Nòvas d’Occitània    Nòvas d'Occitània 2014

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Nòvas n.133 Març 2014

Valeria Tron: “Leve les yeux”
Finalmente! Una cantautrice nelle valli occitane

Valeria Tron: “Leve les yeux”
Finalament! Una chantautritz dins las valadas occitanas

di Massimo Manavella. Per ascoltare due delle sue canzoni: Choousìe dë Vërnîs / 3 Mettre d' Néou

Valeria Tron: “Leve les yeux” Finalmente! Una cantautrice nelle valli occitane
italiano

Mettendo il disco di Valeria Tron nel lettore, la voce che si diffonde è potente e forte. Valeria non è una donna imponente. È una ragazza minuta. Ma ascoltandola non lo diresti affatto.

La prima volta che la vidi sul palco era con Lou Magnaut, un quindicina d’anni fa. Lei era una delle componenti fondamentali di questo gruppo anomalo, nel panorama della musica d’oc di fine millennio. Si ponevano e si proponevano in maniera diversa, quasi provocatoria. E questo mi affascinava parecchio.

Siete Belli come dei maiali!”, in questa maniera avevano salutato il nutrito pubblico che partecipava al loro concerto di Ostana, inserito nel programma dell’ultimo, almeno fino ad ora, Rescountre Ousitan organizzato da Ousitanio Vivo. Un mormorio si diffuse immediatamente nel pubblico, il sindaco di Ostana mi diede una pacca sulla spalla ridendo, io sentii un brivido corrermi lungo la spina dorsale, in quanto era responsabilità mia se loro erano su quel palco. La serata, in realtà, fu un successo, la voce di Valeria e la bravura dei musicisti conquistarono letteralmente il pubblico, dopo averlo, almeno per un attimo, spiazzato.

Ai pè de sta mountanho è l’unico pezzo tradizionale, presente nel nuovo disco di Valeria Tron e lei gli regala una forma inattesa. Un vestito tutto nuovo. Come fece ai tempi dei Lou Magnaut con Me seou chatà en marì. Potrebbe sembrare, ad un primo ascolto, che una cantante blues abbia deciso di reinterpretare un paio di canzoni occitane. Invece siamo di fronte ad una cantante delle nostre valli che inonda con il suo spirito la tradizione nella quale è nata e cresciuta.

Cantante ma, soprattutto, cantautrice. Perché Valeria scrive e riscrive. Poi, solamente dopo, canta. Tutti i pezzi del disco escono da lei: sono frutto dei suoi ricordi, dei suoi sogni, dei suoi desideri, dei suoi dolori e delle sue ferite. La forza di questo disco è TUTTA qui: esprime un mondo immenso, racchiuso dentro una ragazza piccolina. Una ragazza che ama la sua terra. Una ragazza che ama la sua lingua: la ama così tanto da non rassegnarsi a considerarla utilizzabile solamente per parlare del passato. La ama così tanto da sentirla l’unico strumento utile, l’unica lingua possibile per parlare del suo mondo attuale e della sua profondità.

Valeria Tron, Leria per gli amici, è una ragazza minuta… che resiste.

L’intervista:

  1. Ascoltando le tue canzoni si ha l’impressione che cantando tu esprima l’enormità di un mondo che ti porti dentro. In certi momenti si potrebbe pensare che sia stata un’altra Valeria, di un’altra epoca, a scrivere i versi. Quando hai iniziato a cantare è perché?

