Nòvas d’Occitània    Nòvas d'Occitània 2013

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Nòvas n.129 Novembre 2013

Una nuova legge elettorale regionale per ridare voce ai territori montani - Oggi è peggio del “Porcellum”

Una nòva lei electorala regionala per redonar vòutz ai territòris montans - Encuei es pejo dal “Porcellum”

di Ines Cavalcanti

Una nuova legge elettorale regionale per ridare voce ai territori montani - Oggi è peggio del “Porcellum”
italiano

Nei nostri paesi si sente ancora raccontare di quando, per la festa del paese o per le elezioni imminenti, di qualunque genere esse fossero, salivano in processione, anche nei paesi più sperduti i candidati per parlare con le popolazioni, per sentire i loro problemi. Ognuno di loro aveva nel paese una base di appoggio, qualcuno che lo accompagnava e pubblicamente si faceva carico dei problemi della collettività. Con le nuove leggi elettorali tutto questo è da tempo terminato. Così oltre che abitare in territori marginali abbiamo anche la difficoltà che non c’è più rappresentanza, non c’è più alcuna necessità per i candidati di arrampicarsi in paesini con pochi abitanti, né tantomeno di candidare qualche rappresentane dell’area. L’Uncem del Piemonte (Unione Nazionale Comuni ed Enti Montani), sempre più preoccupata da quello strano rapporto che si è venuto a creare tra i consiglieri regionali del territorio e popolazione, ha constatato che le residenze confermano drammatici scompensi tra città e tra zone urbane e rurali. Se la democrazia è anche rappresentanza, allora viene da dire che per i territori montani la democrazia è a rischio. Andiamo a vedere che cosa dice l’Uncem al proposito.

A Torino risiedono 21 Consiglieri regionali, uno ogni 43mila abitanti. Dieci Consiglieri hanno la residenza in provincia, uno ogni 139mila persone. A Cuneo, in città, risiedono invece cinque Consiglieri, uno ogni 11mila abitanti; tre Consiglieri in provincia, uno ogni 178mila. Già questi scarni dati confermano i grandi scompensi tra eletti ed elettori sul territorio, causati dall'attuale sistema elettorale regionale. "Siamo rimasti impressionati anche noi - spiega il presidente Lido Riba - dall'analisi delle residenze degli attuali Consiglieri regionali. Perché le differenze sono evidenti, eccessive. Discrepanze che minano la democrazia, la rappresentanza, la possibilità dei cittadini di sapere chi viene eletto e a chi fare riferimento, per poter monitorare l'attività e suggerire proposte per il loro territorio, nell'interesse dell'intero Piemonte". Le conseguenze dell'attuale legge elettorale regionale - che l'Assemblea di via Alfieri dovrà modificare nei prossimi mesi - non sono meno drammatiche del “Porcellum” nazionale, penalizzando pesantemente alcune aree del Piemonte e favorendone altre. In primo luogo Torino città, ma non solo. Alessandria non ha neppure un consigliere regionale residente in città, ma ne ha 3 (uno ogni 115mila abitanti) che vivono in provincia. Forte scompenso anche a Biella: in città è residente un Consigliere regionale (per 45mila abitanti) e anche in provincia vive un Consigliere, anche se i residenti sono tre volte tanti, oltre 140mila. La situazione diventa peggiore a Novara, dove in città (105mila abitanti) risiedono 3 Consiglieri regionali, uno ogni 35mila persone; in provincia, risiede un solo Consigliere ma i residenti sono ben 266mila! Più equilibrio, ma comunque numeri da correggere, a Verbania (un Consigliere residente nella città che conta 31mila abitanti e tre in provincia, uno ogni 44mila), a Vercelli (un Consigliere residente in città dove vivono 47mila persone e tre in provincia, uno ogni 44mila abitanti). La situazione migliore, di equilibrio, ad Asti: un Consigliere residente nella città (76mila abitanti) e due in provincia (uno ogni 72mila).

