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Nòvas n.178 Mai 2018

Joan ISAAC - Premio composizione musicale

ANTOLOGIA JOAN ISAAC - Testo catalano

Lingua catalana (Spagna) - "Premio Ostana scritture in Lingua Madre" edizione 2018

Joan ISAAC - Premio composizione musicale
italiano

È il nome d’arte di Joan Vilaplana i Comín, nato a Barcellona nel 1953. Farmacista di professione Joan Isaac è musicista, cantautore e poeta in lingua catalana. Esordisce nel 1969 all’interno del gruppo Nosaltres e nel 1973 intraprende la carriera solista. Isaac appartiene alla seconda generazione della Nova Cançó catalana, nata artisticamente subito dopo la caduta del franchismo ed espressione di tutte le tensioni sociali, culturali e politiche che hanno caratterizzato quel periodo.

Di quegli anni la sua A Margalida rappresenta il più significativo manifesto canoro e l’inno forse più cantato nella Catalunya di oggi. Dedicata alla fidanzata di Salvador Puig Antich, anarchico catalano condannato a morte e giustiziato con la garrota, A Margalida è canzone di resistenza e contro la pena capitale.

Nel 1984, dopo la pubblicazione di quattro album, si ritira dalle scene per reazione al disinteresse dell’industria discografica nei confronti della canzone d’autore in catalano e per il mancato sostegno sia della società sia delle istituzioni culturali. Dopo quattordici anni di silenzio, nel 1998 ritorna sulle scene con Planeta silenci, con cui si aggiudica il Premio al Miglior disco catalano d’autore e il Premio alle Parole dei dischi in catalano. Da allora la sua attività artistica non ha conosciuto interruzione, pubblicando vari album ed esibendosi in numerosi concerti in Catalunya e all’estero. In Italia ha partecipato a undici dischi collettivi e a quattro edizioni della Rassegna della Canzone d’autore del Club Tenco. Ha fatto la versione catalana di tante canzoni italiane: Joies robades (2002), Cançons d’amor i anarquia (2014), Joies italianes i altres meravelles (2015).

Nel 2016 è apparsa la sua prima opera poetica intitolata Intimissimi.

Motivazione

Joan Isaac canta l’amore, il disamore e la vita. Denuncia le miserie di una società disumanizzata e ingiusta senza mai perdere la speranza di un mondo migliore. Se in un dato momento della sua carriera la denuncia della situazione della canzone d’autore in catalano lo ha portato a ribellarsi fino al punto di rinunciare a esibirsi in pubblico, la sua tenacia, il suo pensiero nazionale catalanista e la convinzione che malgrado tutto vale la pena resistere così ben espressi nella canzone I malgrat tot la vida (E malgrado tutto, la vita), lo hanno riportato con forza sulle scene nazionali e internazionali arricchendo la canzone catalana della qualità delle sue composizioni, a cui ha saputo negli anni incorporare i gioielli musicali di altre culture.


ANTOLOGIA - Testo italiano


A Margalida

Sei andata via dove non so,

Ne le cime ne gli uccelli

conoscono i tuoi passi.

Sei volata via senza dir nulla

Lasciandoci solamente

Il canto del tuo riso.

Non so dove sei, Margalida,

però il mio canto, se ti arriva,

prendilo come un bacio.

Grida il nome del tuo amante,

bandiera nera sul cuore.

E forse non saprai

Che spesso il suo corpo

Ci cresce nelle vene,

Leggendo delle sue gesta

Scritte sulle pareti

Che piangono la storia.

Non so dove sei, Margalida,

però il mio canto, se ti arriva,

prendilo come un bacio.

Grida il nome del tuo amante,

bandiera nera sul cuore.

E che questa canzone

Riporti la sua voce

Lungo campi, mari e boschi,

E che sia il suo nome

Come l’ombra fedele

Che è nostra tuttora.

Non so dove sei, Margalida,

però il mio canto, se ti arriva,

prendilo come un bacio.

