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Bogre - Il film

Per un film documentario su BOGOMILI E CATARI

For a documentary film on BOGOMILS AND CATHARS

Bogre - il viaggio di Bogomoli e Catari nell’Europa del medioevo

Per un film documentario su BOGOMILI E CATARI
italiano

Nel medioevo, venuta meno l’unità dell'età romana, i popoli dell'Europa occidentale e orientale, compresa l'Asia minore, mantennero rapporti reciproci nonostante le difficili comunicazioni per terra e per mare e la decadenza e la poca sicurezza in cui versavano le antiche strade.

All’origine di questi rapporti ci furono sia i conflitti tra i due mondi di allora, l’Occidente cristiano e l’Oriente mussulmano, sia gli scambi pacifici lungo le vie e le rotte commerciali, favoriti dai pellegrinaggi nei luoghi santi e dagli intensi legami che caratterizzarono il medioevo ecclesiastico e la vita monastica.

Intrecciati a questi rapporti, vennero coltivati e si dipanarono contatti vastissimi anche sul piano del pensiero umano e filosofico e della diffusione della conoscenza. 

Così avvenne per alcuni tra i più importanti movimenti detti ereticali, che si diffusero per vie di cui pare non essersi conservata memoria, talora in modo clandestino, da un capo all’altro del continente, e nonostante l’ostilità delle Chiese ufficiali e le persecuzioni del suo braccio armato, il potere dei sovrani.

E’ questo il caso dei Bogomili di Bulgaria, i cui principi, ispirati a un cristianesimo originario, si diffusero passando attraverso la Bosnia nell’Europa centrale e meridionale, dando origine a un movimento religioso che fu anche filosofia di vita, i cui adepti vennero chiamati dai loro persecutori col nome di Catari, mentre per loro stessi essi coniarono l’appellativo  di "Buoni Cristiani". 

Il movimento cataro conobbe la sua massima espansione nell'Italia centro settentrionale e nella Francia meridionale - l’Occitania di lingua d’oc e dei trovatori. E se in Bulgaria il bogomilismo si radicò principalmente fra servi e contadini in opposizione all’alto clero e allo sfruttamento dei feudatari, nel Midi occitano, al catarismo aderirono decine di migliaia di persone e tra loro uomini e donne di un’aristocrazia colta e raffinata.

In Italia, ad abbracciare la dottrina catara furono assieme a uomini e donne di alto lignaggio, le classi mercantili e colte delle città. Si ricordano personaggi che hanno attraversato la storia, come Federico  II di Svevia e, a Firenze, Farinata degli  Uberti, il poeta Guido Cavalcanti e, secondo studi recenti, lo stesso Dante Alighieri.

Data questa premessa, ecco quindi l’interesse di raccontare Catari e Bogomili non solo dal punto di vista religioso-dottrinale, rilevandone le notevoli affinità e la vasta geografia. O di mettere in luce il significato eversivo che gli uni e gli altri ebbero sul contesto sociale e politico del loro tempo, o per essere stati entrambi perseguitati, crudelmente combattuti, infine estirpati. Il “viaggio delle idee” può diventare la chiave per uno sguardo originale sul pensiero religioso bogomilo-cataro e attraverso le relazioni che si stabilirono fra “Buoni cristiani” di oriente e occidente, scoprire come un’idea religiosa, antagonista alle Chiese ufficiali, abbia segnato la vita sociale, la cultura e il destino dei popoli europei nei primi secoli dopo il Mille.

Il fascino che la storia bogomilo-catara ancora ci trasmette (e ci guida nel proposito di realizzare questo film) è infatti da cercare nella forza di una visione spirituale cristiana che al seguito di predicatori, pellegrini, mercanti, cavalieri, poeti, donne e uomini “buoni cristiani”, portò, là dove giunse, una diversa visione sul mondo, dell’uomo e del rapporto dell’uomo con Dio; un’idea che, avulsa da ogni aspirazione dogmatica, là dove si radicò conobbe numerose varianti, creando flussi e influssi reciproci fra popoli e paesi, fra l'Oriente caucasico, la Bulgaria e Bisanzio, fra Bisanzio e i popoli balcanici e in genere i popoli slavi, infine fra questi ultimi e l'Occidente europeo.

L’episodio storico maggiormente simbolico di questa migrazione, e dei contatti che si generarono fra Bogomili e Catari, è il cosiddetto “concilio cataro” che si tenne nel 1167 a Saint Felix de Caraman (Francia), regione di Tolosa, nel castello di Guilhem, signore del luogo.

Vi parteciparono rappresentanti eletti delle varie comunità catare occitane, quelle di Tolosa, Carcassonne, Albi, Aran (la valle d’Aran, oggi in Catalunya) e della comunità catara di Francia (la Francia d’oil).

Per le chiese catare d’Italia giunse il Marco di Lombardia (secondo studi recenti di Maria Soresina, da identificarsi col Marco Lombardo che Dante incontra nel 16° canto del Purgatorio, a cui il poeta affida il più grande discorso politico della cantica e forse del poema, quello sul libero arbitrio).

Dall’oriente, precisamente da Bisanzio, venne il pope bogomilo Nicetas. Il ruolo di quest’ultimo pare essere stato quello di primus inter pares, del saggio. Diede consigli e, pur nell’indipendenza dottrinale di ogni comunità, svolse una sorta di arbitraggio. Trasmise lo Spirito Santo attraverso l’unico sacramento riconosciuto dai Catari, il “consolamentum”, e lo confermò ad altri, tra cui il rappresentante eletto della chiesa catara di Albi. Intervenne quindi sulla pace e l’armonia che dovevano regnare fra le diverse comunità catare, ciò nel quadro in evoluzione delle chiese catare occidentali, in pieno sviluppo dalla metà del XII secolo.

Ritroviamo il bogomilo Nicetas anche nel Tractatus de hereticis (1270) dell’inquisitore Anselmo d’Alessandria. L’autore riferisce di un viaggio di Nicetas in Lombardia (nome che allora indicava tutta l’Italia settentrionale), allo scopo di contribuire a organizzare il catarismo locale. In quell’occasione rappresentante delle comunità lombarde fu eletto Marco: il Marco Lombardo di Dante.

Contatti dunque usuali e permanenti fra Catari e Bogomili, fra dualisti occidentali e orientali, di cui la partecipazione di Nicetas alla riunione di Saint Felix de Caraman o il viaggio presso i Catari di Lombardia, non sono che un esempio fra gli altri.

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CHI ERANO I BOGOMILI

Così scriveva nel 1969 in “Medioevo slavo-bizantino” lo studioso bulgaro Ivan Dujcev, considerato tra i principali studiosi del bogomilismo:

Come per tanti altri movimenti ereticali, uno sguardo sulla storia e sull'essenza dottrinale del bogomilismo viene ostacolato da una difficoltà primordiale: la mancanza di fonti dirette e genuine di provenienza bogomila. Non è inutile avvertire che tutto ciò che conosciamo di più importante della dottrina dei bogomili viene dagli scritti dei loro nemici.

Essendo il bogomilismo spuntato inizialmente fra i Bulgari, la prima menzione delle fonti storiche sull'eresia spetta agli scritti di origine bulgara. In ordine cronologico vengono citate come fonti scritti di valore disuguale: alcuni passi nell'Esamerone composto dallo scrittore Giovanni Esarca verso la fine del secolo nono e all'inizio del secolo decimo, il “Discorso” del Vescovo Cosma I, composto nel periodo 969-972, poi il Sinodico redatto per ordine del re Boril (1207-1218) in occasione del sinodo antibogomilo convocato nella capitale bulgara di allora, Veliko Tarnovo, all'inizio del 1211, infine la vita del vescovo della regione di Muglen (in Macedonia) Ilarione, dei tempi dell'imperatore bizantino Manuele I Comneno (1143-1180), scritta dall'ultimo patriarca della Bulgaria medioevale Eutimio di Turnovo (1375 -1393). Fra tutti questi scritti quello di maggior valore è senza dubbio l'opera di Cosma.

Le sue testimonianze sono non solo le più dettagliate e originali, ma hanno anche il singolare pregio di essere date in modo concreto e abbastanza oggettivo.

Relativamente più copiose le fonti di origine bizantina, queste nella loro maggioranza si riferiscono al periodo posteriore della storia del bogomilismo, quando il movimento ereticale varcò i confini della Bulgaria, per diffondersi nell'Impero bizantino.

I Bogomili presero il nome da un capo eponimo - il prete Bogomil la cui esistenza storica viene attestata dalle due fonti fra le più autorevoli, il "Discorso" di Cosma e il Sinodico della chiesa bulgara, secondo le quali il pop Bogomil visse nei tempi del re bulgaro Pietro, cioè fra il 927 e il 969 (il nome slavo "Bogomil", non è altro che un semplice calco dal greco "teofilos", e significa "amato da Dio " ossia "caro a Dio").

Al pari dei seguaci di certe altre eresie medioevali, anche i Bogomili si dichiaravano cristiani e dichiaravano di essere portatori del vero cristianesimo evangelico, basato sulla tradizione neotestamentaria.
Secondo testimonianze esplicite, i Bogomili rinnegavano tutta la tradizione vetero-testamentaria: i libri di Mosè, i profeti ecc., insieme con gli stessi personaggi biblici. Come si vede da qualche passo nell'opera di Cosma, la dottrina dei Bogomili bulgari ai suoi tempi non aveva raggiunto la sua unità riguardo al principio fondamentale: il dualismo. Stando sempre alle testimonianze della medesima fonte, si potrebbe formulare l'ipotesi che già si erano formate le divergenze fra il dualismo assoluto e quello più moderato - le quali divergenze dovevano accentuarsi ancora più chiaramente nei secoli posteriori. La concezione del principio del male, del diavolo quale creatore del mondo visibile, come viene testimoniato tante volte da Cosma, era la vera base dell'atteggiamento degli eretici verso il “mondo terrestre” in genere.

I Bogomili negavano ugualmente i dogmi fondamentali della Chiesa ortodossa: la Trinità, la Redenzione ecc. Come sarà fra i Catari in Occidente, presso i bogomili mancava ogni culto della Croce, che veniva considerata piuttosto uno strumento di tormento del Signore, non degno di venerazione. Erano ostili agli edifici ecclesiastici, rifiutavano le icone e il culto dei santi, deridevano le reliquie e non credevano nei miracoli, né a quelli dei santi né a quelli attribuiti a Gesù. Lottando contro le cerimonie religiose bizantine troppo complicate, i bogomili negavano tutto il culto in genere, sia la liturgia che le molteplici preghiere e i riti. Pretendendo di tornare alla chiesa primitiva con la sua presupposta semplicità, abolirono tutte le preghiere e gli inni ecclesiastici, limitandosi all'unica preghiera insegna da Cristo, il “Pater noster'”.

