Nòvas d’Occitània    Nòvas d'Occitània 2013

invia mail   print document in pdf format Rss channel

Nòvas n.130 Desembre 2013

Non ne usciremo più…non vedremo presto la luce in fondo al tunnel

Ne'n sortirem pas pus... veirèm pas tant fito lo lume al fons dal tunèl

di Giacomo Lombardo

Non ne usciremo più…non vedremo presto la luce in fondo al tunnel
italiano

Ormai fidarsi delle dichiarazioni ufficiali è da ingenui o, meglio, da grulli.

Vediamo la luce in fondo al tunnel”, “si incomincia a vedere la ripresa”, “abbiamo abbassato le tasse” : tutte dichiarazioni che vengono smentite il giorno dopo, spesso in un balletto di cifre che si potrebbe definire ridicolo se non fosse tragicamente giocato sulla sempre più drammatica vita di molte famiglie italiane..

Vengono al pettine i disastri combinati da una classe politica inetta (aggettivo usato per non essere querelati) che negli ultimi 30 anni, almeno, ha distrutto le istituzioni, creato un sistema burocratico inefficiente e parassitario, gettato il Paese nel caos istituzionale e organizzativo, annullato, con la vigente legge elettorale, palesamente anticostituzionale, la vita parlamentare democratica.

Le segreterie politiche decidono chi nominare, perpetuando così il loro potere.

E’ emblematico che il ministro che ha definito la sua riforma elettorale PORCELLUM abbia rivestito lo stesso ruolo per anni senza che nessuno gridasse allo scandalo. E continua a pontificare anche in questi giorni.

Ma in che paese viviamo?

Ora il “sistema” Italia è al collasso, paralizzato dai veti incrociati che impediscono riforme serie ed efficaci, con la grande burocrazia (ma non solo: mettiamoci anche altre grandi corporazioni pubbliche munificamente pagate dagli italiani) che ha tutto l’interesse a che nulla cambi, potendo così continuare a prosperare nella propria inefficienza e scarsa professionalità.

Si potrebbero fare infiniti esempi: come quello dei due ALTI funzionari del Ministero delle Finanze che, venuti in prefettura a Cuneo (convocati dall’allora sottosegretario Davico dopo la manifestazione dei sindaci al Pian del Re contro la riforma che voleva far sparire i piccoli comuni..) che alla domanda quale fosse il risparmio ottenuto dall’eliminazione di almeno 2000 comuni italiani risposero candidamente di non saperlo.

Così si fanno le riforme in Italia: senza valutare le conseguenze di quel che si fa, sparando a casaccio senza conoscere le realtà del territorio.

Ma come si è potuti arrivare a questo disastro?

Finita l’era degli statisti (Berlinguer, Nenni, Moro, Pertini e pochi altri) sono subentrati i politici con l’obbiettivo di dare potere (anche e soprattutto economico) alla propria parte infischiandosene tranquillamente dei destini del povero paese Italia.

L’imprevidenza di questa classe politica, la tracotanza e la prepotenza nell’infilare i propri fedelissimi (meglio se incapaci) nei gangli della funzione pubblica ha reso inetto ed inefficiente il sistema Stato. Ora ne paghiamo le conseguenze e bisogna rendersi conto che ormai questo sistema è irriformabile.

Il governo Letta ha cercato di mettere insieme il diavolo e l’acqua santa (non stiamo a cercare di definire chi è il diavolo…) con la conseguente impossibilità di fare manovre e operazioni incisive.

Da un lato una parte che deve la propria sopravvivenza alla propaganda del combattere le tasse (guardandosi bene dall’indicare cosa si deve fare concretamente per pagare i debiti: solo proposte fumose e velleitarie), dall’altra una parte che non è più in grado di mobilitare il cuore della gente (ma che sinistra è se non lotta per i deboli, se non ha il desiderio di giustizia, delle pari possibilità per ognuno, della generosità e del fare un passo indietro per il bene comune?).

Ma che Stato è quello che non paga i propri debiti? Quale modello e certezza può dare ai cittadini chi infrange le elementari norme del buon senso e della correttezza?

Qui si sta distruggendo il collante che tiene insieme lo Stato e non si vede un Menenio Agrippa all’orizzonte.

La nostra montagna subisce le più nefaste conseguenze di questa situazione. Normative sempre più penalizzanti si abbattono sui nostri territori. Via le Comunità Montane che un superficiale libro descrive come inefficienti e sprecone (come al solito si fa di tutte le erbe un fascio), tagli vistosi ai contributi alla montagna (anche a quelli dovuti per legge…), sanità che si allontana sempre di più verso la pianura, trasporti pubblici via via ridotti, ecc. ecc.

