Nòvas d’Occitània    Nòvas d'Occitània 2013

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Nòvas n.124 Mai 2013

Premio Internazionale: Mehmet Altun

Evzel / Ba / Lapis lazzuli

"Premio Ostana scritture in Lingua Madre" edizione 2013

Premio Internazionale: Mehmet Altun
italiano

Mehmet Altun è un poeta contemporaneo bilingue Turco/Kurdo, nato nel 1977 a Kars, Turchia.

Ha studiato economia per alcuni anni poi si è laureato in Archeologia e Storia dell’Arte, con specializzazione in Preistoria, all’Università di Istanbul, dove ha anche conseguito un master in Storia Antica. Fra il 2008 e il 2009 ha lavorato come ricercatore presso l’Università “La Sapienza” di Roma Facolta di Scienze Umanistiche, Lettere e Filosofia, Dipartimenti di Scienze Storiche Archeologiche e Antropogiche Dell’Antichità. Attualmente è dottorando in studi mesopotamici al Dipartimento di Storia Antica dell’Istituto delle Scienze Sociali dell’Università di Istanbul.

Le poesie, gli articoli, le critiche e le interviste di Altun sono state pubblicati su diverse riviste letterarie, fra cui Üç Nokta, Varlık, Öteki/Siz, Şiirden, Yasak Meyve, Radikal Kitap, Akşam Kitap, BirGün Kitap e su diversi giornali: il Radikal, il BirGün, l’Evrensel, il Sabah… Nel 2004 gli è stata conferita una menzione speciale al concorso poetico Yaşar Nabi Nayır e ha pubblicato il suo primo libro di poesie, Rüyamda Hayat Vardı.

Nel 2008 sono uscite altre due raccolte poetiche, Su Zılgıtları e Yukarı Deniz e nel 2011 Lapis Azulis, scritto in turco e kurdo. Presto usciranno altri due suoi libri: il primo si intitola Tarih ve Hikaye / History and Fabula – Myths and Legends in Historical Thought from Antiquity to The Modern Age, ed è un lavoro di traduzione dall’inglese al turco che verrà pubblicata a luglio 2013, mentre il secondo è un saggio accademico che tratta l’origine dello stato, il cui titolo è Yukarı Mezopotamya’da Ortaya Çıkan Devlet’İn Temelleri ve İnşâsı – Origin of The State in Upper Mesopotamia.

Altun ha lavorato come giornalista e archeologo. Attualmente è redattore presso una casa editrice e scrive critiche letterarie per il giornale Akşam e articoli di politica e cultura per il BirGün.



ERETERNITÀ

Ho nuotato in due fiumi

Due fontane, zampillanti come due occhi

Due lingue mi stringono, due fazzoletti ricamati, due alberi da frutta...

Ecco perché sono nato in Kurdo e perché amo l’universo in Turco

Mia madre, per questa ragione

È restata un solitario chicco di caffè

Un tempio la cui porta non conosce lucchetto

Nessun povero è stato cacciato, a nessun agnello è mancato il latte

Ora

Quando la stagione si apre alla primavera, si dice che l’inverno è guerra

Si dice che l’inverno è morto

Lo saprai dalla foresta bruciata

Lo saprai, che la primavera è la casa del fungo e della mora

Che prima che il grano avvizzisca sarai appagata dai regali della terra

E rincorrendo una pernice...

Trota, carpa e...

Sarai appagata

Dal profumo dei fiori selvatici, dal tè di un vicino

Quando il guscio scivola via e la spiga di grano si erge, l’ora è ereternità rispetto al denaro

Si dice;

Riconoscerai l’inverno, l’autunno è la sua levatrice per questa ragione

Quando la trebbiatrice sazia la casa

Mia madre, dico, è il Kurdo per questa ragione o

il Kurdo mia madre...

Se il pianto è il fratello del riso

Ogni vita ha una stagione, ogni idioma un giardino

La mia lingua intaglia l’amore come un falegname, la mia amante una bella scrittura

Non sei la terra che mi nutre, sei la terra con cui faccio l’amore

Dico la mia amante, la mia amante per questa ragione

Quando sudo immobile nelle tue notti, come un cittadino qualunque

Che bada ad una casa, o accetta un indirizzo

La mia amante, dico, è il Turco per questa ragione o

Il Turco la donna che amo

Ecco perché io dico i due volti della mia identità

Io porto due fotografie in me, il doppio delle storie...