Mi succede spesso di interiorizzare vite che non sono la mia. Vite che ho soltanto sentito nominare per caso, storie che non mi sono mai appartenute e che forse, ho involontariamente impresso nella mia memoria. Spesso, quando passeggio nelle borgate che mi hanno vista crescere ho l’impressione che l’intero paese si animi intorno a me, i profumi stessi si fanno più pungenti e percepisco, nitidamente, il passaggio e la forza che tutte le cose conservano. La musica è un’esigenza forte. Temo di non riuscire a descrivere con chiarezza l’enorme massa di emozioni che provo mentre canto. Sicuramente è una liberazione, una trasmissione violenta che mi attraversa tutta. E’ un po’ come annullarsi, mi sento stremata e libera, svuotata dalla sofferenza e dalla gioia. Spesso chiudo gli occhi e... Il mio mondo, le fotografie che mi animano, mi trasportano lontano: quasi sempre a casa. Vedo la gente che ho amato, il calore, i colori, i vecchi, le punte affilate delle montagne, la neve… I pascoli e le mani di mio padre accarezzare il legno. Sento persino i canti, le grida, le voci. Insomma, rivivo una vita lontana, eppure costantemente presente. Canto da sempre, o meglio, ho memoria della mia voce che cerca di imitare quella di mio padre. I miei ricordi cominciano proprio col suo canto. Era dotato di un timbro raro, di una potenza e una melodiosità genuina, commoventi. Anche lui, penso, si servisse della musica per “liberare” i pesi del cuore. E io ero una bambina piccolissima, rapita. Che piangeva su quella voce con la sua voce. Scrivere canzoni è una condanna e al tempo stesso un dono. Non riesci a smettere. Non ce la fai. La prima? A undici anni, in patuà, sulla guerra del Golfo.

  1. Viviamo nell’epoca dei Talent Show. Partecipare ad uno di essi sembra l’unica strada percorribile per un giovane cantante che vuole costruirsi un suo percorso. Come si sente Valeria Tron, cantautrice in occitano, in un mondo fatto così? Ti sei mai posta il problema di esserne troppo distante?

Distante è dire poco. Ma non mi riguardano né quel mondo, né tantomeno i suoi appetiti musicali. Scrivo nella mia lingua, come fanno molti cantautori, senza la paura di essere “incompresa”. Anche le mie musiche possono sembrare lontane e se vogliamo “semplici”.In realtà nascono molto teneramente in contemporanea o quasi alle parole, cercandosi vicendevolmente per raccontare la stessa storia. I Talent Show sono esattamente l’antitesi di quello che sono e che porto dentro… Scrivere e cantare sono un’esigenza.Potrei non avere pubblico, canterei come ho sempre fatto: per me stessa.

  1. Come abbiamo già detto, le canzoni del tuo disco non appartengono all’immenso bacino di canzoni e musiche tradizionali occitane. Le hai scritte tu. E nel caso in cui non siano pezzi scritti di tuo pugno, li hai comunque, riarmonizzati. Facendoli, in questa maniera, tuoi. Hai intrapreso, quindi, una strada che ti porterà in altre direzioni, magari un po’ più lontano, rispetto alla maggior parte dei gruppi di musica occitana a cui siamo abituati. Sei una cantautrice. Si tratta di una scelta ponderata e voluta? Riesci a condividere i motivi di questa tua decisione?

A dire la verità, le mie canzoni non hanno la pretesa del “viaggio”… La parola “lontano” è un ordine di grandezza fatuo e illusorio. La distanza la crea il ricordo .La memoria.Quindi, basta ascoltare Man de peiro canticchiata da un bambino di Carrù ed ecco che hai vinto più distanze: una è quella fisica, l’altra è quella culturale. La lingua non conta, non conta nemmeno il mio coinvolgimento personale nel trascrivere i pezzi della mia vita, quello che resta è un allargato senso di appartenenza musicale, di sonorità che riportano chi le ascolta nei più disparati posti al mondo. Persino quelli più impensati. Questo è il regalo che ci fa la musica, quando sentiamo che ci appartiene. Nel panorama musicale occitano ci sono gruppi di grande talento, spesso nati come me, senza pretesa. Sono le orecchie a doversi “abituare” ad una musica non necessariamente ballabile, alla quale “dobbiamo “ dedicare del tempo e della cura. Ovviamente questo impone una difficoltà maggiore e una curiosità che oltrepassa i limiti linguistici. Non ho scelto di scrivere: ho scritto.Pregi e difetti, cause ed effetti. Non mi aspetto più di quanto non abbia già ricevuto. Un grande calore spontaneo.

