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E’ appena uscito con questo titolo(Araba Fenice- Cuneo. Euro 18) il libro autobiografico di Lido Riba che percorre, da protagonista, quasi settant’anni di vita politica del cuneese, spaziando anche in tutto il territorio piemontese e non solo.

Un viaggio cominciato quando, bimbo, Lido distribuiva materiale propagandistico di sinistra prima di entrare in classe nella scuola elementare. A S.Defendente di Caraglio c’era allora una piccola cellula comunista e si stava preparando la lista per le elezioni comunali; c’era la difficoltà di diffondere un ciclostilato sull’argomento. In una zona “bianca” come era la provincia di Cuneo i comunisti erano visti come quelli che mangiavano i bambini e cattivi soggetti che volevano fare la rivoluzione; quindi questa militanza non era facile. La cellula, oltre che dal padre di Lido, era formata da pochi contadini, ma era integrata da “esterni” che portavano idee e riflessioni sullo stato nel quale viveva la povera gente: fosse in campagna ( c’era ancora, diffusa, la mezzadria..) che nelle fabbriche.

Come al solito la famiglia modella l’inizio della vita e se si ha la fortuna di averne una con idee importanti, aperte al confronto, generose nella vita comunitaria, conscia della necessità dell’istruzione che permette l’elevazione della persona, il futuro è delineato. Certo oggi insegnare ai figli ad essere onesti, solidali con il prossimo, desiderosi di una politica che faccia crescere con l’ascensore sociali chi se lo merita, passa per fesso; e vediamo i risultati di questi moderni pensieri! Allora, non era sempre così e le lotte per ottenere una migliore distribuzione del reddito, una giustizia sociale, l’estensione della democrazie erano missione di molti (ma non di tutti), in specie della sinistra e di chi aveva lottato venti mesi per cacciare fascisti e nazisti.

Erano tempi dove nel PCI chi emergeva lo faceva grazie allo studio, all’impegno sul campo, alla capacità di coinvolgere e motivare la gente, all’onestà , alla capacità di dare visuale all’impegno corale.

Allora erano i tempi della politica vera che nobilitava il termina sovente pagando a livello personale chi la interpretava. Merce rara al giorno d’oggi. Oggi abbiamo tanti silvio…..

Questo valeva anche per chi, come Lido, proveniva da famiglie povere, ai margini della società.

Partendo da queste premesse Lido ci racconta la sua vita in politica, sempre a sinistra, tra successi, sconfitte, soddisfazioni e delusioni. Lo fa con un certo distacco, non infierisce con nessuno, non usa toni trionfalistici quando racconta delle vittorie, conscio che tutto passa e l’eternità va cercata da un’altra parte.

L’ultima parte del libro è dedicata all’impegno di Lido per dare voce e attenzione alla montagna piemontese, e non solo, con interventi non di poco conto nell’affermarsi dell’UNCEM nazionale nella quale la delegazione piemontese è sempre stata punto di riferimento.

E’ questo un percorso non terminato, pur con il lavoro di molti (in special modo dell’attuale Presidente nazionale Marco Bussone), e l’argomento “montagna” è solo tollerato a livello della politica nazionale che si rifiuta di vedere la montagna come risorsa, luogo di trasformazione economica, di futuro sviluppo in tempi di cambiamento climatico.

Anche la possibilità portata su un piatto d’argento dall’epidemia su una possibile occasione di utilizzarla in positivo per un sia pur minuscolo rilancio della montagna (quella vera non quella delle grandi stazioni sciistiche) non è stata ne intuita, o se si, non utilizzata. Poteva essere fatto un interessante, chiamiamolo esperimento, per proporre un turismo minuto e diffuso che coinvolgesse la piccola ricettività e alleggerisse il caos delle grandi stazioni; che proponesse i prodotti locali e la cultura della vita montanara. Un turismo di piccoli spostamenti alla ricerca del valore del silenzio e della natura.

Ma per far questo occorrerebbero personaggi che abbiano visione, sensibilità, generosità di impegno e capacità di fare meno chiacchiere e più fatti.

Verso la fine del libro di Lido Riba si coglie l’amarezza per la differenza tra le quanto realizzato e quanto sognato. Si coglie l’importanza della comunità come àncora di salvezza per un mondo che va alla deriva tra nazionalismi folli e muri in costruzione, con intolleranze che la storia ripropone puntualmente.

In questo libro, di facile e piacevole lettura, Lido ripropone un’umanità che è la stessa che l’ha mosso (allora, per età, forse meno consapevole) nei primi passi del suo percorso politico. Lo fa senza grandi proclami ma con l’amore che dimostra nei confronti degli umili e dei meno fortunati.

Ostana 16/01/2021