Mi hanno condotto verso due fiumi

Ho scelto due pianure, due bacini racchiusi...

Due profumi di oceano, due onde mi hanno allevato

Ho tenuto due mani

Con una sono cresciuto, con l’altra mi sono moltiplicato

Se ancora vivrò ogni stagione due volte

Una sarà per mia madre e l’altra per la mia amante

Quando moltiplico una vita per due

È per l’amore e la nascita, lo so

Il mio Kurdo è la mia nascita, il mio Turco è il mio amore, dico.



(IL) VENTO

I

Io, (Il) Vento!

Bussando ansioso alle porte chiuse

Ondeggiando sulle vele, sibilando fra i rami, arrivo

Io, (Il) Vento!

Terrorizzando i tuoi mulini, arrivo

Uno scopo per la tua luce, una maturità per la tua lotta, arrivo

Io arrivo dal Nord

Dalle trappole in cui eri caduto

Per portare dolcezza all’essenza di un frutto non ancora maturo

Arrivo per diventare la voce di una formica nell’oscurità, il desiderio del fuoco nella luce

Un vortice in un’onda, uno stridio in una canzone, il gelo nell’inverno, dici

Ma Io, Io domino in eterno su di un luogo proibito

II

Io, (Il) Vento!

Conosco l’umidore del verde, delle campagne verdi fino al cielo

La leggenda della pietra mediterranea, e il freddo del fuoco di Roma

Io, (Il) Vento!

Nella pioggia penetrante, mentre osservo un’amante bagnata

Conosco la solitudine che penetra le lacrime degli occhi e dell’amore

Io arrivo dall’Ovest

Conosco i castelli dove migliaia di semi di lotta si sono nutriti

Il Rinascimento del delitto e castigo, la Riforma della fede

Dalle mura e le verità della mente, è da dove provengo

Dalla tragedia di una corona bagnata dalle lacrime di Nerone

Le arene, la ferocia dei leoni

la donna della rivoluzione, Io conosco

La gioventù a Parigi, la storia a Roma, la lotta ad Istanbul, dici

Ma Io, Io provengo in eterno dall’amore che con furia distrugge un’era

III

Io, (Il) Vento!

Conosco tutte le direzioni del mondo

Oltre le nuvole, la pioggia, il mare, Io conosco

Io, (Il) Vento!

Io arrivo dal Sud

Nell’intimo della consolazione trovi te stesso

Vengo avanti fra i seni di una vergine

Attraverso il suo sudore, violandola

Dal giardino oscuro di un antico tempio, arrivo

Una tempesta sul mare, una bufera di neve, un temporale nella polvere, dici

Ma Io, Io provengo in eterno dall’amore che sgorga da se stesso.

IV

Io, (Il) Vento!

Il freddo sul terrazzo diventa il mio corpo

Durante il sonno del sole, non è la notte che io attraverso

Io, (Il) Vento!

Ho visto i cammini delle acque, pesci di mille colori

Il mio viaggio mi ha condotto sino alle radici della fede

Io vengo dall’Est

Dal cuore della terra che onoravi

Dal settimo cielo, dal tetto di fango di Babele, Io arrivo

Il flauto di Tammuz conosco, lo zoccolo della giovane capra al pascolo

La tristezza di una madre senza latte

Il ventre di un agnello ancora affamato, Io conosco

E so che il primo dio era un pastore

E pure che se ne stava sul cratere di un vulcano del Mare Superiore

Un’imprecazione sulla montagna, una voce alla finestra, la peonia in primavera, dici

Ma Io, Io provengo in eterno dal luogo in cui mille fedi diventano una




LAPISLAZZULI

Abbiamo trascorso stagioni senza domande, dolori puri

Attraverso i tempi abbiamo sperimentato confessioni di morte e negazione

Abbiamo attraversato ingiusti combattimenti senza legge, ma

Non abbiamo dimenticato di proteggere la vita nel nostro cuore

Così siamo crollati insonni, in lotte fradice d’acqua

Se la soluzione è mettersi in cammino senza calpestare una ferita aperta

Se essere invidiosi dei nostri dolori e curare le nostre sofferenze è la soluzione