  1. A mio modesto parere, si può dire che il tuo disco rappresenti un punto di svolta nel panorama delle produzioni discografiche occitane. Hai usato la tua, la nostra, lingua per esprimere pensieri attuali e non per forza legati alla tradizione. Sei consapevole di questa caratteristica del tuo disco? È un’impostazione che avevi premeditato e previsto?

Come potrei premeditare la mia vita? Quale altra avrei potuto scrivere, se non la mia?. Sarò sincera: la decisione di rendere pubbliche le mie vicende personali, il mio presente o i miei ricordi più “pesanti” ha creato una sorta di conflitto interiore. Da un lato la paura di essere “violentata” nell’intimo, dall’altra un senso di dovere nei confronti di chi mi ha sostenuta e spronata in questo viaggio. Molte persone hanno creduto in me, alcune le ho perse, ma quelle che mi sono vicine capiscono il bisogno incontenibile, l’urgenza, che mi spinge a riportare in musica quello che sento. Non è facile, anzi. E’ difficile oltre misura non avere filtri espressivi, lasciarsi andare completamente senza la paura della critica o dell’indifferenza. Se c’è una prerogativa, in questo disco è l’assoluta libertà di movimento.

  1. La Val Germanasca o Val San Martin è la tua valle. Come sta andando il tuo disco in casa tua? Com’è stato accolto questo tuo progetto?

La mia valle è ricca di cultura e di storia, fondamentalmente impervia per antonomasia. Eppure ho ricevuto parole di grande affetto, spontanee.Toccanti. Non pensavo che ci sarebbero state tante “ attenzioni” nei confronti del mio lavoro. Sono una persona vivace, ma anche ribelle e testarda, a tratti ermetica. Per carattere, anche lontana da tutto e tutti a volte. Vivo la mia terra anche da distante, ogni giorno è come se non fossi mai scesa, ogni mattina.Sono lassù. E non è retorica questa, semplicemente è la mia casa. Anche se oggi non posso essere lì come vorrei, trattengo tutto, ricordo tutto ciò che posso. Rodoretto non è soltanto un luogo, è la mia musa, la tomba e la sorgente di ciascun giorno.Anche da qui. E’ cambiato col tempo, anche lui. Sinceramente sono rimasti in pochi lassù a resistere. Penso di amare quel luogo più di quanto lui ami me. Col rischio di sembrare “assente”, mentre in realtà è l’unico posto al mondo che mi assomigli davvero. Non mi chiedo se il mio paese si accorga o meno dell’ importanza del mio lavoro, della forza che lo ha mosso. Non mi aspetto medaglie o riconoscimenti. Non mi aspetto nulla. Non l’ho fatto per questo. Se vorranno capire, sono sicura che lo faranno senza applausi, ma con un tacito assenso. In generale però, ho ricevuto grande solidarietà e sono orgogliosa di appartenere a questa valle. Davvero. Un ringraziamento particolare va ai “pomarini” che mi sostengono oltremodo.

  1. Siamo venuti a vedere il concerto che hai proposto a Torino, al Teatro Agnelli, in collaborazione con Assemblea Teatro. La sala era gremita ed il pubblico entusiasta. Come ti senti quando canti lontano dalle valli, dove chi ti ascolta, magari, non capisce bene i testi delle canzoni? È più difficile per te cantare per un pubblico che potrebbe non capire i tuoi versi?

