Nòvas d’Occitània    Nòvas d'Occitània 2013

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Nòvas n.121 Febrier 2013

Il papa si ritira… ma lasciamo in pace Dante!

Lo papa se retira... mas laissem en patz Dante

di Maria Soresina

Il papa si ritira… ma lasciamo in pace Dante!
italiano

Su giornali e TV, dall’11 febbraio 2013, tutti accostano papa Ratzinger a Celestino V, ed è naturale, dato che si tratta del più famoso esempio passato di un papa che ha abdicato. Meno naturale – e per certi versi addirittura insolente – è citare a questo proposito i versi danteschi:

Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto,

vidi e conobbi l'ombra di colui

che fece per viltade il gran rifiuto.

Nella Commedia, come si vede, non è detto che si tratti di Celestino V, anche se è vero che lo hanno sostenuto, fin dall’inizio, i commentatori, a cominciare dal figlio di Dante, Pietro. Ancora oggi c’è chi lo sostiene, nonostante in questi secoli vi sia stata una schiera di studiosi che ha proposto altri possibili «grandi rifiuti», tra cui quello di Ponzio Pilato.

Il motivo per cui tanti ritengono convincente l’ipotesi Celestino è per via del verbo conobbi. Ma, a parte il fatto che all’epoca non esistevano i telegiornali e quindi era assai improbabile che Dante conoscesse il volto di questo papa morto nel 1296, è facile dimostrare che Dante usa più volte il verbo «conoscere» per personaggi a lui sconosciuti, anzi proprio per significare «il prendere cognizione di cose o persone ignote».(1)

Chi fonda la propria opinione sulle parole di Dante dovrebbe anche tener conto del fatto che Celestino, come peraltro anche Ponzio Pilato, erano figure celebri, mentre Dante dice: fama di loro il mondo esser non lassa. Basandosi su questa frase il Prof. Paolo Baldan ritiene che si tratti del giovane ricco che nel Vangelo si rifiuta di seguire Gesù perché, per farlo, dovrebbe lasciare le sue ricchezze. Ed è davvero un gran rifiuto quello di questo giovane, di cui – aspetto fondamentale – non viene fatto il nome! (2)

Purtroppo, nonostante nei secoli numerosi intellettuali e studiosi di chiara fama abbiano contestato, o almeno messo in dubbio, che nell’ombra di colui / che fece per viltade il gran rifiuto si possa ravvisare la persona di papa Celestino V, oggi tutti, ma proprio tutti, lo danno totalmente per scontato come se fosse Dante stesso ad averlo scritto.

La cosa grave è che chi accosta questi versi danteschi al clamoroso gesto di Joseph Ratzinger non si rende conto che si tratta di un abbinamento piuttosto irriguardoso nei suoi confronti, perché il verso di Dante non lascia dubbi: quel «rifiuto» fu un gesto di viltà.

Poi c’è la collocazione: quest’anima si trova in quella zona antecedente l’Inferno, tra coloro / che visser sanza 'nfamia e sanza lodo, i cosiddetti «ignavi» che l’Inferno non vuole perché non furono abbastanza cattivi. Ma attenzione: non li vuole nemmeno il Paradiso! Sono a Dio spiacenti.

Dopo alcune spiegazioni da parte di Virgilio, Dante li guarda e cosa vede? Per prima cosa un’insegna, una specie di banderuola che gira velocissima

e dietro le venìa sì lunga tratta

di gente, ch'i' non averei creduto

che morte tanta n'avesse disfatta.

Mai, in nessun altro punto del suo aldilà Dante dirà di aver incontrato così tanta gente, e in nessun altro punto esprimerà altrettanto disprezzo. È la grande maggioranza degli esseri umani, che corrono dietro a una qualche bandiera, incapaci di avere un pensiero proprio, incapaci di essere «vivi» nel senso della consapevole dignità che deve avere la vita umana.

E poi c’è l’orrenda pena:

Questi sciaurati, che mai non fur vivi,

erano ignudi e stimolati molto

da mosconi e da vespe ch'eran ivi.

Elle rigavan lor di sangue il volto,

che, mischiato di lagrime, a' lor piedi

da fastidiosi vermi era ricolto. (3)

Non credo ci sia bisogno di parafrasi, perché il testo è chiaro. Altrettanto chiaro mi sembra che, per quanto riguarda Benedetto XVI, era senza dubbio doveroso citare i precedenti storici, ma sarebbe stato meglio, molto meglio, lasciare in pace Dante.

(1) Francesco Mazzoni, Saggio di un nuovo commento alla «Divina Commedia», Sansoni, Firenze 1967, p. 415.