La condizione è il tempo, è essenziale, è necessario sapere

Che quando l’inferno si chiude su di noi, un paradiso

Arriverà con le sembianze di una delle identità di dio

Dalle storie più tristi, crolla e si risolleva la vita

Benché sia nostro obiettivo lasciare la malattia nell’oscurità

O fuggire dal pus che viene pulito man mano che fuoriesce

Questa non deve essere la nostra fatale, insopportabile ferita

Stare nel girotondo o esserne fuori, questo è il punto

Ora siamo nei pozzi dove il desiderio ha sconfitto l’io

Non possiamo migrare per purificare noi stessi dalle parole violente

Alla saggezza e non agli eroi abbiamo sacrificato le nostre vite

Solo così vediamo la vita e non possiamo rinunciare ad imparare

Se diciamo che non siamo risorti dalle nostre ceneri, è una menzogna

Così come la nostra storia incontra la virtù

Noi non possiamo vestire l’azzurro lampo con nuvole di piuma

Non possiamo sorridere alla pioggia cresciuta nella furia

Man mano che il tempo si trasforma, che la vita lascia a malincuore il corpo

Noi non possiamo chiedere pane e rose per restare

Guardando ciò che di proibito è in noi, come in un innocente corridoio

Abbiamo fretta di diventare una ragazza ancora bambina baciata ad ogni angolo

E il suo respiro è il Vento di Nord-Ovest, la sua bellezza, la sua passione una bianca colomba

È la nudità di una gazzella nelle ore spasimanti della notte

La luce si accende così brutalmente, con un’indelicatezza inaspettata

Un’offerta non richiesta

Non possiamo sporcare il nostro talento di macchie scure

Noi, proprio noi non possiamo terrorizzare i nostri stessi angeli

Se mai strapperemo dalle reti il nostro povero cuore

Lo getteremo via come un’ambra, mentre allatteremo una pietra blu

Come bardi fatti tacere in caliginose cupole

Dovremmo, ostinati contro il Settimo Cielo, unire le nostre voci interiori

Lasciamo che i corpi diventino cenere

E il fuoco soli di brace

Una vita muta in mille santi

Lasciamo che le montagne sorgano, che ogni cosa diventi neve

Questo non sarà abbastanza

Lasciamo che ci sia incanto

Lasciamo che qui ci siano preghiere o la teca di un santo

La lealtà è per il Signore

Lasciamo che il Signore sia la voce di questa terra

Oppure no

Lasciamo che Lui sappia, e che nel profondo ascolti

Lasciamo che la tristezza dell’acqua si rifletta nel mondo

E il macellaio, il macellaio che porta un coltello nella vita

Lasciamo che venga perdonato con compassione

Rimanete in silenzio, per favore non è tempo per i rimproveri

Eppure grazie a Dio

Non è dato sapere

Perché ancora non è stato sentito

Perché ancora non è stato visto

Però no, non c’è nessun servitore, il fato è muto laggiù

Oh Newala Kesaba1

Questa vita, questo mondo è per te

Lasciamo che questa lingua sia cenere per il dolore

È vero che per quanto gli ordini siano indecifrabili

Per quanto le colline siano grigie e le acque torbide

Questa storia è tristezza

Ogni giorno, ogni cosa è sotto il sole

Le colline della tirannia non possono venir coperte

I loro corpi silenziosi piangono, con la loro sommessa tristezza, di continuo...

Per coprire il sole con un sipario

L’inferno è deciso a non chiedere il permesso a nessuno

Ci siamo aggrappati al giglio velenoso

Abbiamo sentito l’odore del suo fuoco, del suo color magenta

Abbiamo lasciato cadere un garofano in ogni valle

Ci siamo preparati per tutte le stagioni

Per l’inverno rosso come sangue

Per l’estate bianca come neve siamo caduti

Questa era la nostra libertà

Questa la nostra sola risorsa

Perché noi amavamo la nostra acqua

1 Newala Kesaba è una fossa comune nella regione kurda di Siirt in Turchia. Il fiume veniva utilizzato dalle forze di sicurezza turche per sbarazzarsi dei corpi dei civili e militanti kurdi uccisi durante la guerra. Si stima che lì giacciano circa 3000 corpi.


Lingua originale Kurdo, Segue traduzione in lingua inglese.


