturala vengua da l’emperi otoman, e la remplaçar per un centralisme gris e massacrant. Pas per ren son modèl era estaa la França republicana, nemisa juraa de las minoranças e de la diversitat culturala. Un solet pòple, una soleta lenga, una soleta cultura, aquesti lhi prencipis que son estats la fondamenta d’aquilhi dui estats. Ben considerant de segur las diferenças entre un e l’autre.

Dins lhi darriers temps, l’atencion per l’istòria de la Turquia a possa a d’estudis mai precís que fan tramblar lhi luecs comuns que veon en Atatürk un esclent eròi dal progrès.

Un d’aquesti estudis es aquel de Stefan Ihrig, autor de Atatürk in the Nazi Imagination (Harvard University Press, pp. 320, $29.95).

L’òbra esclarsís una pàgina d’istòria gaire conoissua dal periòde entre las doas guèrras mondialas: las relacions entre l’Alemanha hitleriana e la naissenta republica turca.

Ben d’alemands, sobretot de drecha, veion dins la Turquia un modèl da copiar: un país autoritari, centralizat, modèrn. Tenben lo massacre de lhi Armens a fascinat ben d’alemands. Es clar que se pòl ren reprochar a Atatürk lo fach que Hitler l’admiresse o que en Turquia "Mein Kampf" sie encà al jorn d’encuei un best seller (lo títol en turc es "Kavgam"). Totun val la pena de considerar las vesinanças entre lhi dui país e pr’aquò lo libre de Stefan Ihrig a una granda valor istòrica e culturala e valeria la pena d’una traduccion en italian.

Son utilitat vai mai òutra lo cas particular, perque nos possa a laissar d’un cant doas marrias costumas. Una es aquela de valutar l’accion politica sonque per si resultats sença considerar las manieras utilizaas per la realizar. L’autra es aquela de condamnar las mostruositat de las dictaturas mas las passar sot chamba se venon fachas da un govèrn formalment democràtic coma aquel d’Atatürk.

Stefan Ihrig s’es laureat a l'Universitat de Cambridge abo un estudi sal tema "Nazi Perceptions of the New Turkey, 1919-1945".

Val la pena de dir que un eccelent especialista d’istòria europea e de las relacions entre l’Alemanha e l’emperi otoman es Polonsky Fellow al Van Leer Jerusalem Institute.

Per d’autras informacions: www.hup.harvard.edu


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