A Torino, come a Cuba .E’ l’emozione che trasmetti ad accarezzare la gente. La mia voce è davvero la trasposizione di ogni mio sentimento verso l’esterno. Lo spettacolo piace senza troppi perché, e non mi importa se le persone sedute ad ascoltare conoscano o meno la mia lingua. Credo fortemente che la lingua sia una ricchezza, una fonte pulita, un orizzonte aperto . Mai un muro, o un’ostacolo insormontabili. Lo spettacolo “Ai pè de stà mountanho” l’ho concepito sapendo chiaramente che molte persone non avrebbero capito i testi. Per questo ho deciso di alternare le canzoni ai racconti in italiano. Perchè in questo modo, il pubblico lo trasporti tu, dove è “casa”. Dove decidi di invitarli come una tavolata di amici che mangiano nella stessa cucina. Solo che siamo tutti a cena “da me”. Nella mia terra. Ognuno poi, porta qualcosa da casa “sua”. Ed ecco il trasporto, il ricordo. Il viaggio.

  1. Il tuo gruppo è una sorta di Big Band. Riesci a raccontarci come sei riuscita a mettere insieme questo nucleo di persone? Guardandovi suonare dal vivo, si vede chiaramente che ogni componente del gruppo ha alle spalle un percorso individuale ben delineato. È complicato definire uno stile quando si è cosi in tanti? Con delle personalità, anche, molto forti.

Tutto è cominciato quasi per caso. Ugo e Gianluca si sono impuntati lasciandomi poco margine di scelta: dovevo farlo. Dal momento che stavo raccontando la mia vita ho sentito il bisogno di affidarmi ai miei più cari amici musicisti, senza preoccuparmi della loro statura tecnica. Ma con la fervente certezza che ognuno di loro avrebbe capito profondamente quello che portavo con me. Per questo inizialmente contattai Marco e Paolo. Paolo e Gianluca sono miei compagni di musica da oltre 17 anni. Marco da dieci. Li ho cercati per le loro caratteristiche umane prima ancora che per quelle musicali. Gianluca è testardo e si mette in gioco con grande coraggio, Paolo è affidabile e sincero, Marco mi comprende alla perfezione perché la passione che lo muove è genuina e autentica, Ugo è il mio compagno di vita e vede nascere ogni canzone. Simone è un professionista straordinario, la sua capacità interpretativa e la sua genialità esecutiva unite al suo talento naturale hanno arricchito l’organico dandogli spessore e competenze, Paolo Daviè è un musicista di rara sensibilità, direi che le sue mani al pianoforte sono impastate con la mia voce e annullano le distanze. Mario è l’ultimo arrivato, sentivo l’esigenza di poter aggiungere uno strumento basso che potesse inspessire la parte ritmica. E poi, Cristiana Voglino che da voce ai racconti, un’attrice sensibile e capace. In grado di interiorizzare le mie emozioni e renderle vive con la sua maestria. Ad ognuno di loro sono legata affettivamente e li ringrazio soprattutto per la grande pazienza, per l’affiatamento e la dedizione. Sono come fratelli, per me insostituibili. Penso con questo di aver risposto ad entrambe le domande. Ognuno di loro è una ricchezza, il loro “spessore” è al servizio di questa musica. Si fidano di me, non è poi così difficile accettare la mia leader-ship, anche perché li esorto ad esprimersi con tutta la loro naturalezza.

  1. Il disco è in circolazione da alcuni mesi. Puoi sbilanciarti a fare un bilancio? Sei soddisfatta dei risultati che stai ottenendo?

Hai già in cantiere qualcos’altro? Riesci a dare delle anticipazioni?