EVZEL


Min di du robaran de avjenî kir

Du kanî herikîn wek du karêzan

Du zimanan ez hebandim, du nexşên desmalan, du kulîlkên mêweyê…

Ji ber vê ye bi kurdî hatim dinê, bi tirkî hez dikim ji cîhanê

Diya min dibêjim, ji ber vê ye

Hê libek qehweyê ye

Perestgehek, hê dêrî nehatî girtin

Ne parsek vegeriyane ji ber dêrî, ne berxeke bi birçî


Niha

Ango her gava demsal dimeşe ber bi biharê, şer e dibêje zivistan

Çile dibêje

Çileye dê ji daristana şewitî binasî

Tê fêr bibî ku mala kuvark û tûtirkê ye bihar

Tê têr bibî ji hunera axê berî simbil zer bibin

Û bibezî li dû kewan...

Tê têr bibî ji masiyê sergolik, şebotî û...

Têr têr bibî

Ji çaya cîranan, ji bêhna kulîlkên çolterê

Ku simbil biseride, lib tije bibe, wext evzeltir e ji akçeyê

Dibêje;

Zivistanê dinasî, payîz pîrika wê ye ji ber vê

Û bênder mala-têr...

Ji ber vê ye dibêjim diya min Kurmanciye an

Kurmancî diya min e...


Ger girî bira be bi bişirînê re

Her emrî demsalek xwe heye, her zimanî bexçeyek

Zimanê min eşqê wek necarekê dinexşîne, xoşewîsta min a hetat

Tu ne axa jê têrbûyîm ya pê şa dibim e

Tu delala min î, ji ber wê ye

Ku hê xwîdan didim di şevên te de, hê piçek bajarî bim

Wek nişteciyê malekê, an hebandina navnîşanekê

Dibêjim hez kira min, ji ber vê ye Tirkiye

An jî hez kira min Tirkiye

Ji ber vê ye dibêjim, du rûyê nasnama min heye

Di hundurê xwe de du wêneyan vedişêrim, du çîrçîrok...


Min birin du robaran

Min du germiyan hilbijart, du tejaneyên girtî

Du bêhnên deryayî, du pêlan ez mezin kirim

Min bi du destan girt

Bi yekî re mezin bûm, bi ya din re boş bûm

Ger hê jî du demsalan li gel hev bijîm

Hem bo diya min hem bo delala min e

Ger emr’ekê bi duduyan re li hev bixim

Ji eşqê û ji zayînê ye, dizanim

Dibêjim Kurmancî zayîna mine; Tirkî eşqa min.



traduzione inglese

ERETERNITY


I swam in two rivers

Two fountains, flowed like two eyes

Two tongues gripped me, two embroidered kerchiefs, two fruit trees...

This is why İ was born in Kurdish, why İ love the universe in Turkish

My mother, for this reason

Is still a single coffee grain

A temple who’s door has never seen a lock

No pauper has been refused, no lamb hungry for milk


Now

When the season opens to spring, it says the winter is war

It says the dead of winter

You will know from the burnt forest

You will know, that the spring is the house of the mushroom and blackberry

That before the crop wilts you will be satisfied by the lands gift

And chasing after partridge...

Trout, carp and...

You will be satisfied

By the smell of wild flowers, a neighbour’s tea

If the kernel flows, the grain’s ear pulls, the hour is ereternity than the coin

It says;

You recognise the winter, autumn is the birth’s midwife for this reason

And threshing the sated-house

My mother İ say, is Kurdish for this reason or

Kurdish my mother...


If crying, is the sibling of laughing

Every lifetime has a season, every language a garden

My tongue that carves love like a carpenter, my lover a calligraph

You are not the land that feeds me, but the land İ make love to

I say my lover, my lover for this reason

If İ still sweat in your nights, still a city-dweller of sorts

Like a house sitting, or accepting an address

My lover İ say, is Turkish for this reason or

Turkish the woman İ love

This is why İ say, the two faces of my identity

I carry two photograph’s within me, two times the tales...


They took me to two rivers

I chose two plains, two enclosed river basins...

Two ocean smells, two waves brought me up

I held two hands

With one İ grew, with the other İ multiplied

If İ still live each season twice

One is for my mother the other for my lover

If İ multiply one life with two

It is for love and for birth, İ know

My Kurdish, is my birth; my Turkish, is my love İ say


I

Ez,ba!


Yê xwe li deriyên bi qilqalî hatine girtin dixe


Têm di babirekê de bi şewişî,li şaxê darê bi fîtan



Ez,Ba!