Negavano il battesimo così come la comunione, interpretando in modo allegorico le testimonianze evangeliche su di essa, mentre la confessione si faceva senza la partecipazione di sacerdoti. Insieme con il culto dei santi, i bogomili negavano tutte le festività ecclesiastiche e le critiche più aspre venivano rivolte al clero ortodosso e al suo mal costume, insistendo per una vita più aderente ai precetti del Vangelo.

Nel “Discorso” di Cosma manca ogni accenno all'organizzazione ecclesiastica e sociale dei Bogomili, forse per la semplice ragione

che tale organizzazione ancora non esisteva oppure non la conosceva. Da fonti posteriori sappiamo che anche in questo i Bogomili si adoperavano ad imitare certi particolari della vita dei cristiani primitivi, facendo, ad esempio, accompagnare i loro capi da “apostoli”, uguali di numero agli apostoli di Gesù.

Il bogomilismo fu anche un appello verso la riforma nella vita ecclesiastica. Quasi contemporaneamente all'attività del pop Bogomil, nella montagna di Rila, nella Bulgaria sudoccidentale, visse in un’ascèsi durissima il più famoso anacoreta del medio evo bulgaro S. Giovanni di Rila, il fondatore del monastero dedicato oggi al suo nome. La riforma era necessaria e lo prova, fra l'altro, lo stesso Cosma, il quale, nella sua opera, colpisce gli eretici, ma non risparmia nemmeno il clero ortodosso.

La parola dei Bogomili trovava dunque fra i Bulgari del decimo secolo e di quelli che seguirono, un terreno quanto mai fertile, si divulgava e agitava gli spiriti. La sua vitalità si dimostrò nei secoli XI-XII, quando il bogomilismo trovò seguaci perfino a Bisanzio, fra il clero, e penetrò in alcune regioni dell'Asia Minore, per perpetuarsi nei territori dell'Impero Romano d’Oriente per alcuni secoli. La persecuzione, intrapresa ad esempio nei tempi di Alessio I Comneno, non riuscì, a quanto pare, ad arrestare la sua propagazione. L'unificazione di vasti territori balcanici sotto il potere bizantino all'epoca dei Comneni contribuì a rendere più facile la divulgazione del bogomilismo nelle parti occidentali della Penisola balcanica. La persecuzione organizzata verso la fine del secolo XII dal principe serbo Stefano Nemanja (1168-1196), testimonia che il bogomilismo era già penetrato nei territori serbi e aveva trovato fedeli seguaci. Non più tardi dell'inizio del '200 il si era propagato fra la popolazione della Bosnia, per raggiungere in quei territori uno sviluppo vastissimo ed una persistenza ultrasecolare. Qui addirittura divenne religione di stato e tale rimase sino alla fine del XV secolo quando i Bogomili bosniaci, divenuti sudditi dell’Impero ottomano, preferirono convertirsi all’Islam piuttosto che alle odiate Chiese romana e bizantina che li avevano perseguitati per secoli. Meno documentata ma estremamente probabile fu la successiva divulgazione delle idee bogomile, con tutte le innovazioni dovute alla lunga evoluzione storica verso l'Italia settentrionale e verso la Francia meridionale, dove si propagarono nonostante il diverso contesto socio-culturale e furono identificate dai persecutori col nome di “eresia catara”.



CHI ERANO I CATARI

Scrive Maria Soresina, voci tra le più interessanti per un approccio privo di pregiudizi al catarismo In Italia, e “scopritrice“ del catarismo di Dante Alighieri, espresso in versi clandestini (ma non troppo) lungo le tre cantiche della Divina Commedia:

Fatti oggetto di pesanti persecuzioni, molti Bogomili di Bulgaria e Bisanzio cercarono scampo fuggendo verso l’Italia e la Francia. Così molti studiosi spiegano la nascita del catarismo nell’Europa occidentale, caratterizzato dall’adesione al principio dualistico. Secondo altri invece il catarismo non nacque come propagazione dal bogomilismo, bensì come un risveglio, un desiderio di ricondurre il cristianesimo a una rigorosa semplicità evangelica, esigenza che era ovunque profondamente sentita in quei secoli. Resta il fatto che molte caratteristiche dottrinali erano comuni, e che alcuni testi come la Interrogatio Johannis e la Visio Isaiae, di indubbia origine bulgara, vennero accettati dai Catari e sono oggi presentati come testi catari. A suffragio della tesi della derivazione bulgara vi è il fatto che tra i nomi che in quei tempi venivano dati ai catari vi sono anche alcune varianti della parola «bulgari». Come riferisce Duvernoy, in tutte le lingue europee tali termini hanno presto assunto un’«accezione decisamente peggiorativa: […] bougrerie è diventato sinonimo di sodomia». La stessa origine ha l’italiano «buggerare», che compare proprio nel XIII secolo, mentre nell’occitano tuttora parlato nel Midì e nelle valli del Piemonte occidentale, bougre (bulgaro) ha valore di insulto. Una delle tecniche da sempre e da tutti usate contro i nemici è quella di denigrarli, di demonizzarli, attribuendo loro le azioni più nefande ed esecrabili. Così è stato fatto contro gli ebrei e anche contro i catari.

Ma, sempre con le parole di Maria Soresina, veniamo alla loro storia.

I primi gruppi di eretici che rifiutano la croce, il battesimo e il matrimonio vengono trovati intorno al 1018 in Aquitania, intorno al 1022 a Tolosa. Da allora e per tutto il XII secolo il catarismo poté espandersi abbastanza indisturbato, tanto da raggiungere in alcune zone della Francia del sud percentuali del 30% della popolazione (la studiosa Anne Brenon del Centro di Studi Catari di Carcassonne parla addirittura del 50%). Ad aderire al catarismo furono dapprima le classi alte della società: gli aristocratici, la nascente borghesia, ovvero la parte non solo più potente e ricca, ma anche più colta del mondo di allora. Ed erano soprattutto le donne, per un motivo ben preciso: i Catari (chiamati anche Albigesi dalla città di Albi) avevano un unico sacramento, da loro chiamato “consolamentum”, che consisteva nell’imposizione delle mani con cui scendeva lo Spirito Santo. È questo il rito, attestato da numerosi passi del Nuovo Testamento, che veniva praticato dagli Apostoli. Fra i Catari chi riceveva il “consolamentum”, poteva trasmetterlo: uomo o donna che fosse. In altre parole: una donna poteva trasmettere lo Spirito Santo. Mai nessun’altra religione ha dato tanta eguaglianza alle donne. Questo fu uno dei motivi principali del successo del catarismo: perché le donne raffinate e colte delle corti aristocratiche aderirono con passione a questo cristianesimo che dava loro spazio, che le poneva, dal punto di vista spirituale, sullo stesso livello degli uomini.

I Catari (ma anche i bogomili) si consideravano gli unici depositari dell’originario messaggio evangelico e rivendicavano la diretta successione apostolica, ovvero, si ritenevano i successori, forse, di quella «Chiesa di Giovanni» che esisteva fin dai primordi del cristianesimo accanto alla più organizzata «Chiesa di Pietro». Quest’ultima volle presto essere l’unica Chiesa, la Chiesa universale (cattolica), e non tollerò più divergenze; scese a compromessi con il potere e si allontanò inevitabilmente dal dettato evangelico. Un nucleo di fedeli al Vangelo avrebbe tuttavia continuato a operare, di nascosto, trasmettendo attraverso i secoli la dottrina e i riti originari, in particolare il battesimo tramite l’imposizione delle mani. Chi riceveva lo Spirito Santo lo poteva a sua volta trasmettere, e così, in una catena ininterrotta la prassi e, quel che più conta, lo Spirito Santo sarebbero stati tramandati per secoli dai «buoni cristiani», come loro chiamavano se stessi.

È difficile credere alla possibilità effettiva di una trasmissione clandestina protrattasi per un periodo così lungo (otto - nove secoli), ma è quanto ritenevano i Catari, che «non si stancarono mai di affermare che la loro Chiesa era la vera Chiesa di Dio, quella di Cristo e degli Apostoli in contrapposizione all’usurpatrice Chiesa romana». Di fatto gli studiosi concordano nel ritenere i riti dei Catari sorprendentemente simili a quelli praticati nei primissimi tempi del cristianesimo.

Morte tremenda ebbero i Catari dal momento in cui la Chiesa decise di intervenire: prima con una crociata che durò venti anni (1209-1229), poi con l’Inquisizione che fu istituita nel 1231 allo scopo di contrastare il catarismo. Questa operò non solo in Francia, come la crociata, ma in tutta Europa e per lungo tempo. In Italia si tennero processi contro i Catari ancora per tutto il secolo XV.

La documentazione delle persecuzioni è molto più ricca per quanto riguarda la Francia. Intanto c’è la splendida Chanson de la croisade albigeoise che Simone Weil paragona all’Iliade: è la cronaca di questa crociata che ha distrutto non solo le città, ma la cultura occitana, senza peraltro riuscire a estirpare l’eresia. Poi ci sono i numerosissimi verbali dei processi, processi per i quali fu subito autorizzato l’uso della tortura. In un secolo di processi e di roghi l’Inquisizione riuscì a cancellare i Catari d’Occitania.

Nella Francia meridionale si parlava la lingua d’oc. Fu la primissima espressione letteraria in una lingua che non fosse il latino – perché fino allora gli intellettuali scrivevano in latino – è la poesia dei trovatori fu in lingua d’oc.

I trovatori cantarono un ideale di vita vissuta, un sistema di valori e diedero vita a quella che Denis de Rougemont nel suo bellissimo libro “L’amore e l’occidente” definisce la «raffinatissima civiltà di cui [i catari] erano stati l’anima austera e segreta». Quella terra ridente, in cui nacque la grande poesia dei trovatori, infatti fu la stessa in cui si sviluppò il catarismo.

Per quanto riguarda l’Italia, le prime notizie riguardano i cosiddetti «catari di Monforte». Su questa vicenda esistono due brevi cronache dell’epoca che narrano come, scoperto un gruppo di persone sospette di eresia intorno al castello di Monforte d’Alba, in Piemonte, un loro esponente fu interrogato da Ariberto d’Intimiano, vescovo di Milano. Riconosciuti come eretici, furono condotti a Milano dove, nella zona che ancor oggi si chiama «Monforte» (anche se quasi nessuno sa di questa origine del nome), furono eretti un grande crocifisso e un rogo e fu chiesto loro di scegliere se abiurare la propria fede andando verso il crocifisso, o entrare nel rogo. Le cronache dicono che quasi tutti, a cominciare dalla contessa che pare si chiamasse Berta, entrarono nel rogo. Questo succedeva nell’anno 1031.