Il territorio è investito da un mix micidiale. Da un lato una informazione falsa e superficiale che ridonda negativamente sulla classe politica che, poco conoscendo, interviene con provvedimenti di una superficialità e aggressività che penalizzano i deboli che non hanno mezzi per difendersi e devono subire. Fino a quando?

La scarsa professionalità di molti funzionari (più o meno alti…) completa questo scenario negativo traducendo in norme assurde le esigenze dei politici, ampliando l’inefficienza del sistema pubblico in un turbinio di leggi e leggine che provocano continue trasformazioni delle normative. Si è appena istallato (leggi comprato) un software per adeguare i sistemi comunali all’ennesima variazione di normativa e subito questa viene nuovamente cambiata in una corsa senza fine.

Si continua a tagliare ed il debito pubblico continua ad aumentare. Non è che si sta tagliando nel posto sbagliato? Le auto blu dove sono bianche?

Da questa situazione è difficile uscire. Troppe sono le forze dei privilegiati che sono presenti all’interno del sistema: classe politica, funzionari dei livelli alti, esercito, parte dell’apparato giudiziario, ecc. uniti in una rete di privilegi che non accetteranno mai di perdere.

Il Governatore della Banca d’Italia guadagna molto di più del suo omologo in Banca d’America. Basta questo esempio ma se si vuole si può continuare quasi all’infinito.

E’ questa la rete (e non si dica che sono pochi casi: sono una marea nei vari gangli dello Stato) che paralizza l’Italia e che impedisce al paese di attuare le riforme necessarie ad uscire dal pantano che, oltre che impedire la crescita, aumenta in modo pericoloso la folla dei disoccupati. Non toccare i privilegiati e chi ruba lo stipendio facendo poco o nulla (difesi da sindacati corporativi) , annidato negli uffici statali, regionali, ecc. mentre i nostri pochi impiegati comunali impazziscono di lavoro perennemente in combattimento con una esiziale burocrazia. Ma ci sono anche quelli che lavorano supplendo le inefficienze degli altri…

Una mentalità comune livellata verso il basso dalle televisioni commerciali (presto imitate da quelle pubbliche) sta demolendo i valori che sempre hanno accompagnato la maggior parte degli italiani: l’onestà, la solidarietà, il piacere del lavoro fatto bene, il senso del dovere, sostituiti dalla prepotenza, dal menefreghismo, dall’arraffare a tutti i costi, dalla superficialità, dall’egoismo, dall’apparire a scapito dell’essere.

Questa è la situazione.

Non ne usciremo più! O perlomeno: non sarà domani.……..

occitan

D'aüra enlai se fiar des declaracions oficialas es da badòlas, o mielh, da banhats.

Veiem lo lume al fons dal tunèl”, “Se recomença a veire las represa”, “avem baissat las tassas”: totas de declaracions que venon sissubliaas lo jorn d'après, sovent dins un balet de chifras qu'én poleria definir degaubiat, se foguesse pas juat tragicament sus la sempre pus dramàtica vita de tantas familhas italianas...

Venon al penche lhi desastres combinats da una classa política inapta (adjectiu adobrat per ren èsser querelats) qu'enti darriers 30 ans, almenc, a destuch las institucions, creat un sistèma burocràtic ineficient e parassitàri, en campant lo país dins lo caos institucional e organizatiu, anullat, embe aquesta lei electorala, palesement anticonstitucionala, la vita parlamentara democràtica. Las secretarias decidon qui nominar, en perpetuant coma aquò lor poder.

Es emblemàtic que lo ministre que a definit sa reforma electorala “Porcellum” aie revestit lo mesme ròtle per d'ans sensa que degun criesse a l'escandal. E contúnia a pontificar bèla en aquesti jorns.

Mas en qual país vivem?

Aüra lo “sistèma” Itàlia es al darrier flat, paralizat dai vets encroseats qu'empachon de reformas seriosas e eficaças, embe la granda burocracia (mas ren masque: butem-lhi decò d'autras grandas corporacions públicas pagaas munificament da lhi italians) que a tot l'interès que ren chambie, en polent parelh contuniar a prosperar dins son ineficiença e escarsa professionalitat. Se polerion far d'exèmples infinits: coma aquel di dui auts foncionaris dal Ministèri de las Finanças que, venguts en prefectura a Coni (convocats da l'alora sot-secretari Davico après la manifestacion di séndics al plan dal Re còntra la reforma que volia far desparéisser las pichòtas comunas...) que a la demanda qual foguesse lo resparmi obtengut da l'eliminacion d'almenc 2000 comunas italianas, an respondut candidament que lo sabion pas. L'es parelh que se fan las reformas en Itàlia: sensa valutar las consequenças d'aquò que se fai, en tirant a la bòrnha sensa conóisser la realitat dal territòri.

Mas coma s'es polgut arribar an aquel desastre?