Qebeqeba min e ji aşên we re


Armanca tîrêja we,ji şerê we re dayîk


Ji bakur têm


Ji nava dafikên hûn lê hatine kuştin


Bo hinguvê bikeşim ji fêkiyê we yê kerik re


Bo di şeve de bibime deng ji moristanê re,li roj ji bo agirê we bibime hewesek têm.



Di pêla de bahoz,di stranê de fît,di zivistanê de çile dibêjin


Lê ez her ji qevz kirina nehêniyekê têm.



II


Ez,ba!


Zanim nêma çewlikên keskê-heşîn


Çîroka kevirî li derya Behraspî,cemdahiya agirî li Romayê




Ez,ba!


Dema baranên tîkane dibarin,zanim tenêtiya xwe bera çav û giriyê eşqê dike


Bi nihêrîna delalîka xwe ya şil û pil


Ez ji rojava têm


Ji şatoyên bi tovê hezar berxwedanan mezin bûyî zanim


Ji Ronesansa gunehkarî û sizayê,ji reforma baweriyê


Ji hişê rastiyê û yê Dîwar’î


Ji trajediya taca bi giriyê Neron şil bûyî


Ji Arenayan zanim,ji wehşeta şeran,ji jinên şoreşan.




Hûn dibêjin xortbûn li Parîsê,li Romayê dîrok,li Stenbolê berxwedan


Lê ez,ji tehdeya heyamekê ku sedsalan serûbin dike têm




III


Ez,ba!


Dinasim hemû aliyên dinyayê


Dinasim baranê,paşiya ewran,behre dinasim




Ez,ba!


Ji başûr têm


Ji nav xemrevîniya hûn lê bi cih bûne


Dibûrim ji nav pêsîrên xameyekê


Ji dera xwîdan û raz li hev tekel dibin


Ji hewşa tenî ya perestgeheke kavil têm.




Hûn dibêjin li behre bahoz,di berfê de şape,di tozê de bager


Lê ez her,ji evîneke ber bi hundurê xwe ve diherike têm




IV


Ez,ba!


Hênkahiya pimpimokê bedena min e


Ne ji êvarî,ji wexta xewa rojê dibihurim




Ez,ba!


Min pêpelokên avê dîtin,hezar rengên masiyî


Rêya(berê) min ket secereya baweriyê


Ez ji rojhilatê têm


Ji axa hûn jê re diçin sicdê


Ji heft tebeqên baweriyê,ji serbanê xaniyên kelbîç yê Babil’ê


Zanim bilûra tîrmehê,sima golika diçe ser avê


Xemginiya dayîka şîrê wê qusiyayî,sînga karika ji şîrî têr nebûyî


Şivan bû xwedayê ewil an


Behra Jorî k udi devê bîra wolkanekê de sekiniye jî zanim




Hûn dibêjin li çiyê karesat,li pencerê deng,li biharê ziryan


Lê ez,her ji dera hezar bawerî jî yek in têm.








traduzione inglese


(THE) WiND!



I


I, (The) Wind!


Knocking on agitatedly closed doors


Swaying on sails, whirring on branches, am coming




I, (The) Wind!


Threatening your windmills, am coming


A purpose to your light, a maturity to your fight, am coming


I am coming from the North


From the traps you were caught in


To carry honey to the essence of an unripe fruit


I am coming to become the voice of an ant in the dark, the desire of fire in the light




A tornado in a wave, a hiss in a song, frost in the winter say you


But I, I am perpetually overcoming a forbidden place




II


I, (The) Wind!


Know the moisture of the green, sky green farms


The legend of the Mediterranean stone, and the chill of the fire in Rome




I, (The) Wind!


in penetrating rain, staring at a wet lover


Know the loneliness, that seeps into the tears of the eye and love


I am coming from the West


Knowing the chateaux’s that a thousand struggles seeds fed


The Renaissance of crime and punishment, the Reform of believing


The wall and the truths of the mind, is from where I’m coming


From the tragedy of a crown wet by Nero’s tears


Arenas, the savageness of lions


the women of revolution I know




Youth in Paris, history in Rome, the struggle in Istanbul say you


But I, I am perpetually coming from a love that destroys an era in fury




III


I, (The) Wind!