Raniero Sacconi, uno dei meglio informati inquisitori domenicani, nella sua Summa de Catharis, scritta intorno al 1250, parla di circa 4000 consolati in Europa in quegli anni, di cui 2500 nell’Italia centro-settentrionale: quasi due terzi. Sono cifre impressionanti, soprattutto se si tiene conto che riguardano soltanto i consolati, che rappresentavano una minima parte degli aderenti al catarismo: il rapporto è più o meno uguale a quello che c’è tra sacerdoti e laici. Sacconi sostiene che a Firenze un terzo della popolazione, particolarmente tra le classi colte e i nobili, aderisse al catarismo. Proprio su Firenze sono state fatte ricerche che hanno portato alla luce i nomi di alcune famiglie che vi aderivano. Tra le più in vista quella dei Cavalcanti e l’illustre famiglia dei Nerli; senza dubbio cataro fu Farinata degli Uberti, personaggio incontrato da Dante tra gli eretici (naturalmente), che, morto nel 1264, fu condannato come eretico nel 1283 e la sua bara bruciata pubblicamente, mentre i beni di figli e nipoti venivano confiscati dal momento che un “crimine” come l’eresia andava punito “non solum in vivos set etiam in mortuos et etiam in heredes”.

Personalmente sono convinta che i poeti del Dolce Stil Novo, compreso Dante, fossero Catari. Dante era eretico, non per aver messo i papi all’Inferno, ma perché la dottrina che espone nella Commedia non è cattolica: è quella dei catari.

(ndr.: “Per chi è abituato a pensare l’Alighieri come il poeta cattolico per eccellenza, la tesi suona ardita, quasi paradossale, ma va riconosciuto all’autrice (Maria Soresina)… un’analisi precisa, puntuale del testo, ove il fine di evidenziare come il catarismo sia una fonte primaria della Commedia - e non solo: si fa riferimento anche al Convivio e alle altre opere del poeta fiorentino – è sostenuto su base rigorosamente filologica e storica… per questo va detto che alcuni cruciali passi delle tre cantiche trovano nell’ambito della dottrina catara una spiegazione più convincente che non in quello tradizionale, di tipo tomista”, scrive Marco Vannini ne l’Osservatore Romano del 1 dicembre 2016).

Significativi sono gli scritti degli inquisitori sul catarismo che ne demonizzano gli adepti ma nel contempo ne attestano la presenza. Così come ne attesta la presenza la lapide che si trova in piazza Mercanti a Milano, che tesse le lodi del podestà di allora Oldrado da Tresseno (circa 1230) e termina con le parole «catharos ut debuit uxit» (i catari, come doveva, bruciò). Mentre a Firenze, a pochi passi da Santa Maria Novella, al centro di una piazzetta una croce in pietra ricorda lo scontro armato avvenuta nel 1244 fra cattolici e catari. I documenti parlano di chiese catare nell’Italia settentrionale a Concorezzo (Milano), Desenzano, Bagnolo-Mantova, Vicenza… Catari sono ricordati ad Andezeno, nel Monferrato - provincia di Torino già a partire dalla fine del ‘200, e, nella stessa provincia, a Chieri e Villastellone, e a Roccavione in provincia di Cuneo; Gattedo in provincia di Como, fu rifugio di Catari protetti dal signore del luogo. Il 19 agosto 1254 vi furono dissepolti e arsi i corpi di due esponenti catari: Nosario e Desiderio…

L’interesse per i Catari, cancellati per secoli, rinacque con l’Illuminismo, ma soprattutto col Romanticismo. Lenau scrisse un fervente poemetto, Gli albigesi (1842), che li vede come precursori della lotta per la libertà politica e spirituale. Furono (ahimé) molto amati dai nazisti (c’è tutta una storia tinta di giallo sul personaggio di Otto Rahn), ma anche dai socialisti: per esempio in un saggio del 1895 Karl Kautsky li considera “precursori del socialismo”, e non è il solo. Nei paesi dell’ex Jugoslavia c’è fin dai tempi di Tito un revival di bogomili; in Italia in alcuni luoghi, in cui è storicamente accertata la presenza dei catari, come Concorezzo (vicino a Milano), Roccavione nel cuneese, si è sviluppato un nuovo interesse per la propria storia… Vi sono poi, sia in Francia sia in Italia, sparuti gruppi e personaggi sedicenti «neo-catari». Non ha senso: Bogomili e Catari sono stati sterminati. Non ci sono più. L’unico modo corretto per omaggiarli è raccontare la loro storia… non dimenticarli.



STRUTTURA DEL FILM DOCUMENTARIO

Il film, la cui durata potrebbe aggirarsi tra i 52 e i 75 minuti, avrà le caratteristiche del documentario storico. La narrazione si avvarrà di una voce fuori campo (voce narrante) e prenderà le mosse dal concilio cataro-bogomilo che si tenne nel 1167 a Saint Felix de Caraman per illustrare le caratteristiche del bogomilismo, i luoghi in cui si diffuse (Bulgaria, Grecia, Serbia, Bosnia) e l’itinerario di divulgazione intrapreso dall’idea spirituale bogomila verso l’Europa occidentale (Italia, Francia, ma anche Boemia, Fiandre, Germania) dove i numerosissimi adepti scelsero di chiamarsi “buoni cristiani” (Catari per i loro persecutori). Nella Francia meridionale, il pensiero cataro incontrò la poesia dei trovatori in lingua d’oc, in Italia i poeti del Dolce Stil Novo e alcuni personaggi delle grandi famiglie fiorentine. Le persecuzioni indussero Catari e Bogomili a ricercare in seno alle comunità ospitalità e rifugio. Verranno messi in evidenza i contatti usuali e permanenti fra i buoni cristiani d’occidente e d’oriente nonostante le distanze e la difficoltà del viaggio, e i rapporti e gli scambi dottrinali. Le vie seguite non ci sono note, possiamo tuttavia ipotizzarle lungo quelle che furono le vie di terra e le rotte per mare nel medioevo, rievocando attraverso le immagini, luoghi, itinerari a piedi, difficoltà, porti, città.

I materiali con cui il film verrà composto saranno:

  1. interviste ad esperti (storici, ricercatori, archeologi) in Bulgaria, Bosnia, Italia e Francia;

  2. riprese cinematografiche di luoghi e paesaggi che evocano la storia bogomila e catara. Per i Bogomili: in Bulgaria a Veliko Tarnovo, Sofia, Monastero di Rila; in Turchia a Costantinopoli; in Bosnia le località e i musei in cui sono conservate le lapidi (stecci) attribuite al periodo bogomilo. Per i Catari, alcune località citate, sia in Francia sia in Italia, che conservano memoria della presenza catara: il castello di Montsegur, quello di Saint Felix de Caraman, altri castelli detti catari nel Midì francese, e Milano, Firenze, Desenzano, Monforte in Italia…;

  3. Riprese cinematografiche di luoghi e ambienti che sappiano evocare gli itinerari seguiti dai Bogomili e dai Catari per raggiungere gli uni le sedi degli altri o le comunità rifugio;

  4. Archivi cinematografici di film a soggetto ispirati alle vicende catare e bogomile;

  5. riproduzione di carte geografiche, iscrizioni su pietra, manoscritti, documenti attestanti la presenza catara e bogomila, processi ai Catari e ai Bogomili, ipotetici ritratti dei protagonisti, illustrazioni, stampe, dipinti relativi alle persecuzioni subite.



Per questa primissima fase, la ricerca sul tema proposto dal film documentario è stata approfondita sui testi e attraverso colloqui con le seguenti personalità, che hanno dato la loro disponibilità a proseguire nella collaborazione:

  1. (per i Bogomili) la prof.ssa Axinia Dzurova, già allieva di Ivan Dujcev ed ex direttrice del Centro Studi di Sofia a lui intitolato, e gli studiosi della sua équipe;

  2. (per i Catari in Italia) Maria Soresina, autrice di “Libertà va cercando – Il catarismo nella Commedia di Dante”, Moretti & Vitali, 2009; Giovanni Filoramo, prof. ordinario Università di Torino di Storia del Cristianesimo e delle Chiese; Grado G. Merlo, prof. ordinario Università di Milano di Storia medievale e dei movimenti ereticali;

  3. (per i Catari in Francia) Anne Brenon con i collaboratori del Centro di Studi catari René Nelli di Carcassonne e i redattori della rivista Heresis.











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Zambon Francesco (curatore) - LA CENA SEGRETA - Trattati e rituali catari















CURRICULA



Fredo Valla (n. 1948)

Documentarista e sceneggiatore.

Si è formato con Toni Di Gregorio e Mario Brenta a Ipotesi Cinema, scuola diretta da Ermanno Olmi.

Dal 2005 al 2014, realizza per Pupi Avati numerose serie televisive trasmesse da Tv2000. Ha scritto con Giorgio Diritti i film lungometraggi "Il vento fa il suo giro" e "Un giorno devi andare" (Sundance 2013). Nel 2008, è nominato al David di Donatello nella categoria migliore sceneggiatura. Tra i lavori recenti (2015) "Più in alto delle nuvole / Plus haut que les nuages - l'histoire de Géo Chávez, aviateur ", prodotto da GraffitiDoc e Les Films du Tambour de Soie.

E’ co-fondatore di "L'Aura - scuola di cinema di Ostana"

Sito web: www.fredovalla.it



Filmografia parziale

2017 – (in preparazione) – “Il viaggiatore smarrito” co-realizzazione con Martine Deyres, 52’, Prod. Okta Film con Les Films du Tambour de Soie.

(in preparazione) - “Disobbedienti alla Guerra – disertori, ammutinamenti, rivolte, fucilazioni sommarie nel primo conflitto mondiale”, 52’, Prod. Nefertiti Film.



2015
 - “Più alto delle nuvole / Plus haut que les nuages”, 52’. Prod. Graffitidoc (Torino) et Les Films du Tambour de Soie (Marseille) - 
Bansko FilmFestival, Trieste FilmFestival, Filmfestival Lessinia.

2013
 - “Un giorno devi andare”, 109’ film lungometraggio, soggetto e sceneggiatura con Giorgio Diritti. Prod. AranciaFilm, Lumière & Co. Groupe Deux
Interpreti: Jasmine Trinca, Anne Alvaro, Pia Engleberth, Sonia Gessner, Amanda Fonseca Galvão, Paulo De Souza
- Sundance 2013.

2011
 - “Sono gli uomini che rendono le terre vive e care”, regia, Beta SP, 30’, Prod. Arialpina - Valsusa Film Fest 2011 (1° premio), Trento Filmfestival 2011, Religion Today Filmfestival 2011.

2009/2010 - 
“Feste storiche italiane”, 52’ - serie televisiva nove puntate Prod. Duea - Pupi Avati, TV 2000.

