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Edizione 2017

Premio Giovani - Erlend O. Nødtvedt

ANTOLOGIA ERLEND O. Nødtvedt TESTO NYNORSK

lingua nynorsk (Norvegia) - "Premio Ostana scritture in Lingua Madre" edizione 2017

Premio Giovani - Erlend O. Nødtvedt
italiano

Nato nel 1984, Erlend è perfettamente bilingue. Cresciuto nel nord-est norvegese a Bergen, nell’area linguistica del nynorsk , ha ricevuto l’educazione scolastica in bokmal (la lingua statale norvegese). A Bergen ha compiuto gli studi universitari dedicando il master alla Letteratura Nordica.

La sua prima raccolta di poemi Harudes è apparsa nel 2008, seguita da Bergens Beskrivelse nel 2011 e Trollsuiten nel 2014, che costituisce l’ultimo titolo di questa trilogia.

Le sue raccolte poetiche sono intessute di tradizioni letterarie, folclore e miti, e ambientate nei drammatici paesaggi dei fiordi del nord-est norvegese.

Dal punto di vista artistico Erlend O. Nødtvedt ha in qualche modo creato una propria lingua letteraria. I poemi nascono dall’incontro delle lingue bokmal e nynorsk che armoniosamente si mescolano a forme tradizionali arcaiche e dialettali.

La sua è un’opera a due livelli, in cui la singolarità della doppia situazione linguistica norvegese rende possibile una creazione che al contempo è poetica e linguistica.

Erlend combina il lavoro letterario a un’intensa attività scenica e accompagna le letture con il suono dell’hardingfele, strumento tradizionale dell’ovest norvegese che ricorda il violino ma è composto da otto/nove corde.

La poesia, la lingua, l’universo di Erlend, fanno di lui uno degli autori più originali del paese e della sua generazione.


ANTOLOGIA


I

quieto sonno di cavallo nel riparo

nel mio oblio finisce anche la mia solitudine

quando scopro che l’anemone è velenoso

l’autunno rinfresca sul lago delle mie estati

il mio sgabello da violino

la bionda sagoma azzurra della pilosella

il canto di luce rovente della digitale purpurea

la febbrile nota azzurra dello sfregamento

coperto di foglie troppo dimenticato

cuore di pulcino nel riparo

II

tanto mi commuovono le vecchie cose

e le pareti grigie

che tocco tutto quasi con prudenza

il cuore si fa caldo e freddo

oh da far risuonare

le corde delle progenitrici

tra i secondi in cui loro i miei amati

morti respirano nel batter d’occhio

della notte del Vestland adesso

la morte non esiste

nell’attimo eterno dell’eccesso

centomila anni in un ipnagogico minuto

l’ombra di un contorno sfocato

sul fulgido fiordo vicino

senza onda

senza la mia notte abbandonata

e il farsi blu dei fiori

che di nascosto mi sono stati tolti

in una chiara falciata

III

in soffici foglie nascosto

mio uccello più segreto

vedo la tua anca

dietro la diapositiva in controluce

nell’eterna nordica notte estiva

dell’attimo in cui scende il sonno

la serpe-sveglia in pancia mangia orizzonti azzurri

mi sveglio con gorgoglio e dolore

crescono querce dietro al mio bosco estivo

dove radure invecchiano e si chiudono morbide

labbra di huldra come lamponi

accolgono il sole e alzano ombre troppo cupe

lei ride fredda per la prima volta

nel remoto risuono afono

tutto è umido e oltre la notte

nell’autunno della huldra

nell’autunno della huldra

IV

la notte troll mi infila cauta

la mammella junghiana in bocca

per la strada superiore conduco una mucca troll

in mezzo alla strada c’è un cancello

in mezzo alla notte c’è un cancello

oh no oh no che brutto cancello

povero me e devo entrarci

seguo verso nord un acquitrino troll

sì seguo verso nord un acquitrino troll

dove tutti i corvi sì tutti i corvi

sanguinano sangue sanguinano sangue

sanguinano sangue dal becco

V

la gazza giaceva bella bianca nel lino

staccai il becco dalla testa

e lo riempii di vino

anche se il recipiente si è forato

balliamo finché tutto è sparito

bevi la gioia del violino lascia che il sangue

gocci sul viso

odia l’angolo nero della mezza barca

l’angoscia della gallina è cieca

calma nella mente

quando il falco della pioggia aleggia

e vuole entrare

un altro canta:

una gallina rossa

si china a salutare


traduzione di Sara Culeddu


I

stille hestesøvn i buen

i min glemsel går selv min ensomhet

når jeg får vite at hvitveis er giftig

er høsten svalende på mine somres vann

min felestol


svevets blonde blåne

feberlysets revbjellesang

dragets febrilske toneblå

buens ungfugls bladverksskjulte

altfor glemte hjerte


II

jeg blir så rørt av de gamle ting

og de gråe vegger

jeg tar nesten varsomt på alt

hjertet blir varmt og kaldt

å så det klinger

i formødres strenger

mellom sekundene der de mine elskede

døde puster i blinkeøyeblikkets

vestlandsnatt nå

er ikke død til

i overstadighetens evige sekund

hundretusenår i et hypnogogisk minutt

skyggen av en ør kontur

på blenkte nestefjord

uten bølge

uten min forlatte natt

og blomstenes blåne

de som dulgt ble fratatt meg

i åpenlys slått


III

i linde det løv gjemt

min aller hemmeligste fugl

jeg ser hoften din

bak baklysstillet

i innsovningsøyeblikkets

evige nordiske sommernatt


vekkeormen i magen spiser blånene

jeg våkner med sugl og sorg

det eiker seg til bak min sommerskog

der lysninger foreldes og lukkes linnt


huldralepper som bringebær

tar i mot sol og hiver for heftige skygger

hun kald-ler for første gang

i lydtom fjernklang

er alt væte og natt forbi

i hulders høst

i hulders høst


IV

trollnatten putter varsomt

den jungianske spene i min munn

gjennom øvregaten leier jeg trollku

midt i gaten der står det en grind

midt i natten der står det en grind

å nei å nei så lei en grind

ai ai meg og der skal eg inn

jeg følger et myret trollsig mot nord

ja jeg følger et myret trollsig mot nord

der alle kråker ja alle kråker

blør blod blør blod

blør nebbeblod

V

skjæren lå fin hvit i lin

jeg rev nebbet av hodet

og fylte det med vin

selv om staupet har gått lekk

la oss bare danse dette vekk

sup felens fryd la blod

prikke på kinn

hat den halve båtens svarte ro

hønens angst er blind

stillhet over sinn

når regnhøken svever over

og vil inn

en annen galer:

en sotrød høne

i hels haller


Premio Giovani - Erlend O. Nødtvedt

ANTOLOGIA ERLEND O. Nødtvedt TESTO NYNORSK

lingua nynorsk (Norvegia) - "Premio Ostana scritture in Lingua Madre" edizione 2017

Premio Giovani - Erlend O. Nødtvedt
italiano

Nato nel 1984, Erlend è perfettamente bilingue. Cresciuto nel nord-est norvegese a Bergen, nell’area linguistica del nynorsk , ha ricevuto l’educazione scolastica in bokmal (la lingua statale norvegese). A Bergen ha compiuto gli studi universitari dedicando il master alla Letteratura Nordica.

La sua prima raccolta di poemi Harudes è apparsa nel 2008, seguita da Bergens Beskrivelse nel 2011 e Trollsuiten nel 2014, che costituisce l’ultimo titolo di questa trilogia.

Le sue raccolte poetiche sono intessute di tradizioni letterarie, folclore e miti, e ambientate nei drammatici paesaggi dei fiordi del nord-est norvegese.

Dal punto di vista artistico Erlend O. Nødtvedt ha in qualche modo creato una propria lingua letteraria. I poemi nascono dall’incontro delle lingue bokmal e nynorsk che armoniosamente si mescolano a forme tradizionali arcaiche e dialettali.

La sua è un’opera a due livelli, in cui la singolarità della doppia situazione linguistica norvegese rende possibile una creazione che al contempo è poetica e linguistica.

Erlend combina il lavoro letterario a un’intensa attività scenica e accompagna le letture con il suono dell’hardingfele, strumento tradizionale dell’ovest norvegese che ricorda il violino ma è composto da otto/nove corde.

La poesia, la lingua, l’universo di Erlend, fanno di lui uno degli autori più originali del paese e della sua generazione.