Know all the directions of the world


Beyond the clouds, the rain, the sea I know




I, (The) Wind!


I am coming from the South


From inside the consolation you find yourself


Passing between the breasts of a virgin


Through the sweat violating her


From the dark courtyard of an ancient temple I am coming




A storm in the sea, a blizzard in the snow, a thunderstorm in the dust say you


But I, I am perpetually coming from a love that flows to itself




IV


I, (The) Wind!


The cool of the balcony becomes my body


Through the sleep of the sun, not the night I pass




I, (The) Wind!


Saw the waters steps, fishes in a thousand colours


My journey took me to the root of belief


I am coming from the East


The earth of the land you worship


From seventh heaven, the mud roof of Babel, I am coming


The flute of Tammuz I know, the hoof of the young goat grazing


The sadness of a mother with no milk


The chest of a lamb still hungry I know




Or that the first god was a shepherd


And that it stood at the volcano pit of the Upper Sea also




A curse on a mountain, a voice at the window, the boreas in spring say you


But I, I am perpetually coming from the place where a thousand faiths become one



LAPIS LAZULIİ




em ji werzên bê lêpirsîn bihûrîn,ji êşên parzûn kirî


ji wextên lixwemikurhatina wê bi mirin û mandeleyê hatî hêçandin


bihûrîn ji pevçûnên bê dad û bê maf


me dîsa xweyî kir di dilê xwe de canekê


bi vê ehwalê em ketin di şerê şil û bê xew




ger çare meş be bêyî pêlêkirina birîneke vekirîbe


parastina hêlên me yên diarin be,rapêçana janan be çare


dewrane şerta wê,pêwîst e,divê bê zanîn


ev dojeha li ser me tê radan,dê ronî bibe


wê bifilite esmanek ji nasnameyên xwedê




diçirûse ji çîrokên herî zelûl,diqelibe,radibe heyat


belam mebesta we hiştina di tariya nexweşiyê de be


an reva ji edeba her ku tê tevdan


bila ev nebe birîna me ya ku nayê te cebirandin


arîşe ew e ka emê di hundurê çemberê de bin an di derveyî wê




em niha di bîrên nefsa li hember ihtîşamê têkçûyî de ne


em nikarin koç bikin da pak bibin ji peyvên dilê wan êşiyayî


me dil ne daye lehengan,em hezkirên zanayanin


em bi vê teşeyê bizanin emrî û dûr nekevin ji bîreweriyê




em bibêjin em ji xweliya xwe nexuliqîn,derew e


ku çîroka me bi dilpakiyê re li hev hatiye


birûskan bipêçin bi ewrên wek mûyê sivik


em nikarin bikenin li baranên bi hêrs mezin bûyî


ku diperise bi wext,rûh terka bedenê di dike bê dil


em nikarin bibêjin nan û gulê li vir bimîne




wek korîdorek bê guneh bişopînin xefên xwe


em di metirsiya di her qorzîkekê de xamayek hatiye ramûsîn


û henasa wî bareş,ew bi xwe ciwan,evîna wî kevokek fîqspî


di derên bi gurloq ên şevê de rûtbûneke xezalî


wiha şewleke ji nişkave vebûyî,wiha di nav çorsiyên ji nişka ve


daxwaziyên bê pêşkêşî


em nikarin wek şaneyeke reş gemarî bikin kêrhatinên xwe


em nikarin bi destê xwe bi tirsînin melekên xwe




em bi vî awayî rabin dilê xwe yê xizan derêxin ji toran


wek kehrîbarê bi virvirînin;ku dimijand xîçeke şîn ya avê


wek hozanên devê wan hati girtin li qubeyên bi tenî


ji erna erşê ma me dengê xwe girê dida di hundurê xwe de




bila beden bibine xwelî


bivê bila di nav tava pereng de bibe agir


bila canek bibe hezar ebdal


bila bikelin çiya her tişt bibe berf


têr nake


bila bibe efsûn


dixwaze bibe dia tirba weliya


evdîtî ji bona xwedê ye


xwedê bila bibe dengekî gur ê vî welatî


bixwazî bila nebe


bila zanibin,her kes guh bidinê


huzna avê veguhere peyvê


bibêje qesab,ku kêra xwe li canî dixe


bibexşîne bi merhametê


hiş,xwe helak neke gidî


hemd û sena dîsa jî


nayê zanîn


tê zanîn lê nayê bihîstin


tê bihîstin nayê dîtin


lê v n în e,evd nîn e,felek bê dev û zimane li wira


axx,Newala Qesaba


ev jan,ew ferheng ji te re


bila ev ziman bibe xuriya êşê


lê qasî fermanên bêşifre


terazinên boz qasî avên zer


bi huzne ev dîrok


her roj,her tişt di bin rojê de


tu bixwazî binixumînî jî nayê veşartin girên zilmê


bi haware bedena wan yê bêdeng,kedera wan a hêminî,lê her...