2009 - 
“Medusa storie di uomini sul fondo”, 60’.
Prod. Maxman/Arealpina - 
Film Festival Trieste 2009, Future Film Festival Village Bologna 2008, Beldocs Belgrado 2009 (Serbia), DocFilmFest 16° Premio Libero Bizzarri 2009 San Benedetto del Tronto, 9° Italian Film Festival Rovigno/Rovinj (Croazia).

Medusa storie di uomini sul fondo” (cortometraggio di animazione - 10’), regia con Francesco Vecchi - AthensAnimFest 2009 sezione Panorama, 17th International Festival of Short Films and New Images Arcipelago Roma 2009, Interfilm Berlin Imaginale – New Italian Shorts 2009.

2008 - 
Gli stati del welfare – Gran Bretagna", 55’ serie televisiva due puntate Prod. Duea - Pupi Avati. TV 2000.

2007
 - "Il vento fa il suo giro", soggetto e sceneggiatura con Giorgio Diritti. Prod. AranciaFilm - Festival Cinema Italiano Annecy, Film Meeting Bergamo, Filmfestival Lisbona, Londra ecc. Candidato con 5 nominations al David di Donatello 2008, 1° Premio sceneggiatura Filmfestival di Trento 2002, Premio sceneggiatura opera prima Premio Amidei Gorizia 2008.

2005 - 
"La strada dei capelli", 20’
Prod. Museo dei raccoglitori di capelli, Elva (Cuneo). – Filmfestival Lessinia 2006; Giornate del Cinema italiano 2007 - Rovigno (Croazia), Novi Sad e Indjija (Serbia); Premio Libero Bizzarri “Always doc on the road” San Benedetto del Tronto 2008; Festival Malescorto 2006 (Menzione speciale), Valsusa Filmfest 2007 (2° premio). Riace Infestival 2009 (1° Premio sezione “culture materiali”).

"A est di dove?”, serie televisiva di undici puntate (55 ́) in Bulgaria e Macedonia
Prod. Duea - Pupi Avati, Prod. Duea, 2005. TV 2000

2002
 - "Novalesa una storia d ́inverno", 38’
Prod. Provincia di Torino / Pubbliviva - 
Filmfestival del Documentario del Mediterraneo, Paestum 2005; 6° International Mountain Film Festival in Bansko (Bulgaria) 2006 - RAI, sede regionale Valle d ́Aosta. Cerro d ́Argento Premio Provincia di Verona - Filmfestival Lessinia 2004.

1996
- “Valades Ousitanes”, 100’
Prod. Ousitanio Vivo Film
RAI, sede regionale Valle d’Aosta, sede regionale Trentino Alto Adige
 - 1° Premio ex-aequo Festival del Documentario Italiano - Premio Libero Bizzarri, San Benedetto del Tronto 1997.

CHI ERANO I BOGOMILI

Così scriveva nel 1969 in “Medioevo slavo-bizantino” lo studioso bulgaro Ivan Dujcev, considerato tra i principali studiosi del bogomilismo:

Come per tanti altri movimenti ereticali, uno sguardo sulla storia e sull'essenza dottrinale del bogomilismo viene ostacolato da una difficoltà primordiale: la mancanza di fonti dirette e genuine di provenienza bogomila. Non è inutile avvertire che tutto ciò che conosciamo di più importante della dottrina dei bogomili viene dagli scritti dei loro nemici.

Essendo il bogomilismo spuntato inizialmente fra i Bulgari, la prima menzione delle fonti storiche sull'eresia spetta agli scritti di origine bulgara. In ordine cronologico vengono citate come fonti scritti di valore disuguale: alcuni passi nell'Esamerone composto dallo scrittore Giovanni Esarca verso la fine del secolo nono e all'inizio del secolo decimo, il “Discorso” del Vescovo Cosma I, composto nel periodo 969-972, poi il Sinodico redatto per ordine del re Boril (1207-1218) in occasione del sinodo antibogomilo convocato nella capitale bulgara di allora, Veliko Tarnovo, all'inizio del 1211, infine la vita del vescovo della regione di Muglen (in Macedonia) Ilarione, dei tempi dell'imperatore bizantino Manuele I Comneno (1143-1180), scritta dall'ultimo patriarca della Bulgaria medioevale Eutimio di Turnovo (1375 -1393). Fra tutti questi scritti quello di maggior valore è senza dubbio l'opera di Cosma.

Le sue testimonianze sono non solo le più dettagliate e originali, ma hanno anche il singolare pregio di essere date in modo concreto e abbastanza oggettivo.

Relativamente più copiose le fonti di origine bizantina, queste nella loro maggioranza si riferiscono al periodo posteriore della storia del bogomilismo, quando il movimento ereticale varcò i confini della Bulgaria, per diffondersi nell'Impero bizantino.

I Bogomili presero il nome da un capo eponimo - il prete Bogomil la cui esistenza storica viene attestata dalle due fonti fra le più autorevoli, il "Discorso" di Cosma e il Sinodico della chiesa bulgara, secondo le quali il pop Bogomil visse nei tempi del re bulgaro Pietro, cioè fra il 927 e il 969 (il nome slavo "Bogomil", non è altro che un semplice calco dal greco "teofilos", e significa "amato da Dio " ossia "caro a Dio").

Al pari dei seguaci di certe altre eresie medioevali, anche i Bogomili si dichiaravano cristiani e dichiaravano di essere portatori del vero cristianesimo evangelico, basato sulla tradizione neotestamentaria.
Secondo testimonianze esplicite, i Bogomili rinnegavano tutta la tradizione vetero-testamentaria: i libri di Mosè, i profeti ecc., insieme con gli stessi personaggi biblici. Come si vede da qualche passo nell'opera di Cosma, la dottrina dei Bogomili bulgari ai suoi tempi non aveva raggiunto la sua unità riguardo al principio fondamentale: il dualismo. Stando sempre alle testimonianze della medesima fonte, si potrebbe formulare l'ipotesi che già si erano formate le divergenze fra il dualismo assoluto e quello più moderato - le quali divergenze dovevano accentuarsi ancora più chiaramente nei secoli posteriori. La concezione del principio del male, del diavolo quale creatore del mondo visibile, come viene testimoniato tante volte da Cosma, era la vera base dell'atteggiamento degli eretici verso il “mondo terrestre” in genere.

I Bogomili negavano ugualmente i dogmi fondamentali della Chiesa ortodossa: la Trinità, la Redenzione ecc. Come sarà fra i Catari in Occidente, presso i bogomili mancava ogni culto della Croce, che veniva considerata piuttosto uno strumento di tormento del Signore, non degno di venerazione. Erano ostili agli edifici ecclesiastici, rifiutavano le icone e il culto dei santi, deridevano le reliquie e non credevano nei miracoli, né a quelli dei santi né a quelli attribuiti a Gesù. Lottando contro le cerimonie religiose bizantine troppo complicate, i bogomili negavano tutto il culto in genere, sia la liturgia che le molteplici preghiere e i riti. Pretendendo di tornare alla chiesa primitiva con la sua presupposta semplicità, abolirono tutte le preghiere e gli inni ecclesiastici, limitandosi all'unica preghiera insegna da Cristo, il “Pater noster'”.

Negavano il battesimo così come la comunione, interpretando in modo allegorico le testimonianze evangeliche su di essa, mentre la confessione si faceva senza la partecipazione di sacerdoti. Insieme con il culto dei santi, i bogomili negavano tutte le festività ecclesiastiche e le critiche più aspre venivano rivolte al clero ortodosso e al suo mal costume, insistendo per una vita più aderente ai precetti del Vangelo.

Nel “Discorso” di Cosma manca ogni accenno all'organizzazione ecclesiastica e sociale dei Bogomili, forse per la semplice ragione

che tale organizzazione ancora non esisteva oppure non la conosceva. Da fonti posteriori sappiamo che anche in questo i Bogomili si adoperavano ad imitare certi particolari della vita dei cristiani primitivi, facendo, ad esempio, accompagnare i loro capi da “apostoli”, uguali di numero agli apostoli di Gesù.

Il bogomilismo fu anche un appello verso la riforma nella vita ecclesiastica. Quasi contemporaneamente all'attività del pop Bogomil, nella montagna di Rila, nella Bulgaria sudoccidentale, visse in un’ascèsi durissima il più famoso anacoreta del medio evo bulgaro S. Giovanni di Rila, il fondatore del monastero dedicato oggi al suo nome. La riforma era necessaria e lo prova, fra l'altro, lo stesso Cosma, il quale, nella sua opera, colpisce gli eretici, ma non risparmia nemmeno il clero ortodosso.

La parola dei Bogomili trovava dunque fra i Bulgari del decimo secolo e di quelli che seguirono, un terreno quanto mai fertile, si divulgava e agitava gli spiriti. La sua vitalità si dimostrò nei secoli XI-XII, quando il bogomilismo trovò seguaci perfino a Bisanzio, fra il clero, e penetrò in alcune regioni dell'Asia Minore, per perpetuarsi nei territori dell'Impero Romano d’Oriente per alcuni secoli. La persecuzione, intrapresa ad esempio nei tempi di Alessio I Comneno, non riuscì, a quanto pare, ad arrestare la sua propagazione. L'unificazione di vasti territori balcanici sotto il potere bizantino all'epoca dei Comneni contribuì a rendere più facile la divulgazione del bogomilismo nelle parti occidentali della Penisola balcanica. La persecuzione organizzata verso la fine del secolo XII dal principe serbo Stefano Nemanja (1168-1196), testimonia che il bogomilismo era già penetrato nei territori serbi e aveva trovato fedeli seguaci. Non più tardi dell'inizio del '200 il si era propagato fra la popolazione della Bosnia, per raggiungere in quei territori uno sviluppo vastissimo ed una persistenza ultrasecolare. Qui addirittura divenne religione di stato e tale rimase sino alla fine del XV secolo quando i Bogomili bosniaci, divenuti sudditi dell’Impero ottomano, preferirono convertirsi all’Islam piuttosto che alle odiate Chiese romana e bizantina che li avevano perseguitati per secoli. Meno documentata ma estremamente probabile fu la successiva divulgazione delle idee bogomile, con tutte le innovazioni dovute alla lunga evoluzione storica verso l'Italia settentrionale e verso la Francia meridionale, dove si propagarono nonostante il diverso contesto socio-culturale e furono identificate dai persecutori col nome di “eresia catara”.