Il disco è uscito ufficialmente il 5 gennaio al Tempio Valdese di Pinerolo. Il concerto di presentazione ha sbalordito ogni mia previsione. Ovviamente, avendo personalmente finanziato l’intero costo di questo lavoro, e, non avendo altri mezzi se non il passa parola e una distribuzione per ora locale e a tratti “inconsueta”, devo dire che i risultati a oggi sono più che soddisfacenti. Questo disco viaggia più di me. E’ arrivato a Barcellona, a Montevideo… Assemblea Teatro mi ha dato modo di esprimermi, Renzo Sicco è stato il primo a credere fortemente in questo progetto dandogli visibilità. La Chambra d’Òc è stata la prima associazione che ho contattato al di fuori delle mie valli. L’accoglienza e il calore mi hanno disarmata. Ringrazio tutti coloro che hanno aiutato o aiuteranno le mie parole a spingersi più lontano, conservando viva questa lingua che soffre, che stringe i denti con grande coraggio e dignità. La nostra cultura è viva, metterà germogli nuovi, si sta già muovendo al di là delle montagne. Sarebbe un peccato che le persone che dedicano tempo, energia e passione ad una causa così nobile non avessero ossigeno per respirare, sarebbe un peccato soffocare le voci di chi ha ancora cose da raccontare. Io sono una cantastorie, niente di più. E questo disco è l’inizio del mio viaggio. Ho scritto alcuni pezzi nuovi, sto preparando un nuovo spettacolo con brani inediti, molto forti. Li presenteremo il 26 aprile a Pinerolo. Per il prossimo lavoro ho già la linea guida, una bozza che giorno dopo giorno và delineandosi anche grazie all’aiuto del mio gruppo. Noi resistiamo… 

occitan

En fichant lo disc de Valeria Tron dins lo leseire, la vòutz que s’eslarja es fòrta e potenta. Valeria es pas una frema empausanta, es una filha menua, mas en auvent sa vòutz o diries pas.

La premiera vetz que l’ai vista sus lo chafalc era òub Los Manhaut, aquò fai una quinzena d’ans. Ilhe era una figura emportanta per aquel grop un pauc fòra mesura dins l’ensem de la musica d’òc d’aquel temp. Volien èsser e apereissien diferents, esquasi provocatòris. Aquò m’ensorcelava pas mal. “Siete Belli come dei maiali!”, parelh avien salutat la gent presenta a lor concèrt a Ostana per lo darrier Rescountre Ousitan organizat da Ousitanio Vivo. S’es auvit un zonzonear entre la gent, lo séndic d’Ostana en rient m’a donat un crèp sus l’espatla e a mi m’es vengut un frisson perque ero pròpi mi que li aviu volguts e envidats per aquela manifestacion. Fin finala, la serada es estaa un ver succès, après lo premier esbui, la vòutz de Valeria e la valor di musicaires an agut la mielh sus la gent.

Ai pè de sta mountanho es lo solet tòc tradicional dins lo novèl disc de Valeria Tron e ilhe lo viest a sa maniera coma ai temps de Los Manhaut avia fait òub Me seou chatà en marì. Venria esquasi da creire qu’una chantaira blues aie decidat d’interpretar na man de chançons occitanas, mas es pas aquò! Es una chantaira naissua, creissua e norria aquí, que reviest de son esperit personal sa tradicion viscua.

Chantaira mas, sobretot, chantautritz. Valeria crea sas chançons e après las chanta. Son lo fruit de sa sovenença, di si sueimes, de si desirs, de las dolors e des ferlècas. La fòrça d’aqueste trabalh es aquí: un grand mond dins una filha menua. Una filha qu’aima sa tèrra, qu’aima sa lenga e pòl pas pensar que sie una lenga que vai ben mec per parlar dal passat. Per ilhe es la soleta lenga per parlar de sa vida dins un mond actual e per contar si sentiments.

Valeria Tron (Lèria per li amís) es una filha menua. mas gorenha.

L’entrevista:

  1. En auvent tas chançons un a l’impression que sòrte la grandor d’aquel mond qu’as en tu. Veneria da pensar que a escriure queli vèrs sie un’autra Valeria, d’un autre temp. Quora as prencipiat a chantar e perque?