ANTOLOGIA


I

quieto sonno di cavallo nel riparo

nel mio oblio finisce anche la mia solitudine

quando scopro che l’anemone è velenoso

l’autunno rinfresca sul lago delle mie estati

il mio sgabello da violino

la bionda sagoma azzurra della pilosella

il canto di luce rovente della digitale purpurea

la febbrile nota azzurra dello sfregamento

coperto di foglie troppo dimenticato

cuore di pulcino nel riparo

II

tanto mi commuovono le vecchie cose

e le pareti grigie

che tocco tutto quasi con prudenza

il cuore si fa caldo e freddo

oh da far risuonare

le corde delle progenitrici

tra i secondi in cui loro i miei amati

morti respirano nel batter d’occhio

della notte del Vestland adesso

la morte non esiste

nell’attimo eterno dell’eccesso

centomila anni in un ipnagogico minuto

l’ombra di un contorno sfocato

sul fulgido fiordo vicino

senza onda

senza la mia notte abbandonata

e il farsi blu dei fiori

che di nascosto mi sono stati tolti

in una chiara falciata

III

in soffici foglie nascosto

mio uccello più segreto

vedo la tua anca

dietro la diapositiva in controluce

nell’eterna nordica notte estiva

dell’attimo in cui scende il sonno

la serpe-sveglia in pancia mangia orizzonti azzurri

mi sveglio con gorgoglio e dolore

crescono querce dietro al mio bosco estivo

dove radure invecchiano e si chiudono morbide

labbra di huldra come lamponi

accolgono il sole e alzano ombre troppo cupe

lei ride fredda per la prima volta

nel remoto risuono afono

tutto è umido e oltre la notte

nell’autunno della huldra

nell’autunno della huldra

IV

la notte troll mi infila cauta

la mammella junghiana in bocca

per la strada superiore conduco una mucca troll

in mezzo alla strada c’è un cancello

in mezzo alla notte c’è un cancello

oh no oh no che brutto cancello

povero me e devo entrarci

seguo verso nord un acquitrino troll

sì seguo verso nord un acquitrino troll

dove tutti i corvi sì tutti i corvi

sanguinano sangue sanguinano sangue

sanguinano sangue dal becco

V

la gazza giaceva bella bianca nel lino

staccai il becco dalla testa

e lo riempii di vino

anche se il recipiente si è forato

balliamo finché tutto è sparito

bevi la gioia del violino lascia che il sangue

gocci sul viso

odia l’angolo nero della mezza barca

l’angoscia della gallina è cieca

calma nella mente

quando il falco della pioggia aleggia

e vuole entrare

un altro canta:

una gallina rossa

si china a salutare


traduzione di Sara Culeddu


I

stille hestesøvn i buen

i min glemsel går selv min ensomhet

når jeg får vite at hvitveis er giftig

er høsten svalende på mine somres vann

min felestol


svevets blonde blåne

feberlysets revbjellesang

dragets febrilske toneblå

buens ungfugls bladverksskjulte

altfor glemte hjerte


II

jeg blir så rørt av de gamle ting

og de gråe vegger

jeg tar nesten varsomt på alt

hjertet blir varmt og kaldt

å så det klinger

i formødres strenger

mellom sekundene der de mine elskede

døde puster i blinkeøyeblikkets

vestlandsnatt nå

er ikke død til

i overstadighetens evige sekund

hundretusenår i et hypnogogisk minutt

skyggen av en ør kontur

på blenkte nestefjord

uten bølge

uten min forlatte natt

og blomstenes blåne

de som dulgt ble fratatt meg

i åpenlys slått


III

i linde det løv gjemt

min aller hemmeligste fugl

jeg ser hoften din

bak baklysstillet

i innsovningsøyeblikkets

evige nordiske sommernatt


vekkeormen i magen spiser blånene

jeg våkner med sugl og sorg

det eiker seg til bak min sommerskog

der lysninger foreldes og lukkes linnt


huldralepper som bringebær

tar i mot sol og hiver for heftige skygger

hun kald-ler for første gang

i lydtom fjernklang

er alt væte og natt forbi

i hulders høst

i hulders høst


IV

trollnatten putter varsomt

den jungianske spene i min munn

gjennom øvregaten leier jeg trollku

midt i gaten der står det en grind

midt i natten der står det en grind

å nei å nei så lei en grind

ai ai meg og der skal eg inn

jeg følger et myret trollsig mot nord

ja jeg følger et myret trollsig mot nord

der alle kråker ja alle kråker

blør blod blør blod

blør nebbeblod

V

skjæren lå fin hvit i lin

jeg rev nebbet av hodet

og fylte det med vin

selv om staupet har gått lekk

la oss bare danse dette vekk

sup felens fryd la blod

prikke på kinn

hat den halve båtens svarte ro

hønens angst er blind

stillhet over sinn

når regnhøken svever over

og vil inn

en annen galer:

en sotrød høne

i hels haller