Finia l'era di estatistas (Berlinguer, Nenni, Moro, Pertini e gaire d'autri) son subentrats lhi polítics embe l'objectiu de donar de poder (decò e sobretot econòmic) a lor part, en s'enfotent tranquilament di destins de la paura Itàlia.

L'imprevidença d'aquesta classa política, la supèrbia e la prepotença dins l'enfilar si òmes fidèls (mielh se bòns a ren) dins lhi centres motors de la foncion pública a rendut inapte e ineficient lo sistèma Estat. Aüra ne'n paguem las consequenças e chal se rénder còmpte que desenant aqueste sistèma es irreformable.

Lo govèrn Letta a cerchat de butar ensem lo diaul e l'aiga santa (istem pas aquí a cerchar qui es lo diaul...) embe la consequenta impossibilitat de far de manòvras e d'operacions oissenchas. D'un cant una part que deu sa sobrevivença a la propaganda dal combàter las taxas (en se gardant ben de l'indicar çò que se deuria far concretament per pagar lhi dèbits: ren que de propòstas tubosas e torolieras), de l'autre una part que sa pus arribar al còr de la gent (ma que manchina es, se luta pas per lhi debles, se gandís pas la justícia, lo paratge, la generositat e lo sens dal ben comun?) Ma que Estat es aquel que paga pas si dèbits? Qual modèl e certessa pòl donar ai citadins qui enfranh las elementara nòrmas dal bòn sens e de la correctessa?

Aicí s'ista destruient lo collant que ten ensem l'Estat e se ve pas un Menenio Agrippa a l'orizont.

Nòstra montanha subís las consequenças mai nefastas d'aquesta situacion. De normativas sempre pus penalizantas s'abaton sus nòstri territòris. Via las Comunitats Montanas que un libre superficial descriu coma ineficientas e gaspilhairas (coma de costuma se fai de totas èrbas un fais), de talhs vistós ai contributs a la montanha (bèla an aquilhi deguts per lei...), una sanitat que recula sempre mai vèrs la plana, de transpòrts públics pauc a pauc reduchs etc...

Lo territòri es investit da un mix micidial. D'un cant un’informacion fausa e superficiala que redonda negativament sus la classa política que, en conoissent gaire, interven embe de provediments d'una superficialitat e agressivitat que penalizon lhi debles e qu'an pas de meians per se defénder e devon subir. Fins a quora?

L'escarsa professionalitat d'un baron de foncionaris, mai o menc auts, completa aqueste scenari negatiu en tradusent en de nòrmas absurdas las exigenças di polítics, en grossent l'ineficiença dal sistèma públic dins un revolum de leis e leietas que pròvocon de contínuas transformacions de normativas. Ven just d'èsser installat (da lèser “achatat”) un software per adeqüar lhi sistèmas comunals a l'enésima variacion de normativa e súbit aquesta ven torna mai chambiaa dins una corsa sensa fin. Se contúnia a talhar e lo débit públic contúnia a crèisser. Es pas que s'ista talhant ental marrit pòst? Las màquinas blòias ente son blanchas?

Da aquesta situacion fai mal far salhir. Tròpas son las fòrças di priviligiats que son presents dedins lo sistèma: classa política, foncionaris di livèls auts, exèrcit, part de l'aparat judiciari etc... units dins una ret de privilègis qu'aceptarèn jamai de pèrder. Lo Governator de la Banca d'Itàlia ganha ben de mai de son colèga dins la Banca d'Amèrica. Basta aqueste exèmple, mas én poleria continuar a l'infinit.

Es aquesta la ret (e se die pas que son gaire lhi cas: n'a un baron dedins lhi centres motors de l'Estat que paraliza l'Itàlia e qu'empacha al país d‘actuar las reformas necessàrias a sortir da la sanha que, en mai d'empachar la creissença, aumenta en maniera periculosa la fola di desocupats. Ren tochar lhi privilegiats e qui rauba la paga en fasent pauc o ren (defenduts dai sindacats corporatius), anisat enti oficis estatals, regionals etc..., dal temp que nòstri gaires emplegats comunals venon mats de trabalh totjorn en combatiment embe una burocracia funesta. Mas lhi a decò aquilhi que trabalhon en suplent a las ineficienças de lhi autri...

Una mentalitat comuna livelaa vèrs lo bas da las televisions comercialas (fito imitaas da aquelas públicas) es en tren de demolir las valors qu'an totjorn acompanhat la major part de lhi italians: l'onestat, la solidarietat, lo plaser dal trabalh fach ben, lo sens dal dever, remplaçats da la prepotença, lo menefreguisme, l'agantar a tuchi lhi costs, la superficialitat, l'egoisme, l'aparéisser a detriment de l'èsser.

Aquesta es la situacion.

Ne'n sortirem pas pus! O almenc: serè pas deman...



Condividi