CHI ERANO I CATARI

Scrive Maria Soresina, voci tra le più interessanti per un approccio privo di pregiudizi al catarismo In Italia, e “scopritrice“ del catarismo di Dante Alighieri, espresso in versi clandestini (ma non troppo) lungo le tre cantiche della Divina Commedia:

Fatti oggetto di pesanti persecuzioni, molti Bogomili di Bulgaria e Bisanzio cercarono scampo fuggendo verso l’Italia e la Francia. Così molti studiosi spiegano la nascita del catarismo nell’Europa occidentale, caratterizzato dall’adesione al principio dualistico. Secondo altri invece il catarismo non nacque come propagazione dal bogomilismo, bensì come un risveglio, un desiderio di ricondurre il cristianesimo a una rigorosa semplicità evangelica, esigenza che era ovunque profondamente sentita in quei secoli. Resta il fatto che molte caratteristiche dottrinali erano comuni, e che alcuni testi come la Interrogatio Johannis e la Visio Isaiae, di indubbia origine bulgara, vennero accettati dai Catari e sono oggi presentati come testi catari. A suffragio della tesi della derivazione bulgara vi è il fatto che tra i nomi che in quei tempi venivano dati ai catari vi sono anche alcune varianti della parola «bulgari». Come riferisce Duvernoy, in tutte le lingue europee tali termini hanno presto assunto un’«accezione decisamente peggiorativa: […] bougrerie è diventato sinonimo di sodomia». La stessa origine ha l’italiano «buggerare», che compare proprio nel XIII secolo, mentre nell’occitano tuttora parlato nel Midì e nelle valli del Piemonte occidentale, bougre (bulgaro) ha valore di insulto. Una delle tecniche da sempre e da tutti usate contro i nemici è quella di denigrarli, di demonizzarli, attribuendo loro le azioni più nefande ed esecrabili. Così è stato fatto contro gli ebrei e anche contro i catari.

Ma, sempre con le parole di Maria Soresina, veniamo alla loro storia.

I primi gruppi di eretici che rifiutano la croce, il battesimo e il matrimonio vengono trovati intorno al 1018 in Aquitania, intorno al 1022 a Tolosa. Da allora e per tutto il XII secolo il catarismo poté espandersi abbastanza indisturbato, tanto da raggiungere in alcune zone della Francia del sud percentuali del 30% della popolazione (la studiosa Anne Brenon del Centro di Studi Catari di Carcassonne parla addirittura del 50%). Ad aderire al catarismo furono dapprima le classi alte della società: gli aristocratici, la nascente borghesia, ovvero la parte non solo più potente e ricca, ma anche più colta del mondo di allora. Ed erano soprattutto le donne, per un motivo ben preciso: i Catari (chiamati anche Albigesi dalla città di Albi) avevano un unico sacramento, da loro chiamato “consolamentum”, che consisteva nell’imposizione delle mani con cui scendeva lo Spirito Santo. È questo il rito, attestato da numerosi passi del Nuovo Testamento, che veniva praticato dagli Apostoli. Fra i Catari chi riceveva il “consolamentum”, poteva trasmetterlo: uomo o donna che fosse. In altre parole: una donna poteva trasmettere lo Spirito Santo. Mai nessun’altra religione ha dato tanta eguaglianza alle donne. Questo fu uno dei motivi principali del successo del catarismo: perché le donne raffinate e colte delle corti aristocratiche aderirono con passione a questo cristianesimo che dava loro spazio, che le poneva, dal punto di vista spirituale, sullo stesso livello degli uomini.

I Catari (ma anche i bogomili) si consideravano gli unici depositari dell’originario messaggio evangelico e rivendicavano la diretta successione apostolica, ovvero, si ritenevano i successori, forse, di quella «Chiesa di Giovanni» che esisteva fin dai primordi del cristianesimo accanto alla più organizzata «Chiesa di Pietro». Quest’ultima volle presto essere l’unica Chiesa, la Chiesa universale (cattolica), e non tollerò più divergenze; scese a compromessi con il potere e si allontanò inevitabilmente dal dettato evangelico. Un nucleo di fedeli al Vangelo avrebbe tuttavia continuato a operare, di nascosto, trasmettendo attraverso i secoli la dottrina e i riti originari, in particolare il battesimo tramite l’imposizione delle mani. Chi riceveva lo Spirito Santo lo poteva a sua volta trasmettere, e così, in una catena ininterrotta la prassi e, quel che più conta, lo Spirito Santo sarebbero stati tramandati per secoli dai «buoni cristiani», come loro chiamavano se stessi.

È difficile credere alla possibilità effettiva di una trasmissione clandestina protrattasi per un periodo così lungo (otto - nove secoli), ma è quanto ritenevano i Catari, che «non si stancarono mai di affermare che la loro Chiesa era la vera Chiesa di Dio, quella di Cristo e degli Apostoli in contrapposizione all’usurpatrice Chiesa romana». Di fatto gli studiosi concordano nel ritenere i riti dei Catari sorprendentemente simili a quelli praticati nei primissimi tempi del cristianesimo.

Morte tremenda ebbero i Catari dal momento in cui la Chiesa decise di intervenire: prima con una crociata che durò venti anni (1209-1229), poi con l’Inquisizione che fu istituita nel 1231 allo scopo di contrastare il catarismo. Questa operò non solo in Francia, come la crociata, ma in tutta Europa e per lungo tempo. In Italia si tennero processi contro i Catari ancora per tutto il secolo XV.

La documentazione delle persecuzioni è molto più ricca per quanto riguarda la Francia. Intanto c’è la splendida Chanson de la croisade albigeoise che Simone Weil paragona all’Iliade: è la cronaca di questa crociata che ha distrutto non solo le città, ma la cultura occitana, senza peraltro riuscire a estirpare l’eresia. Poi ci sono i numerosissimi verbali dei processi, processi per i quali fu subito autorizzato l’uso della tortura. In un secolo di processi e di roghi l’Inquisizione riuscì a cancellare i Catari d’Occitania.

Nella Francia meridionale si parlava la lingua d’oc. Fu la primissima espressione letteraria in una lingua che non fosse il latino – perché fino allora gli intellettuali scrivevano in latino – è la poesia dei trovatori fu in lingua d’oc.

I trovatori cantarono un ideale di vita vissuta, un sistema di valori e diedero vita a quella che Denis de Rougemont nel suo bellissimo libro “L’amore e l’occidente” definisce la «raffinatissima civiltà di cui [i catari] erano stati l’anima austera e segreta». Quella terra ridente, in cui nacque la grande poesia dei trovatori, infatti fu la stessa in cui si sviluppò il catarismo.

Per quanto riguarda l’Italia, le prime notizie riguardano i cosiddetti «catari di Monforte». Su questa vicenda esistono due brevi cronache dell’epoca che narrano come, scoperto un gruppo di persone sospette di eresia intorno al castello di Monforte d’Alba, in Piemonte, un loro esponente fu interrogato da Ariberto d’Intimiano, vescovo di Milano. Riconosciuti come eretici, furono condotti a Milano dove, nella zona che ancor oggi si chiama «Monforte» (anche se quasi nessuno sa di questa origine del nome), furono eretti un grande crocifisso e un rogo e fu chiesto loro di scegliere se abiurare la propria fede andando verso il crocifisso, o entrare nel rogo. Le cronache dicono che quasi tutti, a cominciare dalla contessa che pare si chiamasse Berta, entrarono nel rogo. Questo succedeva nell’anno 1031.

Raniero Sacconi, uno dei meglio informati inquisitori domenicani, nella sua Summa de Catharis, scritta intorno al 1250, parla di circa 4000 consolati in Europa in quegli anni, di cui 2500 nell’Italia centro-settentrionale: quasi due terzi. Sono cifre impressionanti, soprattutto se si tiene conto che riguardano soltanto i consolati, che rappresentavano una minima parte degli aderenti al catarismo: il rapporto è più o meno uguale a quello che c’è tra sacerdoti e laici. Sacconi sostiene che a Firenze un terzo della popolazione, particolarmente tra le classi colte e i nobili, aderisse al catarismo. Proprio su Firenze sono state fatte ricerche che hanno portato alla luce i nomi di alcune famiglie che vi aderivano. Tra le più in vista quella dei Cavalcanti e l’illustre famiglia dei Nerli; senza dubbio cataro fu Farinata degli Uberti, personaggio incontrato da Dante tra gli eretici (naturalmente), che, morto nel 1264, fu condannato come eretico nel 1283 e la sua bara bruciata pubblicamente, mentre i beni di figli e nipoti venivano confiscati dal momento che un “crimine” come l’eresia andava punito “non solum in vivos set etiam in mortuos et etiam in heredes”.

Personalmente sono convinta che i poeti del Dolce Stil Novo, compreso Dante, fossero Catari. Dante era eretico, non per aver messo i papi all’Inferno, ma perché la dottrina che espone nella Commedia non è cattolica: è quella dei catari.

(ndr.: “Per chi è abituato a pensare l’Alighieri come il poeta cattolico per eccellenza, la tesi suona ardita, quasi paradossale, ma va riconosciuto all’autrice (Maria Soresina)… un’analisi precisa, puntuale del testo, ove il fine di evidenziare come il catarismo sia una fonte primaria della Commedia - e non solo: si fa riferimento anche al Convivio e alle altre opere del poeta fiorentino – è sostenuto su base rigorosamente filologica e storica… per questo va detto che alcuni cruciali passi delle tre cantiche trovano nell’ambito della dottrina catara una spiegazione più convincente che non in quello tradizionale, di tipo tomista”, scrive Marco Vannini ne l’Osservatore Romano del 1 dicembre 2016).

Significativi sono gli scritti degli inquisitori sul catarismo che ne demonizzano gli adepti ma nel contempo ne attestano la presenza. Così come ne attesta la presenza la lapide che si trova in piazza Mercanti a Milano, che tesse le lodi del podestà di allora Oldrado da Tresseno (circa 1230) e termina con le parole «catharos ut debuit uxit» (i catari, come doveva, bruciò). Mentre a Firenze, a pochi passi da Santa Maria Novella, al centro di una piazzetta una croce in pietra ricorda lo scontro armato avvenuta nel 1244 fra cattolici e catari. I documenti parlano di chiese catare nell’Italia settentrionale a Concorezzo (Milano), Desenzano, Bagnolo-Mantova, Vicenza… Catari sono ricordati ad Andezeno, nel Monferrato - provincia di Torino già a partire dalla fine del ‘200, e, nella stessa provincia, a Chieri e Villastellone, e a Roccavione in provincia di Cuneo; Gattedo in provincia di Como, fu rifugio di Catari protetti dal signore del luogo. Il 19 agosto 1254 vi furono dissepolti e arsi i corpi di due esponenti catari: Nosario e Desiderio…

L’interesse per i Catari, cancellati per secoli, rinacque con l’Illuminismo, ma soprattutto col Romanticismo. Lenau scrisse un fervente poemetto, Gli albigesi (1842), che li vede come precursori della lotta per la libertà politica e spirituale. Furono (ahimé) molto amati dai nazisti (c’è tutta una storia tinta di giallo sul personaggio di Otto Rahn), ma anche dai socialisti: per esempio in un saggio del 1895 Karl Kautsky li considera “precursori del socialismo”, e non è il solo. Nei paesi dell’ex Jugoslavia c’è fin dai tempi di Tito un revival di bogomili; in Italia in alcuni luoghi, in cui è storicamente accertata la presenza dei catari, come Concorezzo (vicino a Milano), Roccavione nel cuneese, si è sviluppato un nuovo interesse per la propria storia… Vi sono poi, sia in Francia sia in Italia, sparuti gruppi e personaggi sedicenti «neo-catari». Non ha senso: Bogomili e Catari sono stati sterminati. Non ci sono più. L’unico modo corretto per omaggiarli è raccontare la loro storia… non dimenticarli.