Ma come rimediare a questi vuoti di rappresentanza? L'Uncem rafforza la sua azione: "I Comuni hanno già depositato in Consiglio regionale la proposta di legge elettorale regionale che cambia radicalmente e riequilibra questi numeri - prosegue il presidente Riba - istituisce 50 circoscrizioni uninominali da 75mila abitanti in media, che eleggono ciascuna un Consigliere regionale. Solo così ogni porzione omogenea del territorio piemontese può essere adeguatamente e certamente rappresentata in Consiglio. Alcune legislature fa, Asti è stata addirittura priva di Consiglieri. Non deve succedere". Molti Comuni stanno continuando a dare il parere positivo alla proposta di legge. "Non può essere a rischio la democrazia - spiegano i primi cittadini di Alpette, Ostana, Pomaretto, Canosio, Druogno, primi firmatari e autori del testo – e oggi è senz'altro in crisi. E pensare che le altre proposte di legge in discussione in Consiglio mirano a modificare il meno possibile l'attuale legge elettorale. Sembra assurdo, ma la logica rientra nella volontà di conservare la ‘specie’, o meglio, il posto. Non ci stiamo e chiediamo a tutti i Comuni di aderire a quella che molti hanno già chiamato ‘rivoluzione’. Crediamo non sia corretto definirla così. Si tratta semplicemente di un sistema equo, che riorganizza democraticamente la rappresentanza, toglie privilegi, riduce le spese delle campagne elettorali e dà al territorio la certezza di una voce. Gli amministratori, gli imprenditori, i rappresentanti delle associazioni locali, tutti i cittadini devono avere nelle istituzioni riferimenti chiari, riconoscibili, con i quali parlare e confrontarsi per il bene della collettività. Oggi non è così e, numeri alla mano, si può veramente parlare di una lobby della città capoluogo di regione, trasversale ai partiti e alle coalizioni, che muove le scelte e le indirizza a vantaggio delle aree urbane, a svantaggio di quelle a domanda debole, come le pianure votate all'agricoltura e la montagna".

Come si fa a far crescere una classe dirigente territoriale in queste condizioni? Come si concilia tutto questo con lo Statuto della Regione Piemonte che in un suo specifico articolato parla di sviluppo regionale per aree di “vocazione”?

Come Chambra d’oc, associazione che lavora sui territori di montagna delle Provincie di Cuneo e di Torino a favore delle popolazioni di minoranza linguistica occitana, non possiamo che essere d’accordo con la proposta dell’Uncem. D'altronde il nostro Presidente, Giacomo Lombardo, che è Sindaco di Ostana, è tra i primi firmatari della proposta. Invitiamo pertanto i Comuni a sostenere questa proposta, a farla loro, a credere che sia possibile cambiare il futuro della montagna.

occitan

Enti nòstri país la se sent encara contiar de quora, per la fèsta dal país o las eleccion imminentas, de qual se sie gerne foguesson, montavon en procession, bèla enti vilatges pus perduts, lhi candidats per parlar embe la gent, sentir lhi lors problèmas. Chascun de lor avia una basa d'apòch dins lo país, qualqu'un que l'acompanhava e se fasia charge publicament di problèmas de la collectivitat. Embe las nòvas leis electoralas fai de temp que tot aquò s'es achabat. Com aquò, en mai d'istar dins de territòris marginals, avem decò la dificultat que lhi a pus de representança, lhi a pus deguna necessitat per lhi candidats de montar enti vilatjòts embe gaire de gent, e tanpauc de candidar qualque representant dedins la zòna. L'Uncem dal Piemont (Unione Nazionale Comuni ed Enti Montani), sempre pus sagrinat d'aquel estrange rapòrt que s'es vengut a crear entre lhi conselhiers regionals dal territòri e la populacion, a constatat que las residenças confèrmon de dramàtics descompens entre la vilas e la campanha. Se la democracia es decò representança, alora ven da dir que per lhi territòris montans la democracia es a risc. Anem veire çò que ditz l'Uncem a prepaus.