M’arriba sovent de me sentir dedins de vidas que son pas la mia. De vidas qu’ai sentut contiar per cas, d’estòrias a mi forestièras e que, sensa lo voler, me son intraas dedins. De bòt que la lhi a, quand me promeno dins las ruaas ente ai viscut, ai l’impression que tot lo vilatge s’arviscole a l’entorn, li perfums se fan ponhents e sento ben clar que tot s’es gardat viu. Ai un besonh fòrt de la musica. Arribo pas dir las emocions que pròvo quand que chanto. De segur es una liberacion, siu traversaa tota da una fòrça. Es un pauc coma s’anular, me sento esquintaa e libra, deivuidaa da la sufrança e da la jòi. Sovent barro li uelhs e... Mon mond, las images que m’acompanhen, me pilhen e me pòrten luenh, vèrs maison. Veu la gent, ma gent qu’ai aimat, la chalor, li colors, li vielhs, li crests des montanhas, la neu. Li pasturals e las mans de mon paire carecear lo bòsc. Sento li chants, li brams, las vòutz. En soma, revivo una vida qu’es luenha, tutun d’en contun presenta. Mi chanto da tot die, o mielh, ai la sovenença de ma vòutz qu’eigàlia aquela de mon paire. Mi recòrds taquen d’aquí, da son chant. Avia un timbre particular, d’una potença e melodiositat genica, esmovents. Ai idea que decò el adobresse la musica per desgabiar li magons. Mi ero una filheta ben pichòta, ravia. Que plorava a auvir aquela vòutz. Escriure de chançons es una condamnacion e un don. Pòs pas quitar. es tròp. La premiera chançon? A onze ans, en patoà, sus la guèrra dal Golfo.

  1. Vivem al temp di Talent Show. Partecipar a un d’aquesti parèis la soleta via da far per un jove chantaire que vòl bastir son chamin. Coma se sent Valeria Tron, una chantautritz en occitan, dins un mond perparelh? Te sies jamai demandaa s’eres tròp luenh?

Es pas la distança que fai. Me regarden pas ni aquel mond, ni mai sa fam musicala. Escrivo dins ma lenga, coma fan un baron de chantautors, sensa gena de ren èsser capia. Decò ma musica pòl semelhar luenha e se volem “simpla”. A dir lo ver nais sensa esfòrs dins lo mesme temp des paraulas, se cèrchen entre lor per contar la mesma estòria. Li Talent Show son pròpi l’envèrs d’aquo que mi siu e qu’ai dedins. Escriure e chantar son un besonh. Poleriu aver nimanc un’anima viva a escotar, chantariu de mesme coma ai totjorn fait: per mi.

  1. Coma avem dit, las chançons de ton disc son pas tiraas dal gròs bacin de la chançon populara e musica tradicionala occitana. Es tu que las as faitas. E s’es ren com’aquò, tu las as personalizaas, e aüra an ton esperit. Sies endraiaa sus un chamin que te mena autrament, magara mai luenh, respect a lo mai di grop de la musica occitana que conoissem. Sies una chantautritz. Es aquò que volies? Nos dies lo perqué?

A la dir tota, mas chançons an pas la pretencion dal “viatge”. Sus eiquen la paraula “luenh” es una paraula fata e illusòria. Es lo recòrd que crea la distança. La memòria. Donc la n’a pro d’escotar Man de peiro chantuseaa da un meinat de Carrù e tequí qu’as escafat mai qu’una distança: aquela fisica, aquela culturala. La lenga compta gis, e nimanc mon investiment personal de reveire li tòcs de ma vida, çò que rèsta l’ei un larg sens d’apartenença musicala, de sonoritat que menen qui escota en vir per lo mond. Se pòl pas imaginar ente. L’ei aiquet lo don que nos fai la musica, quand que la sentem nòstra. Dins l’ensem de la musica occitana la li a de grops que valen, e, sensa pretencion, sovent naissuts òub mi. Son las aurelhas que deven “s’acostumar” a una musica, pas besonh que sie da balar, li dediar de temp e de cura. Tot eiquen l’ei pas aisit e demanda decò una curiositat que vai lai òutra la bòina de la lenga. Valors e maganhas, causas e efèctes. M’atendo pas mai d’aquò qu’ai já agut. Una granda chalor que ven dal còr.