STRUTTURA DEL FILM DOCUMENTARIO

Il film, la cui durata potrebbe aggirarsi tra i 52 e i 75 minuti, avrà le caratteristiche del documentario storico. La narrazione si avvarrà di una voce fuori campo (voce narrante) e prenderà le mosse dal concilio cataro-bogomilo che si tenne nel 1167 a Saint Felix de Caraman per illustrare le caratteristiche del bogomilismo, i luoghi in cui si diffuse (Bulgaria, Grecia, Serbia, Bosnia) e l’itinerario di divulgazione intrapreso dall’idea spirituale bogomila verso l’Europa occidentale (Italia, Francia, ma anche Boemia, Fiandre, Germania) dove i numerosissimi adepti scelsero di chiamarsi “buoni cristiani” (Catari per i loro persecutori). Nella Francia meridionale, il pensiero cataro incontrò la poesia dei trovatori in lingua d’oc, in Italia i poeti del Dolce Stil Novo e alcuni personaggi delle grandi famiglie fiorentine. Le persecuzioni indussero Catari e Bogomili a ricercare in seno alle comunità ospitalità e rifugio. Verranno messi in evidenza i contatti usuali e permanenti fra i buoni cristiani d’occidente e d’oriente nonostante le distanze e la difficoltà del viaggio, e i rapporti e gli scambi dottrinali. Le vie seguite non ci sono note, possiamo tuttavia ipotizzarle lungo quelle che furono le vie di terra e le rotte per mare nel medioevo, rievocando attraverso le immagini, luoghi, itinerari a piedi, difficoltà, porti, città.

I materiali con cui il film verrà composto saranno:

  1. interviste ad esperti (storici, ricercatori, archeologi) in Bulgaria, Bosnia, Italia e Francia;

  2. riprese cinematografiche di luoghi e paesaggi che evocano la storia bogomila e catara. Per i Bogomili: in Bulgaria a Veliko Tarnovo, Sofia, Monastero di Rila; in Turchia a Costantinopoli; in Bosnia le località e i musei in cui sono conservate le lapidi (stecci) attribuite al periodo bogomilo. Per i Catari, alcune località citate, sia in Francia sia in Italia, che conservano memoria della presenza catara: il castello di Montsegur, quello di Saint Felix de Caraman, altri castelli detti catari nel Midì francese, e Milano, Firenze, Desenzano, Monforte in Italia…;

  3. Riprese cinematografiche di luoghi e ambienti che sappiano evocare gli itinerari seguiti dai Bogomili e dai Catari per raggiungere gli uni le sedi degli altri o le comunità rifugio;

  4. Archivi cinematografici di film a soggetto ispirati alle vicende catare e bogomile;

  5. riproduzione di carte geografiche, iscrizioni su pietra, manoscritti, documenti attestanti la presenza catara e bogomila, processi ai Catari e ai Bogomili, ipotetici ritratti dei protagonisti, illustrazioni, stampe, dipinti relativi alle persecuzioni subite.



Per questa primissima fase, la ricerca sul tema proposto dal film documentario è stata approfondita sui testi e attraverso colloqui con le seguenti personalità, che hanno dato la loro disponibilità a proseguire nella collaborazione:

  1. (per i Bogomili) la prof.ssa Axinia Dzurova, già allieva di Ivan Dujcev ed ex direttrice del Centro Studi di Sofia a lui intitolato, e gli studiosi della sua équipe;

  2. (per i Catari in Italia) Maria Soresina, autrice di “Libertà va cercando – Il catarismo nella Commedia di Dante”, Moretti & Vitali, 2009; Giovanni Filoramo, prof. ordinario Università di Torino di Storia del Cristianesimo e delle Chiese; Grado G. Merlo, prof. ordinario Università di Milano di Storia medievale e dei movimenti ereticali;

  3. (per i Catari in Francia) Anne Brenon con i collaboratori del Centro di Studi catari René Nelli di Carcassonne e i redattori della rivista Heresis.











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Zambon Francesco (curatore) - LA CENA SEGRETA - Trattati e rituali catari















CURRICULA



Fredo Valla (n. 1948)

Documentarista e sceneggiatore.

Si è formato con Toni Di Gregorio e Mario Brenta a Ipotesi Cinema, scuola diretta da Ermanno Olmi.

Dal 2005 al 2014, realizza per Pupi Avati numerose serie televisive trasmesse da Tv2000. Ha scritto con Giorgio Diritti i film lungometraggi "Il vento fa il suo giro" e "Un giorno devi andare" (Sundance 2013). Nel 2008, è nominato al David di Donatello nella categoria migliore sceneggiatura. Tra i lavori recenti (2015) "Più in alto delle nuvole / Plus haut que les nuages - l'histoire de Géo Chávez, aviateur ", prodotto da GraffitiDoc e Les Films du Tambour de Soie.

E’ co-fondatore di "L'Aura - scuola di cinema di Ostana"

Sito web: www.fredovalla.it



Filmografia parziale

2017 – (in preparazione) – “Il viaggiatore smarrito” co-realizzazione con Martine Deyres, 52’, Prod. Okta Film con Les Films du Tambour de Soie.

(in preparazione) - “Disobbedienti alla Guerra – disertori, ammutinamenti, rivolte, fucilazioni sommarie nel primo conflitto mondiale”, 52’, Prod. Nefertiti Film.



2015
 - “Più alto delle nuvole / Plus haut que les nuages”, 52’. Prod. Graffitidoc (Torino) et Les Films du Tambour de Soie (Marseille) - 
Bansko FilmFestival, Trieste FilmFestival, Filmfestival Lessinia.

2013
 - “Un giorno devi andare”, 109’ film lungometraggio, soggetto e sceneggiatura con Giorgio Diritti. Prod. AranciaFilm, Lumière & Co. Groupe Deux
Interpreti: Jasmine Trinca, Anne Alvaro, Pia Engleberth, Sonia Gessner, Amanda Fonseca Galvão, Paulo De Souza
- Sundance 2013.

2011
 - “Sono gli uomini che rendono le terre vive e care”, regia, Beta SP, 30’, Prod. Arialpina - Valsusa Film Fest 2011 (1° premio), Trento Filmfestival 2011, Religion Today Filmfestival 2011.

2009/2010 - 
“Feste storiche italiane”, 52’ - serie televisiva nove puntate Prod. Duea - Pupi Avati, TV 2000.

2009 - 
“Medusa storie di uomini sul fondo”, 60’.
Prod. Maxman/Arealpina - 
Film Festival Trieste 2009, Future Film Festival Village Bologna 2008, Beldocs Belgrado 2009 (Serbia), DocFilmFest 16° Premio Libero Bizzarri 2009 San Benedetto del Tronto, 9° Italian Film Festival Rovigno/Rovinj (Croazia).

Medusa storie di uomini sul fondo” (cortometraggio di animazione - 10’), regia con Francesco Vecchi - AthensAnimFest 2009 sezione Panorama, 17th International Festival of Short Films and New Images Arcipelago Roma 2009, Interfilm Berlin Imaginale – New Italian Shorts 2009.

2008 - 
Gli stati del welfare – Gran Bretagna", 55’ serie televisiva due puntate Prod. Duea - Pupi Avati. TV 2000.

2007
 - "Il vento fa il suo giro", soggetto e sceneggiatura con Giorgio Diritti. Prod. AranciaFilm - Festival Cinema Italiano Annecy, Film Meeting Bergamo, Filmfestival Lisbona, Londra ecc. Candidato con 5 nominations al David di Donatello 2008, 1° Premio sceneggiatura Filmfestival di Trento 2002, Premio sceneggiatura opera prima Premio Amidei Gorizia 2008.

2005 - 
"La strada dei capelli", 20’
Prod. Museo dei raccoglitori di capelli, Elva (Cuneo). – Filmfestival Lessinia 2006; Giornate del Cinema italiano 2007 - Rovigno (Croazia), Novi Sad e Indjija (Serbia); Premio Libero Bizzarri “Always doc on the road” San Benedetto del Tronto 2008; Festival Malescorto 2006 (Menzione speciale), Valsusa Filmfest 2007 (2° premio). Riace Infestival 2009 (1° Premio sezione “culture materiali”).

"A est di dove?”, serie televisiva di undici puntate (55 ́) in Bulgaria e Macedonia
Prod. Duea - Pupi Avati, Prod. Duea, 2005. TV 2000

2002
 - "Novalesa una storia d ́inverno", 38’
Prod. Provincia di Torino / Pubbliviva - 
Filmfestival del Documentario del Mediterraneo, Paestum 2005; 6° International Mountain Film Festival in Bansko (Bulgaria) 2006 - RAI, sede regionale Valle d ́Aosta. Cerro d ́Argento Premio Provincia di Verona - Filmfestival Lessinia 2004.

1996
- “Valades Ousitanes”, 100’
Prod. Ousitanio Vivo Film
RAI, sede regionale Valle d’Aosta, sede regionale Trentino Alto Adige
 - 1° Premio ex-aequo Festival del Documentario Italiano - Premio Libero Bizzarri, San Benedetto del Tronto 1997.

English

In the Middle Ages, the unity of the Roman age having come to a halt, the peoples of Western and Eastern Europe, including Asia Minor, maintained mutual relations despite the difficult communications on land and sea and the deterioration and lack of security of the ancient road system.

At the origin of these relations were both the conflicts between the two worlds of the time, the Christian Occident and the Muslim Orient, as well as peaceful exchanges along the trade routes and routes, favoured by pilgrimages to holy sites and intense ties which characterized the ecclesiastical Middle Ages and monastic life.

Coupled with these relationships, many contacts were also cultivated and expanded in terms of human and philosophical thought and the spread of knowledge. 

This was the case for some of the most important heretical movements, spreading in ways which were seemingly not remembered, sometimes clandestinely, from one end of the continent to the other, and this despite the hostility of the official churches and persecutions of its armed branch, the power of the sovereigns.

This is the case of the Bogomils of Bulgaria, whose principles, inspired by an original Christianity, spread through Bosnia to central and southern Europe, giving rise to a religious movement that was also a philosophy of life whose adherents came to be called by their persecutors by the name of Cathars, while for themselves they coined the title of "Good Christians". 