(2) Cfr. Paolo Baldan, Ritorni su Dante, Moretti & Vitali, Bergamo 1991, pp. 21-39.

(3) Per le citazioni dantesche cfr. Inferno III, 34-69.

occitan

Sus lhi jornals e la television de l’11 de febrier 2013, tuchi arrambon papa Ratzinger a Celestin V, e aquò es natural vist que aquel es l’exemple mai famós d’un papa qu’a laissat son encharge. Menc natural – e en qualqua maniera fins arrogant – es de citar sus aquel fach lhi vèrs dantesc:

Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto,

vidi e conobbi l'ombra di colui

che fece per viltade il gran rifiuto.

Dins la Comèdia, ven pas dich se én parla de Celestin V o non. Es ver qu’aquò es estat sostengut, fins dal començament, da lhi comentaires, decò dal filh de Dante, Peire. Al jorn d’encuei la n’a d’aquilhi que son encà d’aquela idèa mas pas mal d’estudiós dins lhi sècles an propongut d’autres “grands refús” coma aquel de Ponzio Pilato.

La rason que pòrta mai qu’un a pensar a Celestin arriba da l’utilizacion dal vèrb conobbi. Mas an aquel temp ailai lhi avia pas lhi telejornals e Dante avia deguna rason e possibilitat de conóisser lo morre d’aquel papa mòrt ental 1296, e après Dante utiliza ben sovent lo vèrb “conóisser” per de personatges que conoissia ren dal tot, al contrari pròpi per donar lo sens de “pilhar conoissença de causas e de personas desconoissuas”.(1)

Chal tenir còmpte que Celestin e decò Ponzio Pilato eron de personatges ben famós e totun Dante ditz: fama di loro il mondo esser non lassa. Es per aquò que lo Prof. Paolo Baldan pensa que aquel personatge sie lo ric jove que dins lo Vangeli refusa d’anar abo Gesú per ren dever abandonar sas richessas. Es estat aquel un gran rifiuto e dal jove en question se conois pas lo nom. (2)

Malurosament, ben que dins l’istòria pas mal de valents estudiós aien contestat, o almenc dubitat que dins l’ombra di colui / che fece per viltade il gran rifiuto se polguesse veire la persona dal papa Celestin V, encà encuei tuchi, pròpi tuchi, donon aquò per segur coma se la foguesse Dante a l’aver dich.

Nos semelha malprudent de veire l’abinament d’aquilhi vèrs dantescs abo lo clamorós gest de Joseph Ratzinger vist que Dante es clar: aquel “refús” es estat un gest de viltat.

An aquò vai jontat la collocacion: aquela anma se tròba dins la zòna just derant de l’Enfèrn ente son lhi inhavis, coloro / che visser sanza 'nfamia e sanza lodo, que fins l’Enfèrn refusa perqué pas pro marrits. E chal far a ment, nimanc lo Paradís lhi vòl perqué a Dio spiacenti.

Après que Virgilio dona qualqua explicacion, Dante lhi gacha e ve una targa, un si que de banderòla que vira lest

e dietro le venìa sì lunga tratta

di gente, ch'i' non averei creduto

che morte tanta n'avesse disfatta.

En deguna autra mira de son viatge Dante ditz d’aver rescontrat tant de monde e en deguna autra mira manifèsta un tal mesprèsi. Aquí se tròba lo mai de la gent, que vai après a na banderòla, sensa aver un lor pensier, sensa saber èsser “vius” dins lo sens de la conscienta dignitat que la vida de l’òme deu aver.

Es aquí l’afrosa pena:

Questi sciaurati, che mai non fur vivi,

erano ignudi e stimolati molto

da mosconi e da vespe ch'eran ivi.

Elle rigavan lor di sangue il volto,

che, mischiato di lagrime, a' lor piedi

da fastidiosi vermi era ricolto. (3)

Lhi a ren besonh de la dir diferent, lo tèxt es clar, e me semelha tanben clar que, se sus la question de Beneset XVI se polia parlar de cas parelh dins l’istòria, lhi avia pas besonh en deguna maniera de parlar de Dante, mas era ben mielh lo laissar en patz.




(1) Francesco Mazzoni, Saggio di un nuovo commento alla «Divina Commedia», Sansoni, Firenze 1967, p. 415.

(2) Cfr. Paolo Baldan, Ritorni su Dante, Moretti & Vitali, Bergamo 1991, pp. 21-39.

(3) Per le citazioni dantesche cfr. Inferno III, 34-69.


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