LA LEGGENDA

Si racconta la leggenda di Maria Bona, moglie di Andrea di Giaglione, la quale donò un'emina d'oro agli abitanti di Giaglione per la costruzione di un canale che portasse I'acqua dalla Val Clarea fino a Giaglione passando dal Pian delle Ruine.

Non esiste nessun documento comprovante questa donazione, tuttavia di fronte all'imponenza di questa costruzione la fantasia popolare ha attribuito a lei il costo dell'opera.

A Giaglione esiste ancora, in frazione Poisatto Poueizat ), una casa appartenuta al marito di Maria Bona e passata poi in eredita al figlio Gaspardo. Si pensa che questa casa sia appartenuta per un certo periodo di tempo a lei come probabile garanzia del la sua dote.

Del comportamento bonario di Maria Bona abbiamo una testimonianza attribuita ad alcuni abitanti del paese, durante una vertenza che vede contrapposti la comunità e Gaspardo che accusa i propri sudditi di morosità nel pagamento dei tributi.

Due giaglionesi ricordano Maria Bona come più tollerante e generosa del figlio.

IL CANALE DI MARIA BONA

Negli anni precedenti il 1458, con molta probabilità, si era già tentata una

derivazione delle acque della Val Clarea.
Ci sono diversi documenti che parlano della necessità di costruire una "bealera" nuova e in cui si accenna alla ripresa dei lavori.

I vari tentativi effettuati erano stati abbandonati a causa della spesa elevata o di difficoltà di costruzione del canale.

Il giorno 11 settembre 1458 un notaio stende l'atto che decide la costruzione del canale. La solenne riunione avviene nella sala della torre del signore che si trovava al Poisatto ( Poueizat ).
Per la comunità di Giaglione sono presenti ben diciassette persone, fra queste i due sindaci e i consiglieri. Ogni consigliere e accompagnato da tre testimoni. I nobili di Giaglione danno il permesso ai Giaglionesi di costruire il canale e di far scorrere le acque su qualsiasi terreno.

Si dice anche the i danni provocati dal passaggio dei canali sulle terre, tanto dei signori quanto dei "particolari", saranno rimborsati a giudizio di quattro arbitri.

Si stabilisce inoltre che chi vorrà servirsi dell'acqua della "bealera", dovrà prima " consegnare " ( dichiarare ) tutti propri beni ( prati, gerbidi, campi ecc.) indicando per quali di essi e in quale misura intenderà servirsene.

Chi si serve delle acque è obbligato a contribuire, secondo la rata stabilita, alle spese per la costruzione, per la manutenzione futura e per il rimborso del danni durante e dopo la costruzione.

Sul documento si dice anche che coloro che utilizzeranno le acque potranno, con consenso dei signori, eleggere quattro commissari tra gli uomini della Comunità dando loro il potere di tassare e regolare la conduzione della “bealera”. Nel 1462 il canale è praticamente finito, poiché l'ultima parte dal Plan delle Ruine alla Vardeta non presenta difficoltà.

Testi in Francoprovenzale

Les eminóes per lou gran

La mëizura dla pourtâ d eiva

Tubo dl eiva dle póumpës

In col l eiva lh arivave daou Clapíe. Aprée que ian coustrouí la diga de lou Mousní si de l Enel ian preinóus l eiva per̈ alimenté la diga. Peró tramite de póumpës lh ian garantinóus l eiva da lou canal c ou pose pî bâ.

Partoénsa dou canal de Maria Bona.

La lapide de Maria Bona.

Aióun que livre lou canal de Maria Bona e coumánse la coumba. La pr̈èmièra preiza que lhe servét a travée di Dzile fin a ioutra a Sepita.

Preiza dla Sumó.

La Coumba lh ìer̈e fèta su li flan an pèclo e lou foun quiëmé ina carca de pèclo.

Li bláie pi pëtsóet bien de col ièroun fèt avée d ipoundièrës an pèclo.

Preiza dle Fountanèle.

Lhe servî a lìvé daou Verdzié fin bâ a la Faranda.

Lou blaíe ou l ét fèt nuva an siman.

Preiz̈es.

Marc ou l’eiblaie l éiva per far̈e alé-la atravée di Malhuve fin bâ a Barat.

In col se bitave de pèclo grô avée de moutoes o de astrras o senó ina pos pe travée.

Preizës moudèrnës per tsendze blaíe que anouvién ar̈ó.

Preiza moudèrna que lhe servit per eivé in aoutra par Dzalhoú que ser̈it da Pradzuva fin aval a le Cóumbës.

Lou blaíe que ou servét a eivé tot la bourdzá de Sein Jouèn .

Lhe servét a eivé a l eitsota aióutra a Berguinel e a l adreita fin aióutra aou car̈o.

La guida an peclo que lhe servèt per anfilé le pâs per vir̈è l éiva.

Lou blaíe daou Car̈o ou pasave din lou tatsas de Sein Gregor eque si an pasâ le fumèles de la Bourdzâ venióun a lavé lh astras.

Lou regoulamóen que lountave rispeté li dzort eicri su lou livro doutramóen posave l eivoé e ou fezet la multa.

Le sapës que anouvrávoun per̈ eivé li prâ.

La sapina se anouvrave per̈ eivé lh ôrt.

Tuú l han de salhió bitávoun de dzoen a far̈e de dzournâ de coumandáti a cur̈é li blaié.

Carcol li botsa saióun pa quique far̈e alour̈a li bitávaun de guardia a que pa nun gavíse l eiva canque te eiviá.

Le vatsës soun in tsan din lou pra lar̈íe la Coumba.

Hanno partecipato a questa ricerca:

gli alunni della quinta

Marco Campo Bagattin

Michele Giors

Silvia Piombino

Matteo Regis

Martino Rey

Erica Vinci

Le insegnanti:

Olga Reynaud

Anna Rostagno

Ringraziamo i genitori che hanno risposto al questionario.

Un ringraziamento particolare va al nostro “bidello2 sig. Marcello Belletto che ci ha accompagnati nella visita al canale di Maria Bona e ci ha fornito, in giaglionese, le informazioni sul percorso e sull’utilizzo delle “bealere”.