The Cathar movement experienced its greatest expansion in northern Italy and in southern France - Occitania of the langue d'OC and the troubadours. And while in Bulgaria, Bogomilism was rooted primarily among servants and peasants in opposition to high clergy and the exploitation of the feudal lords, in the Occitan Midi, tens of thousands of people adhered to Catharims and among them men and women of a cultured and refined aristocracy .

In Italy, together with men and women of high rank, the merchant and cultured classes of cities embraced the Cathar doctrine. There are certain figures who are remembered throughout history, such as Frederick II of Sicily, and in Florence, Farinata degli Uberti, the poet Guido Cavalcanti and, according to recent studies, Dante Alighieri himself.

Given this premise, it is interesting to talk about the Cathars and Bogomils not only from the religious-doctrinal point of view, noting its remarkable affinities and vast geography. Or to highlight the subversive impact that both movements had on the social and political context of their time, or that they were both persecuted, cruelly fought and finally eradicated. The "journey of ideas" can become the key for an original glimpse of Bogomili-Cathar religious thought and through the relationships established between the "Good Christians" of the east and the west, for discovering how a religious idea, antagonistic to the official church, affected social life, culture and the fate of European peoples in the centuries after 1,000.

The fascination that the Bogomil-Cathar story still conveys (and guides us in the making of this film) is in fact to look in the force of a Christian spiritual vision which, following the preachers, pilgrims, merchants, knights, poets, women and men "Good Christians" brought, where it was present, a different vision of the world - man and man's relationship with God; an idea which, seized from every dogmatic aspiration, where it became rooted, had many variants, creating flows and influences between peoples and countries, between the Caucasian east, Bulgaria and Byzantium, between Byzantium and the Balkan peoples and in general the Slavic peoples, and finally between the latter and western Europe.

The most significant historical episode of this migration and of the contacts which originated between Bogomils and Cathars is the so-called "Cathar council", held in 1167 in Saint Felix de Caraman (France), in the Toulouse region, in the castle of Guilhem , the local lord.

Electoral representatives of the various Occitan Cathar communities attended, those from Toulouse, Carcassonne, Albi, Aran (the valley of Aran, now in Catalunya) and the Cathar community from France (France d'oil).

From the Cathar churches of Italy, there was Marco di Lombardia (according to recent studies by Maria Soresina, to be identified as the Marco Lombardo whom Dante met in the 16th Song of Purgatory, to whom the poet entrusts the greatest political discourse of the song and perhaps of the poem, that of free will).

From the east, precisely from Byzantium, came the Bogomil pope Nicetas. The role of the latter seems to have been to be primus inter pares, the wise man. He gave advice and, despite the doctrinal independence of every community, he did some sort of arbitrage. He conveyed the Holy Spirit through the only sacrament recognized by the Cathars, the "consolamentum," and confirmed it to others, including the elected representative of the Cathar church of Albi. Hence he had an impact on the peace and harmony that existed between the various Cathar communities, in the evolving framework of the Western Cathar Churches, which has been in full development since the middle of the twelfth century.

The Bogomil Nicetas is also found in the Tractatus de hereticis (1270) by the inquisitor Anselmo d'Alessandria. The author recounts a trip by Nicetas in Lombardy (a name which then indicated all of northern Italy) in order to help organize local Catharism. On that occasion, the representative of the Lombard communities was elected Marco: Marco Lombardo of Dante.

Constant and permanent contacts between Cathars and Bogomiles, between western and eastern dualists, including Nicetas's participation at the Saint Felix de Caraman meeting or the trip to the Cathars of Lombardy, are but one example among others.

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WHO WERE THE BOGOMILS

So wrote the Bulgarian scholar Ivan Dujce in 1969 in "Slavic-Byzantine Middle Ages" , who is considered among the principal scholars of Bogomilism:

As with many other heretic movements, a glimpse into the history and the doctrinal essence of Bogomilism is hampered by one key difficulty: the lack of direct and true sources of Bogomil origins. It is not useless to warn that all that we know of the most important Bogomil doctrines comes from their enemies' writings.

Since Bogomilism originated initially among the Bulgars, the first mention of historical sources of heresy comes from writings of Bulgarian origin. In chronological order they are cited as written sources of unequal value: some passages in the hexaemeron written by the writer Giovanni Esarca towards the end of the ninth century and the beginning of the tenth century; the "Discorso" by Bishop Cosma I, written in 969-972; then the Synod written by the order of King Boril (1207-1218) on the occasion of the anti-Bogomil summit convened in the Bulgarian capital of that time, Veliko Tarnovo, at the beginning of 1211; finally the life of the bishop of the Muglen region (in Macedonia) Ilarion, from the times of Byzantine Emperor Manuele I Comneno (1143-1180), written by the last patriarch of medieval Bulgaria Eutimio di Turnovo (1375-1393). Of all these writings, the most valuable one is undoubtedly Cosma's work.

His testimonies are not only more detailed and original, but also have the singular value of being given in a concrete and fairly objective way.

Relatively more numerous sources of Byzantine origin, these in their majority refer to the later period of the history of Bogomilism when the heretic movement crossed the borders of Bulgaria to spread to the Byzantine Empire.

The Bogomils took the name of an eponymous chief - the priest Bogomil whose historical existence is attested by the two most influential sources, Cosma's "Discourse" and the Synod of the Bulgarian Church, according to which pope Bogomil lived in the times of the Bulgarian king Peter, i.e., between 927 and 969 (the Slavic name "Bogomil", is nothing more than a simple calque from the Greek "theofilos", and means "loved by God" or "dear to God").

As didthe followers of certain other medieval heresies, the Bogomils too declared themselves to be Christians and claimed to be the bearers of true evangelical Christianity based on the New Testament tradition.
According to explicit testimonies, the Bogomils deny the whole testamentary tradition: the books of Moses, the prophets, etc., along with the same biblical characters. As we can see in a few passages of Cosma's work, the Bulgarian Bogomil doctrine of his time had not attained its unity with regard to the fundamental principle: dualism. Still from the testimonies of the same source, one could formulate the hypothesis that the divergences between the absolute and moderate dualism had already been formed - these divergences became more accentuated in later centuries. The conception of the principle of evil, of the devil as the creator of the visible world, as witnessed so many times by Cosma, was the true basis of the heritics' attitude towards the "terrestrial world" in general.

The Bogomils also denied the fundamental dogmas of the Orthodox Church: the Trinity, Redemption, and so on. As was the case among the Cathars in the West, there was no worship of the Cross, which was regarded rather as a torment of the Lord, not worthy of veneration. They were hostile to ecclesiastical buildings, refuted the icons and worship of saints, mocked the relics, and did not believe in miracles, neither those of the saints nor those attributed to Jesus. Fighting the over complicated Byzantine religious ceremonies, the Bogomilists denied all worship in general, both the liturgy and the many prayers and rituals. Claiming to return to the primitive church with its presumed simplicity, they abolished all ecclesiastical prayers and hymns, by limiting the one prayer to Christ, the "Our Father".

They denied baptism as well as communion, allegorically interpreting evangelical testimonies about it, while confession was done without the participation of priests. Along with the worship of the saints, the Bogomilists denied all ecclesiastical festivals, and the harshest criticism was directed at the Orthodox clergy and his bad habit, insisting on a more adherent life for the edicts of the gospel.

In Cosma's "Discorso" there is no mention of the ecclesiastical and social organization of the Bogomiles, perhaps for the simple reason

that this organization did not yet exist or he did not know about it. From later sources, we know that also here the Bolomilists also used to imitate certain details of the life of primitive Christians, for example, accompanying their leaders from "apostles", equal to the apostles of Jesus.

Bogomilism was also an appeal to reform in ecclesiastical life. Almost at the same time as pope Bogomil's activity, in the mountain of Rila, in southwestern Bulgaria, lived the most famous hermit of the Bulgarian medieval period, S. Giovanni di Rila, the founder of the monastery dedicated to his name today. Reform was necessary and this was proved, among other things, by Cosma, who in his work hits out at heretics, but does not even spare orthodox clergy.

The word of the Bogomils thus found fertile ground among the Bulgars of the tenth century and following centuries, spreading and agitating minds. Its vitality was proved during the 11th-12th centuries when Bogomilism found followers even in Byzantium among the clergy and penetrated into some regions of Asia Minor, to perpetuate itself in the territories of the Eastern Roman Empire for several centuries. The persecution, for example in Alessio I Comneno's time, did not seem to stop its spread. The unification of vast Balkan territories under Byzantine power at the time of the Comneni made it easy to spread Bogomilism in the western parts of the Balkan peninsula. The persecution organized by the late Serbian prince Stefano Nemanja (1168-1196), at the end of the 12th century, bears witness to the fact that Bogomilism had already penetrated the Serbian territories and found loyal followers. No later than the beginning of the thirteenth century, it had spread among the population of Bosnia to reach a vast development and ultrasecular persistence in those territories. Here it became a state religion and so remained until the end of the fifteenth century when the Bosnian Bogomils, who became subjects of the Ottoman Empire, preferred to convert to Islam rather than to the hated Roman and Byzantine Churches which had persecuted them for centuries. Less documented but extremely likely was the subsequent divulgation of Bogomil ideas, with all the innovations due to the long historical evolution towards northern Italy and southern France, where they propagated despite the different socio-cultural context and were identified by the persecutors by the name of "Cathar heresy".

WHO WERE THE CATHARS

As writes Maria Soresina, one of the most interesting voices for a prejudice-free approach to Catharism in Italy and "discoverer" of Dante Alighieri's Catharism, expressed in (but not too much) clandestine lines along the three canticles of the Divine Comedy:

Subject to severe persecution, many Bogomils of Bulgaria and Byzantium sought refuge fleeing to Italy and France. Thus many scholars explain the birth of Catharism in Western Europe, characterized by adherence to the dualistic principle. According to others, however, Catharism did not arise as propagation from Bogomilism, but as a revival, a desire to bring Christianity back to rigorous evangelical simplicity, a requirement which was deeply felt everywhere in those centuries. The fact remains that many doctrinal features were common, and that texts such as the Interrogatio Johannis and the Isaiae Vision, of undoubted Bulgarian origins, were accepted by Cathars and are today presented as Cathar texts. Supporting the theory of Bulgarian derivation is the fact that among the names given in those times to the Cathars there are also some variants of the word "Bulgarian". As Duvernoy reports, in all European languages, these terms soon assumed a "definitive worst sense: [...] bougrerie became synonymous with sodomy." The Italian "buggerare" has the same origin", which appears in the 13th century, while in Occitan still spoken in Midì and in the valleys of Western Piedmont, bougre (Bulgarian) has insult value. One of the techniques that has always been used against enemies is to denigrate them, demonize them, by attributing them with the most heinous and abominable actions. So it was done against the Jews and also against the Cathars.