  1. A mon modest vejaire, un diria que ton disc fasse un virvòut dins l’ensem de la produccion discografica occitana. As adobrat la tia, la nòstra lenga per sortir de pensier actuals e gis limitats a la tradiccion. D’eiquen n’as ben consciença? L’ei eiquen que avies projectat?

Qual projècte poliu far se non pas d’escriure ma vida? Serei tutun franca: la decision de butar en plaça ma vida, mom passat, mon present, mi sovenirs mai pesucs, m’a batalhaa dedins. D’un cant la paur d’èsser violentaa e de l’autre un sens de dever èsser esclenta vèrs qui m’a possaa e sostengua dins aqueste viatge. Pas mal de gent m’a donat confiança, qualqu’un l’ai perdut, mas queli que me son restats pròche san ben lo besonh fòra mesura qu’ai de dir en musica mi sentiments. L’ei pas bon far, au contrari. L’ei ben da mal ren se blocar e se laissar anar sensa paor de la critica o de l’indiferença. Una causa es segura: per queste disc me siu bojaa en libertat.

  1. La Val Germanasca o Val San Martin ilh es ta valada. Coma vai ton disc en aquò tiu? Que n’a dit la gent de ton trabalh?

Ma valada es richa de cultura e d’istòria, da segur escalabrosa e reservaa. E ben, chal dir qu’ai agut de paraulas d’amistat genica. Eiquen es tochant. M’atendiu pas tant d’atencion per mon trabalh. Siu un tipe aleri, mas decò tuquina e spotica, de bòt que la li a barraa. Per caractere, de viatge, tanben luenha da tot e da tuits. Vivo ma tèrra mesme de luenh. Coma se foguesse jamai davalaa, siu eilamont. Son pas paraulas vuidas, ma maison es ailai. Se aüra m’es pas possible èsser eilamont coma voleriu, ai tot dedins mon recòrd. Rodoret es pas mec na luea, es ma musa, la tomba e la sorça de chasque jorn, mesme d’aicí aval. Rodoret, el tanben a chambiat, gaire son restats e resíster. Aimo aquel luec mai d’aquò qu’el m’aima. Pòl parèisser un’absença, dal temp que es lo solet pòst al mond que verament me semelha. Me demando ren se mon vilatge se rende compte de l’importança de mon trabalh, de la fòrça que lo a entreinat. M’atendo ni medalhas ni reconoissiments, gi de tot aquò. L’ai pas fait pr’iquen. Es de monde que capís sensa picar las mans e sensa tapassear. Tutun devo dir qu’ai agut sosten e siu orgulhosa d’apartenir a questa valada. L’ei com’aquò. Remerceu en particular li “pomarins” que m’apilen ben.

  1. Sem anats veire ton concèrt a Turin, al Teatre Agnelli, en collaboracion òub Assemblea Teatro. La sala era borraa, la gent era ravia. Coma te tròbes quora chantes luenh da las valadas, ente la gent magara comprén gi la lenga des chançons? Eiquen es un problèma per tu?

A Turin coma a Cuba. Es l’emocion que dones que acareça la gent. Ma vòutz mena fòra mon sentiment. L’espectacle plai, fai pas ren lo perque e a gi d’emportança se la gent capís o non ma lenga. La lenga es una richessa, una fònt esclenta, un orizont ubèrt. Jamai un mur o un’empacha empossibla de sobrar. Ai donat andi a l’espectacle “Ai pè de stà mountanho” ben sabent que li tèxts polien èsser misteriós. pr’iquen ai jontat de racònts en italian. La gent la menes tu vèrs maison. Lhi envides a la taulada d’amís que mangen ensem. Lhi son tuit a cina da mi. Dins ma tèrra. E aquí, chascun pòrta qualquaren da sa maison. Es aquí lo transpòrt, lo recòrd. Lo viatge.