Grida il nome del tuo amante,

bandiera nera sul cuore.

E malgrado tutto, la vita

Che brutto mondo, che tristezza,

quanta miseria, quanta paura,

quanta bramosia, quanta morte

galleggiando in mar, galleggiando in mar...

Che mondo nelle mani degli illuminati,

che caro il pane degli umiliati.

Palmira muore agonizzando,

E qui tutti guardano da un’altra parte.

E malgrado tutto, la vita, la vita, la vita...!

A gomitate si apre il passo,

E nascono creature dagli occhi puliti,

E da un bosco bruciato nasce una piantina,

E il poeta ritorna a scrivere,

E il falegname il suo legno,

E da qualche barca, buttano le reti in mare.

Che brutto mondo, quanto vuoto.

Questa danza d’avvoltoi

e il suo macabro rituale

al dio denaro offrono sangue.

Ladri confessi, prepotenti,

Se la ridono dei disperati.

Sicari della vanità

Camminano liberi per le strade.

E malgrado tutto, la vita, la vita, la vita...!

A gomitate si apre il passo,

e crescono fiori nei deserti,

e sgorga l’acqua dalle secche fonti,

e i suicidi ci ripensano,

e l’amore plana a cerchi

spiegando immense ali, come gabbiani di città.

E malgrado tutto, la vita, la vita, la vita...!

A gomitate si apre il passo,

e due bimbi nell’orrore

giocano al calcio felici

nel campo dei rifugiati.

E proprio ora

qualcuno, serenamente, legge un libro...


A Margalida

Vas marxar no sé on,

ni els cims ni les aus

no et saben les passes.

Vas volar sens dir res

deixant-nos només

el cant del teu riure.

No sé on ets, Margalida,

però el cant, si t’arriba,

pren-lo com un bes.

Crida el nom del teu amant,

bandera negra al cor.

I potser no sabràs

que el seu cos sovint

ens creix a les venes,

en llegir el seu gest

escrit per parets

que ploren la història.

No sé on ets, Margalida,

però el cant, si t’arriba,

pren-lo com un bes.

Crida el nom del teu amant,

bandera negra al cor.

I que amb aquesta cançó

reneixi el seu crit

per camps, mars i boscos,

i que sigui el seu nom

com l’ombra fidel

que és nostra tothora.

No sé on ets, Margalida,

però el cant, si t’arriba,

pren-lo com un bes.

Crida el nom del teu amant,

bandera negra al cor.

I malgrat tot la vida!

Quin món més brut, quina tristor,

quanta misèria, quanta por,

quanta cobdícia, quanta mort

surant al mar, surant al mar...

Quin món a mans d’il·luminats,

que car el pa dels humiliats.

Palmira mor agonitzant,

i aquí tothom girant el cap.

I malgrat tot, la vida, la vida, la vida...!

a cops de colzes s’obre pas,

i neixen criatures amb ulls blaus,

i d’un bosc cremat brota una branca,

i el poeta torna a escriure,

i el fuster a la seva fusta,

i damunt d’alguna barca, calen xarxes a la mar.

Quin món més lleig, quanta buidor.

Aquesta dansa de voltors

i el seu macabre ritual

al déu diner ofrenen sang.

Lladres confessos, prepotents,

se’n riuen dels desesperats.

Sicaris de la vanitat

caminen lliures pels carrers.

I malgrat tot, la vida, la vida, la vida...!

a cops de colzes s’obre pas,

i creixen flors en els deserts,

i brolla l’aigua a les fonts seques,

i els suïcides s’ho repensen,

i l’amor planeja en cercles

desplegant ales immenses, com gavines de ciutat.

I malgrat tot, la vida, la vida, la vida...!

a cops de colzes s’obre pas,

i dos infants entre l’horror

juguen feliços a futbol

en el seu camp de refugiats.

I ara mateix davant del mar

algú, serenament, llegeix un llibre..


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