wek xavikekê xwe avêtiye ser rojê


sondxwriye ji tu kesê/î îcazetê wernegire


me xwe bi şîlana bi jehr pêça


me bêhn kir agirê wê,binevşa wê


û me li her geliyekê qurnefîleke sorgewz çand


xwe ji bo her demsalê amade kir


ji bo zivistanê reng-xwînî


ji bo havînê bi çîkspî qulibîn




ev azadiya me bû


ev tekane çareya me


me bi vê armancê hez kir ji ava xwe


bi vê armancê ji asoya xwe ya kûr î şîn




traduzione inglese


LAPIS LAZULI



We have passed through unquestioned seasons, spirituous pains


Through times testing confession with death and denial


We have passed through unjust, lawless fights but


We have not forsaken harbouring life in our heart


Thus we have collapsed sleepless, to water-soaked fights




If the solution is to hit the road without stepping on an open wound


To begrudge our pain, and bandage our aches is the solution


The condition is time, it is essential, one must know


When this hell is clouding over us, a heaven


Will come through one of god’s identities




From the saddest stories, topples, and rises life


However is it our purpose to leave the illness in darkness


Or to escape the pus that is cleaned as it is dug out


This mustn’t be our fatal, irresistible wound


To be in the circle or outside this is our issue




Now we are in the pits where desire has defeated the self


We cannot migrate to purify ourselves of the wounding words


To the wise, not heroes we have sacrificed our lives


In this way we see life, and cannot forego learning




If we say we did not rise from our ashes, it is a lie


As our story meets with virtue


We cannot dress blue lightning with feather clouds


Cannot smile at rains grown in fury


As time evolves, as life leaves unwillingly the body


We cannot ask bread and rose to stay




Watching our forbidden like an innocent corridor


We are in haste to become a kissed girl-child in every corner


And her breath the North West wind, her beautiful, her passion a white dove


To be the nakedness of a gazelle in the twitching parts of the night


The light turning on so abruptly, in unexpected tactlessness


A supply without demand


We cannot soil our talents into black stain


We, ourselves cannot frighten our own angels




If out of nets we were to rip out our poor heart


Cast it out like amber; while suckling a blue stone


Like bards who have been silenced in sooty domes


Would we, in obstinacy to Seventh Heaven, bind our voice within




Let bodies become ash


Or fire in ember suns


One life becomes one thousand saints


Let mountains surge everything become snow


This will not suffice


Let there be enchantment


Let there be prayer or a saint’s shrine


Allegiance is to the Lord


Let the Lord be a voice to this land


Or not


Let Him know, in essence listen


Let the water’s sadness reverberate in the word


Say the butcher, the butcher who takes a knife to life


Let him be forgiven in compassion


Be silent, please do not rebuke


Nevertheless praise be to God


It is not known


It is yet it is not heard


It is yet it is not seen


But no, there is no servant, fate is mute there


Oh Newala Kesaba*


This life, this word is to you


Let this tongue be cinder for pain


In fact as much as unencrypted commands


As much as grey hillsides, sullied waters


This history is sadness


Every day, everything is under the sun


The hills of tyranny cannot be covered


Their silent bodies cry, with their quiet sorrow, but always...




To cover the sun like a curtain


Hell bent on not getting permission from anyone


We clung to the poisonous lily


Smelled its fire, its magenta


Dropped a red carnation on every valley


We prepared for every season


For winter blood red


For summer snow-white we toppled




This was our freedom


This our only resort


Thus we loved our water




* Newala Kesaba is a mass gravesite in the Kurdish region of Siirt in Turkey. The river was used by Turkish security forces to get rid of the corpses of Kurdish civilians murdered extra judicially and Kurdish militants killed in the war. It is reported that 3000 bodies lie in the gravesite.




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