  1. Ton grop es una sòrta de Big Band. Coma sies arribaa a archampar aquela gent? Dal viu se ve ben que chascun a darreire un chamin ben traçat. Creu sie da mal far de definir un gueddo en tanti parelh. De personalitats fòrtas.

Tot a prencipiat per cas. Ugo e Gianluca se son encaponits, avio gi de sortia, deviu o far. Dal moment que voliu contar ma vida ai pas polgur far autre que chaminar òub mi amís musicaires, sensa pensar a lor capacitat tecnica. Ero segura que lor aurien ben comprés çò que me tafurava. Ai sentut Marco e Paolo. Paolo e Gianluca fan musica òub mi da mai de 17 ans, Marco da dètz. Derant de tot era la lor prsonalitat que per mi contava. Gianluca es spoticat e se campa a quatre mans, Paolo es franc e pòs li far confiança, òub Marco la li a un fial perque la passion que lo bòuja es genica e vera, Ugo es mon companh de vida e ve nàisser chasque chançon. Simone es un professionista extraordinari, sa capacitat d’interpretacion, sa genialitat d’execucion e naturalment son talent natural an jontat al grop de sostança e competença, Paolo Daviè es un musicaire ben sensible, sas mans sus lo pianofòrt se mesclen a ma vòutz coma na causa soleta. Mario es lo darrier que s’es ajontat, aviu besonh d’aver un estrument bas per reforçar la rítmica. E après, Cristina Voglino che cóntia, un’actritz sensibla e en gamba. Arriba a capir e transmètre a la gent mas emocions. A tuit lor me sento liaa e li remerceo per lor granda paciença, per l’aflatament e la dedicion. Per mi son coma de fraires. Chascun es preciós per donar fòrça an aquesta musica. An confiança en mi e creu sie pas mal far d’acceptar ma guida, li posso totjorn a se laissar anar òub naturalessa.

  1. Fai qualque mes que lo disc es en vir. Pòs já tirar la soma? Sies contenta di resultats?As en chantier qualquaren autre? Pòs o dir?

Lo disc es salhit en maniera oficiala lo 5 de genier al Tèmple Vaudés de Pineiròl. Lo concèrt de presentacion a sobrat mas pus bònas previsions. En tenent còmpte qu’ai financiat tot l’espesa d’aqueste trabalh sensa aver d’autri moiens que lo passa paraula e una pichòta distribucion locala, pui dir d’èsser já ben sodisfaita. Lo disc viatja mai que mi. Es arribat a Barcelona, a Montevideo. Assemblea Teatro m’a donat la maniera de salhir tra la gent, Renzo Sicco a fòrça cregut an aqueste projèct e lhi a donat andi. La Chambra d’Òc es la premiera associacion qu’ai contactaa fòra de ma zòna. M’a tochaa l’aculhença e la chalor. De segur vuei remerciar tuit quelh qu’an ajuat e ajuaren mas paraulas a far de chamin, per gardar aquesta lenga que patís, que batalha òub coratge e dinhitat. Nòstra cultura es viva, pòl encà brulhar e créisser aicí e de l’autre cant di montanhas. Seria darmatge de gavar lo flat a de gent que buta de passion, d’energia e de temp per una causa nòbla; se pòl pas estofar qui a encara qualquaren da dir e da contiar. Mi siu una contaestòrias, pas mai qu’aquò. Òub queste disc ai començat un viatge. Ai já tacat a escriure de nòus tòcs, son forts, e li presentem lo 26 d’abril a Pineiròl. Per çò que farei ai já una traça, que un jorn après l’autre s’esclarzís decò gràcias a mon grop. Nosautres resistem!!


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