A Turin demòron 21 conselhiers regionals, un chasque 43mila abitants. Detz conselhiers an la residença en província, un chasque 139mila personas. A Coni, en vila, demòronon ensita cinc conselhiers, un chasque 11mila abitants; tres conselhiers an la residença en província, un chasque 178mila personas. Já aquestas maigras donaas confèrmon lhi grands descompens entre elejuts e electors sal territòri, causats da l'actual sistèma electoral regional. “Sem restats impressionats decò nosautri – explica lo president Lido Riba – da l'analisi des residenças de lhi actuals conselhiers regionals. Perqué las diferenças son evidentas, excessivas. Diferenças que minon la democracia, la representança, la possibilitat di citadins de sauber qui ven elejut e a qui far referiment, per poler survelhar l'activitat e suggerir de propòstas per lo territòri, dins l'interès de tot lo Piemont”. Las consequenças de l'actuala lei electorala regionala – que l'Assemblea de via Alfieri deurè modificar enti mes que venon – son pas menc dramàticas dal “Porcellum” nacional, en penalizant pesantement d'unas àreas dal Piemont e ne'n favorent d'autras. D'en premier lo cap-luec, Turin, mas ren masque. Alessandria a manc pas un conselhier regional resident en vila, mas n'a 3 (1 chasque 115mila abitants) que vivon en província. Un fòrt descompens decò per Biella: en vila es resident un conselhier (per 45 mila abitants) e tanben en província lhi a un resident, bèla se lhi residents son tre bòts tant, mai de 140mila. La situacion deven pejora a Novara, ente en vila (105mila abitant) demòron 3 conslhiers regionals, un chasque 35mila personas; en província, demòra un solet conselhier, mas lhi residents son ben 266mila! Mai d'equilibri, mas totun embe de numres da corréger, a Verbània (un conselhier resident en vila, ente vivon 74mila personas, e tres en província, un chasque 144mila abitants). La situacion melhora se tròba a Asti: un conselhier resident en vila (76mila abitants) e dui en província (un chasque 72mila abitants).

Mas coma remediar an aquesti vueits de representança? L'Uncem afortís son accion: “Las Comunas an já depositat en Conselh regional la propòsta de lei electorala regionala que chambia radicalament e reequilibra aquestas chifras – contínua lo president Riba – instituïs 50 circonscripcions uninominalas da 75mila abitans en mèdia, qu'elegisson chascuna un conselhier regional. Masque parelh chasque porcion dal territòri piemontés pòl èsser justament e d'un biais segur en Conselh. Fai qualque legisladura, Asti es restaa fins a mai sença conselhiers. Aquò chal pas qu’arribe”. Ben de Comunas contunion a donar un vetjaire positiu sus la propòsta de lei. “La democracia pòl pas èsser a risc – explicon lhi premiers citadins d'Alpetas, Ostana, Pomaret, Chanuelhas, Druònh, premiers firmataris e autors dal tèxte – e encuei es sens autre en crisi. E pensar que las autras propòstas de lei en discussion en Conselh miron a modificar lo menc possible l'actuala lei electorala. Semelha absurd, mas la lògica vai vèrs la volontat de gardar “la raça”, o mielh, lo pòst. Nosautri l’acceptem pas e demandem a totas las Comunas d'aderir an aquela que ben de monde a já sonat “revolucion”. Creiem que sie pas corrèct definir-la parelh. Es simplament un sistèma equitable, que reorganiza democraticament la representança, gava de privilègis, redui las espesas des campanhas electoralas e dona al territòri la seguressa d'una vòutz. Lhi administrators, lhi imprenditors, lhi representants des associacions localas, tuchi lhi citadins devon aver dins las institucions de referiments clars, reconoissibles, embe lhi quals devisar e se confrontar per lo ben de la collectivitat. Encuei es pas parelh e, numres a la man, se pòl da bòn parlar d'una lobby de la vila cap-luec de region, trasversala ai partits e a las coalicions, que manòbra las chausias e las adreça a vantatge des zònas urbanas, a desvantge d'aquelas embe una demanda febla, coma las planas votaas a l'agricultura e la montanha”.

Coma se fai a far créisser una classa dirigenta territoriala en aquestas condicions? Coma se concília tot aquò embe l'estatut de la Region Piemont, que dedins un siu específic article parla de desvolopament regional per àreas de “vocacion”?

Coma Chambra d'òc, associacion que trabalha sus lhi territòris de montanha des las províncias de Coni e de Turin a favor des populacions de minorança occitana, polem ren qu'èsser d'acòrdi embe la propòsta de l'Uncem. D'autre cant nòstre president, Giacomo Lombardo, qu'es séndic d'Ostana, es entre lhi premiers firmataris de la propòsta. Pr'aquò invitem las Comunas a sostenir aquesta propòsta, a la far lor, a creire que sie possible chambiar l'avenir de la montanha.


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