Se dal Cinquecento ci sono pervenuti in lingua occitana solamente documenti riguardanti la sfera amministrativa, il Seicento, il Settecento e l’inizio dell’Ottocento, per quanto riguarda l’Alta Valle di Susa e per quanto ad oggi noto, sono più poveri. Solamente qualche lemma in lingua occitana appare qua e là in alcuni documenti e nei testi delle Sacre Rap­presentazioni riportate nei pochi manoscritti pervenutici che, per il resto, sono redatti in lingua francese, ormai impostasi sul latino che sopravvive ancora in ambito ecclesiastico. È probabile che alcuni personaggi, quali il Buffone o i Diavoli, declamassero versi in lin­gua occitana, ma le loro parti erano spesso recitate a soggetto secondo l’estro e la capacità di chi le interpretava e, pertanto, non sono riportate nei manoscritti. Nelle scritture catastali i toponimi tendono a francesizzarsi e, a partire dalle rilevazioni del Catasto Rabbini di fine Ottocento, a italianizzarsi mentre le scritture notarili e i catasti del Cinquecento riportano molti toponimi in lingua occitana.

Nel glossario inserito in appendice alla Histoire de Saint-André, apôtre et Martyr. Testo di Sacra Rappresentazione messa in scena alle Ramats nell’anno 1739, con trascrizione a cura di Giuliana Giai ed edizione a cura di Valerio Coletto, molti termini sono individuati come propri o derivati dall’occitano, tra i tanti riportiamo ad esempio:

Acraser (II – v. 3344). v.a. (Pour: écraser). Détruire entièrement, ruiner. En occitan à côté de: ecrasa et eicrasa (en dialect de Chaumont: eycrasar), il y a aussi les variantes: agrasa, acrasa (Dauph.), acrusa. It.: schiacciare, annientare.

Coquenard (I - v. 1818) s. et adj. Mot occitan Dans le Tresor dóu Felibrige on trouve les variantes: couquinas, couquinard, couquinasso, que Mistral a traduit par: grand coquin, grosse coquine, malin, luron (en Limousin). It.: furfante, briccone, mariuolo.

Durbec (I - v. 1818). s.m. Mot occitan signifiant: un sot, un nigaud, un imbécile. It.: sciocco, imbecille, scimunito.

Le memorie di viaggio, le notizie di microstoria, le annotazioni meteorologiche, le cata­strofi e le avversità climatiche, l’andamento dei raccolti e la gestione del patrimonio famigliare erano annotati sui caî ‘d meizoun o sui livres de raison. Quelli che conosciamo sono redatti in latino fino agli anni Trenta/Quaranta del XVI secolo, poi in lingua francese fino a fine Ottocento e successivamente in lingua italiana27. Tra i tanti citiamo:

- Mémoire di Lorent Gally notaio a Oulx (scritto tra il 1515 e il 1590, trascritto in francese nel XVII secolo da un notaio di La Salle, probabilmente Jean Queyras, e pubblicato nel 1888 da Edmond Maignien);

- Mémoire di Joseph Guiffre di Millaures (scritto in francese tra il 1703 e il 1753);

- Libro di rimedi di Colombano Bernard (scritto in francese intorno al 1798).

- Livre journalier pour l’usage de Joseph Antoine Perron Cabus (scritto in francese tra il 1832 e il 1881);

- Chahier de Raison di Pierre Celatin e del figlio Jean François di Exilles (scritto in francese nel XIX secolo);

- Manoscritto di Alexis Allemand (redatto in francese tra il 1856 e fine Ottocento);

- Mémoire di Laurent Allizond di Rochas, già frazione di Millaures e oggi di Bardonecchia (redatto in francese tra il 1864 e il 1897);

- Note dello spaventevole di Desiré Perron Cabus e del figlio Giuseppe (riporta, in italiano, notizie sulla comunità di San Marco di Oulx tra il 1900 e il 1957);

- Mémoires de M.eur le Professeur Louis Bompard (traccia la cronologia, in fran­cese e in italiano, degli avvenimenti della Valle di Cesana dall’antichità fino ai primi del Novecento);

- Manoscritto della famiglia Guiffrey di Bardonecchia (scritto in francese dal 1870 al 1894 e in italiano dal 1895 al 1948);

- Manoscritto della famiglia Gleise di Millaures (scritto in latino, francese e italiano; riporta cronologia famigliare dal 1731 al 1902);

- Manoscritto di Gendre Maximin di Millaures (scritto in francese e italiano riporta avvenimenti tra il 1855 e il 1939).28