Nòvas d’Occitània    Nòvas d'Occitània 2014

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Nòvas n.138 Octobre 2014

Restaurare la monarchia alle Hawaii. La Kanaka Maoli Route per l’Indipendenza

Restaurar la monarquia a las Hawaii. La Kanaka Maoli Route per l’indipendença

Restoring the Kingdom of Hawaii: The Kanaka Maoli Route to Independence

Restaurare la monarchia alle Hawaii. La Kanaka Maoli Route per l’Indipendenza
italiano

Certe minoranze e/o popoli indigeni hanno ricevuto un valido sostegno da parte di giuristi che hanno sposato la loro causa. In questo modo le rivendicazioni dei primi hanno guadagnato una sostanza giuridica che altrimenti non avrebbero avuto. Basti pensare a Michael van Walt van Praag, avvocato del Dalai Lama e fondatore dell'UNPO (Unrepresented Nations and Peoples). Oppure al sudafricano Jeremy Sarkin, consulente legale degli Herero e autore del libro "Germany's Genocide of the Herero: Kaiser Wilhelm II, His General, His Settlers, His Soldiers (James Currey, 2011).

Lo stesso ha fatto Francis Boyle, autore del libro Restoring the Kingdom of Hawaii: The Kanaka Maoli Route to Independence (Clarity Press, Atlanta [GA] 2014, pp. 196, $19.95). Il giurista americano ha dedicato buona parte della propria vita alla questione dimenticata degli indigeni hawaiiani (Kanaka Maoli).

Fra i 50 stati che formano la federazione statunitense, le isole Hawaii occupano un posto singolare. Non solo sono l'unico stato insulare, ma appartengono geograficamente e culturalmente ad un altro continente (l'Oceania). Inoltre, ed è il punto principale, le Hawaii sono l'unico stato che ha aderito alla federazione contro la volontà della popolazione autoctona.

Gli indigeni hawaiiani (Kanaka Maoli) sono di ceppo polinesiano. Sono originari delle isole Marchesi, dalle quali migrarono via mare attorno al 100 a.C. La loro lingua, che oggi non ha alcun riconoscimento ufficiale, appartiene alla famiglia austronesiana e si apparenta quindi a quelle degli altri popoli polinesiani, come i Tahitiani od i Maori della Nuova Zelanda.
Sempre nel corso del diciottesimo secolo, la Russia e la Gran Bretagna tentano senza successo di colonizzare l'arcipelago, che é stato unificato dal re Kamehameha. E' quindi il presidente americano John Tyler che dichiara apertamente l'intenzione di attrarre le isole nell'orbita degli Stati Uniti. Nel 1848 il re Kamehameha III cede alle pressioni dei coloni statunitensi che reclamano la privatizzazione delle terre, dove hanno già diffuso le piantagioni di canna da zucchero. Nel 1866, col pretesto di salvaguardare gli interessi americani, una nave della marina federale viene dislocata nelle acque dell'arcipelago.
Intanto viene promossa una massiccia immigrazione di asiatici e nordamericani. La situazione sta ormai precipitando: nel 1877 il ministro Pierce dichiara che le isole sono "una colonia americana dal punto di vista politico ed economico". Cresce il malcontento fra gli indigeni, che vedono morire lentamente la propria indipendenza.
Nel 1891 sale al trono Lydia Lili'uokalani. La nuova regina, volendo restituire al suo popolo i diritti che sta perdendo, emana una nuova costituzione che istituisce la monarchia costituzionale e nega il voto agli stranieri. I latifondisti americani formano un sedicente "governo provvisorio" sostenuto dagli Stati Uniti. Il 17 gennaio 1893 il palazzo reale viene circondato dagli esponenti del "governo provvisorio" e dall'esercito federale. La regina si vede costretta alla resa.
Pochi mesi dopo, però, il nuovo presidente Cleveland condanna senza mezzi termini il colpo di stato e cerca di restaurare la monarchia hawaiiana. Il suo mandato termina però senza che sia riuscito a vincere la resistenza delle lobbies finanziarie che propugnano l'espansione americana nel Pacifico (a quel tempo gli Stati Uniti hanno già diverse colonie in quell'oceano, fra le quali Guam, Samoa, le isole Midway e le Filippine).
Nel 1898 le Hawaii vengono ufficialmente annesse agli Stati Uniti. Il 27 giugno 1959, quando la popolazione indigena è ormai in netta minoranza, un referendum dall'esito scontato trasforma l'arcipelago nel cinquantesimo stato della federazione.
Il libro di Boyle analizza la questione in termini giuridici, ma lo fa senza usare un linguaggio tecnico che renderebbe il libro un'opera per pochi addetti ai lavori.

Sincero difensore dei popoli oppressi, ma ovviamente sorretto da una profonda conoscenza della questione e dei suoi risvolti giuridici, Boyle dimostra che la restaurazione della monarchia hawaiiana non è una bizzarra fantasia, ma che esistono le condizioni per realizzarla.

Una lettura obbligatoria per gli italiani che si occupano di questioni indigene, dato che nel nostro paese la questione è completamente ignorata.

Francis Anthony Boyle (1950) è un giurista americano che insegna Diritto internazionale alla University of Illinois di Champaign. Ha collaborato con numerose associazioni umanitarie ed è stato consulente della delegazione palestinese ai negoziati che si sono svolti fra il 1991 e il 1993. Ha scritto numerosi libri, fra i quali ricordiamo "Breaking All The Rules: Palestine, Iraq, Iran and the Case for Impeachment" (Clarity Press, 2008), "United Ireland, Human Rights and International Law" (Clarity Press, 2011) e "The Criminality of Nuclear Deterrence" (Clarity Press, 2013).