But, still in the words of Maria Soresina, we come to their story.

The first groups of heretics who refused the cross, baptism and marriage were found around 1018 in Aquitaine and around 1022 in Toulouse. Since then and throughout the twelfth century, Catharism expanded in a fairly undisrupted fashion so as to reach about 30% of the population in some parts of southern France (Anne Brenon of the Carcassonne Centre for Catharism studies talks of about 50%). Firstly, the upper social classes adhered to Catharism: the aristocrats, the rising bourgeoisie, or the part that was not only the most powerful and rich, but also the most educated in the world of that time. And above all women, for a very precise reason: the Cathars (also called Albigesi from the city of Albi) had a single sacrament, called "consolamentum," which involved the laying on of the hands with which the Holy Spirit descended. As attested to by numerous passages of the New Testament, this rite was practised by the Apostles. Cathars who had received the "consolamentum," could convey it: whether man or woman. In other words, a woman could convey the Holy Spirit. No other religion has ever given women such equality. This was one of the main reasons for the success of Catharism: because the refined and educated women of the aristocratic courts adhered passionately to this Christianity, which provided them with a space placing them on the same level as men, from the spiritual point of view.

The Cathars (but also the Bogomils) considered themselves the sole depositors of the original evangelical message and claimed direct apostolic succession, or, claimed to to be the successors of the "Church of John", which existed since the primeval times of Christianity next to the more organized "Church of Peter". The latter soon wanted to be the only church, the universal church (Catholic), and did not tolerate any more divergences; it became compromised with power and inevitably departed from the evangelical dictate. A core of faithful to the Gospel would, however, continue to operate in secret, transmitting the original doctrine and rites over the centuries, especially baptism by the laying on of hands. Followers who received the Holy Spirit could in turn convey, and thus, in an unbroken chain of practice and, most importantly, the Holy Spirit would have been passed down for centuries by "Good Christians," as they called themselves.

It is difficult to believe it actually possible that this clandestine transmission could stretch over such a long period of time (eight to nine centuries), but this is what the Cathars believed, as they "never tired of claiming that their Church was the true Church of God, of Christ and of the Apostles as opposed to the usurping Roman church. " In fact, scholars agree that Cathar rites are surprisingly similar to those practised in the very early days of Christianity.

The Cathars died from the moment the Church decided to intervene: first with a crusade lasting twenty years (1209-1229), then with the Inquisition, which was established in 1231 in order to counteract Catharism. This worked not only in France, like the crusade, but throughout Europe and for a long time. In Italy, trials continued against the Cathars throughout the fifteenth century.

There is much more evidence of persecution in France. Meanwhile, there is the splendid Chanson de la croisade albigeoise, which Simone Weil compares to the Iliad: it is the story of this crusade that destroyed not only the cities, but the Occitan culture, although it failed to eradicate heresy. Then there were the many records of the trials, trials in which the use of torture was immediately authorized. In a century of trials and pyres, the Inquisition succeeded in erasing the Cathars of Occitania.

In southern France, the langue d'Oc was spoken. It was the very first literary expression in a language which was not Latin - because until then intellectuals wrote in Latin - the poetry of the troubadours was in the langue d'Oc.

The troubadours sang an ideal of life lived, a system of values ​​and gave life to what Denis de Rougemont in his beautiful book "Love and the West" defines as the "refined civilization of which [the Cathars] were the austere and secret soul. " That laughing earth, in which the great poetry of the troubadours was born, was in fact the same one in which the Catharism developed.

As far as Italy is concerned, the first comments mention the so-called "Cathars of Monforte". For this story, there are two brief chronicles of the time telling how a group of suspected heretics were found around the castle of Monforte d'Alba, in Piedmont, and how their representative was interrogated by Ariberto d'Intimiano, bishop of Milan. Recognized as heretics, they were taken to Milan where, in the area still called "Monforte" (although almost no one knows of this origin of the name), a great crucifix and stake were erected and they were asked to choose whether to abjure their own faith going to the crucifix, or be burned at the stake. The chronicles say that almost everyone, starting with the countess who seemed to be called Berta, was burned at the stake. This happened in 1031.

Raniero Sacconi, one of the best-known Dominican inquisitors, in his Summa de Catharis, written around 1250, speaks of about 4000 consulates in Europe in those years, of which 2500 in central-northern Italy: almost two-thirds. These are impressive figures, especially if one takes into account they only concern the consulates, who represent a small proportion of Catharism members: the relationship is more or less the same as between priests and laypersons. Sacconi argues that in Florence one-third of the population, particularly among the educated and noble classes, adhered to Catharism. In fact regarding Florence, research undertaken brought to light the names of some families who adhered. Among the most visible were the Cavalcanti and the illustrious Nerli family; no doubt Farinata degli Uberti was a Cathar, a character encountered by Dante among the heretics (of course), who died in 1264, and was later sentenced as a heretic in 1283 and his coffin burned publicly, while the assets of sons and grandchildren were confiscated since a "crime" like heresy was punished "not solum in vivos set etiam in mortuos et etiam in heredes".

I am personally convinced that the poets of Dolce Stil Novo, including Dante, were Cathars. Dante was heretic, not because he had put the popes in hell, but because the doctrine that he exposes in the comedy is not Catholic: it is that of Catharism.

("For those who are accustomed to thinking of the Alighieri as the Catholic poet par excellence, the thesis sounds bold, almost paradoxical, but must be recognized by the author (Maria Soresina) ... a precise, punctual analysis of the text, where in order to highlight how Catharism is a primary source of the Comedy - and not only: it is also referred to in the Convivio and other works of the Florentine poet - it is supported on a strictly philological and historical basis ... it is to be said that some crucial passages of the three canticles find a more convincing explanation in the doctrine of Cathar not in the traditional, thomistic type, "writes Marco Vannini in the Osservatore Romano on December 1, 2016).

The writings of the inquisitors on Catharism are significant, demonizing the followers while attesting to its presence. As evidenced by the presence of the plaque in piazza Mercanti in Milan, which praised the authority of Oldrado da Tresseno (circa 1230) and ends with the words "catharos ut debuit uxit" (the Cathars, as should be, burned). While in Florence, a few steps from Santa Maria Novella, in the centre of a square, a stone cross commemorates the armed clash that occurred in 1244 between Catholics and Cathars. The documents mention Cathar churches in northern Italy in Concorezzo (Milan), Desenzano, Bagnolo-Mantova, Vicenza ... Catari are remembered in Andezeno, in the Monferrato - province of Turin already from the end of '200, and in the same province in Chieri and Villastellone, and in Roccavione in the province of Cuneo; Gattedo in the province of Como, was a Cathar refuge as they were protected by the local lord. On August 19, 1254, the bodies of two Cathar representatives were dug up and burned: Nosario and Desiderio ...

The interest in the Cathars, erased for centuries, revived with the Enlightenment, but above all with Romanticism. Lenau wrote a fervent poem, The Albigesi (1842), which sees them as the forerunners of the struggle for political and spiritual freedom. They were (alas) beloved by the Nazis (there is a whole mystery surrounding Otto Rahn), but also by the socialists. For example, in an essay by Karl Kautsky, they were considered "precursors of socialism", and this is not the only mention. In the countries of the former Yugoslavia, there has been a revival of Bogomilism since the times of Tito; in some places in Italy, where Cathars have been historically established, such as Concorezzo (near Milan), Roccavione in Cuneo, new interest has been aroused in their own history... There are, both in France and in Italy, scattered "neo-Cathars" self-proclaimed groups and figures. It makes no sense: Bogomils and Cathars were exterminated. They doesn’t exist anymore. The only correct way to honour them is to tell their story ... not to forget them.


DOCUMENTARY FILM STRUCTURE

The film, which could last between 52 and 75 minutes, will feature as a historic documentary. The narration will use an off-screen voice (narrative voice) and will follow the events of the Cathar-Bogomil council held in 1167 in Saint Felix de Caraman to illustrate the characteristics of Bogomilism, the places where it spread (Bulgaria, Greece, Serbia, Bosnia) and the divulgation route undertaken by the Bogomilian spiritual to western Europe (Italy, France, but also Bohemia, Flanders, Germany), where the many followers chose to call themselves "good Christians" (Cathars by their persecutors). In southern France, Catharic thought encountered the poetry of troubadours in the langue d'Oc, in Italy the poets of Dolce Stil Novo and some of the characters of the great Florentine families. Persecution caused Cathars and Bogomils to seek refuge and hospitality in the communities. The usual and permanent contacts between the good Christians of the west and the east will be highlighted despite the distances and difficulties of travel, and relations and doctrinal exchanges. The paths followed are not known, but we can guess the land and sea routes in the Middle Ages, showing it all through images, places, walking routes, difficulties, ports and cities.

The film will include:

  1. interviews with experts (historians, researchers, archaeologists) in Bulgaria, Bosnia, Italy and France;

  2. cinematic footage of places and landscapes which evoke Bogomile and Cathar history. For Bogomiles: Veliko Tarnovo in Bulgaria, Sofia, Monastery of Rila; in Turkey in Constantinople; in Bosnia the places and museums where the tombstones (sticks) are preserved, attributed to the Bogomil period. For the Cathars, some of the locations mentioned in France and Italy, which retain the memory of the Cathar presence: Montsegur Castle, Saint Felix de Caraman Castle, other cathedrals in the French Midì, and Milan, Florence, Desenzano, Monforte in Italy…;

  3. Filming of places and environments which can evoke the routes followed by the Bogomiles and Cathars to reach the homes of others or the refugee community;

  4. Film archives of feature films inspired by Cathars and Bogomils;

  5. reproduction of geographic maps, stone inscriptions, manuscripts, documents attesting the presence of Cathars and Bogomils, trials of the Cathars and Bogomiles, hypothetical portraits of the protagonists, illustrations, prints and paintings related to the persecution suffered.

For this very first phase, the research on the subject proposed by the documentary film has been deepened in texts and through talks with the following people who have been willing to continue collaborating:

  1. (for the Bogomils) Prof. Axinia Dzurova, a former student of Ivan Dujcev and former head of the Sofia Studies Center, and his team's scholars;

  2. (for Cathars in Italy) Maria Soresina, author of "“Libertà va cercando – Il catarismo nella Commedia di Dante", Moretti & Vitali, 2009; Giovanni Filoramo, prof. Ordinary University of Turin of History of Christianity and of Churches; Grado G. Merlo, prof. University of Milan of Medieval History and Heretic Movements;

  3. (for Cathars in France) Anne Brenon with collaborators from Carcassonne's René Nelli Center of Studies and the editors of Heresis magazine.