Per altre informazioni:

www.claritypress.com

occitan

Cèrtas minoranças e/o pòples an recebut un vàdid sosten dai juristas qu’an mariat lor causa. D’aquel biais las revendicacions di premiers an ganhat una substança jurídica que autrament aurion pas agut. Baste pensar a Michael van Walt van Praag, avocat dal Dalai Lama e fondator de l’UNPO (Unrepresented Nations and Peoples). O al sudafrican Jeremy Sarkin, consulent legal de lhi Herero e autor dal libre "Germany's Genocide of the Herero: Kaiser Wilhelm II, His General, His Settlers, His Soldiers (James Currey, 2011).

La mesma causa a fach Francis Boyle, autor dal libre “Restoring the Kingdom of Hawaii: The Kanaka Maoli Route to Independence” (Clarity Press, Atlanta [GA] 2014, pp. 196, $19.95). Lo jurista american a voat sa vita a la question desmentiaa di indigens hawaiians (Kanaka Maoli).

Entre lhi 50 estats que formon la federacion estatunitensa, las islas Hawaii ocupo un plaça singulara. Ren masque lo solet estat insular, mas apartenon geograficament e culturalment a un autre continent (l’Oceània). De mai, e es lo ponch principal, las Hawaii son lo solet estat qu’a aderit a la federacion còntra la volontat de la populacion autòctona. Lhi indigens hawaiians (Kanaka Maoli) son d’origina polinesiana. Provenon das las islas Marquesas, d’ente migreron per mar a l’entorn dal 100 av.C. Lor lenga, qu’encuei a pas degun reconoissiment oficial, aparten a a familha austronesiana e s’aparenta donc an aquelas di autres pòples polinesians, coma lhi Tahitians i lhi Maori de la Nòva Zelanda.

Sempre durant lo sècle XIX, la Rússia e la Gran Bretanha tempton sensa succès de colonizar l’archipèl, qu’es estat unificat dal rei Kamehameha. Puei es lo president american Jonh Tyler que declara francament l’intencion d’atraire las islas dedins l’òrbita di Estats Units. Ental 1848 lo rei Kamehameha III cèd a las pressions di colons estatunitens, que reclamon la privatizacion de las tèrras ente an já difondut las plantasons de cana da sucre. Ental 1866, embe lo pretèxt de salvagardar lhi interès americans, una nau de la marina federala ven dislocaa dins las aigas de l’archipèl.

Entrementier ven promogua una massissa emigracion d’asiàtics e de nòrdamericans. La situacion d’aquí enlai es en tren de precipitar: ental 1877 lo ministre Pierce declara que las islas son una “colònia americana dal ponch de vista polític e econòmic”. Creis lo malcontent al metz di indigens, que veon murir lentament lor independença.

Ental 1891 monta al tròn Lydia Lili’uokalani. La nòva reina, en volent restituïr a son pòple lhi drechs qu’ista perdent, emana una nòva constitucion qu’instituís la monarquia constitucionala e nega lo vot a lhi estrangiers. Lhi latifondistas americans formon un sedisent “govèrn provisòri” sostengut da lhi Estats Units. Lo 17 de genoier dal 1893 lo palais real ven encerclat dai membres dal “govèrn provisòri”e da l’armada federala. La reina ven constrecha a se rénder.

Mas pauc de mes après lo novèl president Cleveland condamna fermament lo colp d’estat e cercha de restaurar una monarquia hawaiiana. Pasmens son mandat finís sensa que sie arribat a ganhar la resistença de las lobbies financiàrias que avançon l’expansion amenricana ental Pacífic (an aquel temp an já divèrsas colònias dins aquel ocean, entre las qualas Guam, Samoa, las islas Midway e las Filipinas).

Ental 1898 las Hawaii venon oficialament annexas a lhi Estats Units. Lo 27 de junh dal 1959, quora la populacion indígena es de bèl avant en neta minorança, un referendum dal resultat escomptat transforma l’archipèl dins lo cinquanten estat de la federacion.

Lo libre de Boyle analisa la question en tèrmes jurídics, mas aquò sensa adobrar un lengatge técnic que renderia lo libre un’òbra per gaire especialistas.

Sincèr defensor di pòples oprimuts, mas clarament resut da una profonda conoissença de la question e di siei aspècts jurídics, Boyle demostra que la restauracion de la monarquia hawaiiana es pas un’estranja fantasia, mas qu’existon las condicion per la realizar. Una lectura obligatòria per lhi italians que s’ocupon de questions indigenas, daus que dins nòstre país la question es completament ignoraa.

Francis Anthony Boyle (1950) es un jurista american qu’ensenha Drech Internacional a la University of Illinois de Champaign. A collaborat embe de nombrosas associacions umanitàrias e es estat consulent de la delegacion palestinesa ai negociats que se son desbanats entre lo 1991 e lo 1993. A escrich un baron de libres, entre lhi quals recordem “Breaking All The Rules: Palestine, Iraq, Iran and the Case for Impeachment" (Clarity Press, 2008), "United Ireland, Human Rights and International Law" (Clarity Press, 2011) e "The Criminality of Nuclear Deterrence" (Clarity Press, 2013).

Per d’autras informacions:


www.claritypress.com


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